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di Carmine
Negro
Napoli ha inaugurato nel Palazzo Roccella il suo Museo di arte contemporanea,
il Pan – Palazzo delle arti di Napoli. «Oggi è una
giornata eccezionale» ha detto il sindaco Rosa Russo Iervolino,
sottolineando che si tratta non solo del recupero dell’edificio
a fini culturali, ma anche della nascita di un luogo di produzione artistica.
Nel contempo c’è stata l’inaugurazione di una mostra,
The giving person – il dono dell’artista, che vede l’esposizione
di opere di 39 artisti contemporanei, italiani e stranieri, di fama
internazionale.
La sede
L’edificio, inizialmente collocato fuori le mura
cittadine e adibito a residenza di campagna, entra in possesso della
famiglia Carafa attraverso una donazione fatta nel 1667 da Francesco
di Sangro, Principe di San Severo, a Don Giuseppe Carafa.
Nel 1717 la “casa palaziata” con i suoi giardini e terreni
viene ceduta per diecimila ducati a Ippolita Cantelmo Stuart, moglie
di Vincenzo Maria Carafa, Principe di Roccella.
Dal 1755 al 1765 l’edificio viene modificato per lavori di ristrutturazione
commissionati dalla Stuart a Luca Secchioni, uno stretto collaboratore
di Luigi Vanvitelli.
Dopo tale data l’edificio appare completamente modificato, un
vero e proprio palazzo residenziale, di ispirazione “vanvitelliana”,
reso economicamente produttivo con numerosi locali destinati alla “locazione”.
Il progetto di Luca Secchioni, ispirato a criteri di maggiore simmetria,
dà al portale d’ingresso e allo scalone assoluta centralità,
sfruttando le coperture delle costruzioni destinate all’affitto
come terrazze del primo piano.
Tra il 1765 e il 1829 viene completato il secondo piano del Palazzo,
mentre iniziano i lavori di realizzazione di alcune stanze del terzo.
In quegli anni Vincenzo Maria Carafa e la moglie Livia Doria si trasferiscono
a Palazzo Carafa Roccella. Dagli inventari dell’epoca si scopre
che l’edificio era costituito da quarantacinque stanze, era arredato
con mobili sontuosi ed era dotato di una straordinaria quadreria.
Nel 1885 l’apertura della nuova arteria viaria, l’attuale
Via dei Mille, taglia in due il Palazzo, ne distrugge l’atrio
coperto e isola i fabbricati destinati ai fitti con i loro terrazzi
di copertura.
Tra il 1950 e il 1959 il “giardino delle delizie” annesso
al Palazzo, viene definitivamente distrutto.
Successivamente il palazzo viene acquistato dal comune di Napoli. Da
quel momento gli si attribuiscono una serie di svariate destinazioni,
sino alla definitiva – e siamo nel 1998 – di centro per
l’arte contemporanea.
Dal 26 marzo 2005 è la sede del Pan Palazzo delle Arti di Napoli
Centro
per le Arti Contemporanee
Napolin pur essendo un luogo privilegiato per l’arte contemporanean
era fino ad oggi priva di istituzioni stabili. Nel volgere di un paio
di mesi dovrebbe passare da zero a più due.
Il 26 marzo 2005 ha aperto il suo primo spazio civico destinato alla
funzione esclusiva e permanente di promozione e documentazione delle
arti e dei linguaggi contemporanei. Un progetto promosso e realizzato
dal Comune di Napoli, Assessorato alla Cultura, in collaborazione e
d’intesa con Regione Campania e Provincia di Napoli. Il Pan, Palazzo
delle Arti Napoli ospiterà stabilmente – nei suoi oltre
6000 mq distribuiti su tre piani – allestimenti per la consultazione,
l’esposizione e la promozione di opere e documenti del contemporaneo:
dalla pittura alla scultura, dall’architettura alla fotografia,
dal design al cinema, dalla video-arte al fumetto. Un centro complesso
che intende ripensare sia la concezione che i compiti di un’istituzione
pubblica per l’arte, operando non solo sul piano della documentazione
e raccolta dei fenomeni artistici, ma anche della loro produzione, ricerca
e sperimentazione. Questa nuova struttura, oltre ad ampliare il panorama
dell’offerta cittadina dei linguaggi e dei protagonisti della
contemporaneità, a conferma della vitalità e del prestigio
di Napoli nei circuiti internazionali dell’arte, vuole rafforzare
la vocazione di città-laboratorio di un più dinamico sistema
museale.
Pan dovrà misurarsi, nel tempo, con l’altro polo espositivo
previsto in città che ha come sponsor la Regione Campania. Si
tratta del Palazzo Donnaregina (ex provveditorato agli Studi di Via
Settembrini) che ha affidato il ripensamento dei suoi spazi all’architetto
Alvaro Siza e che dovrebbe essere inaugurato tra qualche mese.
