La Rassegna d'Ischia 2005
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Antica attività commerciale tra l'isola d'Ischia
e il litorale campano-laziale

di Giuseppe Silvestri

   Una interessante ed antica attività commerciale è continuata ancora fino alla metà del 1900, tra l’isola d’Ischia, in particolare Lacco Ameno, ed il litorale campano-laziale, soprattutto con Mondragone.
   I commercianti che avevano le botteghe di generi alimentari,servendosi dei gozzi dei pescatori lacchesi, prima a remi e con vela latina, poi negli anni ’40 con veloci motori a benzina, andavano ad acquistare direttamente dai contadini dell’agro pontino-campano fagioli, cipolle, patate ed altri prodotti di genere alimentare.
  Spesso erano gli stessi pescatori che in periodi di magra acquistavano prodotti dell’agricoltura e poi li rivendevano alla popolazione isolana.
   Il tratto di mare Lacco-Mondragone veniva percorso in circa tre ore. Quasi sempre si andava in due o tre gozzi insieme, anche perché il più delle volte bisognava tirarli a secco sulla spiaggia ed era quindi necessario aiutarsi a vicenda. Durante l’attesa i pescatori andavano in giro lungo il litorale alla ricerca di qualcosa da mangiare, soprattutto di qualche albero da frutta. Sulla spiaggia si vedevano ragazzi ed anche persone adulte che, avanzando lentamente, guardavano con attenzione tra la sabbia per raccogliere bossoli di proiettili che erano stati sparati nei terribili mesi di guerra del 1944, dai quali recuperavano il metallo.
   Quando finalmente arrivavano il commerciante ed i contadini alla guida di muli carichi di sacchi, i gozzi venivano subito varati in mare e portati a remi ad una ottantina di metri dalla riva, per evitare che con il carico si insabbiassero, essendo il fondale molto basso.
   I muli procedevano con disinvoltura nel mare fino a quando l’acqua arrivava alla loro pancia, lì venivano avvicinati ai gozzi ed i pescatori distribuivano con maestria il prezioso carico.
   La contrattazione tra il commerciante ed i contadini era gia stata conclusa e quindi le barche potevano ripartire; non prima però che fosse consegnato all’equipaggio “un cartoccio“ di forma rotonda, alto una quindicina di centimetri per quaranta di diametro. Era detto la “cacata di vacca“. Si trattava di un grosso pezzo di pane con un buco al centro nella parte superiore, da cui era stata tolta la mollica ed usato a modo di zuppiera; infatti era riempito da un’insalata mista fatta di pomodori, sottoaceti, olive, sedano, cipolle etc. e condito con olio di oliva tipico di quella zona. Era particolarmente gradito ed atteso dai pescatori e dallo stesso commerciante.
Terminate tutte le operazioni, il gozzo veniva avviato e, dopo una mezz’oretta di navigazione, quel grosso ed eccezionale pane veniva con estrema delicatezza, ma con movimenti veloci, scartocciato e sistemato sul vango centrale. Lo attaccavano dalle rispettive posizioni contemporaneamente, con gesti studiati e precisi, servendosi del proprio coltello. Anche il vino che accompagnava quella merenda rituale e tanto attesa era stato offerto dal contadino.
   Il viaggio di ritorno si svolgeva così in modo piacevolissimo e di quell’enorme pezzo di pane, non restavano neanche le briciole:
   Rientrati nella baia di Lacco, i pescatori scaricavano i sacchi che, posti sul carretto, erano portati nella bottega del commerciante
   Ma l’attività commerciale era molto più articolata e si svolgeva anche con altri mezzi, soprattutto bastimenti e vascelle. Non bisogna dimenticare che fin dal 1600 c’era stata un’intensa esportazione del vino d’Ischia nelle altre regioni italiane come la Liguria, la Toscana, il Lazio e la Campania.
   Bastimenti delle suddette regioni approdavano alle marine di Ischia, Casamicciola, Lacco, Forio per caricare i cosiddetti “carrati“. Ma altri ed ancora feluche, gozzi e tartane di marinai ischitani partivano con i loro carichi.
   Anche il piccolo villaggio di Sant’Angelo consolidò una eccezionale tradizione in questa impresa commerciale, durata come per le altre marine dell’ isola fino agli anni 1940.
