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Antica
attività commerciale tra l'isola d'Ischia
e il litorale campano-laziale
di Giuseppe Silvestri
Una
interessante ed antica attività commerciale è continuata
ancora fino alla metà del 1900, tra l’isola d’Ischia,
in particolare Lacco Ameno, ed il litorale campano-laziale, soprattutto
con Mondragone.
I commercianti che avevano le botteghe di generi alimentari,servendosi
dei gozzi dei pescatori lacchesi, prima a remi e con vela latina, poi
negli anni ’40 con veloci motori a benzina, andavano ad acquistare
direttamente dai contadini dell’agro pontino-campano fagioli,
cipolle, patate ed altri prodotti di genere alimentare.
Spesso erano gli stessi pescatori che in periodi di magra
acquistavano prodotti dell’agricoltura e poi li rivendevano alla
popolazione isolana.
Il tratto di mare Lacco-Mondragone veniva percorso
in circa tre ore. Quasi sempre si andava in due o tre gozzi insieme,
anche perché il più delle volte bisognava tirarli a secco
sulla spiaggia ed era quindi necessario aiutarsi a vicenda. Durante
l’attesa i pescatori andavano in giro lungo il litorale alla ricerca
di qualcosa da mangiare, soprattutto di qualche albero da frutta. Sulla
spiaggia si vedevano ragazzi ed anche persone adulte che, avanzando
lentamente, guardavano con attenzione tra la sabbia per raccogliere
bossoli di proiettili che erano stati sparati nei terribili mesi di
guerra del 1944, dai quali recuperavano il metallo.
Quando finalmente arrivavano il commerciante ed i
contadini alla guida di muli carichi di sacchi, i gozzi venivano subito
varati in mare e portati a remi ad una ottantina di metri dalla riva,
per evitare che con il carico si insabbiassero, essendo il fondale molto
basso.
I muli procedevano con disinvoltura nel mare fino
a quando l’acqua arrivava alla loro pancia, lì venivano
avvicinati ai gozzi ed i pescatori distribuivano con maestria il prezioso
carico.
La contrattazione tra il commerciante ed i contadini
era gia stata conclusa e quindi le barche potevano ripartire; non prima
però che fosse consegnato all’equipaggio “un cartoccio“
di forma rotonda, alto una quindicina di centimetri per quaranta di
diametro. Era detto la “cacata di vacca“. Si trattava di
un grosso pezzo di pane con un buco al centro nella parte superiore,
da cui era stata tolta la mollica ed usato a modo di zuppiera; infatti
era riempito da un’insalata mista fatta di pomodori, sottoaceti,
olive, sedano, cipolle etc. e condito con olio di oliva tipico di quella
zona. Era particolarmente gradito ed atteso dai pescatori e dallo stesso
commerciante.
Terminate tutte le operazioni, il gozzo veniva avviato e, dopo una mezz’oretta
di navigazione, quel grosso ed eccezionale pane veniva con estrema delicatezza,
ma con movimenti veloci, scartocciato e sistemato sul vango centrale.
Lo attaccavano dalle rispettive posizioni contemporaneamente, con gesti
studiati e precisi, servendosi del proprio coltello. Anche il vino che
accompagnava quella merenda rituale e tanto attesa era stato offerto
dal contadino.
Il viaggio di ritorno si svolgeva così in modo
piacevolissimo e di quell’enorme pezzo di pane, non restavano
neanche le briciole:
Rientrati nella baia di Lacco, i pescatori scaricavano
i sacchi che, posti sul carretto, erano portati nella bottega del commerciante
Ma l’attività commerciale era molto più
articolata e si svolgeva anche con altri mezzi, soprattutto bastimenti
e vascelle. Non bisogna dimenticare che fin dal 1600 c’era stata
un’intensa esportazione del vino d’Ischia nelle altre regioni
italiane come la Liguria, la Toscana, il Lazio e la Campania.
Bastimenti delle suddette regioni approdavano alle
marine di Ischia, Casamicciola, Lacco, Forio per caricare i cosiddetti
“carrati“. Ma altri ed ancora feluche, gozzi e tartane di
marinai ischitani partivano con i loro carichi.
Anche il piccolo villaggio di Sant’Angelo consolidò
una eccezionale tradizione in questa impresa commerciale, durata come
per le altre marine dell’ isola fino agli anni 1940.
