La Rassegna d'Ischia 2003
MOTIVI    di Raffaele Castagna

In questi ultimi anni molti studenti universitari (anche non isolani) hanno scelto per le loro testi di laurea argomenti concernenti vari aspetti dell’isola d’Ischia, da quelli termali e ambientali a quelli artistici, politici, religiosi... oppure legati a personaggi della sua storia. Non sembri inopportuno dire che in taluni casi abbiamo potuto con La Rassegna d’Ischia, con i documenti e le ricerche riportati nei vari anni di pubblicazione (e ultimamente ampiamente citati anche sul sito Internet), offrire anche il nostro contributo, come d’altra parte hanno fatto tanti altri appassionati studiosi che nel corso degli anni hanno raccolto materiale sull’isola d’Ischia e si sono dimostrati ben disposti ad aiutare i giovani per i loro lavori.
Ma in proposito vogliamo mettere in evidenza come scarsa collaborazione si sia trovata negli enti pubblici e nelle istituzioni comunali, dalle cui sedi è spesso stato rivolto l’invito ad indirizzarsi proprio a privati studiosi e collezionisti. Essere facilitati nella ricerca negli stessi archivi comunali appare in qualche occasione cosa impossibile. D’altra parte sappiamo in quali condizioni essi versino e come nulla si faccia per riordinare il materiale ancora esistente, anche con la giustificazione che non ci sono fondi o i locali per riordinare il tutto. Poi magari si trovano sempre i soldi per le estive “saucicciate” e le quattro canzoni in piazza, che fanno più appariscenza e messa in scena.
D’altra parte sappiamo anche come siano state chiuse le biblioteche allestite dalle stesse Amministrazioni comunali, ad esempio a Lacco Ameno e a Forio, lasciando che scomparissero i volumi acquisiti negli anni e pur mentre sembrava che continuamente crescesse l’attenzione, soprattutto degli studenti, intorno a tali centri di cultura. Unico dato positivo è da individuarsi nell’aver visto ritornare a novello vigore la Biblioteca Antoniana di Ischia, vanto già di Mons. Onofrio Buonocore.
Eppure oggi c’è un rifiorire di attività editoriali locali che stanno portando alla conoscenza di tutti o di chi ne ha voglia tante preziose opere del passato dimenticate e rare, acquistabili quindi sui cataloghi di antiquariato e soltanto da pochi amanti del libro, i cosiddetti bibliofili. Ma si tratta di un settore verso cui l’interesse e l’attenzione non sono affatto percettibili. Il che ci appare nettamente in contrasto con quella calda accoglienza, messa in mostra anni addietro di fronte ad interventi esterni nel riproporre testi sull’isola d’Ischia.

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C’erano una volta le poste! Pagamenti di conti correnti postali e vaglia, corrispondenza, pensioni, libretti di risparmio... tutto era facile per chiunque e senza tanto dispendio di tempo. C’era anche il famoso avvertimento: «Fa fede il timbro postale» per giustificare di aver proceduto a determinati atti nei tempi dovuti. Oggi non si usa più apporre il timbro di arrivo. Per le operazioni agli uffici postali, ridotti sempre più di numero, bisogna mettere in conto ore ed ore di attesa, con la prospettiva a volte di dover sostare anche all’aria aperta (al sole o alla pioggia), in quanto i locali di operazione sono piccoli. Una raccomandata non ve la consegnano, ma vi lasciano sempre l’avviso di giacenza. E, poiché i centri di smistamento sono stati accorpati, si ha il caso ad esempio di dover attendere tre giorni per il ritiro, quanti ne occorrono per passare da un comune all’altro.
Sono state modificate alcune modalità di invio, come quelle per le stampe e per i libri abolite del tutto, a meno che non si tratti di grossi quantitativi. E qui il problema ci riguarda molto da vicino, se si considera che per l’invio di una copia de La Rassegna d’Ischia bisogna considerarla posta ordinaria ed usare la tariffa di euro 1,55 (tremila delle vecchie lire e, se si superano i 349 grammi, si passa a settemila). Inoltre i relativi tagli non si trovano ed allora occorre combinarne vari, superando il già elevato prezzo.
Da molte parti si è parlato del pericolo che corre l’editoria minore con la unica prospettiva di dover scomparire. E va anche aggiunto che il concetto di editoria minore non è sempre ben interpretato, in quanto vi si innestano anche prodotti che vanno fino alle diecimila copie, senza calcolare quelli che si attestano al di sotto (a volte anche di molto) delle mille copie! Si legge infatti in un articolo del periodico Giornalisti (n.2/2003): «Oggi spedire per abbonamento postale costa un minimo di 0,13 euro, che vuol dire 250 delle vecchie lire a cui vanno aggiunte le spese di cellofanatura o imbustamento dei periodici». Qui il riferimento è al tariffario delle spedizioni in abbonamento postale, per il quale occorre un minimo di mille copie. Del tutto indifferenti sono le varie specifiche associazioni alla effettiva editoria minore, che si rivolge ad un pubblico ristretto e prettamente locale, con riviste specializzate ed ovviamente non legate alla attualità, e quindi di minore attrazione per i lettori. Già peraltro le incombenze burocratiche e fiscali non fanno affatto differenza tra un grosso apparato editoriale ed un modestissimo periodico di paese!
«Spero - si legge ancora nel citato numero di Giornalisti - che non sia una manovra, un accordo tra “amici” per eliminare dal mercato le migliaia di voci sparse in Italia. Non vorrei che qualcuno si adoperi a spegnere la luce di notte per lasciarla accesa di giorno. Quando muore un giornale si perde un pezzo di democrazia».

