Giulio Iasolino .......       Home  Indietro

Giulio Iasolino , calabrese di nascita, medico ed anatomista dell'Università di Napoli, visse tra il 1538 e il 1622, come indica lo scienziato Paolo Buchner, il quale ne ha evidenziato in una dettagliata biografia (1) l'impulso, lo sviluppo e la rivalutazione che derivarono ai bagni dell'isola d'Ischia con la pubblicazione del De' Rimedi naturali (dal testo di Paolo Buchner sono desunti i riferimenti che qui riportiamo).

Il volume sui bagni d'Ischia De' Rimedi naturali che sono nell'isola di Pithecusa, hoggi detta Ischia apparve nel 1588, ma il manoscritto era compiuto per lo meno nel 1587. Ne risulterebbe che sin dal 1573 lo Iasolino prescriveva regolarmente ed in misura sempre crescente i bagni d'Ischia, e che non vi mandava soltanto i suoi pazienti per abbandonarli poi alle cure dei medici locali come era uso in generale, ma si recava egli stesso ogni anno personalmente sull'isola per dei soggiorni prolungati controllando gli effetti attentamente sul posto, ed esplorando e studiando l'isola sotto ogni punto di vista con vivo interesse scientifico. Possiamo anzi supporre che i suoi viaggi ad Ischia abbiano avuto inizio già qualche anno prima, perché la compilazione del libro si trascinò per un lungo periodo di tempo, e lo Iasolino non si adoperò affatto a far sempre coincidere il testo scritto in differenti epoche con la data di pubblicazione.
"Già sono quattordici anni - egli scrive - ne' quali io di mia libera volontà, per comune utilità del Mondo, così aiutandomi la divina volontà et clemenza, ogni anno vado visitando questi bagni d'Ischia, vedendo diligentemente i luoghi, et esaminandovi tutte le miniere, et le cave et finalmente co' 'l maggior giuditio, che posso, osservando i varii, et stupendi effetti, et utilità, che operano nei corpi ammalati et ne gli sani, et dopo moltissime fatiche, che ho preso nel navigare questo mare, facendo poco conto de' pericoli, che correvo de' corsari, parve cosa degna, si conveniente a me et egli amici miei, che io ancora ne dicessi il parer mio".
È comprensibile che in lui sia gradualmente maturata la decisione di scrivere un'opera medica su quest'isola e le sue sorgenti allora poco conosciute. Nel 1582 il manoscritto, naturalmente steso in latino, come tutti i suoi grandi modelli della letteratura balneologica, e suddiviso in due libri, si trovava già da vario tempo sulla sua scrivania. Da una frase inavvertitamente passata anche nel volume definitivo, possiamo rilevare che egli vi aveva già lavorato fino dal 1580. Tuttavia doveva passare ancora parecchio tempo prima che venisse davvero alla luce un'opera sulle terme ed i sudatori di Ischia. I suoi altolocati pazienti sapevano dell'opera ed erano avidi di vederla uscire; ma soprattutto le signore avrebbero preferito un libro scritto in italiano ed accessibile anche a loro ed alla grande schiera di coloro che chiedevano la guarigione. Era soprattutto donna Geronima Colonna, la sorella di Marc'Antonio, al quale aveva dedicato la sua prima opera anatomica, che non finiva di insistere in questo senso; attraverso il suo matrimonio con un Pignatelli essa era diventata duchessa di Monteleone, e quindi la sua feudataria. Lo Iasolino l'aveva liberata da un'ulcera aperta al basso ventre per mezzo di una cura colle acque del Gurgitello, ulcera che egli più tardi non ebbe ritegno a descrivere con tutti i dettagli nella sua opera, e dinanzi la quale era fallita l'arte di sei medici napoletani e l'efficacia della fonte di Canteriello presso Pozzuoli. Anche Antonia d'Avalos, principessa di Sulmona, altra paziente dello Iasolino, era tra coloro che riuscirono in fine a convincerlo a pubblicare un'opera in lingua volgare.
In sostanza allora, egli si limitò a tradurre il manoscritto già esistente, tralasciando tuttavia alcuni brani relativi a questioni teoriche del vulcanismo, e soprattutto delle sorgenti calde e delle fumarole, come argomenti troppo dotti - cose più alte e filosofiche - per essere apprezzati da un pubblico più vasto. In questi brani egli aveva discusso tra l'altro le presumibili cause della continuità del fuoco sotterraneo e della elevata temperatura delle sorgenti termali, la questione della loro stabilità topografica, e le loro qualità specifiche. Aveva anche studiato in essi la causa delle esalazioni velenose.
