La Rassegna d'Ischia 2003


MOTIVI
   di Raffaele Castagna

« ... Ulisse è cittadino d’Ischia. Perché è in quest’isola che approdò e raccontò i suoi dieci anni di peregrinazioni e di avventure nei mari d’Europa. Lo sostiene con dovizia di particolari il più insigne studioso dei poemi omerici, Philippe Champault, il quale dopo aver constatato la straordinaria conoscenza che l’Autore dell’Odissea dimostra di avere di luoghi ben noti della Campania e dopo aver approfondito l’impressionante corrispondenza dei luoghi descritti da Omero nella sua Odissea con quelli di Ischia, afferma che non ci possono essere dubbi: l’isola dei Feaci, regno di Alcinoo e della splendida Nausicaa, è proprio la greca Pithecusa, la romana Aenaria, l’attuale Ischia.
Infatti, tra le isole contendenti, soltanto Ischia è di origine vulcanica, come la descrive Omero; la spiaggia, dove Ulisse approdò naufrago, è quella di Casamicciola e le donne d questa ridente cittadina, ci racconta lo studioso francese, sciacquavano i panni, sino al primo dopoguerra, in un torrente che scorre a pochi metri da detta spiaggia; la distanza tra detto fiume e la reggia di Alcinoo, quale desumibile dal canto omerico, è la stessa di quella che intercorre tra Casamiccciola ed il maestoso castello aragonese, fortezza inespugnabile che è stata durante secoli dimora di regnanti.
Del resto, basta leggere qualche passo del V, VI e VII canto dell’Odissea per convincersene».

Il passo citato è del prof. Alfonso Mattera, consigliere speciale del Presidente Prodi, il quale ha voluto così iniziare il suo intervento di saluto (riportato integralmente sulle pagine de Il Golfo di martedì 7 ottobre u. s.) al Convegno mondiale sulla proprietà industriale svoltosi al Regina Isabella di Lacco Ameno. E certamente fa piacere sentir ricordare il nome dello storico francese, cui ad Ischia è anche dedicata una strada, il quale nel 1906 presentò in francese il sostanzioso testo Phéniciens et Grecs en Italie d’après l’Odyssée in cui, attraverso uno studio geografico, storico e sociale condotto con una nuova metodologia e soprattutto con una diretta conoscenza dell’isola e la evidenziazione di ciascun specifico luogo, pervenne appunto alla conclusione di identificare l’isola d’Ischia con la terra dei Feaci, la Scheria omerica. Sulla sua scia e sulle sue teorie altri studiosi si posero e amarono cantare di quest’isola sotto il segno di Omero, come ad esempio Mons. Onofrio Buonocore, Giovanni Verde; Mons. Ciro Scotti ne fece l’argomento della sua tesi di laurea che ebbe anche il pregio della pubblicazione: Omero e l’isola d’Ischia, 1907.

Ricordiamo che del testo di Ph. Champault è stata da noi curata una versione italiana, pubblicata nel 1999 con il titolo: L’Odissea, Scheria, Ischia.

Lo Champault, a conclusione del suo studio, dice di aver provato, tra molti altri, i seguenti punti:
1) La terra dei Feaci è realmente esistita e s’identifica con l’isola d’Ischia.
2) I luoghi visitati da Ulisse sono tutti luoghi reali: si ritrovano nel Mar Tirreno e dintorni, tranne l’isola di Calipso che è nello stretto di Gibilterra.
3) Ischia e il Mar Tirreno, i loro itinerari, i loro orientamenti e i loro dettagli topografici sono mirabilmente conosciuti dal poeta.
4) I Feaci sono una colonia commerciale di Fenici stabiliti nei paesi nuovi. Essi hanno, almeno in parte, abitato un tempo la regione di Tebe cadmia, e intrattengono relazioni commerciali con la Grecia, attraverso Itaca, il golfo di Corinto e Calcide in Eubea.
5) Di conseguenza è la vita sociale delle colonie fenicie d’Occidente che l’analisi coglie nella Scheria di Omero e anche nelle sue dipendenze del Mar Tirreno.
6) La colonia calcidese che, secondo la tradizione, venne in una data molto remota a stabilirsi a Ischia, fu molto probabilmente chiamata, e almeno accolta, in quest’isola dai Feaci.
7) Nel seno di quest’ultima colonia, forse nel IX secolo, fu composto il Nostos (Ritorno di Ulisse).

