Capeiatte
e il francese
di Giuseppe Silvestri
Un grande masso di tufo verde staccatosi
dall’Epomeo o emerso dalle profondità del Tirreno, sporgendosi
dalla collina della Cesa, sovrasta Lacco Ameno. Da esso è possibile
spaziare con lo sguardo sul golfo di Napoli e ad ovest verso Ventotene
e Ponza.
Questo masso è detto la Pietra di Casamonte, e vi si accede
tramite un viottolo e una scalinata tutta ricavata nel tufo che porta
ad un’abitazione costituita da un’ampia stanza con altri
ambienti, tra cui una cisterna per la raccolta dell’acqua piovana,
piccole vasche per lavare i panni (lavatoi) all’esterno. All’interno
della stanza, sulla sinistra, un lungo focolare con una grande fornace
su cui era poggiato un pentolone di rame annerito dall’uso,
ed in ordine decrescente quattro fornelli con altrettante pentole
di varie misure.
Una cappa in muratura poggiante su una trave di castagno copriva il
focolare in tutta la sua lunghezza.
Entrando nella stanza si rimaneva colpiti dai mazzetti di erba, di
arbusti e di piante varie che in ordine prefissato, attaccato ognuno
ad un chiodo, si succedevano in lunghi filari sulla stessa cappa e
sulle pareti della stanza, al centro della quale un tavolo quadrato
con accanto un tronco di quercia che fungeva da tagliere; infatti
sopra vi erano poggiati una roncola alla quale era stata tagliata
la punta e coltelli di diverse misure.
Si notava ancora a destra, addossato alla parete, un comò,
di quelli a cinque tiretti, a bombé, e con gli spigoli anteriori
abbelliti dalla sovrapposizione di ricami intarsiati nel legno. Un
letto ben ordinato ed infine un armadio di metri 1,20 circa di una
sola anta costituita da un grande specchio.
Qualche sedia, una poltrona, ancora coltelli ed attrezzi vari alle
pareti. Su un piccolo tavolo cinque lumi a petrolio e in uno scaffale
attaccato al muro al disopra del letto una quindicina di grossi volumi
e due raccoglitori di carta fermati da uno spago.
Vi abitava Capeiattë, così era detto un uomo di una sessantina
d’anni, di statura media, due occhi scuri vivacissimi, un perenne
berretto in testa per nascondere la calvizie. Era considerato un “mago”,
ma non adoperava formule magiche per guarire, bensì intrusi,
che lui stesso preparava, di erbe, di foglie, di rami, di piante,
molte delle quali coltivava direttamente. Vasi di creta, terracotta,
infatti, erano allineati lungo il muretto di protezione che si reggeva
intorno all’orlo della Pietra. Si notavano la salvia, il rosmarino,
la maggiorana, aloe di diverse specie, mirto, timo, basilico.
Il noce, il sorbo, il castagno, l’albicocco, e il pruno erano
nel terreno a terrazze dietro la casa ad est della Pietra dove Capeiattë
coltivava anche la vite.
Bisognava recarsi da lui di pomeriggio dopo le 15.00, perché
il mago dedicava buona parte della mattinata ai suoi lavori. Non accettava
per le sue prestazioni denaro, ma volentieri in regalo utensili vari
ed arnesi per la coltivazione del terreno, per la cantina e la casa.
Aveva roncole di diverse misure, seghe, zappe, picconi e gli piacevano
i vasi di terracotta che utilizzava per le sue piante.
Un giorno del mese di giugno del 1907 si recò a casa di Capeiattë
un noto personaggio detto “il francese” che con il suo
bastimento veniva ogni anno a Lacco una o due volte per il commercio
del vino. Quella volta vi giunse che aveva forti dolori addominali
che si erano manifestati durante la navigazione e, nonostante i medicinali
a disposizione sulla nave, non era riuscito a placarli. Appena ne
era venuto a conoscenza, l’imprenditore di Lacco gli aveva suggerito
di rivolgersi a Capeiattë, il mago della Pietra.
Anche se alquanto scettico, il francese si recò a casa di costui
e, quando vi arrivò, il mago stava potando una pianta di limone
con il “roncillo”.
- Da noi, disse il francese, adesso si usano delle forbici particolari
per potare le piante ed anche le viti. Consentono di lavorare con
minore fatica, più in fretta e con assoluta precisione. Capeiattë
se ne mostrò stupito, ma ritenne la cosa interessante. Il francese
rispose poi alle tante domande che Capeiattë gli rivolse sul
suo malanno. Poi gli disse di aspettare che avrebbe avuto bisogno
di alcuni minuti. Così, mentre il francese se ne stava seduto
sotto il pergolato di viti che copriva l’ingresso, lamentandosi
di tanto in tanto per il dolore, Capeiattë si dava da fare nel
suo laboratorio. Infine uscì e gli porse da bere un bicchiere
di liquido verde, alquanto denso. - Puah! - disse il francese, ma
continuò a berne tutto il contenuto. Poi Capeiattë gli
diede due bottiglie, di un litro ciascuna, ognuna avvolta in un pezzo
di stoffa scura fermato al collo con uno spago ben stretto. Gli disse
di berne un cucchiaino al mattino ed uno alla sera, alternando le
due bottiglie su cui era stato posto un segno ben evidente.
Il francese ringraziò e chiese a Capeiattë quanto gli
dovesse. Questi gli rispose che non voleva soldi, era molto interessato
alle forbici per potare che si usavano in Francia come gli aveva detto.
Il francese si dimostrò subito disponibile e assicurò
che nel successivo viaggio gliene avrebbe portato più di un
paio di varie misure. Infine si congedò e, mentre scendeva
per il viottolo che lo conduceva alla strada per la Marina, si rese
conto che il solito fastidio all’addome si era affievolito.
Provava quasi un senso di benessere come non gli capitava da tanto
tempo.
Pensò: - Sta a vedere che funziona! Prenderò questa
robaccia con la massima puntualità e ripeterò la cura
ogni anno, come Capeiattë mi ha detto - .
L’anno seguente ritornò a Lacco, i dolori gli erano ritornati
ma molto attenuati. Appena ormeggiò il suo veliero tra il Fungo
e la spiaggia, dopo le dovute disposizioni al nostromo, si recò
da Capeiattë che si mise subito a disposizione e dopo alcune
informazioni sulla sua salute si adoperò per preparare le medicine
ed intanto aspettava con una certa impazienza le forbici, curioso
di provarle, anche perché sarebbe stata una novità assoluta.
Ne aveva parlato spesso con i suoi amici all’uscita della messa
domenicale alla Congrega dell’Assunta!
Ma il francese disse: - Mon dieu, ho dimenticato le forbici! sarà
per il prossimo viaggio! -
In verità continuò a dimenticarle anche nei due viaggi
successivi, ricevendo però sempre da Capeiattë accoglienza,
attenzione e la medicina.
Una volta ancora, quando il veliero era ad una mezza giornata di navigazione
da Lacco, al francese si ripresentarono in forma più acuta
i soliti disturbi e perciò, appena arrivato, si recò
subito da Capeiattë ed ancora senza le forbici tante volte promesse.
Capeiattë lo accolse stavolta con una certa freddezza e gli disse
che al momento non si trovava in casa gli arbusti che facevano al
suo caso, perché per tagliarli e prepararli con la roncola
ci voleva molto tempo e lui aveva dovuto soddisfare altre esigenze.
Le forbici francesi sarebbero state utilissime, disse con disappunto!
Il francese capì ed imprecò contro se stesso. Il giorno
seguente, caricate le botti di vino, il bastimento partì. Quello
fu l’ultimo viaggio.
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