Intanto non abbandonò affatto l'idea di pubblicare in avvenire anche la più dotta opera latina. Ciò risulta da vari passi della versione italiana, la quale uscì appena nel 1588. Così, per esempio, parlando dei depositi di allume esistenti soprattutto nelle vicinanze del monte della Guardia - la Bastia delle carte odierne - egli scrive che vi sono ancora vari altri giacimenti di preziosi prodotti del suolo - miniere - di cui avrebbe in seguito discusso nella opera latina. E subito dopo, rimandando per la trattazione delle qualità delle numerose sorgenti ai capitoli successivi, afferma che vi sono ancora molte altre cose interessanti da riferire sull'isola, le quali però si sarebbe riservato di comunicare nell'opera latina. Non sarà una grave perdita per noi non possedere più quelle trattazioni teoriche di questioni vulcanologiche, soprattutto perché abbiamo ragione di credere che esse, in sostanza, riportassero il pensiero altrui. Tuttavia, la stesura più particolareggiata del capitolo topografico, che si basava su esperienze e scoperte personali, ci avrebbe senza dubbio fornito vari interessanti particolari sulle condizioni dell'isola nel secolo XVI.
Ma lo Iasolino non dette subito alle stampe nemmeno questa versione italiana. Comunque, nel 1582, l'opera era già tanto progredita da poter far preparare una bella copia del manoscritto. Il Capialbi, nel suo schizzo biografico, osserva che ai suoi tempi, cioè nel 1822, una copia manoscritta dei Rimedi naturali si trovava nella biblioteca di Giuseppe Taccone, marchese di Sitizano. Verificata tale indicazione, in effetti la copia si trova tuttora in possesso della stessa famiglia.
Il marchese Giuseppe Taccone, a Napoli, con squisita gentilezza, ne permise la visione. Ci si rese immediatamente conto che si trattava della copia della prima stesura italiana, destinata, come d'altronde anche le pubblicazioni anatomiche del Nostro, ad essere sottoposte all'esame di Giov. Francesco Lombardo. Costui, infatti, non solo era censore ecclesiastico, ma allo stesso tempo medico ed autore della Sinopsis auctorum omnium, qui hactenus de balneis aliisque miraculis Puteolanis scripserunt, e adatto quindi come nessun altro ad esprimere un giudizio su una tale materia.
Evidentemente il lavoro era destinato a passare subito in tipografia, poiché lo Iasolino non ebbe la pazienza di attendere che il copista avesse copiato l'opera intera, ma nell'agosto del 1582, per il momento ne sottopose una prima parte al Lombardo.
Verso la fine di settembre anche la seconda parte era stesa in bella copia e fu presentata al Lombardo.
È strano che nella seconda parte del manoscritto manchino due lunghi brani. La numerazione delle pagine, eseguita più tardi dallo stesso Iasolino, dimostra che essi non furono tolti posteriormente. Tali brani riguardano Cetara, ed alcune altre terme situate sul versante meridionale dell'isola, il sudatorio di Testaccio, e probabilmente anche le terme della Carta Romana e l'acqua del Pontano. Nel manoscritto manca inoltre la Tavola delle Infermità che nel libro occupa quarantadue pagine e che pure è nominata già in questa prima stesura. Lo Iasolino ha dunque presentato al Lombardo un testo incompleto, e non ci resta che desumere che i brani in questione, riferentisi a terme allora già ben conosciute, in quell'epoca non avessero ancora trovato la loro definitiva formulazione. Ciò nonostante, l'autore deve aver creduto che la stampa fosse imminente. Ciò risulta dal fatto che il Lombardo, subito dopo la lettura della prima parte, abbozzò un'epistola di presentazione al lettore, che reca la data del giorno di San Bartolomeo, ossia il 24 agosto, del 1582. Tale epistola, con quella sua data finora affatto inspiegabile, fu poi inserita nel libro stampato soltanto molto tempo dopo.
