Regole generali per la cura dei bagni minerali
L’uso del bagno come mezzo terapeutico è antichissimo; d’Agatino
contemporaneo di Plutarco, ch’esercitava la medicina in Roma verso
la fine del primo secolo dell’era corrente, ed in tempo dell’Imperator
Trajano diceva, «che quelli che hanno a cuore di passar in buona
salute i giorni di questa fragile vita, faccian uso frequentemente di
bagni». E Virgilio (per tacere di tanti altri) molto tempo prima
anche ne decantava le virtù in dar vigore, e rinforzare il corpo.
Si hoc in viridi, quid in arido!
Se i bagni di acqua pura producon tanto giovamento, quanto di più
debbono far del bene quelli di acqua minerale, che in se contengono tanti
salutari e benefici ingredienti!
Dessi però sono come ogni altro farmaco, il quale armministrato
in una giusta dose giova, sia coll’accrescere l’eccitamento
vitale nella deficienza delle forze, sia nel debilitare quando si tratta
di aumento di vitalità. Il bagno minerale dunque aggiustato alla
natura del male, ed alle individuali esigenze fa un gran bene, all’opposto
nuoce, o pure non produce alcun vantaggio se lo è controindicato.
Parlando col linguaggio della verità, bisogna confessare, che questa
parte poco o niente si osserva dai bagnanti; e perciò non ne ritraggono
quell’utile che si desidera. A tal’effetto ho creduto esporre
le seguenti regole generali, che si uniformano alla filosofia medica di
tutti i tempi, e sono in pieno accordo colla quotidiana esperienza, ch’è
la fiaccola più chiara per guidarci verso il retto sentiero della
sanità.
I. Gli stranieri che debbono conferirsi in Ischia, bisogna che prescelgano
per loro dimora un sito salubre, asciutto, ed arioso, mentre un’aria
vappida, umida, e bassa mantiene in attrasso la traspirazione, e quindi
la macchina rimane in uno stato di permanente saturazione in rapporto
ai fluidi, da non permettere il necessario assorbimento degli effluvi
acquosi, e de’ principî esistenti nelle acque minerali durante
1’uso del bagno, senza farne ritrarre vantaggio alcuno.
2. È necessario che arrivati nell’Isola si riposino per due
o tre giorni, per rassodare 1’orgasmo vitale dalle perturbazioni
del viaggio, ed in ispecie per quelli che hanno sofferto pel poco tragitto
di mare, e così acclimarsi all’aria d’Ischia, ch’essendo
più ossigenata a causa dell’eccedente vegetazione campestre,
ed inaffiata da una forte dose di calorico, luce, e fluido elettrico,
dicchè si scaricano le nubi che strisciano di continuo su la vetta
dell’Epomeo, le interne pulsazioni si accrescono, da non permettere
che il meccanismo salutare de’ principii minerali venga a risentirsi
dalle papille nervee con una sensazione grata e benefica.
3. È confermato dall’esperienza, che prima d’incominciare
a subire il meccanismo del bagno esterno, conviene che se ne anticipi
l’uso con qualche leggiera bibita all’interno a piccole dosi,
o dell’istess’acqua prescelta pel bagno, o meglio di quella
di Castiglione, o del Cappone, ch’essendo incisive riescono ancora
proficue sotto un tale aspetto, onde così equilibrare l’azione
da dentro in fuori.
Questa pratica dagli empirici è contraddetta, ma è così
bene escogitata dagli antichi medici, perché appoggiata sulla massima,
che tutto ciò che piace al gusto giova, e niente bruscamente si
può introdurre nel nostro corpo, se prima non si saggia colla bocca.
4. Dopo che gl’infermi si sono così preparati, ed assuefatti
all’aria d’Ischia, in modo che le funzioni digestive si eseguono
bene, con un placido e tranquillo sonno, possono dar di piglio all’uso
del bagno con animo ilare, e tranquillo d’attenderne felice la riuscita.
La durata nel bagno, da principio non deve oltrepassare un quarto d’ora,
potendosi aumentare gradatamente sino ad un’ora, a ragione di due
o tre minuti al giorno; acciocché la macchina si avvezzi a gradi,
ed insensibilmente tanto al meccanismo, ed esterna impressione dell’acqua
minerale, quanto all’introduzione di quei potenti principî
che in essa vi sono, da non mica disturbare il regolare esercizio delle
funzioni della vita.
