MOTIVI di Raffaele
Castagna
«
... Ulisse è cittadino d’Ischia. Perché è
in quest’isola che approdò e raccontò i suoi dieci
anni di peregrinazioni e di avventure nei mari d’Europa. Lo
sostiene con dovizia di particolari il più insigne studioso
dei poemi omerici, Philippe Champault, il quale dopo aver constatato
la straordinaria conoscenza che l’Autore dell’Odissea
dimostra di avere di luoghi ben noti della Campania e dopo aver approfondito
l’impressionante corrispondenza dei luoghi descritti da Omero
nella sua Odissea con quelli di Ischia, afferma che non ci possono
essere dubbi: l’isola dei Feaci, regno di Alcinoo e della splendida
Nausicaa, è proprio la greca Pithecusa, la romana Aenaria,
l’attuale Ischia.
Infatti, tra le isole contendenti, soltanto Ischia è di origine
vulcanica, come la descrive Omero; la spiaggia, dove Ulisse approdò
naufrago, è quella di Casamicciola e le donne d questa ridente
cittadina, ci racconta lo studioso francese, sciacquavano i panni,
sino al primo dopoguerra, in un torrente che scorre a pochi metri
da detta spiaggia; la distanza tra detto fiume e la reggia di Alcinoo,
quale desumibile dal canto omerico, è la stessa di quella che
intercorre tra Casamiccciola ed il maestoso castello aragonese, fortezza
inespugnabile che è stata durante secoli dimora di regnanti.
Del resto, basta leggere qualche passo del V, VI e VII canto dell’Odissea
per convincersene».
Il passo
citato è del prof. Alfonso Mattera, consigliere speciale del
Presidente Prodi, il quale ha voluto così iniziare il suo intervento
di saluto (riportato integralmente sulle pagine de Il Golfo
di martedì 7 ottobre u. s.) al Convegno mondiale sulla proprietà
industriale svoltosi al Regina Isabella di Lacco Ameno. E certamente
fa piacere sentir ricordare il nome dello storico francese, cui ad
Ischia è anche dedicata una strada, il quale nel 1906 presentò
in francese il sostanzioso testo Phéniciens et Grecs en Italie
d’après l’Odyssée in cui, attraverso uno
studio geografico, storico e sociale condotto con una nuova metodologia
e soprattutto con una diretta conoscenza dell’isola e la evidenziazione
di ciascun specifico luogo, pervenne appunto alla conclusione di identificare
l’isola d’Ischia con la terra dei Feaci, la Scheria omerica.
Sulla sua scia e sulle sue teorie altri studiosi si posero e amarono
cantare di quest’isola sotto il segno di Omero, come ad esempio
Mons. Onofrio Buonocore, Giovanni Verde; Mons. Ciro Scotti ne fece
l’argomento della sua tesi di laurea che ebbe anche il pregio
della pubblicazione: Omero e l’isola d’Ischia,
1907.
Ricordiamo che del testo di Ph. Champault è stata da noi curata
una versione italiana, pubblicata nel 1999 con il titolo: L’Odissea,
Scheria, Ischia.
Lo Champault, a conclusione del suo studio, dice di aver provato,
tra molti altri, i seguenti punti:
1) La terra dei Feaci è realmente esistita e s’identifica
con l’isola d’Ischia.
2) I luoghi visitati da Ulisse sono tutti luoghi reali: si ritrovano
nel Mar Tirreno e dintorni, tranne l’isola di Calipso che è
nello stretto di Gibilterra.
3) Ischia e il Mar Tirreno, i loro itinerari, i loro orientamenti
e i loro dettagli topografici sono mirabilmente conosciuti dal poeta.
4) I Feaci sono una colonia commerciale di Fenici stabiliti nei paesi
nuovi. Essi hanno, almeno in parte, abitato un tempo la regione di
Tebe cadmia, e intrattengono relazioni commerciali con la Grecia,
attraverso Itaca, il golfo di Corinto e Calcide in Eubea.
5) Di conseguenza è la vita sociale delle colonie fenicie d’Occidente
che l’analisi coglie nella Scheria di Omero e anche nelle sue
dipendenze del Mar Tirreno.
6) La colonia calcidese che, secondo la tradizione, venne in una data
molto remota a stabilirsi a Ischia, fu molto probabilmente chiamata,
e almeno accolta, in quest’isola dai Feaci.
