La Rassegna d'Ischia 2003

La preziosa eredità dei toponimi
di Nicola Luongo

  L’insieme dei toponimi di una località, di una regione, di un popolo, costituisce un patrimonio di grande importanza che permette di conoscere aspetti antropologici, religiosi e geografici che altrimenti rischierebbero di essere ricoperti dalle tenebre dell’oblio e dell’abbandono con evidente pregiudizio per la memoria storica a cui ogni comunità deve necessariamente fare riferimento affinché non vada perduto un indispensabile punto di orientamento per la sua evoluzione e la consapevolezza della sua specifica identità.
  I toponimi quindi sono un’eredità preziosa e giovevole che abbiamo il dovere di preservare e custodire come una rarità eccezionale in uno scrigno di ebano, sia che essi indichino personaggi insigni che hanno dato lustro alla società di appartenenza o siano agionimi designanti un luogo dedicato a un’entità trascendente o a un santo o rivelino semplici caratteristiche naturali così frequenti sulla nostra isola dal territorio tanto multiforme e accidentato.
  Non bisogna dimenticare che essi sono parte integrante della nostra vita e di quella dei nostri antenati per cui meritano non solo il nostro rispetto e la nostra considerazione, ma soprattutto devono costituire uno sprone non futile e superficiale per amare e conoscere sempre più a fondo le contrade, le zone e i posti anche più reconditi della nostra isola, come facevano fra mille difficoltà oggi impensabili i viaggiatori del passato. Il che balza subito in evidenza dalla lettura dei loro diari, delle loro relazioni sulle escursioni e sulla scoperta di luoghi paradisiaci, come si può constatare nel pregevole volume del prof. P. Buchner «Ospite a Ischia» di recente pubblicato nella versione italiana.
   Perciò ritengo un grave errore e un’offesa al buon senso e alla memoria dei nostri laboriosi e integri progenitori eliminare un toponimo di qualsiasi genere e sostituirlo con un altro, magari in nome di un interesse politico o di un malinteso senso di modernismo ruffiano e calcolatore, come purtroppo è spesso avvenuto in un nostro recente passato. Anche il nome indicante una pietra, una rupe, un albero, una qualsiasi sorgente, ecc, che hanno reso Ischia famosa nel mondo, deve restare al suo posto, se possibile, «finché il sole risplenderà su le sciagure umane».
   La conservazione di ciascun toponimo significa anche rinsaldare l’amore per la propria terra e consentire alle nuove generazioni di avere un elemento in più per scoprire le vestigia di un passato certo non sempre idilliaco, ma comunque assai utile e opportuno, visto il legame indissolubile esistente tra presente e passato nella vita di ogni uomo. D’altronde tutti gli scrittori che hanno trattato di Ischia, definita per le sue ineguagliabili bellezze paesaggistiche da Berkeley «epitome del mondo», e celebrata anche per le preziose virtù terapeutiche delle sue acque termali, hanno evidenziato il loro attaccamento alla nostra isola anche andando alla scoperta degli angoli più riposti e riportandone con grande precisione le indicazioni toponomastiche.
    Perciò anche per rispetto di questi illustri scrittori, di cui tutti noi dovremmo essere fieri, e di tutti gli uomini che amano il nostro meraviglioso «scoglio natio», i toponimi che ci sono stati tramandati non devono assolutamente scomparire, ma anzi essere valorizzati con una cura più attenta delle epigrafi che li designano e con un numero più consistente di cartelli indicatori. Ciò soprattutto per quei tanti turisti, in gran parte tedeschi, che sono soliti percorrere l’isola a piedi in lungo e in largo, inoltrarsi per sentieri interni ed impervi, alla scoperta di sempre nuove emozioni che la natura sa offrire.
   D’altronde per gli amanti del modernismo ad ogni costo non dovrebbe risultare eccessivamente problematico rinvenire sulla nostra isola angoli desolatamente anonimi e nuove vie realizzate negli ultimi tempi su cui sbizzarrire la fantasia per ricordare altri personaggi, altre circostanze, altri eventi.

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