Ragnatele
di Marco Lorandi
Alle origini di queste immagini fotografiche di Salvatore
Basile, autodidatta che tuttavia proviene da un ambito familiare in
cui le arti sono state largamente praticate, c’è una
grande struttura, un macrocosmo architettonico di roccia stratificata
nelle sue forme e trasformazioni plurisecolari petrose; essa si erge
verticalmente in un’ascesa svettante dilatandosi fino ad annettere
ed occupare l’intero isolotto primigenio nelle sue modificazioni
funzionali che la storia umana gli ha imposto, un castello, anzi il
castello per eccellenza dell’isola d’Ischia, noto universalmente
come “castillo de Aragona” dal nome del suo committente,
Alfonso d’Aragona, che lo fece erigere nel 1438. Ma non è
tanto il complesso dell’edificio nella sua massività
fortificata esteriormente, turriforme a guisa di tornanti che si avvolgono
fino al Maschio della cima, bensì le sue viscere, le sue interiora,
i suoi abissi noscosti, le sue membra ed i suoi percorsi interni,
misteriosi di caverne e passaggi sotterranei, di secrete, di cunicoli,
di camere buie ravvivate da fioca luce, luoghi di meditazione e di
ascesi e di dolore, patiboli di prigionie e di torture, anfratti di
preghiera e di violenza, ma anche di gioia come forse dovette essere
il legame nuziale celebrato tra la poetessa Vittoria Colonna e Ferrante
d’Avalos. In tali caverne e spazi bui vivono le ombre dense
di polveri scure, sedimentate, di ragnatele, oggetto dell’indagine
fotografica di Basile, impigliate, pendenti o tese quali tessiture
sfilacciate, slabbrate o raggomitolate in crisalidi vuote dove il
ragno, l’aracne antica, non fila più la sua bava di vita,
il suo strumento di linfa organica, ma permangono attive le sue “costruzioni”
come una sorta di archeologia di stagnamento, dove le sue strutture
filate ora frantumate in glomeruli ora in velari logorati, si intrecciano,
si intersecano attirando a sé le polveri nere e tali da offrire
la visione di un microcosmo che sa di lutto e di morte; ma nello stesso
tempo queste ragnatele si trasformano in metamorfosi disegnative,
in arabeschi anche spugnosi, come cristallizzati e necrotici. (...)