La Rassegna d'Ischia 2003


Storie di pescatori
Un gozzo tra le navi USA nel maggio 1944
   

di Giuseppe Silvestri

Nel mese di maggio 1944, in piena guerra, nonostante i timori e le preoccupazioni, qualche pescatore usciva con il suo gozzo per pescare al largo d’Ischia con la rete detta “palammetare”.
La stagione si presentava propizia e la brezza di maestrale che metteva ogni pomeriggio costituiva uno stimolo particolarmente forte.
Fu così che un giorno, verso le ore 17.00, dalla baia di Lacco Ameno, partì il gozzo di Anellino Patalano, allora a quattro remi, senza motore; con lui c’erano lo zio Ciro e i fratelli Gennaro e Ciro. Insieme decisero di dirigersi a cinque/sei miglia a nord-ovest della punta di Montevico, e giunsero sul posto al tramonto del sole, quando anche il maestrale era calato ed il mare si distendeva liscio come un tappeto nel silenzio assoluto della sera. Ischia era ormai lontana, avvolta nell’oscurità, se ne intravedeva appena, per chissà quale misterioso e incomprensibile chiarore, la linea alta del monte Epomeo.
La rete fu velocemente calata in direzione sud-nord. Nessuna luce fu disposta sui galleggianti che si mantenevano sulla superficie dell’acqua, consentendo alla rete di distendersi in profondità per 5/6 metri. In genere ad intervalli regolari si fissavano sulle cuortece vari lumi ad olio e uno si teneva acceso sulla barca per segnalarne alle navi di passaggio la presenza. Tutto, per ovvii motivi, si doveva svolgere in assoluta oscurità, come richiedevano le disposizioni in tempo di guerra.
Seguiamo il racconto del pescatore Anellino:
- Al disopra di noi, milioni di stelle, così luminose come non le avevo mai viste. Più luminoso era lo Stellone che lontano verso ovest andava a tramontare. Calammo anche la saura, e così, disposto tutto l’impianto, io e mio zio Ciro rimanemmo di guardia, mentre gli altri dormivano.
Di tanto in tanto gli occhi si chiudevano, ma ci risvegliava il caratteristico sciacquio del mare, mosso in superficie dal movimento veloce di qualche pesce: palamiti, scombri, occhiate e più frequentemente dai pesci-rondine che spiccavano il volo sull’acqua e più di dieci terminarono il percorso nel nostro gozzo. Verso mezzanotte, lo Stellone “stava mettendo”, ci preparavamo alla prima leva, al primo recupero della rete, quando Ciro sentì un rumore lontano ed anche noi avvertimmo una sorta di ronzio che subito sembrò dilatarsi sempre più sull’orizzonte.
Rimanemmo fermi ed attenti e capimmo che si trattava di motori di navi. Ma quante navi! Dovevano essere forse centinaia e venivano verso di noi. Mollare la stazza, abbandonare la rete e remare, remare.... Ma in quale direzione?
Decidemmo di rimanere sul posto, di tenere i remi in mare, pronti a muoverci. Il rumore diventava sempre più forte e continuo, infine assordante. Erano navi da guerra che procedevano veloci nell’oscurità. Ne intravedemmo subito tre che, disposte sulla stessa linea orizzontalmente ed a breve distanza, avanzavano verso di noi. Erano a qualche centinaio di metri. Pochi secondi, avevamo pochi secondi per fare l’unica cosa possibile per salvarci: metterci tra le due navi. Riuscimmo a remare con decisione e forza e furono sufficienti una cinquantina di metri per non essere travolti.
Veloci sfilarono davanti ai nostri occhi sbalorditi. Le prue sottili tagliavano l’acqua come una lama. Vedemmo i cannoni di prua, il ponte di comando e sulla poppa, tesa nel vento, la bandiera a stelle... si trattava di navi americane.
In questa situazione ci trovammo tre o quattro volte ancora e con la solita manovra, anche se eravamo ormai sfiniti dalla fatica e per la paura, riuscimmo a rimanere a galla, la qual cosa non era facile perché le onde provocate dalle navi proiettavano verso l’alto il gozzo che poi ricadeva giù dalla cresta di colpo sì da immergersi sino all’orlo della murata, imbarcando acqua, prima di essere spinto di nuovo in alto.
