La Rassegna d'Ischia 2005
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Re Nasone di profilo – Ferdinando IV e il suo ultimo amore
di Salvatore Di Giacomo

Imagaenaria Edizioni Ischia, 2005. Con introduzione di Patrizia Di Meglio. In copertina: Antonio Joli – Napoli, il Palazzo Reale e Castelnuovo (particolare).

di Patrizia Di Meglio

[...] Ispirandosi alla grande lezione del Cuoco ed alla sua «assennata critica all'astrattismo rivoluzionario dell'ottan-tanove», nei due volumi delle Lettere - il primo dedicato alla ricostruzione dei ritratti di Ferdinando IV e della principessa di Floridia, il secondo contenente l'epistolario indirizzato dal re di Napoli alla sua seconda moglie - Di Giacomo analizza, al di fuori d'ogni faziosità e pregiudizio ideologico, eventi e caratteri, cui conferisce tutto lo spessore della vita concreta attraverso l'osservazione dei loro aspetti quotidiani e privati. Un'attenzione per l'aspetto psicologico che pervade tutta la produzione dello scrittore. Ed infatti non esiste una netta frattura tra l'attività di poeta e scrittore e quella dello storico erudito: il nesso è anzi strettissimo, soprattutto se si considera il metodo di lavoro di Di Giacomo, che usava trasformare i suoi testi, riutilizzando, per esempio, spunti narrativi di racconti in lavori teatrali. In secondo luogo è significativo il suo modo di intendere la ricerca storica, che per lui è, ancora una volta, un modo per far rivivere, attraverso il ricordo, il passato. D'altra parte va sottolineato che gli interessi storici di Di Giacomo non rappresentavano affatto un aspetto marginale rispetto alla produzione letteraria, poiché anzi egli «[...] teneva molto a veder riconosciuta la propria attività di storico e mostrava di mal tollerare quei giudizi che trattavano le sue pagine di erudizione come se fossero soprattutto pagine letterarie». E tuttavia la letterarietà delle sue opere storiche è incontestabile: infatti la ricercatezza della prosa delle Lettere - così ariosa, sintatticamente complessa, ma sempre "musicale", per un personalissimo gusto della melodia che l'autore conferisce al suo periodare fluido ed insieme articolato, caratterizzato dall'uso di un lessico in cui prevalgono termini antichi o desueti - gli consente di evitare un troppo brusco distacco tra le proprie annotazioni e le numerose citazioni di documenti di cui l'opera si compone. La preziosa tessitura testuale che ne deriva è caratterizzata da uno stile straordinariamente omogeneo, capace di far rivivere l'atmosfera della corte ferdinandea. Del resto, se è vero, come si è detto, che egli non considerava i suoi saggi eruditi delle opere letterarie, ma delle vere e proprie opere storiche, è innegabile che, accanto ad una ricerca documentalmente vasta e rigorosa, lo scrittore cerchi in ogni modo di evitare di cadere nelle secche dell'esposizione arida e noiosa. Un risultato, questo, che ottiene accompagnando il lettore nella visione di luoghi, personaggi, situazioni; quasi una storia teatralizzata, che le numerose testimonianze dei contemporanei rendono più vivida, ed in cui l'autore immette il senso del dramma imminente, come quando, descrivendo i tragici eventi del 1799, egli sottolinea il repentino cambiamento dei costumi e mostra il trapasso tra la fine del secolo XVIII, che «era stato un abbandono alla vita, considerata come un beneficio, respirata ad ampio respiro, impregnata di tutte le essenze [...]», e la cupezza del nuovo secolo XIX.
Accanto alla storia raccontata dalle fonti, lo scrittore incastona i ritratti degli stessi narratori, di cui mette in luce il punto di vista: così, per esempio, riportando le riflessioni di lady Craven su Ferdinando e la regina Maria Carolina, ne chiarisce la prospettiva adulatoria. Evitando qualunque giudizio apodittico sui suoi protagonisti, Di Giacomo, pur non eludendo le difficoltà dell'interpretazione storica, rende avvertiti i lettori dei rischi di un punto di vista fazioso, che non tenga conto della loro complessa psicologia. In definitiva questo Re Nasone di profilo, ben lungi dall'essere una pedantesca raccolta di documenti, riesce da un lato ad immergere completamente il lettore nel racconto delle vicende dei personaggi trattati e dei luoghi nei quali vissero, dall'altro lo spingono a farsi egli stesso interprete della storia.

(in Introduzione)

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