La Rassegna d'Ischia 2005
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Al Museo di Capodimonte dal 19 marzo al 19 giugno 2005

Velázquez

  Si è inaugurata sabato 19 marzo 2005 la mostra sul celebre pittore spagnolo Diego Rodriguez de Silva y Velázquez.
  Venti dipinti, selezionati tra i più significativi di Velazquez, ricostruiscono le fasi salienti della produzione del pittore spagnolo: dagli esordi caravaggeschi del periodo giovanile sivigliano, quali l’Adorazione dei Magi del Prado di Madrid o la Vecchia friggitrice di uova della National Gallery di Edimburgo alle tele dipinte a Roma e a Napoli durante i due soggiorni italiani dell’artista. Dopo le opere giovanili in mostra gli intensi ritratti ufficiali della maturità, fino alla sensuale immagine della Venere allo specchio della National Gallery di Londra, dipinta intorno al 1650 durante il secondo viaggio in Italia.
   Nella capitale del viceregno spagnolo Velázquez, dopo tappe successive in altre città della penisola, per approfondire le sue conoscenze dell’Antico e della grande pittura del Cinquecento a Venezia, Parma e Roma, soggiornò in due occasioni nel 1630 e nel 1649. L’esposizione, che consente di ricostruire la personalità artistica di uno dei maggiori esponenti della pittura europea del Seicento, conferma la giovanile attenzione per Caravaggio, per i pittori napoletani di area naturalistica, Battistello tra gli altri, e, in particolare, per l’opera del Valenzano Jusepe de Ribera, attivo a Napoli già dal 1616.

Pittore nato a Siviglia nel 1599 e morto a Madrid il 6 agosto 1660
   Gli episodi che scandiscono e strutturano a grandi linee la sua carriera in vari momenti sono il trasferimento da Siviglia alla corte (1623) e i due soggiorni in Italia (1629-30 e 1649-51).
   Diego Velázquez è figlio di un gentiluomo portoghese, don Juan Rodriguez de Silva, che apparteneva alla piccola nobiltà trasferitasi da Porto a Siviglia e dalla andalusa Jerónima Velázquez, di cui il pittore adotterà il nome. Il 6 giugno 1599 viene battezzato nella chiesa di San Pietro a Siviglia. Dopo una breve permanenza nel 1609 a servizio del pittore Herrera, la sua vocazione precoce gli permette di entrare a dodici anni come apprendista, tra il 1611 ed il 1617, nella bottega del pittore manierista Francisco Pachedo, autore di un importante trattato sulla pittura (El arte della pittura, 1649). Pacheco, un buon pittore di secondo piano, a metà strada tra il manierismo in voga a Siviglia alla fine del XVI secolo e un realismo ancora timido, era peraltro un eccellente professore, scrittore e umanista: Velázquez gli dovrà una cultura assolutamente rara presso i pittori spagnoli. L'adolescente diventa ben presto l'allievo preferito di Pacheco e nel 1617 supera brillantemente l'esame di maestro pittore. Il 23 aprile 1618 sposa la figlia del suo maestro, Juana Miranda De Pachedo che gli dà ben presto due figlie e gli assicurerà un avvenire familiare costantemente felice. Tra il 1617 ed il 1623 esegue le sue prime opere. Sono due gli elementi che rendono identificabili i lavori giovanili del Velázquez. Innanzi tutto la tipologia dei soggetti, i bodegones, ovvero i dipinti di nature morte; i ritratti e le scene religiose - e poi la marcata impronta naturalista. Esempio di quest'ultima caratteristica è il Due giovani a tavola, opera eseguita dopo aver superato l'esame per l'ammissione alla corporazione di San Lucia, nel 1617 circa. Nell'Adorazione dei magi (1619), dipinto sacro, invece, compare addirittura un suo autoritratto. Infatti, Velázquez si ispira per questo genere a volti di uomini e donne comuni, appartenenti al popolo, alla sua città. La sua prima attività è volta quindi a rappresentare scene di vita paesana.
