LA RASSEGNA D'ISCHIA

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ISCHIA base navale inglese 1943-1946
di Giuseppe Silvestri
Editore Valentino, settembre 2005, pp. 176

di Assunta Silvestri

A due anni dalla pubblicazione del suo primo lavoro, La Tonnara di Lacco Ameno e altri mestieri di pesca nell’isola d’Ischia, Giuseppe Silvestri si ripropone con un nuovo testo, Ischia base navale inglese 1943-1946.
I titoli farebbero pensare ad opere totalmente diverse per contenuti e per momenti storici, eppure il lettore si accorge subito che un denominatore comune le unisce ed è l’amore con cui l’Autore guarda alla sua isola, in particolar modo al mondo che ruota intorno al suo mare: due anni fa il mondo dei pescatori orbitanti intorno alla tonnara, oggi il mondo degli isolani e degli inglesi orbitanti intorno al porto.
L’amore per l’isola si scorge in quei continui richiami paesaggistici che fanno da sfondo alle vicende dei personaggi, richiami che danno all’opera una cornice di serenità e di pace, anche quando le vicende narrate ci proiettano in momenti di grande sofferenza quali furono gli anni della seconda guerra mondiale.
L’isola diventa oasi di pace per tanti ufficiali e militari inglesi e americani che si rifugiano in essa, allontanandosi, seppure per breve tempo, dagli orrori della guerra che imperversa a breve distanza.
Il racconto, scorrevole nella sua semplicità, ma al tempo stesso incisivo per la sensibilità con cui l’Autore coglie e descrive gli stati d’animo, avvince il lettore.
La storicità dei fatti di cui l’isola fu protagonista negli anni ’43-’46 non dà mai alla narrazione quel tono freddo e distaccato del testo di storia; opportunamente miscelata ai riferimenti paesaggistici e soprattutto all’ “intimo sentire” dei protagonisti, rende il testo interessante sotto il profilo storico, ma soprattutto avvincente per la narrazione delle vicende umane dei protagonisti.
Il racconto inizia con la descrizione del porto e delle sue trasformazioni nel tempo, da piccolo lago vulcanico intorno a cui si svolgeva la vita di pochi e semplici pescatori a contadini fino a diventare porto, un porto che nel tempo ha visto crescere sempre più il suo ruolo tanto da diventare il centro propulsore della vita isolana.
Forse furono proprio gli anni dal 1943 al 1946, quando Ischia fu scelta come base navale dagli inglesi, a segnare l’inizio del grande cambiamento.
Procedendo nella lettura ci si accorge che lo sguardo dell’Autore, partendo dal piccolo lago, comincia, nel descrivere gli spostamenti delle navi inglesi, a spaziare nel mare intorno fino a comprendere l’intero golfo; così pure, nel descrivere le ville e gli alberghi che ospitarono gli inglesi, dal piccolo villaggio intorno al lago il suo sguardo si estende all’isola tutta.
La descrizione dei fatti relativi alla presenza di inglesi e americani che avevano scelto Ischia per il cosiddetto Rest Camp, opportunamente documentata, non è mai una fredda narrazione di fatti. L’Autore, sottolineando i rapporti che si vennero a creare tra gli isolani e i militari stranieri, non tralascia di metterne in luce i toni umanitari; sicché l’isola diventa il luogo in cui popoli diversi per lingua e tradizioni si trovano a vivere insieme in un mondo quasi “idilliaco”, così diverso dal resto dell’Italia e del mondo che in quello stesso momento conosceva solo il rombo degli aerei e delle bombe.