Home | Indietro

Don Antonio Moraldi un parroco audace

(da Monografie storiche dell'isola d'Ischia di Onofrio Buonocore, 1954)

Don Antonio era un sacerdote zelante: lo argomentiamo da un caso che potrebbe sembrare insignificante: ricopiò di suo pugno con caratteri nitidisimi, i libri parrocchiali più antichi che si avviavano al logoramento.
Il Notaio Giuseppe d'Aveta, d'Ischia, l'anno 1922, diede alle stampe un manoscritto del Moraldi: è una cronaca minuziosa di due visite che Ferdinando IV fece a Villa dei Bagni. Il sapore trecentesco della dizione, la semplice naturalezza dell'esposto, una curiosa suggestività rendono dilettevole il lavoro anche ai gusti schifiltosi dei tempi nostri.
La prova poi di uomo d'azione la porse nell'impresa audace alla quale si accinse: fare dono di un tempio ai cittadini suoi che ne erani privi. E mise mano all'opera con ardita foga: l'erezione della Chiesa di Santa Maria delle Grazie e delle Anime Purganti (poi denominata di San Pietro).
E risultò un magnifico monumento settecentesco, adorno di quel barocco che era ancora in onore. Il prospetto è semplicemente superbo: all'interno la struttura ellissoidale è di venustà incantevole; la Commissione che si recò per il collaudo lasciò scritto: è un gioiello d'arte!
La superba facciata, rivolta studiosamente a mezzogiorno, allo spettatore superficiale dà l'idea di una stortura con la strada che corre dinanzi. Quando il sole varca il meridiano, un raggio affacciandosi per l'ampio tondo frontale, va ad illuminare l'altare maggiore! La cupola è un adornamento raro: è rivestita di maioliche - artisticamente verniciate - delle fabbriche di
Capodimonte.