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Le varie edizioni del De' Rimedi naturali

La stampa della prima edizione fu affidata all'aquilano Giuseppe Cacchi, uno tra i migliori editori napoletani dell'ultimo scorcio del secolo XVI, il quale possedeva tipografie in varie località del Reame. La più importante tra queste era appena stata fondata a Vico Equense, coll'incoraggiamento del vescovo Paolo Regio. Nel 1588 Iasolino poté finalmente avere tra le mani il volume che per tanto tempo lo aveva tenuto occupato. Sul frontespizio, oltre la metà dello spazio è occupato da una cartina dell'isola, disegnata in base al lavoro del Cartaro, che mostra Tifeo vincolato all'Epomeo. Su una delle ginocchia del gigante tormentato poggia il Castello Aragonese; dalla sua bocca esce il soffio infocato delle fumarole e qua e là i benefici vapori caldi si sprigionano anche dal suolo. Un nastro parlante reca le parole: Pandit et abdita orbi. Lunghissimo è il titolo, che non trascura di mettere nella giusta luce i meriti dell'autore per la rivalutazione della vita termale di Ischia.
Dopo la prima edizione del 1588, passarono oltre cento anni prima che si pensasse ad una ripubblicazione del libro. Infatti esso fu ristampato nel 1689, e nella prefazione di Francesco Massari si legge: "Sapendo con quanta avidità e premura si domandasse la presente opera dalli signori medici di questa nostra Città, et anche da' forestieri, senza però trovarsene copia veruna; e se alcuna se ne trova si pagava a carissimo prezzo, mi risolsi volerla ristampare". Ciò nonostante si cerca invano il suo nome sul frontespizio, dove si legge Appresso Gioseppe Cacchij 1588 e di nuovo per Francesco Mollo 1689. Questa edizione porta l'antico testo senza nessuna modifica rilevante ed è soltanto arricchita da due note di un medico napoletano, Giovanni Pistoja, il quale, dacché aveva fatto la cura alla stufa di Testaccio, si interessava in modo speciale dei rimedi dell'isola.
Oltre a ciò si trovano alla fine di questa edizione il breve testo di Giovanni Elisio sui bagni dell'isola tante volte già ristampato ed i commentari che il Lombardo scrisse per esso, cosicché il titolo del libro già prima così lungo è ancora più ampolloso.
Più tardi il testo passò nelle mani di Francesco Massari, il quale scrisse già la prefazione per la edizione del Mollo; si ebbe così una nuova pubblicazione tipograficamente più curata. Il Massari cambiò le prime otto pagine e diede al libro due nuovi frontespizi. Sul primo, che rappresenta una incisione, apparve il titolo della prima edizione strettamente composto cosicché sotto di esso rimase di nuovo posto per una pianta dell'Isola col gigante e con una nave da guerra invece del nastro con la fiera divisa della prima edizione. Sotto si vede l'emblema dell'editore: tre spighe legate, e si legge A spese di Francisco Massari libraio - con licenza de' superiori. Il foglio seguente porta il titolo più dettagliato ed un'altra graziosa incisione, nella quale un giovanotto, nascosto fra gli arbusti, alletta gli uccelli con un chioccolo nella rete, e ci dà notizie più precise del libro: In Nap. Apresso Gioseppe Cacchij MDLXXXVIII / E di nuovo / per Francesco Mollo MDCLXXXIX / Con licenza de' superiori / Ad istanza di Francesco Massari. Questi cambiò anche le ultime otto pagine per poter mettere alla fine del libro il suo nome e l'emblema. Il confronto dei testi dimostra che, facendo questi cambiamenti, il Massari, per la parte rimanente, poté servirsi ancora della composizione del Mollo.
Egli si procurò anche una ristampa della pianta.
(...) Sono stati scoperti ancora due esemplari di una terza variante. In essa si trova sul secondo frontespizio invece della incisione coll'uccellatore una barocca marca di alleanza della stessa grandezza con due genii, tenenti uno scudo che riunisce colle tre spighe del Massari la palma con due quadrupedi attaccati ad essa dello stampatore, libraio e scrittore Dom. Antonio Parrino (Foto n. 5). Evidentemente questa rara forma del libro precede la più diffusa edita soltanto dal Massari.
Nel 1751 l'editore Bartolomeo Roselli stampò una terza edizione col margine molto più largo. L'unico frontespizio diventò di nuovo semplice e porta soltanto una modesta vignetta. Il testo corrisponde assolutamente alla edizione precedente, il titolo accenna anche alla pianta ed alle due tavole con i marmi votivi di Nitrodi, che purtroppo mancano quasi sempre nella seconda come nella terza edizione. Cacchi, Mollo e Massari non si nominano più.
Dodici anni più tardi, nel 1763, lo stesso editore fornì un'altra volta i libri non venduti di un nuovo frontespizio e vi cancellò l'accenno alla pianta ed alle due tavole. Alla vignetta dell'edizione del 1751 - una colonna col sole e due trombe - sostituì un nudo volante con una cornucopia e la divisa Ex virtute fama