7) Nel seno di quest’ultima colonia, forse nel IX secolo, fu
composto il Nostos (Ritorno di Ulisse).
***
Comune
unico sì, comune unico no: la discussione su questo
progetto, già avanzato molte volte nel passato, ed attualmente
riproposto con maggiore intensità, si sta avviando in una direzione
dai toni molto accesi, per cui ci sembra per nulla fuori luogo pensare
che, invece di unirci, ci avviamo verso una nuova contrapposizione
variamente conformata. Anche perché a volte gli aspetti del
problema sono diversamente evidenziati da una parte o dall’altra.
Più che di unificazione dei sei comuni, appare in talune occasioni
più conveniente parlare di aggregazione al comune capoluogo.
Una delle difficoltà potrebbe consistere proprio nella realtà
delle sei entità municipali, da considerare nell’ipotesi
refendaria come unica con tutte le conseguenze del caso, diversamente
interpretabili da ciascuna posizione da cui si guardi al problema.
Difficoltà che è stata appunto prospettata da alcune
amministrazioni.
***
In un servizio di Anna Pilato, pubblicato in questo numero, viene
dato ampio risalto ad una serie di progetti dell’architetto
Ignazio Gardella concernenti il ripristino delle Terme Regina Isabella,
la realizzazione di alberghi e la trasformazione dell’allora
Piazza Municipio di Lacco Ameno: programma in parte realizzato, in
parte rimasto allo stato di ipotesi. In merito a tale contesto riportiamo
quanto annotato da Vincenzo Mennella, sindaco dell’epoca, nel
testo Lacco Ameno, Gli anni ’40 - ’80 nel contesto
politico-amministrativo dell’isola d’Ischia, 1998:
- È
significativo rilevare come il famoso architetto abbia proceduto per
tentativi nella ricerca di una nuova configurazione della zona di
maggiore interesse per il programma alberghiero e termale di Rizzoli.
Dell’idea di realizzare una struttura turistica al posto del
grosso rione baraccale alle spalle della chiesa di S. Restituta vi
è traccia evidente nei disegni del Gardella. Connessa allo
sviluppo di una tale idea, vi è una serie di schizzi per dare
nuova strutturazione alla piazza sottostante, che di lì a qualche
anno prenderà ufficialmente il nome di Piazza S. Restituta.
Meraviglia il fatto che il progetto al quale l’insigne architetto
deve aver lavorato avesse sempre una visione d’insieme tendente
quasi ad escludere il resto del paese, cioè la parte di esso
che dalla piazza va verso il centro.
Il nuovo centro o, meglio, l’unico centro avrebbe dovuto essere
la zona alberghiera e termale. Sta di fatto che in qualche disegno,
fortunatamente rimasto a livello di ipotesi, l’attuale piazza
è in gran parte chiusa per chi la guardi dal Corso da un grosso
ingombro costituito da una struttura che in termini generici potremmo
definire auditorium. Ovviamente, a considerare l’attuale definitivo
assetto, che ha fatto di Piazza S. Restituta la piazza più
bella dell’Isola, l’idea di costruirvi quel grosso ingombro
appare assolutamente assurda. Inserita, invece, una tale struttura
nel contesto urbanistico che vedeva una nuova configurazione dell’agglomerato
che si affaccia dal lato della collina e la ricostruzione dell’abitato
rionale al posto dove è sorto poi il Reginella, si può
immaginare, capire e, forse, apprezzare la fattibilità e la
bontà dello studio. Ma sempre nell’ottica di creare un’oasi
che quasi volesse escludere il resto del paese. E questo noi non l’avremmo
mai consentito. Anche se, forse, all’epoca, l’avremmo
tutt’al più subito per necessità. Il paese non
poteva essere ghettizzato. Un’altra ipotesi di sviluppo, che
poi non ha avuto seguito, è rappresentata dalla progettazione
di un albergo nella Villa Arbusto, che, nel frattempo, era stata acquistata
da Rizzoli.
Fortunatamente le soluzioni alternative si sono appalesate di gran
lunga migliori. Tranne, ovviamente, che per la mancata trasformazione
del Rione Ortola. La Piazza è rimasta aperta, mentre il corso
dal quale vi si accede e che in seguito prenderà il nome di
Corso Angelo Rizzoli, si è ampliato e gradatamente abbellito,
innanzi tutto ad opera dello stesso Rizzoli nel tratto terminale e
poi per interventi pubblici e di altri privati.
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