   Velàzquez entra presto in contatto con letterati e poeti famosi di Siviglia grazie alla conquista di una certa fama nella ristretta cerchia degli intellettuali. Da queste conoscenze nasce l'interesse del pittore per la cultura classica che tornerà prepotente in molte delle sue opere a soggetto mitologico.
   Pacheco è un ammiratore del genero, approfitta del favore di un andaluso, il conte-duca d'Olivares, presso il nuovo re, Filippo IV, per mandare Velázquez a Madrid. Un primo viaggio, nel 1622, gli procura contatti preziosi; esegue allora il ritratto del poeta Góngora. L'estate seguente, dopo essere stato convocato insieme al suocero dal conte-duca, Velázquez ottiene la commissione del ritratto del re. Nell'agosto del 1623 dipinge il suo primo ritratto del re Filippo IV che lo nomina "pittore del re". Questo gli permette di stabilirsi definitivamente a Madrid con tutta la famiglia. Inaugura così un lungo ed intenso periodo di predilezione per il genere ritrattistico. Non tralascia comunque i soggetti mitologici, interpretati tuttavia con un taglio tutt'altro che classico. Questo è il momento della sua rapida ascesa che in pochi anni gli permette di raggiungere una posizione di supremazia.
   Un ritratto equestre di Filippo IV, esposto all'entrata della Calle Mayor nel 1625, gli conferisce un successo trionfale. Nel 1627 vince il concorso indetto dal re sul tema della cacciata dei moriscos, concorso che deve celebrare la cacciata dei Mori da parte di Filippo III (quadro andato perduto nell'incendio del palazzo reale nel 1734), e che lo vede vincente su pittori importanti di corte come Vincente Carducho (1576-1638) e ne consacra definitivamente la superiorità. Riceve il titolo di «guardaporta della camera» (del re), e, dopo una carriera di funzionario di palazzo brillante, la carica di usciere di camera. Il re gli offre un alloggio all'Alcázar, con un atelier dove viene quasi ogni giorno a far visita al pittore. Quando nel 1628 Rubens giunge a Madrid in missione diplomatica (1628), è Velázquez ad accompagnarlo all'Escorial e ad ottenere la sua amicizia; è Rubens che lo sollecita ad andare a studiare sul posto i maestri italiani. Ottenuto il congedo da Filippo IV, Velázquez si imbarca a Barcellona nell'agosto del 1629 per Genova. Trascorre due anni visitando Milano, Venezia, Parma, Roma e Napoli dove studia da vicino il Rinascimento e il Barocco italiano. Nella Fucina di Vulcano (1630), ad esempio, si ispira a Michelangelo. A Roma alloggia in Vaticano e poi a Villa Medici, e infine raggiunge Napoli, dove fa visita a Ribera detto lo Spagnoletto.
   Dopo il rientro in Patria nel 1631, il pittore torna a corte e riprende le mansioni di ritrattista - Principe Baldassarre Carlo e Conteduca Olivares -, nonché gli impegni di corte. Mentre la figlia maggiore sposa nel 1633, il suo assistente Juan Bautista Martínez del Mazo (1612 c.ca-67), Velázquez dirige dal 1634 al 1636 la decorazione del "Salone dei Regni" del nuovo palazzo reale del Buen Retiro. Per quest'opera pensa a dodici scene di battaglia, su cui intervengono anche altri artisti, e dipinge molteplici ritratti reali equestri. Questa è l'opera più celebrata dell'arte barocca spagnola.
   Successivamente si dedica alla decorazione del padiglione di caccia della Torre de la Parada nella foresta del Pardo. I ritratti di caccia della famiglia reale commissionati per questo padiglione di caccia del re a Madrid - sono i dipinti più importanti del periodo compreso tra il 1638 ed il 1664. Nel 1643 è nominato super-intendente de obras reales e conservatore di tutte le collezioni reali. Sono degli anni 1643-44 le famose rappresentazioni di buffoni e nani di corte che, diversamente dalla tradizione vigente, vengono riprodotti con rispetto e simpatia.
