Autori che si sono più o meno occupati
della storia naturale dell’isola d’Ischia e delle acque minerali


L’isola d’Ischia considerata sotto la veduta scientifica, e le acque minerali in quanto alle caratteristiche igieniche e terapeutiche, che fin da tempi molto remoti sono state sempre estimate vantaggiosissime in non poche malattie, si rinviene che riscossero lo studio di Strabone, Plinio, Oribasio, Alcadino, Savonarola, Elisio, Falloppio, Solenandro, Lombardi, Baccio, Pontano, Boccaccio, ec ec. lasciando ciascuno qualche scritto sul loro conto.

Nel 1587 Giulio Jasolino da Monteleone fu il primo scrittore, che colla massima concisione scrisse e pubblicò due libri, il primo sulla descrizione dell’isola d’Ischia con alcune regole generali in rapporto ai bagni; ed il secondo su tutte le sorgive delle acque minerali, sudatori ed arene che vi erano, svelandone il loro salutare potere: in ultimo vi aggiunse una carta topografica contenente una minuta e dettagliata pianta dell’isola d’Ischia. A quest’uomo, veramente benemerito dell’umanità, è dovuta la novella èra delle acque minerali d’Ischia, e la posterità dovrà sempre tributargli lode e venerazione.

Nel 1634 Giulio Cesare Capaccio, membro dell’accademia degli oziosi nel libro intitolato il Forestiero, fra i suoi dialoghi dalla pag. 943 a 947 descrive l’isola d’Ischia, indi ripone nelle acque minerali i voluti antichi tesori; fa derivare da Ischia il nome alla famiglia Cossa padrona dell’isola, che in greco significa fortezza, perché esso ripone nelle coscie la forza dell’uomo; parla dell’industria e cottura de’ mattoni; annota 35 delle più nobili famiglie, delle quali al presente appena vi rimane quella di Cerbera, Manzo, Infresca, Canetta, Amalfitano, Calasirta, e Monte; dà un’idea della celebrità ed amabilità de’ vini d’Ischia; rammenta il martirio di S. Restituta, coll’esistenza del suo santo corpo nell’isola, e del monastero adiacente al santuario di lei; in ultimo mette in buona veduta i bagni, sudatori, ed arenazioni che in questa vi sono, fissandone il numero a 30.

Nel 1757 Gian: Andrea d’Aloisio da Casamicciola, su la guida di Jasolino, scrisse altri due libri, in essi delineando spicciolatamente molto più di Jasolino tutte le minuzie de’ diversi luoghi dell’isola e suoi prodotti, descrivendo le acque minerali con maggior profusione, e con uno stile più puro ed elegante; quindi conviene che se ne faccia parimente onorata menzione.

Nel 1783 fu pubblicata la seconda edizione del trattato delle acque minerali da Nicola Andria, professore decano nella Regia Università degli studi di Napoli, uomo di sommo merito, fautore e promulgatore della nuova dottrina di Brown, il quale per completare l’opera di medicina di già pubblicata colle stampe, volle aggiungere alla materia medica l’applicazione delle acque minerali, ed all’oggetto eseguì con molta fatica e dispendio pel primo l’analisi di diverse acque e stufe d’Ischia, preceduta da una minuta descrizione della storia naturale della medesima, con un applauso generale.

Nel 1801 venne alla luce un opuscolo del Dott. Francesco De Siano, nativo del Lacco in detta isola, dove sono diffusamente e minutamente trattate le notizie di storia naturale e civile, con una concisa ed esatta descrizione delle acque e fumarole d’Ischia, e con un sano e filosofico giudizio in rapporto alla loro salutare applicazione. Questo soggetto insigne che riuniva alla medela temporale anche la spirituale come ministro dell’altare, era di già conosciuto nella repubblica letteraria per le sue riflessioni sulla dottrina di Brown pubblicate nel 1797 e riportate nel giornale letterario di Napoli, sotto il numero 89 colla dedica a D. Michele Torcia Archiviario e Bibliotecario allora di S. M.; altro lavoro rimase inedito dopo la sua morte sul modo di ottenere una robusta prole, di garentirla dalla sopravvivenza de’ mali, e ben educarla, con un’appendice del metodo igienico da tenersi ne’ collegi per non alterare la salute de’ ragazzi.
Egli oltre ad una vasta conoscenza delle scienze naturali, ed una estesa pratica nell’arte salutare, parlava il francese, il greco, e con una eleganza senza pari il latino, e se non fosse stato confinato in un punto dell’isola al disimpegno della Condotta Medica nel Lacco, ed avuto maggior latitudine ne’ mezzi finanziari, ci avrebbe lasciato altri lavori scientifici di futura onorevole sua rimembranza, ed a vantaggio dell’umanità.

