La Rassegna d'Ischia 2005
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Nel centenario della nascita (1905-2005) ricordo
dell’artista Vincenzo Funiciello

di Almerico Di Meglio

(Riportiamo una intervista di Almerico Di Meglio, pubblicata in Lettera da Ischia, n. 15/1973)


«Era il 1942. Allora mi trovavo in Germania, e mi ricordo che un sabato andai a trovare un sarto mio amico. Appena entrai nella sartoria vidi il ragazzo delle pulizie che stava scopando dei rimasugli di stoffa. Ebbi quasi una visione, guardandoli: quei pezzettini di stoffa multicolori davano un meraviglioso effetto pittorico. Li raccolsi, me li portai a casa e li distribuii sul pavimento di legno. Quello fu il mio primo collage. Avevo inventato il collage con la stoffa».

Chi mi dice queste cose è Funiciello, uno dei più noti e bravi artisti ischitani. Se già nel 1940 una rivista specializzata tedesca, Monats Hefte, lo segnalava per i suoi olii, i suoi collages hanno suscitato l’interesse finanche di insigni critici, come Alfredo Schettini che ha scritto: «Funiciello espone un suo genere di collages di ritagli di stoffe: una trovata interessante per ottenere speciali risultati pittorici come se adoperasse liberamente tavolozza e pennelli con sperimentata ed efficacissima tecnica impressionista, tanto sembrano pittura i suoi collages. Difatti essi colpiscono per l’immediatezza e rapidità degli effetti, la giustezza dei rapporti, il senso delle prospettive, dei piani, il gioco di luci ed ombre, la sicurezza plastica del suo disegno, il movimento delle figure e, soprattutto, per l’ariosità e splendore, per la vivezza e trasparenza dei toni e tutto questo ottenuto con semplici ritagli di tutte le qualità di stoffe che, a veder da vicino, sembrano rifiuti di sartoria».
Immancabile sigaretta tra le labbra, vecchissimo baschetto schiacciato di traverso sulla testa, due occhietti vivi e mobilissimi in un volto su cui l’abbronzatura è ormai perenne, Funiciello mi ha accolto nel suo studio-galleria di Ischia Ponte non senza avermi primo avvertito: «Sei un amico, ti stimo molto e perciò entra. Ma se è per farmi della pubblicità, perdi il tuo tempo». Lo ringrazio della stima e gli spiego che, se sono là, è perché essa è vicendevole. Ma non mi dilungo sull’argomento, che so che per Funiciello la sola pubblicità ammissibile è quella che ad ogni artista deriva dalla bontà dei propri quadri. D’altra parte, Funiciello non ha più bisogno di pubblicità, anzi non ne ha mai avuto bisogno.

«Dimmi - gli chiedo - perché hai abbandonato del tutto la pittura?».

«La pittura la faccio attraverso la stoffa. Eppoi, sono troppi oggigiorno ad usare tavolozza e pennello, e molti si rifugiano dietro un sipario di falsa originalità, dietro l’astrattismo, per poter smerciare cose incredibilmente insignificanti e brutte. I collages, invece, sono in pochi a farli. Tra questi pochi il sottoscritto, che però è stato il primo ad usare pezzetti di tessuto».

«Quando tornasti ad Ischia definitivamente dalla Germania, trovasti difficoltà a vendere i tuoi primi collages».

«Ti rispondo con un aneddoto, che mai potrò dimenticare. Avevo preparato i miei due primi collages e li avevo consegnati ad un amico perché me li incorniciasse. Quando, dopo alcuni giorni, me li riportò indietro, due turisti americani lo notarono entrare qui dentro e incuriositi fecero altrettanto. Rimasero sbalorditi quando si accorsero che sulla tela non v’era pittura e mi guardavano toccandosi i pantaloni perché confermassi loro ch’erano pezzettini di stoffa, stoffa come i loro indumenti. Furono i primi acquirenti dei primi due collages ischitani».

«A proposito di compratori, sono solo turisti tedeschi i tuoi clienti?».

« No: ho una clientela internazionale, dagli italiani agli americani, ai francesi, eccetera. Ma ho una predilezione per i tedeschi ed è ricambiata. Figurati che forse avrei sposato una tedesca conosciuta quando vivevo in Germania. Solo che scomparve misteriosamente durante l’occupazione russa di Berlino».

«E in media, quanto tempo impieghi per fare un collage?».

«In media due mesi. Ma spesso anche degli anni, dal momento che dei clienti abituali me li commissionano anche con un anno di anticipo ed io non li consegno se non quando considero il mio lavoro non più suscettibile di miglioramento».

«Come mai non tratti con i galleristi?».

«Penso che l’arte non è commercio o speculazione. Aggiungi a questo che il denaro non m’interessa».

«Hai ancora qualche «olio» in questa tua galleria?»
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«Sì, uno di tuo padre, che mi commissionò quindici anni fa e che riproduce la vecchia piazza di Testaccio prima che la strada dei Maronti che fece costruire la mutasse completamente. Voleva avere un ricordo. Il quadro l’ho quasi finito. Dico «quasi», perché vorrei tenerlo ancora un po’ per farne un collage».

Funiciello, lo «stregone» (così lo chiamano gli amici intimi), mi lascia quindi con una promessa. Passerò a ritirare tra due mesi l’ultimo suo «olio» e, contemporaneamente, godermi l’ultimo suo collage. Sempre che non consideri il suo collage ancora «suscettibile di miglioramento»!