   Velázquez approfitta del rinnovo di numerosi saloni dell'Alcázar per richiedere una missione in Italia con il compito di acquistare opere d'arte per il re: si imbarca a Málaga nel gennaio del 1649.
   A vent'anni di distanza, il pittore rivede le medesime città, ma questa volta in qualità di personaggio ufficiale che acquista per conto del re opere di Tintoretto a Venezia e alcune statue a Roma e a Napoli. Durante il soggiorno a Roma ed a Venezia dipinge le sue opere considerate più belle: Venere allo specchio, il ritratto di Juan de Pareja - ora al Metropolitan Museum of Art di New York - e quello di Papa Innocenzo X - palazzo Doria Pamphilj a Roma. Il successo di quest’ultima opera e dei ritratti di numerosi cardinali gli apre le porte dell'accademia di San Luca.
   Velázquez, nonostante i richiami del re, si attarda in Italia e rientra infine in patria nel giugno del 1651. Tornato a Madrid vi trova una corte rinnovata, e un re invecchiato dai lutti e dagli eventi, e tuttavia in luna di miele in seguito al suo nuovo matrimonio (con la giovanissima nipote Maria Anna d'Austria). Il sovrano rinnova il proprio favore nei confronti dell'artista imponendo la sua nomina come a posentador («maresciallo» o «furiere» di palazzo), incaricato dell'alloggio degli ospiti di riguardo e dell'organizzazione degli spostamenti reali. Velázquez svolge con coscienza, tatto e cortesia i compiti relativi a questa carica, piuttosto impegnativa che peraltro egli aveva auspicato. In questo periodo realizza i suoi ultimi capolavori: il dipinto metà realistico e metà mitologico Las hilanderas (1653 o 1658) ed il ritratto di gruppo della famiglia reale con il suo autoritratto nell'atto di dipingere Las meninas (al Prado di Madrid).
   Nel 1658 la sua carriera trova il proprio coronamento quando, nonostante i pareri contrari dei dirigenti dell'ordine, il doppio intervento del papa e del re gli assicura l'«abito» di cavaliere di Santiago, privilegio assolutamente insolito per un pittore. Nella primavera del 1660, Velázquez viene incaricato di preparare l'incontro dell'isola dei Fagiani (alla foce del Bidassoa, ove venne siglata la Pace dei Pirenei) e il matrimonio di Luigi XIV con l'infanta Maria Teresa; trascorre allora alla frontiera dei Pirenei un periodo di due mesi che sfibra il suo stato di salute già precario. Dopo il suo ritorno a Madrid è costretto a mettersi a letto, e muore in pochi giorni, molto probabilmente a causa di un infarto. E' il 6 agosto 1660.

L'opera di Velásquez
  Lo stile barocco nella penisola iberica porta il nome del pittore spagnolo Velázquez. Il suo talento segna lo sviluppo dell'arte spagnola e lo dimostra, tra l'altro, l'influenza che eserciterà molto più tardi su Francisco Goya. Si forma studiando la cultura pittorica dei suoi contemporanei e soprattutto facendo particolare riferimento al realismo italiano ed a quello fiammingo.
