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Nella Geologia dell’isola
d’Ischia (1870) Ferdinando Fonseca scrive: La casipola pescareccia, al tempo in cui Giulio Iasolino componeva il suo libro De Remedi naturali che sono nell’isola di Pithecusa hoggi detta Ischia (1588), era una chiesetta consacrata a San Nicola. Questa circostanza verso il 140 d. C. suscitò la curiosità del giovane Marco Aurelio, futuro imperatore romano, il quale scrisse una lettera al suo maestro Frontone per chiedere come poter utilizzare nei suoi studi questo fenomeno. Frontone rispose con una significativa immagine, nel senso che l’isola grande ripara l’isolotto dalle tempeste marine e parimenti l’imperatore padre allontana dal principe ereditario le preoccupazioni del governo «Passato un poco più oltre, si vede il tempio di San Pietro a Pantanello, altre volte monastero di Greci, e vicino a quello nella marina è lo scoglio da noi detto il Gigante, dalla forma che tiene. Fra questo e dirimpetto al tempio di Santo Alessandro, e li monti delle fosse scaturiscono i bagni di Fornello e di Fontana, vicino ad un lago fertilissimo di buon pesce, e di uccelli detto Follache, le quali venendo qui da altri luoghi macre e inette né buone da mangiare, nel tempo freddo diventano grasse e buone da mangiare: da molti si crede che ciò avvenga da una certa erba, della quale in quella si pascono: pure io stimo che questo si causi per l’acque di detti bagni, che hanno virtù di ristorare, e ingrassare scorrendo nel dettolago. Circa la festa dunque di San Martino quivi si fa una bellissima caccia di dette Follache: le quali diventando tanto grasse che possono poco volare, ma non uscire dal lago, che di circoito è quasi un miglio,entrando le genti con barchette e balestre ne pigliano qualche volta mille, e altre volte mille e cinquecento ancora, essendo già caccia reale, e riservata» (Iasolino, op. cit.). Camillo Eucherio de Quintiis nel suo poema Inarime seu del balneis Pithecusarum (1726) descrisse con poetici esametri latini la pace e la tranquillità delle sue sponde, dei campi circostanti allietati dal canto degli uccelli, nonché la caccia alle folaghe che si faceva nel lago nel mese di novembre. In Brevi e succinte notizie di
storia naturale e civile dell’isola d’Ischia (1801)
Francesco De Siano così scrive: L’Ultramonntain (C. Haller) nel
suo Tableau topgraphique des isles d’Ischia.... (1822)
parla di un Mar morto in forma ridotta: «Il Lago d’Ischia era una volta famoso per il gran numero di gallinelle di acqua che si prendevano ogni anno nel mese di novembre, benché oggi non se ne osservino più da quando si è fatto entrare il mare in questo lago per facilitare il rinnovamento delle acque. In compenso si prendono dei pesci eccellenti, che formano una delle principali risorse della Città d’Ischia» (J. E. Ch. De Rivaz - Déscription des eaux minéro-thermales..., 1837). “… Epperò era veramente sventura che l’isola mancasse di un porto. Ma ciò che desiderarono in tutti i tempi, e sempre indarno, tutti i dinasti che Ischia signoreggiarono, fu voluto e fatto prestamente al cenno del re Ferdinando II, immegliando così, non è a dir quanto, la sorte di quei popolani non solo, ma e delle vicine isole ancora, e di quanti con esse fan traffico. Eravi a settentrionne dell’isola uno stagno ampissimo, originatosi fin dai tempi più remoti dall’ultimo dei tre gran tremuoti, onde quella fu sconvolta, siccome ricorda la storia. Veduto dunque il Re che niun luogo offrivasi più acconcio ad un porto, comandava che vi si fosse aperta nel sito più vicino al mare un’ampia bocca da poter dare agevolissimo passaggio a qualsivoglia più grande piroscafo da guerra, e che il suo fondo si fosse purgato dì tutte le materie, che i secoli vi avevano accumulate, affinché anche grandi navigli riparare vi potessero e stanziarvi a loro bel agio» (Annali Civili del Regno delle Due Sicilie, vol. LIII, 1855). «… Ci dirigemmo verso la
punta occidentale dell’isola, formata da enormi colate di basalto
scuro, che da lontano sembravano giganteschi mastodontici andiluviani,
accovacciati in riva al mare. I loro fianchi sprofondavano a picco nel
mare e mi chiedevo se non stessimo per infrangerci contro quei massi
irti e frastagliati dagli assalti delle onde che senza tregua li coprivano
con i loro fasci di schiuma, quando un colpo di timone fece fare un
leggero giro all’imbarcazione; vidi aprirsi tra due alte rocce
uno stretto passaggio nel cui fondo s’incorniciava il più
delizioso paesaggio che si possa sognare, mentre ci colpiva il viso
un’intensa ventata di profumo di gardenia. I rematori lasciarono
scivolare lungo l’albero la vela che cadde flaccida e senza forze,
e noi, piano piano, entrammo in un piccolo bacino circolare, dove le
onde s’appianavano, calme e trasparenti al riparo dalle ondate
del largo. Cratere, lago,
porto: sempre questo angolo di Ischia ha attirato l’attenzione
or dei cultori delle scienze, volti a spiegarne la sua formazione e
le sue trasformazioni, or dei seguaci delle Muse poetiche ed artistiche,
che qui trovarono ispirazione al loro lirismo e al loro pennello. Soprattutto
vi accorsero i pittori della Scuola di Posillipo e il lago appare spesso
fra i loro disegni ed acquarelli; ed anche successivamente il porto
ha trovato posto nei lavori di molti artisti, sia isolani che forestieri. |
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