ISCHIA in LIBRERIA
  Home  | Indietro

La Tonnara di Lacco Ameno
e altri mestieri di pesca nell'isola d'Ischia

_____________________________________________________________________________


di Nicola Luongo

A cura della ImagAenaria Edizioni Ischia, promotrice di importanti iniziative culturali ed interessanti pubblicazioni sulla storia e sui costumi locali e cui è stato attribuito recentemente il Premio Ischia della cultura, organizzato dal quotidiano Il Golfo, è stata edita l'opera di Giuseppe Silvestri: La tonnara di Lacco Ameno e altri mestieri di pesca nell'isola d'Ischia, con la prefazione di Raffaele Castagna.
Il libro scaturisce, tra l'altro, dalla diretta conoscenza del mare e dei suoi anfratti, delle secche, degli scogli, dei fondali, della fauna ittica che l'autore ha fatto fin da ragazzo, quando, con una "piccolissima barca, la Maria", amava mettersi da solo in mare per andare a pescare o semplicemente per svago, e per stabilire una mutua corrispondenza col mare e i suoi arcani, fascinosi misteri. Silvestri ha avuto molta familiarità con alcuni pescatori della tonnara oggi quasi tutti scomparsi, "persone molto dignitose, dal garbo e dall'educazione eccezionali", è stato a sentire con attenzione e solerzia le loro vicende sul mare, ne ha carpito i segreti nel modo di svolgere la loro faticosa attività e di uscire fuori indenni da molte situazioni di pericolo che il mestiere di pescatore inevitabilmente comporta.
In segno di riconoscenza non mancano i nomi degli informatori che gli hanno fornito preziose notizie sulla pescagione e sulla realtà economica e sociale del comune di Lacco Ameno nel passato.
Il professore, dopo aver descritto il mare intorno all'isola d'Ischia, la relativa fauna ittica e gli scogli emergenti dai nomi suggestivi, rievocanti miti e leggende di un'età primeva, paragonati da Giovan Giuseppe Cervera a satelliti, belli come corpi celesti che ruotano intorno a un pianeta, di cui va fiera questa "capricciosa ninfa tirrenica", si sofferma a descrivere le attività delle tonnare dalla loro origine legata ai Privilegi Aragonesi sino alla loro fine nel 1960, attribuibile a diverse cause: il pescato scarso, i costi aumentati, altri sofisticati sistemi di pesca tecnologicamente avanzati, ma soprattutto lo sviluppo della nautica da diporto e il turismo.
Sono stati consultati documenti del passato, studiato le delibere relative ai diversi regolamenti d'onere e alle modalità dell'estaglio, cioè di un contratto simile al cottimo che regolava i rapporti, spesso divergenti e conflittuali, tra l'affittuario e il comune di pertinenza.
Un prezioso glossario spiega il significato di termini dialettali relativi al mondo della pesca.
Per comprendere la vita del mare e della tonnara in particolare naturalmente occorre tenere presenti anche gli aspetti politico-amministrativi della nostra isola che sono stati debitamente illustrati, in particolare dal 1700, periodo in cui furono impiantate le prime tonnare e quando l'isola era suddivisa in tre università: Ischia, Forio, e quella "del terzo" comprendente gli altri comuni e relative frazioni. Diverse e alterne vicende portarono poi alla costituzione dei sei comuni autonomi di oggi.
La tonnara di Lacco Ameno, in particolare, è stata attiva per ben 216 anni dal 1745 1960. Nel libro corredato da fotografie d'epoca, da disegni e da pregevoli riproduzioni di dipinti del secolo scorso, sono anche descritti vari tipi di reti, da quella detta tremaglio a quella a sacco nella cui frattura si rivelano l'ingegnosità e il talento di alcuni pescatori, qualità emerse anche in altre occasioni come ad esempio quando l'ischitano Francesco Lauro realizzò per la prima volta la lampara nel 1860 e il lacchese Raffaele Monti utilizzò il filo di ferro nella costruzione delle nasse per catturare i dentici che prima invece sfondavano facilmente la nassa di vimini per mangiare le salpe usate come esca.
Appunto la tonnara di Lacco Ameno è il vero fulcro dell'interesse conoscitivo di Silvestri, certamente non famosa come quella di Favignana o di tante altre disposte lungo le coste della Sardegna, della Sicilia e della Calabria, dal Tirreno allo Jonio. Queste tonnare sono quasi tutte scomparse per i motivi suddetti e per la presenza di vere proprie navi-laboratorio che costituiscono un'autentica minaccia della specie e nel contempo hanno distrutto una tradizione secolare dai profondi significati culturali e antropologici, in un'ottica di sana competitività tra l'uomo e la natura, di rispetto per l'ambiente e di affermazione delle doti di coraggio, di inventiva e di attrazione innata per situazioni difficili e imprevedibili.
Di questo "spirto guerriero" sono testimoni pescatori arditi, persino burloni e dissacratori, capaci di sgretolare con una formula magica e preghiere irridenti una minacciosa tromba d'aria (cole 'e zefere), facendo sberleffi a Lucifero e alla sua potenza malefica e distruttiva, disposti a fare amicizia con un delfino, Scella Mozza, che indicava la presenza di notevoli banchi di "castaurielli" e si rivelava un attivo collaboratore.
Le tonnare, vere e proprie trappole a forma di parallelepipedo, costituite da tre o più camere (il ranno, il bastardo e la camera dalla morte) approntate per catturare i tonnni durante le migrazioni che tali pesci compiono nel periodo della riproduzione, indubbiamente esercitano un fascino sinistro ed inquietante. Quando alle segnalazioni dei tonnarotti di un sufficiente addensamento di tonni, il rais ordina la mattanza, mollando la grande porta della camera dalla morte e al grido "Leva!", i tonni vengono sospinti in superficie nel quadrilatero chiuso del "Caparaise", il cui equipaggio li arpiona e li trae ad uno ad uno a bordo, non può lasciare indifferenti quello spettacolo cruento e di morte nel momento in cui i pesci stretti in poco spazio si dibattono, si feriscono l'uno contro l'altro dimenandosi, e il sangue spruzza a fiotti finché vengono finiti a colpi di arpione o abbandonati agonizzanti.
Appunto uno spettacolo impressionante cui volsero la loro attenzione anche alcuni illustri ospiti della nostra isola, come Conrad Haller, meglio noto come l'Ultramontain, Chevalley de Rivaz che si soffermò sulle due tonnare di Lacco e di Ischia. Paul Buchner riferisce in Gast auf Ischia un'interessante nota sulla tonnara di San Pietro a Ischia e, parlando di Citara, sovvertendo completamente opinioni comunemente accreditate, afferma che il nome di Citara non deriva da Cetara, uno dei principali luoghi di culto di Afrodite, ma dal termine "to ketos" che significa appunto "grosso tonno e balena", a ulteriore conferma che la pesca del tonno costituiva un'attività fondamentale, accanto all'agricoltura, dell'economia ischitana, prima dell'avvento del turismo, che certamente ha portato benessere e progresso materiale, ma ha spento la realtà di un'epoca certo dura e difficile, sicuramente non semplice e idilliaca, ma più rispondente alle schiette esigenze spirituali dell'uomo.

(Il Golfo, 18 febbraio 2003)

SU