Centenario della nascita
Aniellantonio Mascolo
Mascolo: la
ieraticità del gesto
di Gabriele Mattera
«L’occasione di questo
omaggio ad Aniellantonio Mascolo ci fa sperare che una più
vasta attenzione induca ad osservare la sua umanità, popolata
di figure con la stessa forza buona, simile al suo sorriso largo e
disponibile, gli uomini e gli animali del pari arguti, come nel raglio
dell’asino (n.d.r. “Il raglio dell’asino”
è il titolo di un bassorilievo ligneo)».
«Occorre disporsi a guardare la sua opera - e la vita - come
i suoi occhi promettono: vivi di intelligenza e curiosi di annotazioni...».
Con queste parole Ercole Camurani conclude il suo scritto di presentazione
al catalogo della mostra tenuta nel Castello d’Ischia nel 1985.
Ecco dunque un’altra occasione che ci viene dalla mostra organizzata
da Massimo Ielasi nella sua Galleria delle Stampe Antiche ad Ischia
Ponte. Un’occasione particolarmente interessante, per il taglio
dato alla mostra e per la rigorosa selezione delle opere esposte.
L’opera dell’artista ischitano, e, in special modo la
grafica, ha conosciuto momenti di vera gloria con riconoscimenti prestigiosi,
tra cui il primo premio degli incisori d’Italia e la partecipazione
a diverse Biennali di Venezia, Quadriennali di Roma e altre numerose
rassegne di grande rilievo internazionale. In quegli anni Mascolo
veniva riconosciuto dalla critica come uno dei più grandi incisori
italiani per la originalità della sua opera.
Anche il critico Paolo Ricci, frequentatore della nostra Isola e amico
ed estimatore di molti artisti locali, individuava in Mascolo e in
Luigi De Angelis i due esponenti più importanti di quella che
egli definiva addirittura “scuola ischitana”. Difatti
i due artisti, l’uno scultore ed incisore, l’altro pittore,
furono non soltanto presenti in importanti rassegne internazionali,
ma godettero di larga stima da parte di famosissimi artisti tedeschi
che scelsero Ischia come loro dimora e non soltanto per le bellezze
del paesaggio, ma per la grande e stimolante presenza appunto di alcuni
artisti locali, dai quali, non è esagerato affermare, presero
più che stimoli e ispirazioni.
Tuttavia, i mercanti del continente, forse per ignoranza, forse per
miopia, non si accorsero di lui e l’opera del nostro geniale
e originalissimo artista è rimasta fuori dal circolo del grande
collezionismo con la conseguenza che il suo nome oggi è pressoché
sconosciuto.
Il debito che tutti noi abbiamo nei suoi confronti è grande
e non si estinguerà con l’allestimento di qualche mostra
delle sue opere, sia pure organizzata con intelligenza come questa
curata da Massimo Ielasi.
Occorre, una volta per tutte, che i collezionisti, le autorità
e gli eredi riuniscano le forze per la creazione di una struttura
stabile dove esporre permanentemente tutta l’opera, grafica,
plastica e ceramica, corredandola di uno studio serio e approfondito,
per definirne la catalogazione e la giusta collocazione nell’ambito
del panorama dell’arte italiana del ‘900.
La totale inesistenza di una politica culturale nella nostra isola,
non ha consentito a molti ischitani di capire appieno l’importanza
dell’opera e il livello raggiunto da Mascolo artista. Infatti
la grafica a carattere popolare viene ancora utilizzata come testimonianza
di una situazione paesaggistica e ambientale dell’isola d’Ischia,
e di confronto con situazioni del passato, sottraendone il vero significato
artistico e riducendola così a documentazione di storia locale.
Mascolo per quella naturale riservatezza che ha caratterizzato l’intera
sua vita, non ha mai voluto vestire i panni dell’artista e tanto
meno dell’uomo con meriti e qualità particolari. La sua
semplicità e il suo candore sono state le colpe della sua non
storia che, infine, gli ha molto nuociuto.
L’incapacità di concedersi come uomo pubblico è
stata intesa come orgogliosa e sprezzante superiorità, togliendogli
il diritto di godere dei benefici concessi dalla società del
potere. Ma chi lo ha conosciuto sa bene quanto egli fosse restio a
far vita sociale, non per civetteria snobbistica o per superbia, ma
per semplice e naturale umiltà. E per la stessa umiltà
non si curò affatto di preparare le basi per una sistemazione
della sua produzione, forse perché ingenuamente convinto che
la sola forza delle sue opere sarebbe valsa a garantirne l’immortalità.
Vivendo in una sorta di ascetismo e in una speciale condizione di
beatitudine, non pensò mai di acquisire il superfluo né
la gloria. Stoico nel sopportare le sofferenze fisiche, che le condizioni
di salute gli procuravano, specie negli ultimi anni della propria
esistenza, rassegnato e composto nella sua grande dignità di
uomo, seppe sconfiggere perfino la paura della morte, non perché
ne ignorasse l’irrimediabilità, ma perché seppe
superarla, riconoscendola come naturale conseguenza della vita, che,
nonostante tutto, egli visse con allegria e fecondo operare.