La mostra inaugurale
L’atto di fondazione del nuovo spazio culturale
è stato affidato a una mostra «The Giving Person. Il dono
dell’artista». Curata dal direttore artistico Lóránd
Hegyi, che andrà avanti fino al 10 agosto 2005.
Sono trentanove gli artisti invitati: da Michelangelo Pistoletto a Mimmo
Jodice, Gilbert & Gorge, Sarkis, Jan Fabre, Kiki Smith, William
Kentridge, Sean Scully, Hermann Nitsch, Maurizio Nannucci, Roman Opalka,
Ilya Kabakov, Dennis Oppenheim, Richard Nonas, Marina Abramovic, Mimmo
Paladino, Gerard Garouste. Una parte consistente dell’esposizione
è costituita da installazioni specificamente pensate in accordo
con l’architettura e gli spazi del Palazzo come quelle di Luigi
Ontani, che realizza Colibrivido - una stanza tra il sacro e il profano
di maschere, erme, quadrerie indiane – Pedro Cabrata Reis, Barthélémy
Toguo, Bianco-Valente, Jean-Michel Alberala, Lois Weinberger, Gloria
Friedmann, Denisa Lehocká.
Per Lóránd Hegyi, storico dell’arte e direttore
del Musée d’Art Moderne di Saint-Étienne, «Il
titolo cita Gilbert&George, uno scritto sulla generosità
dell’artista, creatore e donatore, che offre la sua visione, la
sua idea, il suo sogno, le sue emozioni, indipendentemente da qualsiasi
giudizio o utilizzo della gente. Questa prima mostra quindi vuole essere
una metafora sull’artista. Presento artisti vecchi e giovani,
italiani e internazionali, che hanno questa attitudine, questa generosità.
Ne sono stati selezionati trentanove dopo una serie di incontri proprio
sull’attività dell’artista che è come una
fontana: noi possiamo bere l’acqua o usarla per altro. È
questo il tema della prima mostra del Pan. Nel futuro non voglio fare
dello spettacolo, non voglio fare un grande teatro dell’arte,
ma un discorso vicino agli artisti. Negli ultimi anni il mondo dell’arte
si è diviso in due: da una parte eventi spettacolari, ma molto
leggeri, di cui non resta molto; dall’altra indagini che toccano
questioni che non sono solo puramente artistico-estetiche ma la realtà,
la vita quotidiana. Questa è la nostra strada per creare un nuovo
contesto culturale».
Il Direttore artistico spiega poi che non c’è, per il momento,
una collezione stabile: «Cominciamo con questa mostra. Ma non
c’è un budget fisso per gli acquisti. C’è
una forte e buona volontà di creare una collezione, quello sì.
Vedremo. L’importante è cominciare». Delinea anche
un programma per il futuro: «Ho preparato un programma triennale,
un progetto globale non solo di mostre. È una vera programmazione
culturale con festival di cinema, video, letteratura, filosofia, estetica,
di teatro in collaborazione con il Mercadante. Nella mia visione il
Pan deve diventare un luogo per la cultura e l’arte contemporanea:
a Napoli ci sono molte manifestazioni di grande interesse ma spesso
sono vissute occasionalmente. Le esposizioni temporanee che organizziamo
devono essere l’occasione per connettere il tessuto culturale
e per questo hanno una durata superiore alla norma. Ed è così
che prenderà forma questo centro per l’arte contemporanea
che, ripeto, non deve essere rigorosamente legato solo alle arti visive.
Sono il catalizzatore anche per altro, non possono vivere fuori dal
mondo. Napoli non può vivere solo di eventi spettacolari. È
mia intenzione creare un contesto ed una continuità».
Quando gli si chiede se, nelle tante istituzioni museali europee in
cui ha lavorato, avesse applicato questo pensiero risponde: «Per
me è molto importante sentire questo contesto culturale. Penso
che a Napoli sia altrettanto possibile lavorare con artisti italiani
e internazionali tenendo ben presente la situazione della città,
del Mediterraneo, area che ha uno straordinario potenziale. Fino ad
oggi Napoli ha avuto degli handicap verso l’arte contemporanea.
Nuove strutture, nuove corrispondenze con il pubblico cambieranno le
cose. Ci vorrà del tempo. Ma Napoli ha la spontaneità,
la creatività, la flessibilità necessarie per far nascere
un luogo per la cultura locale e internazionale».
Adesso però di musei di arte contemporanea ne nascono due. Non
sono troppi? «Se la politica decide di far nascere due musei d’arte
contemporanea... Non credo che per una grande città come Napoli
sia un problema. A Parigi ce ne sono tre. A Londra altrettanti, se non
di più. Ci sarà una situazione pluralistica, molto interessante
per gli artisti e il pubblico».
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PAN – PALAZZO DELLE ARTI NAPOLI
Palazzo Roccella, via dei Mille 60 (Chiaia)
80122 Napoli
www.palazzoartinapoli.net

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