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Comune unico sì, comune unico no: la discussione su questo progetto, già avanzato molte volte nel passato, ed attualmente riproposto con maggiore intensità, si sta avviando in una direzione dai toni molto accesi, per cui ci sembra per nulla fuori luogo pensare che, invece di unirci, ci avviamo verso una nuova contrapposizione variamente conformata. Anche perché a volte gli aspetti del problema sono diversamente evidenziati da una parte o dall’altra. Più che di unificazione dei sei comuni, appare in talune occasioni più conveniente parlare di aggregazione al comune capoluogo. Una delle difficoltà potrebbe consistere proprio nella realtà delle sei entità municipali, da considerare nell’ipotesi refendaria come unica con tutte le conseguenze del caso, diversamente interpretabili da ciascuna posizione da cui si guardi al problema. Difficoltà che è stata appunto prospettata da alcune amministrazioni.

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In un servizio di Anna Pilato, pubblicato in questo numero, viene dato ampio risalto ad una serie di progetti dell’architetto Ignazio Gardella concernenti il ripristino delle Terme Regina Isabella, la realizzazione di alberghi e la trasformazione dell’allora Piazza Municipio di Lacco Ameno: programma in parte realizzato, in parte rimasto allo stato di ipotesi. In merito a tale contesto riportiamo quanto annotato da Vincenzo Mennella, sindaco dell’epoca, nel testo Lacco Ameno, Gli anni ’40 - ’80 nel contesto politico-amministrativo dell’isola d’Ischia, 1998:
- È significativo rilevare come il famoso architetto abbia proceduto per tentativi nella ricerca di una nuova configurazione della zona di maggiore interesse per il programma alberghiero e termale di Rizzoli. Dell’idea di realizzare una struttura turistica al posto del grosso rione baraccale alle spalle della chiesa di S. Restituta vi è traccia evidente nei disegni del Gardella. Connessa allo sviluppo di una tale idea, vi è una serie di schizzi per dare nuova strutturazione alla piazza sottostante, che di lì a qualche anno prenderà ufficialmente il nome di Piazza S. Restituta. Meraviglia il fatto che il progetto al quale l’insigne architetto deve aver lavorato avesse sempre una visione d’insieme tendente quasi ad escludere il resto del paese, cioè la parte di esso che dalla piazza va verso il centro.
Il nuovo centro o, meglio, l’unico centro avrebbe dovuto essere la zona alberghiera e termale. Sta di fatto che in qualche disegno, fortunatamente rimasto a livello di ipotesi, l’attuale piazza è in gran parte chiusa per chi la guardi dal Corso da un grosso ingombro costituito da una struttura che in termini generici potremmo definire auditorium. Ovviamente, a considerare l’attuale definitivo assetto, che ha fatto di Piazza S. Restituta la piazza più bella dell’Isola, l’idea di costruirvi quel grosso ingombro appare assolutamente assurda. Inserita, invece, una tale struttura nel contesto urbanistico che vedeva una nuova configurazione dell’agglomerato che si affaccia dal lato della collina e la ricostruzione dell’abitato rionale al posto dove è sorto poi il Reginella, si può immaginare, capire e, forse, apprezzare la fattibilità e la bontà dello studio. Ma sempre nell’ottica di creare un’oasi che quasi volesse escludere il resto del paese. E questo noi non l’avremmo mai consentito. Anche se, forse, all’epoca, l’avremmo tutt’al più subito per necessità. Il paese non poteva essere ghettizzato. Un’altra ipotesi di sviluppo, che poi non ha avuto seguito, è rappresentata dalla progettazione di un albergo nella Villa Arbusto, che, nel frattempo, era stata acquistata da Rizzoli.
Fortunatamente le soluzioni alternative si sono appalesate di gran lunga migliori. Tranne, ovviamente, che per la mancata trasformazione del Rione Ortola. La Piazza è rimasta aperta, mentre il corso dal quale vi si accede e che in seguito prenderà il nome di Corso Angelo Rizzoli, si è ampliato e gradatamente abbellito, innanzi tutto ad opera dello stesso Rizzoli nel tratto terminale e poi per interventi pubblici e di altri privati. -

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