La Gaiola


Poco discosto verso settentrione è il piccolo scoglio, o isoletta della Gajola, che credesi quasi di sicuro che fosse stata l’Euplea di Stazio, sebben egli non la chiami isola, onde fuor di ragione il Sig. Vargas (15) lo malmena su questo supposto. Potrebbesi il suo nome trarre dal greco eu / felicemente e pleo /navigo; né sarà inutile averle data tal etimologia, se vogliamo attenerci alla comune opinione che gli Alessandrini, i quali trafficavano in Pozzuoli, vedendola in qualche distanza, erano lieti d’esser già arrivati a porto, ma anche non vogliasi far conto di questa veramente capotica supposizione, sembra, che Stazio (16) abbia voluto dinotar qualche cosa di simile, dicendo:

Inde vagis omen, felix Euplaea carinis

ed in altro luogo (17):

Numenque Euplaea carinis

perché indica che vi era qualche tempio, nel quale adoravasi qualche nume, e dove forse dopo che gli Alessandrini, e l’altre nazioni, che trafficavano per quei mari, erano presso al fine del viaggio, vi venivano ad offrire sacrifici e sodisfarvi i voti.
Chiamasi presentemente la Gajola, o la Gajola vecchia, secondo falsamente stimano alcuni, quasi da caveolae, per averla Lucullo divisa dal continente, pel ridicolo motivo di non allungar di pochi passi il viaggio in costeggiarla; né del tutto confacente sembra l’altra opinione, che così fosse detta dalla similitudine che ha con le gabbie degli uccelli. Nel secolo passato nell’anno 1626, il Vicerè D. Antonio Alvarez di Toledo vi fece costruire un Lazzaretto per l’espurgo delle mercanzie sospette, dal quale prese anche essa il nome, poiché n’occupa quasi tutto il suolo.
Si crede da alcuni, che quello scoglietto, ch’è vicino quest’isola, sia il Limon, o Limen, distinto coll’epiteto di placidus da Stazio, ma non vi è alcun motivo onde così credere.