Nel 1822 il professor Gio: Nicola del Giudice diede in istampa il suo Viaggio Medico ad Ischia, Pozzuoli e Castellammare ec. con un sunto sulle analisi praticate, in compagnia del Chimico Vincenzo Pepe, intorno a queste acque minerali e su la loro applicazione; quest’opera che fu dettata da dotto autore con molta eleganza di stile, e con concetti sublimi, pare che contenesse una critica un poco mordace contro del cupo silenzio de’ trapassati predecessori, mettendo da parte la massima inconcussa che, inventis addere facilius est quam invenire.

Nel detto anno 1822 comparve al pubblico un autore anonimo, sotto la ditta di Oltramontano, il quale ha scritto in idioma francese (fra l’altro) una precisa e dettagliata descrizione dell’isola d’Ischia, sulle orme del Dott. de Siano, col dare benanche un cenno delle acque in parola.

Nell’anno 1828 e 1829 per disposizione dell’accademia Reale delle Scienze di Napoli fu spedita una commissione sopra luogo, e dati gli ordini da S. E. il Ministro dell’Interno per tutte le necessarie facilitazioni dei seguenti membri di detta Accademia.
Cav. Lancellotti e Professor Covelli per eseguire le analisi delle acque minerali d’Ischia e segnarne i cambiamenti de’ principi costituenti le medesime nelle varie stagioni dell’anno; Cav. Ruggero e Commendator Monticelli per descrivere i minerali che in queste si contengano; il Colonnello Visconti per delinearne la parte topografica che le riguarda, da doversi in ultimo farne l’applicazione medica dal Commendator Ronchi, e Cav. Santoro, diunita al valente e dottissimo Professore Stefano delle Chiaje, a cui passai le mie osservazioni pratiche, di che fui ricercato per aversene a suo tempo ragione.
Tanto fu esattamente adempiuto da ciascuno per la sua parte, e le acque in parola furono rigorosamente e replicatamente analizzate dai suddetti chimici colla mia assistenza e cooperazione, essendo nella massima intrinsichezza col degno Signor Covelli, e particolarmente col Cav. Lancellotti che era stato mio precettore in Napoli per la scienza chimica, e rimasto nella più affettuosa corrispondenza sino alla sua morte: ma fino adesso questo classico lavoro, che fa vedere in che alto conto sono tenute siffatte acque minerali, non ancora si è reso di pubblico dominio, forse per la ragione che le grandi società e consessi letterari procedono lentamente, perché ogni minimo fallo può esser fecondo di gravissimi errori, venendo di leggieri accolto dall’universale per una saldissima verità emanata dal bel fiore di uomini dotti.

Negli Annali civili del Regno, fascicolo 53, settembre ed ottobre 1841, pag. 64 e seg. in un lungo rapporto del fu Intendente di Napoli Commendator Sancio, diretto a S. E. il Ministro degli Affari Interni, fra le acque minerali della Provincia, si descrivono anche queste di Ischia; ma in quanto alle caratteristiche medicinali che loro si attribuiscono, poco o nulla il pubblico vi può calcolare, perché non sono sostenute né appoggiate da qualche persona di esperienza e reputazione nell’arte salutare.

Nel 1843 Giovanni Guarini nel suo dizionario farmaceutico porta benanche l’analisi di talune di queste acque, con qualche cenno su le loro proprietà salutari. Questo valente Medico e Chimico, autore di tante opere fu sostituito, per l’immatura morte del professor Covelli, a compiere le analisi intraprese dallo stesso delle acque di Ischia, e che nel consegnare i lavori all’accademia reale, ne ha pubblicato un sunto nel suddetto dizionario farmaceutico, con molta precisione ed esattezza.

Nel 1844 Raffaele Cappa nella guida per i bagni delle acque conosciute fin ora, fa parola anche delle nostre acque minerali, ne produce le analisi, e ne disvela in succinto il potere, mettendole tutte sotto un sol colpo d’occhio in un piccolo libriccino, che ognuno può condurre sopra luogo per norma sicura nel doversi avvalere di qualcuna di esse; il quale fin da principio modestamente dichiara gli autori, dai quali ha estratto l’esposte notizie.

Nel 1846 il Dott. Stefano Chevalley de Rivaz ha pubblicato una quinta edizione della sua opera intitolata: Description des eaux minèro-thermales, et des étuves de l’Île d’Ischia. Esso ha cominciato ad occuparsi di siffatto lavoro da molto tempo dietro, in modo che fin dal 1831 fece stampare il piccolo libriccino, colla sola differenza di motto di précis, invece di description, quindi si rileva che l’opera è stata riprodotta nel corso di 15 anni presso a poco nella stessa essenza.

Nel 1838 il Dott. Michelangelo Ziccardi ne fece su la terza edizione una traduzione, voltandone in italiano l’idioma francese, con 69 lunghe sue note, per lo più vertendo in dilucidazioni di greche etimologie, che fanno avere dell’autore rimembranza, per essersi di tanto occupato nella compilazione di dette not
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