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Si parla spesso di “memoria del passato” (ricordare per non dimenticare), ma al di là di una occasionale dialettica poco o nulla si registra sul piano concreto. Non di rado inoltre ci troviamo di fronte a situazioni che sembrano paradossali, in quanto siamo pronti a fissare in un modo o nell’altro un segno che tramandi nel tempo qualche attuale avvenimento, come pure indifferenti e decisi a modificare o lasciare in rovina quelli posti da precedenti generazioni.
Volendo dare al momento corpo a questa situazione, potremmo richiamarci alla contraddittorietà tra la giusta aspirazione a porre qua e là nuove lapidi commemorative e la circostanza che quelle antiche cadono a pezzi, diventano sempre più illeggibili o per l’usura del tempo o perché coperte da erbe, tabelle pubblicitarie, pali vari... E la medesima cosa si verifica, come si può leggere in altra parte del giornale, per la toponomastica, sostituendo spesso le tradizionali denominazioni con nuovi richiami non sempre da tutti condivisi, proposti da commissioni appositamente costituite, cui invece si potrebbe affidare il compito di fare una storia di tutti i toponimi, considerato che avrebbero in virtù della loro costituzione libero e facile accesso alle fonti di archivio.

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In ogni Comune ci sono zone verso cui si concentrano le maggiori attenzioni degli amministratori di fronte ad altre che, a mano a mano che ci si allontana dal centro, mostrano sempre più chiaramente i segni di una scarsa considerazione e versano spesso nel completo abbandono: servizi carenti, controlli sporadici, strade impervie e raramente oggetto di manutenzione.... La realtà è che si riversano le maggiori spese dove pure lo sviluppo ha già impresso i suoi segni piuttosto che in quelle contrade cosiddette periferiche; un fenomeno, questo, che non dovrebbe sussistere in un contesto territoriale di piccola estensione qual è quello dei vari comuni isolani, in cui ogni angolo, ogni quartiere potrebbero e dovrebbero avere una prospettiva di continua cura e valorizzazione. E questo dovrebbe peraltro essere proprio il vantaggio di avere tante piccole entità, e cioè una facilità di interventi su tutto il territorio! Viceversa si assiste ad una costante negativa evidente nel piccolo come nel grande in senso generale, e forse proporzionalmente rapportata al territorio: il centro che costituisce il fulcro di ogni paese e quindi richiama incremento e sviluppo, e la periferia, se così può dirsi, che soltanto raramente vede affrontati con la medesima sollecitudine i suoi problemi.
Sotto questo aspetto ci chiediamo se l’eventuale comune unico isolano non sia destinato poi a determinare un’accentuazione del fenomeno.

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Arriva la stagione turistica e si lavora per incrementare le casse comunali a spese degli automobilisti con multe, parcheggi a pagamento, bollini o grattini che dir si voglia. In tal modo si crede di risolvere un problema che si accentua di anno in anno, perché aumentano i possessori di veicoli e di parcheggi invece si parla molto ma se ne attrezzano pochi o niente. In fondo - si potrebbe dire - va bene così!

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