Nelle brevi pause ci mettevamo a sgottare l’acqua. Avevamo con noi un secchio, due barattoli e la sassola. Poi riprendevamo subito i remi per affrontare il successivo passaggio di navi. Ci ritenemmo perduti quando il gozzo si ritrovò in alto sulla cresta di due onde che, provenienti da direzioni opposte, si scontrarono proprio sotto di noi; la ricaduta, però, non fu violenta, il gozzo era ancora a galla e noi su di esso. Di lì a poco avvenne il peggio.
Uno zatterone, passando tra la stazza della rete e la barca prese la cima e il gozzo come un fuscello si ritrovò sotto la sua murata. Due pescatori recuperavano i remi, mentre io e Ciro spingevamo con le mani contro la murata dello zatterone che sfilava veloce, per evitare che fossimo travolti. Allora attraverso l’oblò vedemmo alla fioca luce dell’interno un gruppo di soldati di colore che bevevano e cantavano al suono di una chitarra.
Tutto avvenne in pochi secondi che sembrarono un secolo, la cima fu tagliata e il gozzo si ritrovò nella scia di poppa dello zatterone. Nell’urto con la murata s’erano spezzati i due remi di sinistra, così ci trovammo con un paio di remi soltanto. Sfiniti rimanemmo in silenzio, immobili, disperando ormai di salvarci. Ma dopo alcuni minuti il mare diventava sempre meno agitato, le onde sembravano man mano distendersi. Il rumore dei motori si perdeva sempre più lontano nell’oscurità: eravamo salvi! Continuammo a rimanere seduti, quasi incapaci di pensare. Quanto tempo era trascorso?
Lo stellone era tramontato già prima che cominciasse la nostra disavventura, forse erano trascorse un paio di ore, quando l’improvviso movimento di un pesce sulla superficie dell’acqua ci risvegliò riconducendoci alla realtà. Il mare era ritornato se stesso, disteso e tranquillo.
Allora Ciro disse: “... le navi sono passate tutte, adesso dobbiamo ritrovare la rete, se c’è rimasto qualcosa”. Remammo lentamente, seguendo la corrente con puntate a sud e poi a nord. Intorno a noi pesci-rondine in quantità luccicavano nei loro voli sull’acqua. Sentivamo i palamiti che velocissimi si lanciavano sulle prede. Il mare era ricco di pesci e questo accrebbe ancor di più il nostro risentimento, la nostra rabbia, per quanto accaduto. Poi, nel chiarore dell’alba a levante, sul mare calmo e senza la minima increspatura, scorgemmo una decina di galleggianti. Evidente che nell’oscurità avevamo superato la rete. Ci dirigemmo subito su di essa, ne prendemmo un capo e cominciammo a recuperarla. Subito nell’azzurro intenso un luccichio: erano pesci, tre, dieci, quindici... scombri, due palamiti, un grande lammaggio di una cinquantina di metri in cui tutta la parte alta della rete era stata portata via, ne recuperammo brandelli e la corda con il piombo.
Ma poi con nostra sorpresa e gioia ancora un pezzo di rete intatta che per l’abbondanza di pesci risaliva dalla profondità di una ventina di metri, che noi con fatica, ma con forze ritrovate, tiravamo su. Si alternavano scombri, due pesciluna ed infine un pescespada di circa 50 chilogrammi.
Com’era possibile tutto ciò? Decine di navi erano passate sulla nostra rete e ne avevamo portato via soltanto una parte!
È certo che il peso dei pesci che si erano impigliati subito dopo il tramonto aveva tirato la rete con l’armamento dei galleggianti alla profondità di oltre venti metri, salvandone la maggior parte, mentre i tratti di rete rimasti in superficie erano stati tranciati e portati via. Effettuammo il recupero di un altro pezzo di rete di circa duecento metri in cui trovammo impigliati ancora scombri, palamiti ed una decina di pesciluna.
Disposto tutto con maestria nel gozzo, distribuendo ad arte il peso, finalmente a due remi ci dirigemmo verso la punta di Montevico, verso Lacco e alle ore 10 approdammo alla spiaggia. Erano ad attenderci quattro accattatori, due di Lacco, uno di Forio e uno d’Ischia, ai quali consegnammo ad ottimo prezzo duecento scombri e venticinque palamiti. I rimanenti pesci li vendemmo direttamente insieme ai pesciluna ed al pesce spada, quest’ultimo a trance sul muretto di via Roma dove veniva venduto il tonno di S. Restituta.
Per comprensibili motivi decidemmo un prezzo molto favorevole alla gente e dal ricavato, prima della spartizione, mettemmo da parte la quadra da offrire alla Santa Protettrice. -

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