LA RASSEGNA D'ISCHIA


Colore - Personaggi ischitani
di Giulia Colomba Sannia

Il venditore di graffen
Ha il passo elastico, l’andatura elegante, lo sguardo puntato all’orizzonte, come un guerriero di altri tempi. Percorre lungo la battigia la curvatura dei Maronti in tutta la sua lunghezza, ogni giorno d’estate, avanti e indietro, senza mostrare mai segni di cedimento o di stanchezza, nemmeno quando il sole infuocato e il caldo torrido stremano i bagnanti. Nessuno conosce il suo nome, ma tutti i frequentatori dei Maronti, specialmente i bambini, lo conoscono bene: lui vende le graffen.
Il braccio sinistro piegato ad angolo, con la mano appoggiata sulla schiena, crea il supporto per reggere il vassoio delle graffen, il braccio destro, libero, appena appena lo sfiora o accompagna il movimento delle gambe. “Graffen” annuncia baldanzoso, con cadenzata regolarità. Ma non si guarda in giro, non invita all’acquisto come tutti gli altri venditori che affollano la spiaggia, non si sofferma mai ad offrire il tepore profumato del suo prodotto. C’è un distacco superbo e disincantato nella sua operazione commerciale. Soltanto quando lo si chiama, si scuote all’improvviso dalla sua solitudine altera e si dirige con professionalità di venditore accanto al bambino o all’adulto, ugualmente irretiti dal profumo di zucchero e di fragrante frittura, rassicurati dal rituale ripetitivo della graffe consumata sotto il sole afoso.
Per dare la graffe finalmente si ferma, ma non resta in piedi: poggia un solo ginocchio a terra e, con la gestualità solenne di un cavaliere medioevale, abbassa il vassoio delle graffen e offre in bustina il suo prodotto, quasi fosse un omaggio, un dono prezioso, un atto di deferenza. Pagarlo sembra offensivo, superfluo e lascia un poco stupiti. Ma lui riprende subito il suo cammino, noncurante degli sguardi, indifferente al caldo, al vocio, al mondo. Alla tarda mattinata o al pomeriggio scompare misteriosamente, così come era venuto, senza che mai qualcuno riesca a vederlo percorrere le scalette di accesso alla spiaggia. Resta un miraggio che si ripeterà ogni giorno, raggrumato in un grido, graffen, in una scia di profumo che arriverà puntuale a tentare l’ignaro bagnante.

La venditrice di frutta ai Maronti
Parla tedesco la venditrice di frutta: “obst, wollen sie obst?” E poi concede ai locali: “Frutta, frutta fresca e lavata”. La cesta che porta sul capo sopra un fazzoletto arrotolato a crocchia trabocca di uva, di fichi, di pesche, ogni tipo di frutta stagionale, oppure golose primizie. La bilancia garantisce l’onestà del peso, ma non difende dal prezzo. Eppure quella frutta fredda e pulita, che dà l’illusione di comprare in essa giovinezza e salute, finisce subito e il cesto vuoto che, allegra, la donna riporta molto presto dopo il suo giro, attesta un successo sicuro che si ripete ogni giorno per tutta la stagione estiva. Non è mai stanca o sudata o affranta la venditrice di frutta fin quando è sulla spiaggia; ma se capita di vederla, mentre sale in un’auto che l’aspetta alla curva alta della strada dei Maronti, quasi non la si riconosce tanto appare mutata. È diversa, è una contadina bruna, affaticata, come tante altre che abitano l’isola: lontano dai Maronti ha perduto la sua magia misteriosa.

Il venditore di parei e asciugamani
Abdullah o Mohammed: non si sa bene come si chiami, ma è biondo come un occidentale e allegro e festoso. Ogni anno si sofferma a salutare i clienti dei Maronti, come un amico ritrovato e si informa premuroso sul loro benessere. Curvo sotto un peso improponibile di vestiti, avvolto nella sua gamma coloratissima di asciugamani caldi caldi, non dà segno di sofferenza. Si muove a volte burlone saltellando, a volte lento e appena stanco, a volte veloce tra gli ombrelloni e offre alle signore la sua merce con generosa pazienza di orientale. Attende che le signore provino i suoi parei, indossino i suoi vestiti, che scelgano, con esitazione da calura, il colore dei suoi asciugamani. Lui non dà mai segno di fastidio o di fretta. Sta lì, sorridente e aspetta: prima o poi tutti compreranno.

L’insalata dei Maronti
La sua insalata è nota in tutta l’isola d’Ischia: è l’insalata dei Maronti. Ogni stabilimento balneare della spiaggia offre insalate miste nel proprio menu, ma nessuna può gareggiare con la sua. Gerardo, con distaccata sicurezza non mette in discussione la assoluta superiorità della propria insalata: è lui - dice - che l’ha inventata, che l’ha creata per primo. È un misto di pomodorini, di cipolle, di insalatina, di peperoncino, patate, condito sapientemente con olio particolare, mescolato con le sue mani abili e veloci, come fanno i cuochi perfetti. Tutti i prodotti, però, sono rigorosamente della sua terra, alimentati dal sole e dal calore dei Maronti, curati dal suo amore puntiglioso e testardo, nella convinzione che quell’insalata è la quintessenza della salute, una sorta di privilegio riservato ai suoi clienti affezionati che ogni anno tornano fedeli a trovarlo. Nell’eleganza della particolare struttura lignea, per chi siede ai tavoli lucenti, costruiti con blocchi di legno rustico, nel ristoro dalla brezza leggera che si alza all’ora di pranzo, il bicchiere di vino bianco ghiacciato, il profumo del pane cafone, a volte perfino, con un sottofondo tenue di musica, mentre lo spettacolo di S. Angelo in lontananza si profila sull’orizzonte abbagliante di luce e di mare, forse qualunque insalata apparirebbe un cibo paradisiaco consumato in un momento di magia.

L’amica di tutti
Ogni anno l’aspettano gli amici e soprattutto le amiche, curiose di verificare se riuscirà ancora ad esibire baldanzosa il suo fisico adolescenziale, ben tagliato, ma anche frutto di sacrifici e di cure inimmaginabili. I lunghi capelli biondi lisci le danzano intorno alle spalle e lei a volte li raccoglie con gesto frettoloso e sapiente in una rapida crocchia per difendersi dalla calura, mentre avanza caracollando sugli zoccoli altissimi. Non si tuffa, non nuota, non gioca con l’acqua, non “usa” il mare, ma prende il sole a lungo con un libro tra le mani, finché non decide di fare conversazione.
Allora si accosta cordiale agli ombrelloni, scherza allegra con qualcuno, apostrofa i più riottosi, offre il caffè e coinvolge tutti in una grande rete di amicizia, in cui è molto brava a mostrare affettuosa compiacenza per le signore stremate dall’inevitabile confronto. Sarebbe perfetta se non creasse suo malgrado sensi di colpa in tutti: negli uomini che restano imbarazzati, incerti, e nelle donne che appena la vedono arrivare cercano disperatamente il pareo per nascondere inestetismi e rotolini di carne di cui fino a quel momento si erano tranquillamente dimenticate.

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