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| Nel
centenario della nascita (1905-2005) ricordo dell’artista Vincenzo Funiciello |
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| di Almerico Di Meglio
Chi mi
dice queste cose è Funiciello, uno dei più noti e bravi
artisti ischitani. Se già nel 1940 una rivista specializzata
tedesca, Monats Hefte, lo segnalava per i suoi olii, i suoi collages
hanno suscitato l’interesse finanche di insigni critici, come
Alfredo Schettini che ha scritto: «Funiciello espone un suo genere
di collages di ritagli di stoffe: una trovata interessante per ottenere
speciali risultati pittorici come se adoperasse liberamente tavolozza
e pennelli con sperimentata ed efficacissima tecnica impressionista,
tanto sembrano pittura i suoi collages. Difatti essi colpiscono per
l’immediatezza e rapidità degli effetti, la giustezza dei
rapporti, il senso delle prospettive, dei piani, il gioco di luci ed
ombre, la sicurezza plastica del suo disegno, il movimento delle figure
e, soprattutto, per l’ariosità e splendore, per la vivezza
e trasparenza dei toni e tutto questo ottenuto con semplici ritagli
di tutte le qualità di stoffe che, a veder da vicino, sembrano
rifiuti di sartoria». «La pittura la faccio attraverso la stoffa. Eppoi, sono troppi oggigiorno ad usare tavolozza e pennello, e molti si rifugiano dietro un sipario di falsa originalità, dietro l’astrattismo, per poter smerciare cose incredibilmente insignificanti e brutte. I collages, invece, sono in pochi a farli. Tra questi pochi il sottoscritto, che però è stato il primo ad usare pezzetti di tessuto». «Quando tornasti ad Ischia definitivamente dalla Germania, trovasti difficoltà a vendere i tuoi primi collages». «Ti rispondo con un aneddoto, che mai potrò dimenticare. Avevo preparato i miei due primi collages e li avevo consegnati ad un amico perché me li incorniciasse. Quando, dopo alcuni giorni, me li riportò indietro, due turisti americani lo notarono entrare qui dentro e incuriositi fecero altrettanto. Rimasero sbalorditi quando si accorsero che sulla tela non v’era pittura e mi guardavano toccandosi i pantaloni perché confermassi loro ch’erano pezzettini di stoffa, stoffa come i loro indumenti. Furono i primi acquirenti dei primi due collages ischitani». «A proposito di compratori, sono solo turisti tedeschi i tuoi clienti?». « No: ho una clientela internazionale, dagli italiani agli americani, ai francesi, eccetera. Ma ho una predilezione per i tedeschi ed è ricambiata. Figurati che forse avrei sposato una tedesca conosciuta quando vivevo in Germania. Solo che scomparve misteriosamente durante l’occupazione russa di Berlino». «E in media, quanto tempo impieghi per fare un collage?». «In media due mesi. Ma spesso anche degli anni, dal momento che dei clienti abituali me li commissionano anche con un anno di anticipo ed io non li consegno se non quando considero il mio lavoro non più suscettibile di miglioramento». «Come mai non tratti con i galleristi?». «Penso che l’arte non è commercio o speculazione. Aggiungi a questo che il denaro non m’interessa». «Hai
ancora qualche «olio» in questa tua galleria?» Funiciello,
lo «stregone» (così lo chiamano gli amici intimi),
mi lascia quindi con una promessa. Passerò a ritirare tra due
mesi l’ultimo suo «olio» e, contemporaneamente, godermi
l’ultimo suo collage. Sempre che non consideri il suo collage
ancora «suscettibile di miglioramento»! |