LA RASSEGNA D'ISCHIA


Ischia nella tradizione greca e latina
di Raffaele Castagna

Imagaenaria Edizioni Ischia, luglio 2003.

di Nicola Luongo

A cura della Casa Editrice Imagaenaria di Ischia è stato pubblicato il libro di Raffaele Castagna "Ischia nella tradizione greca e latina". L'autore, direttore del periodico "La Rassegna d'Ischia", ha fornito un ulteriore prezioso contributo alla conoscenza della nostra isola e delle nostre origini, riportando molti passi delle opere più significative di autori greci e latini.
Agile e discorsivo si presenta il testo, anche se questa aggettivazione appare forse un ossimoro, una battuta bizzarra e paradossale che stride con i gravi e austeri temi mitici di gigantomachie, di metamorfosi, di cruente lotte per il potere, di passioni travolgenti e rovinose, a cui ricorsero gli scrittori del passato per spiegare i fenomeni naturali, vulcanici e tellurici che sconvolgevano una volta e ancor oggi sono una spada di Damocle sulla nostra terra, di cui forse non siamo pienamente consapevoli.
Eppure il Castagna è riuscito a rendere lieve e avvincente il suo arduo lavoro di ricerca e di rielaborazione, soffermandosi non solo su dati favolistici e mitologici, ma anche su preziose notizie riguardanti la formazione geologica di Ischia, i primi colonizzatori, le eruzioni vulcaniche e i loro devastanti effetti sugli insediamenti umani, testimonianze epigrafiche e di illustri scrittori dell'Umanesimo e del Rinascimento.
Leggendo i testi degli autori classici, si evince facilmente come soprattutto il mito dal carattere sacrale e incontrovertibile abbia esercitato nella storia di Ischia un grandissimo rilievo, per cui i fenomeni della natura spesso vi appaiono animati e umanizzati e tutte le metamorfosi vi sono possibili. Tutto ciò dimostra il carattere funzionale del mito, che nasce come spiegazione e giustificazione di fatti religiosi e sociali anche nella nostra isola, concezione che naturalmente oggi ripugna a ogni morale evoluta e pensiero razionale, visto che è stata sostituita dal sapere scientifico e della verità.
L'opera inoltre evidenzia che il classicismo non è un semplice coefficiente di istruzione, ma soprattutto fattore di educazione etica e intellettuale, elemento prezioso per riconoscere le nostre radici comuni alla ricerca di un mondo di testimonianze giunto sino a noi, analizzato non come una cosa inerte, come un cadavere sul tavolo anatomico, ma sentito e rivissuto continuamente nelle citazioni, negli esempi, nelle narrazioni, per coglierne messaggi e informazioni sempre attuali e avvincenti. In tal modo la conoscenza del latino e del greco, conseguendo segni pratici e immediati, soddisfa curiosità e interessi contingenti, contraddicendo la tesi del liberale conservatore Aléxis de Tocqueville, il quale auspicava un numero ancora maggiore di saperi tecnologici e scientifici perché, a suo dire, lo studio dell'antichità classica produce indesiderati effetti giacobini, non utili per la produzione e tanto meno per il funzionamento di una moderna società industriale.
Raffaele Castagna ci ha regalato un testo fluido e colloquiale, un libro non edulcorato, banalizzato, semplificativo, ma realmente informativo e istruttivo, che può essere apprezzato da ogni categoria di lettori, visto che le versione dei testi in italiano risulta oltremodo agevole e moderna. In tal senso l'autore fa proprio l'assunto che chi non si allena a passare da una lingua all'altra, cioè a riempire i silenzi del testo, si abitua, pericolosamente, ad ascoltare solo se stesso.
L'isola è stata celebrata dai più famosi scrittori greci e latini, a partire da Omero, che la chiamò Inarime, identificandola con l'isola di Tifeo, a Pindaro, a Strabone, a Ovidio, a Virgilio e ad una lunga serie di autori classici, a testimonianza di quanto fosse famoso il nostro scoglio natio anche nel passato più remoto. Interesse, richiami, curiosità che poi troviamo successivamente, quando l'isola apparità una sorta di agognata terra promessa e di Eden paesaggistico e ospitale per viaggiatori provenienti da tutto il mondo.
Non mancano riferimenti all'isola di Procida, considerata dagli autori classici una parte staccata di Ischia, e per molti così chiamata dalla nutrice di Enea, alle varie accezioni semantiche, all'origine delle leggende sul monte Epomeo, che il Lamartine definì come luogo paradisiaco, dove l'anima s'innalza a Dio e dove si vive l'aria di un altro mondo, nell'estasi sublime di una visione che affascina e seduce.
Il libro, illustrato da numerose note esplicative, riporta anche ampi brani de "La guerra di Napoli" dell'umanista umbro Giovanni Pontano, al servizio degli Aragonesi, opera in sei libri, di cui il sesto è in gran parte dedicato alle cose di Ischia, con la vittoria riportata su Giovanni d'Angiò da parte di Ferdinando I, figlio di Alfonso d'Aragona che unì il Castello all'isola maggiore con un ponte , fece scavare la grandiosa galleria interna con feritoie e trabocchetti, e costruì la robusta cinta di mura intorno al maniero.
Viene inoltre evidenziato il ruolo di Ischia nella "Storia Napoletana" di Giulio Cesare Capaccio, l'erudito letterato casertano che lasciò anche annotazioni su La Gerusalemme Liberata, ed è illustrato il poemetto dedicato a Vittoria Colonna, l' "Inarime" di Scipione Capece, umanista e ultimo presidente dell'Accademia pontaniana, che esalta la figura della sfortunata poetessa che si sposò e dimorò sul Castello per molti anni della sua vita.
Ischia, macrocosmo ricco di miniere d'oro (!) secondo Strabone, di allume, di boschi, di frutta e di vini, ma soprattutto di calde fonti che rigenerano e guariscono, è illustrata nelle sue testimonianze più accreditate e nelle sue vicende non solo letterarie, ma anche di dramma in cui tutte le azioni, i personaggi e i componenti del coro hanno un loro specifico ruolo e una giustificazione senza cui si vivrebbe soltanto nell'oscurità e nell'oblio.