   La sua densa produzione destinata, a partire dal 1623, quasi esclusivamente al re, è conservata oggi, al museo del Prado, poco rappresentata è invece nello stesso museo l’epoca sivigliana. Nel XVIII secolo i quadri di quest'epoca, ricercati dagli appassionati stranieri, in primo luogo inglesi, e dispersi oggi in tutto il mondo, sono rimasti per lungo tempo poco conosciuti. Religiosi o profani, tutti rivelano una capacità e una sicurezza stupefacente in un artista così giovane. Essi riflettono più che l'arte di Pacheco, l’opera del focoso Herrera (presso il quale Velázquez aveva lavorato per qualche tempo), di Montañés maestro della scultura su legno e amico intimo di Pacheco, e soprattutto il naturalismo tenebrista di Caravaggio che era giunto a Siviglia verso il 1610. Opere come l'Adorazione dei Magi del 1619 (Prado, Madrid) devono il loro valore innanzitutto ai magnifici ritratti e alle scene della vita popolare sivigliana. Citiamo, per esempio, la Vecchia friggitrice (1618, museo di Glasgow) o il Portatore d'acqua (collezione privata inglese), entrambi caratterizzati da una pacifica maestosità. Nei quadri a tema sacro (Cristo in casa di Marta e Maria, National Gallery, Londra; i Discepoli di Emmaus, collezione privata irlandese), il primo piano è occupato da modelli, a mezzo busto, secondo l'esempio dei quadri olandesi dei secoli precedenti, che Velázquez ha avuto modo di conoscere. Nel corso dei primi anni trascorsi alla corte, il pittore spagnolo accoglie nel suo stile la lezione delle collezioni reali, degli Italiani e di Rubens, che gli insegna a snellire e ad aerare le sue figure. L'Italia, e soprattutto Venezia, dove egli trova il «meglio della pittura», gli insegna a raggruppare con naturalezza le proprie figure e a immergerle in un'atmosfera omogenea: lo si può constatare in La tunica di Giuseppe (1630, Escorial), unico quadro che egli abbia sicuramente dipinto a Roma in quel periodo. Con il ritorno a Madrid, Velázquez raggiunge la pienezza di un'arte che gioca con eguale padronanza, a seconda delle commissioni reali, con toni molto diversi, creando armonie personali di ocra, verdi e grigi e adottando spesso come fondali vasti paesaggi chiari.   
  Molto interessante risulta l'ampio realismo presente ne La fucina di Vulcano (Prado) e il mistero del volto rivelato dal suo riflesso di Venere allo specchio della National Gallery di Londra (presente in mostra e logo dell’appuntamento). Quest’ultima opera è stata dipinta prima del 1651, molto probabilmente in Italia nonostante la grazia nervosa di questo nudo inarcato «a chitarra» sia tutta spagnola. A questi due gruppi si aggiunge un grande quadro storico, destinato al «salone dei Regni» del Retiro (1635): Le lance o La resa di Breda (Prado), capolavoro di ritmo nella sua composizione a fregio, di raffinatezza cromatica con i toni contrapposti dei suoi due gruppi sugli ampi sfondi bluastri e infine di dignità umana nell'accoglienza offerta dal vincitore al vinto.
   Malgrado tutto, Velázquez si specializza sempre più nel ritratto e per prima cosa in quelli della famiglia reale. Tra le sue ultime opere particolarmente singolare la rappresentazione dell'infanta Margherita e le sue dame (Las meninas, 1658, Prado), un'«istantanea» della vita quotidiana della corte in un pomeriggio d'estate. Attorno alla piccola infanta Margarita, sono riuniti le due damigelle d'onore (meninas), gli amici nani, il suo cane e lo stesso pittore che dipinge una tela di cui si vede il rovescio, mentre la coppia dei sovrani, supposto soggetto della tela, è riflessa in uno specchio sul muro di fondo. Quadro unico, sia per la composizione insolita e la naturalezza dei gesti e degli atteggiamenti, sia per la dolcezza misteriosa della luce e dello spazio: «salvezza» dell'istante fuggitivo catturato da uno sguardo la cui acutezza non trova eguali. Velázquez, che ha avuto come punto di partenza il «tenebrismo», trova così il proprio completamento in una sorta di «impressionismo». Egli ha rinnovato la visione dei pittori madrileni della seconda metà del secolo e risvegliato il genio di Goya che incise numerose delle sue opere e si avvicinò al suo stile del ritratto. Manet saluta in lui il «pittore dei pittori». Velázquez incarna la figura di un iniziatore per Monet, Renoir, Whistler, perché propone alcune anticipazioni delle loro ricerche cromatiche e della loro immagine «fluida» del mondo
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