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( A cura di)
di Raffaele Castagna
Anselmo
Delizia
Don
Anselmo Delizia, nato a Ischia il 9 febbraio 1922, fu battezzato col
nome del nonno paterno. Entrò ragazzo nel seminario d’Ischia
per iniziare gli studi classici e da qui passò al seminario regionale
di Salerno. Conseguì, con il massimo dei voti, la maturità
classica al Liceo parificato di Pozzuoli, dopo aver ottenuto l’anno
precedente, l’ammissione alla terza liceale, presso il Liceo classico
statale G. B.Vico di Napoli, e si iscrisse alla Facoltà teologica
dell’Italia Meridionale “S. Luigi”.
Fu ordinato sacerdote dal vescovo mons. Ernesto De Laurentis,
ad Ischia il 25 agosto 1946.
Molte le attività legate al suo nome e alla sua instancabile
opera. Subito dopo l’ordinazione sacerdotale si dedicò
con tutte le sue energie, fisiche, intellettuali e spirituali ad organizzare
sull’intero territorio isolano i gruppi giovanili di Azione Cattolica,
tanto da ottenere la presenza in loco dello stesso presidente nazionale
“pro tempore” prof. Carlo Carretto. Nel 1948 fu l’animatore
delle settimane sociali nelle diverse foranie, insieme a Vincenzo Mennella,
neo sindaco di Lacco Ameno.
Spinto dalla ricerca di allargare il proprio orizzonte,
si trasferì a Napoli dove dette il suo illuminato contributo
alla causa della stampa cattolica. Appassionato al confronto delle idee,
fu subito responsabile per la Campania, in qualità di giornalista
professionista, de “Il Quotidiano”, fino alla chiusura dello
stesso, nel 1964.
Ideatore della Scuola di Servizio Sociale la fondò
a Napoli (1954), presso l’Istituto A. M. Verna, insieme alla preside
suor Elimena Califano e al gesuita padre Azzolino, dove insegnò
fino al 1964.
Convinto assertore della necessità di un quotidiano
cattolico per il Sud capace di interpretare le complesse realtà
delle nostre popolazioni, si adoperò con entusiasmo a comunicare
le sue idee organizzando intorno ad esse una capillare associazione
di “amici”, tra vescovi, parroci, uomini di cultura, comunità
di fedeli, autorità civili e uomini politici. L’impresa,
anche se validissima, non andò in porto perché i colossi
della editoria non gradirono un intruso che avrebbe potuto ledere i
loro interessi.
Sostenitore delle idee conciliari, promosse, nel 1967, con
il cardinale S. E. Alfonso Castaldo la costituzione dell’ ”Editrice
cattolica S. Alfonso”, società per azioni per la pubblicazione
di testi collegati ai documenti del Concilio Vaticano II.
Fondò allora la rivista “La Chiesa nel Mondo”,
che gli procurò grandi soddisfazioni e qualche amarezza; ne fu
autore, direttore e redattore fino al 1975.
Nello spirito innovativo del Concilio dette vita, a Fuorigrotta,
al primo Consiglio Pastorale Foraniale, in cui coinvolse sacerdoti e
laici in una presa di coscienza del ruolo di impegno e di responsabilità
ricevuto dal battesimo. Nacque da qui il primo programma pastorale della
diocesi di Pozzuoli.
Particolarmente interessato alle questioni sociali della
Chiesa aperte dal Vaticano II, se ne fece interprete e sostenitore:
ideò e curò infatti numerosi incontri culturali, tra cui
si ricorda la tavola rotonda sulla enciclica di Paolo VI “Sollecitudo
rei socialis”, nella sede RAI di Napoli, con la presenza di relatori
molto qualificati
Negli anni della maturità si è dedicato alla
cura assidua degli intellettuali cattolici (M.E.I.C.) curando i gruppi
di Ischia, Pozzuoli, Fuorigrotta, Monte di Procida, ottenendone poi
il coordinamento per tutta la regione Campania.
Testimone di Cristo, non trascurò mai di farsi “prossimo”
a quanti avessero bisogno di conforto, di aiuto, operando nel silenzio
e nel nascondimento.
Colto da infarto, è scomparso il 26 agosto del 2002.
Corrado
Buono SU
Il
Maggiore Corrado Buono fu tra i migliori figli di Barano. Bersagliere
nell’animo già prima dell’assegnazione al corpo militare,
dotato di spirito audace, incline all’azione e all’ardimento,
cresciuto nell’atmosfera del suo tempo, quando la gioventù
veniva educata al rispetto e all’amore verso la Patria, senza
iattanza e senza retorica, la sua educazione fu vera formazione e vera
disciplina del carattere.
Fin da ragazzo mostrò ingegno vivo, aperto, brioso,
autentico ingegno baranese. Fu allievo dapprima di un dotto sacerdote,
chiaro vanto di Barano, scrittore e poeta, don Francesco Cenatiempo
che, maestro nel senso completo della parola, forgiò, come era
suo costume, l’animo di Corrado Buono agli alti ideali della Religione
e della Patria.
Alunno poi nel seminario d’Ischia, allora l’unico
centro di studi dell’Isola, emerse in maniera decisa: licenza
ginnasiale, licenza liceale furono per Corrado Buono non prove impegnative,
ma facili saggi della sua cultura. Appassionato di storia, si recava
in classe sempre con una preparazione così vasta da impegnare
sovente lo stesso suo insegnante.
Maggiore dell’11° Bersaglieri, ebbe ai suoi ordini
il futuro Duce d’Italia, Benito Mussolini!