A Lacco bastimenti approdavano non soltanto nel periodo
primaverile estivo, ma durante tutto il corso dell’anno. Si ancoravano
tra il Fungo e la strada della Marina o il Capitello (sono ancora evidenti
intorno alla base del famoso scoglio bitte scolpite nella pietra).
Il bastimento era organizzato già nella stiva
con strutture che tenevano bloccate le botti in caso di mare agitato
e molte venivano sistemate in coperta.
A Lacco Ameno il deposito più importante era
(esiste tuttora anche se ha cambiato destinazione, ma tutta la struttura
è rimasta intatta) a via Roma, costituito da un’ampia costruzione
a volta sottostante al palazzo “ De Siano“.
Di fronte, al di là del muro che proteggeva
la strada, la spiaggia ed il mare.
Il vino veniva portato al deposito in barili di 44
litri su carretti o su muli o asini (in questo caso si diceva:”
u’ ciucc port’ a salm” cioè un carico di due
barili); veniva travasato nei fusti dai quali si riempivano i “carrati”
che sigillati si rotolavano fino alla spiaggia e quindi a mare, dove
durante il periodo estivo anche i ragazzi si divertivano a spingerli
fin sotto il bastimento perché fossero issati a bordo dall’argano.
A Lacco i proprietari di bastimenti furono due: Francesco
Migliaccio e Antonio De Luise, detto “Sallione “, che aveva
il deposito in via Roma (oggi corso Angelo Rizzoli); costui aveva anche
la “ Vascella “ cioè una grossa barca da carico e
da pesca con un albero e vela latina con uno o più fiocchi, da
identificarsi con la tartana. Anche Gaetano Monti, detto Leone, aveva
la vascella.
Questa barca era utilizzata per i collegamenti commerciali
veloci con la costa laziale o campana. Portava vino e ritornava carica
di prodotti agricoli: cipolle, patate, granone etc.
E’ da tener presente che, nonostante il porto
d’Ischia fosse stato inaugurato il 17 settembre 1854, una parte
consistente del commercio continuò a svolgersi dai centri citati
cioè Ischia Ponte, Sant’Angelo, Forio, Lacco, Casamicciola.
Quest’ultima negli anni trenta (1930) soprattutto grazie all’armatore
Nicola Monti svolse un ruolo fondamentale per il traffico commerciale
e per il trasporto anche del vino con le motobarche “Ondina“
“Rondine” e la motonave Vittoria, ribattezzati dopo la guerra
in “Conte di Cavour”, “Vincenzo Monti” e “Generale
Orsini”.
All’alba carretti provenienti da Forio, da Lacco
e da Casamicciola, carichi di barili contenenti 11, 22, o 44 litri di
vino si dirigevano verso la banchina di Casamicciola, su altri carretti
c’erano pile alte di casse contenenti cappelli, borse, cestini
ed altri oggetti dell’industria della paglia che fu fiorentissima
fino alla fine degli anni cinquanta e costituì insieme al vino
l’esportazione più importante nel periodo postbellico.
Contadini a piedi, in spalla una damigiana o un barile si recavano a
Casamicciola per spedirlo a Napoli tramite “ e motore “(anche
in questo modo erano chiamati i barconi). E ciò ogni mattina
prima di iniziare una lunga e faticosa giornata di lavoro.
Ancora è opportuno ricordare i barconi che venivano da Napoli,
Pozzuoli, Castellammare, e soprattutto nel periodo primaverile-estivo
approdavano alla banchina della marina di Lacco, o nel porto d’Ischia,
ma anche negli altri centri dell’isola, carichi di prodotti necessari
alle esigenze della vita quotidiana. Anche così si importava
sull’isola la calce, il ferro, animali da allevamento e frutta
ed ortaggi.
L’arrivo del barcone era immediatamente annunciato
dal banditore che dopo aver richiamato l’attenzione con una campanella
gridava: ”abbascio a marine è arrivat a varc le fasul a
cient lire u chile sciala popolo”!
Naturalmente l’annuncio cambiava secondo il
prodotto ed il prezzo.
Alla fine degli anni 1950, nella nuova realtà
dei trasporti marittimi, basata sui traghetti, che in pochi anni diventeranno
numerosi sulle linee per Pozzuoli e per Napoli, le vecchie motobarche
e vascelle scompariranno del tutto.
A Forio nella bellissima chiesa di San Gaetano c’è
un dipinto (olio su tela) attribuito ad Alfonso Di Spigna e recentemente
restaurato: esso presenta tra l’altro uno scorcio della banchina
di Forio con botti pronte per la spedizione e prete che passeggia sul
molo.
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