Uomo dalle poche esigenze, legato a pochissimi amici e alla famiglia
da sentimenti antichi, divideva il proprio tempo tra il lavoro, la
maggior parte, e le rituali passeggiate sul Pontile e nel Viale dei
Bambini in Pineta. Una vita vissuta si può dire in pochi metri
quadrati, tra le case di Ponte d’Ischia con la sorella Nina
e i nipoti, ai quali dedicava tutte le sue attenzioni e il suo affetto.
I modelli del suo lavoro erano sempre scelti tra gli stessi suoi familiari,
forse per una sorta di pudore o per il timore di intrusioni nella
propria intimità, forse per la consuetudine che i suoi familiari
avevano con il suo lavoro. Egli era per tutti non il maestro o il
professore, ma semplicemente Aniellantonio e mai mancava di ironizzare
se a qualcuno veniva in mente di apostrofarlo con qualche titolo accademico.
Venendo dal popolo si sentiva del popolo e l’uomo umile era
per lui il vero compagno di vita al quale dedicava tutto il suo interesse
di artista e di uomo. I personaggi delle sue linoleografie, anche
quelle a carattere religioso, sono gli stessi umili che egli incontrava
ogni giorno per le strade di Ponte.
La religiosità delle sue opere non va dunque ricercata in un’oleografia
rituale e convenzionale, ma piuttosto nel legame che i personaggi
hanno con la vita terrestre fortemente ancorato alla realtà.
Lo stesso Paolo Ricci, grandissimo conoscitore ed estimatore dell’opera
di Mascolo, parla spesso della presenza dell’elemento umano
e terrestre nelle scene del Vangelo.
L’opera di Aniellantonio non conosce scarti o salti stilistici;
non si divide in periodi e tematiche, né contiene implicazioni
letterarie. La sottile differenza tra l’opera grafica a carattere
popolare e quella religiosa è da cercare più nel rapporto
che egli aveva con la sua stessa vocazione, che non in una vera differenza
di linguaggio.
Quella a carattere popolare scaturisce da una osservazione attenta
ed ironica della realtà, la religiosa dal sentimento profondo
e segreto della propria creatività.
Non bisogna dimenticare che l’inizio della attività grafica
nasce appunto con una linoleografia dedicata alla vita di S. Francesco.
Quel S. Francesco che egli prese a modello per tutta la vita con fede
profonda e rigorosissima osservanza.
Le scene del Vecchio Testamento, La Creazione, la vita di S. Francesco,
la Via Crucis, sono opere scandite in ritmi spaziali di grandissima
monumentalità. Il modo di accampare le figure dei Santi, di
Gesù, di Maria, degli Apostoli, su fondali di nero, intatto
e profondissimo, fissate nel privilegio dei bianchi sui neri, senza
alcuna gerarchia di piani, di modernissima concezione, avviene non
tanto per una necessità di racconto, quanto e solo per una
esigenza compositiva. La grande maestria nella ripartizione dello
spazio, l’intensità e la tensione della contrapposizione
tra i bianchi e il nero, fanno di Mascolo uno degli artisti italiani
che, a pieno titolo, si colloca a fianco dei protagonisti dell’arte
europea dei primi di questo secolo.
Più volte si è parlato di Mascolo come di un artista
primitivo, forse per le sue figure vagamente arcaiche. In realtà
Mascolo si è sempre ispirato alle genti semplici, alle quali
ha dato espressioni, a volte, un po’ ironiche, ma questo non
vuol dire che sia stato un artista primitivo. Semplice sì,
ma non incolto, anzi il suo candore gli ha consentito di indagare
e scoprire realtà oltre ogni apparenza. Il linguaggio essenzialmente
scarno, privo di citazioni e di facili virtuosismi tecnici, appartiene
agli artisti di grande cultura e sensibilità, come è
stato Mascolo. Egli ha sempre lavorato in sintonia con la sua vocazione,
senza bisogno di forzare la sua “ispirazione”, ricchissimo
com’era d’inventiva e, nello stesso tempo di esperienze
di vita; egli ha semplicemente seguito la strada tracciata dalla sua
autentica vocazione e dal suo talento artistico.
Il suo non è un linguaggio di finzione o di imitazione, ma
autentica creazione, espressa con semplicità ed immediatezza
e sfrondata da quella retorica parrocchiale e di sacrestia, tanto
cara ai ministri della nostra chiesa, che più di altri sono
colpevoli di averne osteggiato la collocazione nelle strutture ecclesiastiche,
preferendo ad essi oggetti di dubbio gusto e privi di qualunque senso
religioso. Oggi Ischia patisce le conseguenze di questa politica del
“Forestiero” ed è privata di opere che avrebbero
dato lustro alla nostra Isola e godimento spirituale ai fedeli.
Un’occasione irripetibile che evidenzia ancora una volta la
povertà di serie iniziative sul piano civile e culturale delle
amministrazioni fin qui succedutesi. Ma la presenza di Mascolo resta
viva e significante per alcuni pochi, non solo per l’attualità
della sua arte, ma per la profonda umanità del suo messaggio.
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