Ma ancora una volta il nostro cauto e lento autore, nel momento decisivo non riesce a separarsi dal suo libro, e ci vengono in mente le parole dell'Ingrassia, veluti calcaribus excitare. Ora che la sua attività di medico fiorisce sempre di più, ogni anno gli apporta preziose nuove esperienze, e la conferma gradita di osservazioni già fatte. Tutto ciò rende il suo libro sempre più autorevole, e lo induce a decantare con crescente entusiasmo le qualità dell'isola diletta. Inoltre, la sua passione per l'isola non è determinata soltanto dai suoi interessi medici, ma si estende ad ogni aspetto della sua storia naturale.
Quasi ogni giorno andiamo con molte fatiche, et pericoli penetrando le spelonche e caverne oscure di quest'Isola, e girando,intorno tutto quel tratto di mare per non lasciare cosa alcuna indietro. Non fa meraviglia dunque che su quell'isola tanto frastagliata, lo Iasolino rinvenga sempre nuove sorgenti calde e fumarole fino allora sconosciute, che non vorrebbe trascurare nel suo libro.
Tuttavia non intendeva soltanto scrivere un'opera intorno ai bagni: ciò che gli stava a cuore era l'isola intera, in tutte le sue manifestazioni. Perciò fu vivo anche fin da principio il suo desiderio di far rilevare una buona carta topografica dell'isola. Già nel capitolo Delle maravigliose cose d'Ischia del manoscritto del 1582 si legge: "et certo in questo luogo potrei portare molte altre cose, le quali i moderni scrittori hanno scritto dell'Isola d'Ischia, le quali cose forse quando io procurarò, che si stampi l'immagine et figura d'Ischia in un capitolo da per sé separatamente le raccoglierò".
Era dunque l'intenzione dello Iasolino di far seguire la pubblicazione di una carta geografica a quella imminente del libro. Non è possibile, tuttavia, precisare se con la parola capitolo egli abbia voluto designare il testo di un breve trattato, oppure soltanto quello di una estesa e dettagliata "leggenda", come quella che apparve poi effettivamente, stampata in caratteri minutissimi, nella carta aggiunta al volume.
Il modo in cui Ischia era stata finora raffigurata sulle carte esistenti era infatti assolutamente insoddisfacente. Ciò vale sia per la carta di Pirro Ligorio, del 1557, accolta dall'Ortelio nel 1570 nella prima, e poi anche nelle successive edizioni del suo Theatrum Orbis Terrarum, che per quella trovantesi in Benedetto Bordone, Le Isole più famose del Mondo (1a ed. 1528, le ulteriori edizioni fino al 1590), come anche per la grande carta del Mercator Abruzzo et Terra di Lavoro, che uscì per la prima volta nel 1589, e fu poi inclusa nel di lui Atlante.
Ora, lo Iasolino ebbe la fortuna di guadagnare per questo piano l'incisore romano Mario Cartaro. Costui era già stato di passaggio a Napoli nel 1584, ed in quella occasione aveva preparato una carta della zona di Pozzuoli e Baia, carta che oggi è estremamente rara e che reca la data di quell'anno. Essa, invero, è disegnata ancora in maniera prospettica piuttosto scorretta, e con i numerosi ruderi antichi a guisa di piccoli e abbastanza fantasiosi quadretti. Il fatto che in essa il sud-ovest sia orientato verso l'alto, assumerà una importanza significativa per la carta di Ischia. (...)
Avendogli dunque l'anno 1586 regalato anche la tanto agognata carta, lo Iasolino pose finalmente termine al libro su Ischia. Ma pure adesso la cosa non gli riusciva facile. Tuttavia infine si consolava al pensiero che anche in avvenire avrebbe potuto completarlo con ulteriori scritti. Ciò risulta da una serie di passi. Così, tra l'altro, stava considerando il piano di dedicare un lavoro speciale alla sorgente di Gurgitello. Et fra altre cose meravigliose le quali noi andiamo ogni giorni esperimentando; et fattone diligente esamina, le pubblicheremo, egli scrive nel brano in cui sono brevemente compendiati gli effetti di quest'àncora della salute. E già prima, nello stesso capitolo egli dice: et in tutte queste cose bisognerà che l'uso sia lungo et continuo. E noi tutte queste cose un'altra volta racconteremo. Similmente, a proposito della arenazione di Santa Restituta, della fonte di Olmitello e del sudatorio di Testaccio, lo Iasolino rimanda a future pubblicazioni anatomiche, progettate ma non mai realizzate.

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