   A Lacco bastimenti approdavano non soltanto nel periodo primaverile estivo, ma durante tutto il corso dell’anno. Si ancoravano tra il Fungo e la strada della Marina o il Capitello (sono ancora evidenti intorno alla base del famoso scoglio bitte scolpite nella pietra).
   Il bastimento era organizzato già nella stiva con strutture che tenevano bloccate le botti in caso di mare agitato e molte venivano sistemate in coperta.
   A Lacco Ameno il deposito più importante era (esiste tuttora anche se ha cambiato destinazione, ma tutta la struttura è rimasta intatta) a via Roma, costituito da un’ampia costruzione a volta sottostante al palazzo “ De Siano“.
   Di fronte, al di là del muro che proteggeva la strada, la spiaggia ed il mare.
   Il vino veniva portato al deposito in barili di 44 litri su carretti o su muli o asini (in questo caso si diceva:” u’ ciucc port’ a salm” cioè un carico di due barili); veniva travasato nei fusti dai quali si riempivano i “carrati” che sigillati si rotolavano fino alla spiaggia e quindi a mare, dove durante il periodo estivo anche i ragazzi si divertivano a spingerli fin sotto il bastimento perché fossero issati a bordo dall’argano.
   A Lacco i proprietari di bastimenti furono due: Francesco Migliaccio e Antonio De Luise, detto “Sallione “, che aveva il deposito in via Roma (oggi corso Angelo Rizzoli); costui aveva anche la “ Vascella “ cioè una grossa barca da carico e da pesca con un albero e vela latina con uno o più fiocchi, da identificarsi con la tartana. Anche Gaetano Monti, detto Leone, aveva la vascella.
   Questa barca era utilizzata per i collegamenti commerciali veloci con la costa laziale o campana. Portava vino e ritornava carica di prodotti agricoli: cipolle, patate, granone etc.
   E’ da tener presente che, nonostante il porto d’Ischia fosse stato inaugurato il 17 settembre 1854, una parte consistente del commercio continuò a svolgersi dai centri citati cioè Ischia Ponte, Sant’Angelo, Forio, Lacco, Casamicciola. Quest’ultima negli anni trenta (1930) soprattutto grazie all’armatore Nicola Monti svolse un ruolo fondamentale per il traffico commerciale e per il trasporto anche del vino con le motobarche “Ondina“ “Rondine” e la motonave Vittoria, ribattezzati dopo la guerra in “Conte di Cavour”, “Vincenzo Monti” e “Generale Orsini”.
   All’alba carretti provenienti da Forio, da Lacco e da Casamicciola, carichi di barili contenenti 11, 22, o 44 litri di vino si dirigevano verso la banchina di Casamicciola, su altri carretti c’erano pile alte di casse contenenti cappelli, borse, cestini ed altri oggetti dell’industria della paglia che fu fiorentissima fino alla fine degli anni cinquanta e costituì insieme al vino l’esportazione più importante nel periodo postbellico. Contadini a piedi, in spalla una damigiana o un barile si recavano a Casamicciola per spedirlo a Napoli tramite “ e motore “(anche in questo modo erano chiamati i barconi). E ciò ogni mattina prima di iniziare una lunga e faticosa giornata di lavoro.
Ancora è opportuno ricordare i barconi che venivano da Napoli, Pozzuoli, Castellammare, e soprattutto nel periodo primaverile-estivo approdavano alla banchina della marina di Lacco, o nel porto d’Ischia, ma anche negli altri centri dell’isola, carichi di prodotti necessari alle esigenze della vita quotidiana. Anche così si importava sull’isola la calce, il ferro, animali da allevamento e frutta ed ortaggi.
  L’arrivo del barcone era immediatamente annunciato dal banditore che dopo aver richiamato l’attenzione con una campanella gridava: ”abbascio a marine è arrivat a varc le fasul a cient lire u chile sciala popolo”!
   Naturalmente l’annuncio cambiava secondo il prodotto ed il prezzo.
   Alla fine degli anni 1950, nella nuova realtà dei trasporti marittimi, basata sui traghetti, che in pochi anni diventeranno numerosi sulle linee per Pozzuoli e per Napoli, le vecchie motobarche e vascelle scompariranno del tutto.
   A Forio nella bellissima chiesa di San Gaetano c’è un dipinto (olio su tela) attribuito ad Alfonso Di Spigna e recentemente restaurato: esso presenta tra l’altro uno scorcio della banchina di Forio con botti pronte per la spedizione e prete che passeggia sul molo.

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