Il Carso, anche per lui, fu non solo l’altare del suo olocausto,
ma cattedra di insegnamento e di esempio principalmente contro i nemici
di dentro, sabotatori della guerra e ruffiani dello straniero!
Tre volte decorato.
Medaglia di bronzo a Vrois, il 14 settembre 1915: «Sotto
fuoco nemico con calma e perizia preparava la propria compagnia all’attacco
di forti trinceramenti avversari posti a breve distanza e con ardimento
vi andava all’assalto».
Medaglia di bronzo a Flondar, il 3 giugno 1917: «Coadiuvava
efficacemente il comandante alla linea avanzata sotto intenso fuoco
di artiglieria a mantenere alto lo spirito della truppa».
Medaglia d’argento al Carso, quota cento, il 3 agosto
1917: «Comandante un battaglione di Bersaglieri di rincalzo, arditamente
lo conduceva in linea sotto intenso fuoco. Caduto gravemente ferito
sdegnava il pronto soccorso che gli era stato offerto, e trasportato
poco dopo all’ospedale vi decedeva. Nobile esempio di fermezza
e di amor patrio».
Questo il combattente. E l’uomo?
L’uomo lo descrive con brevi ed efficaci tocchi nel
Mio diario di guerra il suo caporale Benito Mussolini. «Il capitano
Buono è un ingegno versatile e di vasta cultura. Non dimenticherò
mai il tremito della sua voce, quando, me presente, essendo giunto uno
di quei moduli speciali coi quali si chiedono ai reparti notizie di
militari, dovette scrivere la parola “morto” ».
Corrado Buono, uomo di ingegno, di cultura e di cuore. Un
cuore che gli fa tremare la parola al ricordo di un commilitone morto.
Da tale cuore spunta il cittadino benemerito, il soldato, l’eroe
(Vincenzo Di Meglio, in Ischia Oggi
n. 2/febbraio 1971).
Nel Comune di Barano è a lui intitolata una strada.
Luigi
Manzi SU
(1809-1873).
Dopo aver vissuto per lo più lontano dall’isola, dedito
al commercio, nel 1860 ritornò a Casamicciola e si adoperò
per la valorizzazione delle sorgenti termali e del paese: ricostruì
uno stabilimento (Terme Manzi), in stile pompeiano; diede nuova vita
alla sorgente del Castiglione, realizzò la prima centrale per
l’energia elettrica, poi venduta nel 1928 a Gasparini che la trasportò
a Ischia. Forte della esperienza armatoriale della giovinezza, costituì
una società di navigazione che assicurò il piroscafo giornaliero
Casamicciola-Napoli e Casamicciola-Torregaveta. Nel 1864 contese a Zavota
il privilegio di ospitare Garibaldi. Il Manzi è anche considerato
l’inventore della sambuca, poi diventata Molinari. In merito a
quest’ultimo fatto leggiamo su “Il Giornale” del 16
ottobre 2004: «Molinari è il proprietario dell’azienda
che porta il suo nome ed è sinonimo nel mondo di sambuca made
in Italy. Di quel liquore cioè dolce e forte a base di anice,
nato a Civitavecchia più di 150 anni fa grazie ad un signore
di nome Luigi Manzi, garibaldino. Un liquore, dice, che non ha nulla
a che vedere con la pianta di sambuco. Anzi, quella è una bufala
in cui è caduta anche la Treccani. Il termine sambuca deriva
forse dall’arabo Zammut, come veniva chiamata una bevanda a base
di anice approdata nel porto di Civitavecchia su navi provenienti dall’Oriente.
Oppure è stata inventata da quel signor Manzi di Ischia in ricordo
dei sambuchelli, vale a dire quelli che portavano nell’isola acqua
e anice, in altre parole gli acquaioli. Comunque sia, la famiglia Molinari
si tramanda la formula, differente da quella del Manzi, e la custodisce
gelosamente». A lui è dedicato il corso principale di Casamicciola
Terme.
Luigi
Mazzella SU
(Ischia
1829-1886). Laureato in medicina, fu eletto sindaco di Ischia nel 1869
e resse le sorti del Comune per 15 anni e fu anche consigliere provinciale
del mandamento ischitano. Costruì il cimitero, lastricò
la via Ponte-Porto e ricostruì nel 1880 le Antiche Terme Comunali.
Nel 1885 fu nominato Ufficiale del Regno. Una strada nel comune d’Ischia
porta il suo nome. In una testimonianza d’epoca, riportata da
Ischiamondo (marzo 1988) si legge: «Avea fatto ampliare
la casa municipale e riordinare quell’Archivio, acciò ogni
ramo di servizio procedesse con inappuntabile regolarità; si
adoperò a far effettuare l’mpianto della colonia dei coatti,
e per la costruzione di uno stabilimento balneare pei militari; fece
sorgere un cantiere atto alla costruzione delle navi mercantili, ottenne
a far aprire una sezione doganale; conseguì il miglioramento
della pubblica igiene, dello spazzamento ed innaffiamento delle vie,
fece edificare un nuovo cimitero e tolse in tal modo l’uso delle
inumazioni nelle chiese; fece togliere dal centro d’Ischia il
carcere mandamentale e lo fece impiantare in luogo remoto e vasto; diede
serio impulso all’istruzione pubblica ed a tutti i lavori pubblici,
e fra essi la nuova scogliera a mezzogiorno del ponte, la sistemazione
della strada che congiunge Ischia alla Villa dei Bagni, la riattazione
della via nuova, la via obbligatoria che unisce il paese con quello
di Barano, ed infine promosse ed attivò il consorzio dei comuni
circonvicini per la manutenzione e pei lavori da eseguirsi in quel porto
onde assicurare lo smercio dei prodotti dell’isola».
SU
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