5. Uscito 1’individuo dal bagno, ed asciugato bene, conviene che
si riposi almeno per un’ora in letto, onde dar campo che gli assorbiti
principî aquei salini si diffondano nel torrente della circolazione,
con produrre la desiata guarigione delle parti alterate nella loro organica
tessitura, donde deriva il male che soffre. Diversamente, non essendo
ancora messi in intima combinazione collo stato interno de’ fluidi,
questi ad un semplice moto forzato vengono nuovamente espulsi, e con ciò
si perde il salutare effetto del bagno.
6. La cura per intera trattandosi di mali che esigono il bagno generale
non dev’essere minore di 20 bagni, né maggiore di 30, dovendo
sospendere il corso in un giorno di ogni settimana, altrimenti la macchina
si avvezza alla continua sua impressione, convertendosi in una naturale
consuetudine da non risentirne i suoi benefici effetti, dimodochè
ottundendosi i vasi assorbenti, poco o nulla più ritirano dalla
permanenza nel bagno, e così si paralizzano i progressi della cura.
7. Il bagno debbesi fare sempre la mattina a stomaco digiuno, e mai la
sera per la doppia ragione: perché a quell’ora la natura
non essendo intenta all’interna elaborazione degli alimenti necessarî
per la conservazione dell’individuo, l’assorbimento sottocutaneo
ed esterno è più attivo; e per non sparpagliare, dall’altra
parte, l’esaltazione del principio vitale dalle pertinenze dello
stomaco necessaria per compiere il travaglio digestivo, che essendo i
bagnanti ordinariamente acciaccati in salute, se ne rende più lenta
e stentata l’esecuzione. Diversamente la digestione si disordina
e con essa la sanguificazione, la nutrizione, ec. da ingenerare degli
sconcerti nella vitalità, che possono obbligare l’infermo
a sospendere la continuazione de’ bagni, o pure da non averne il
desiato vantaggio. Le persone deboli e di età avanzata possono
a prim’ora del mattino prendere il bagno, e dopo il prescritto riposo
in letto, essendosi ben rassettate, fare una piccola e moderata colezione.
8. È prudenza che dovendo intraprendere l’uso del bagno di
acque forti e cariche di minerali, com’è l’acqua di
Gurgitello in Casamicciola, di S. Restituta, Regina Isabella, e Capitello
nel Lacco, Fontana, e Fornello in Ischia, in questo caso bisogna spezzare
i primi bagni coll’acqua fresca, rifondendovene tanta quantità,
quanto basta ad aggiustare la temperatura. È meglio peraltro di
prendere per le prime 3 in 4 bagni dell’acqua dell’occhio
in anticipazione di quella di Gurgitello; dell’acqua di S. Montano
prima di divenire al bagno di S. Restituta, Regina Isabella, e Capitello;
e di Pontano per quella di Fornello, e Fontana, come acque più
leggiere, men calde, e di una mineralizzazione più scarsa, ma omogenea
colle più forti di ciascun Comune, per l’identità
dello stesso suolo dove sgorgano. In questo modo la macchina incomincia
a risentire uno stimolo mite, ed indi man mano s’ inoltra ad uno
più forte, senza venir in campo il minimo disturbo.
9. Resta espressamente vietato nel corso della cura la promiscuità
di altre acque minerali, o pure di quella di mare, perché da siffatta
miscela ne deriva un terzo prodotto, da alterarsi i principi costituenti
di ciascuna, in modo che sconvengono dal fine proposto, come colle analisi
chimiche, ed altri sperimenti eseguiti da Lancellotti, e Covelli ne fui
convinto. Non conviene ancora far susseguire al metodo di cura incominciato
con un’acqua minerale altra di diversa specie e nomenclatura, ancorchè
vi fosse successa qualche lieve perturbazione, circostanza preveduta anche
da Ippocrate ne’ suoi aforismi, perché colla seconda si vengono
a distruggere gli effetti benefici della prima. Tutto il meccanismo salutare
dipende dal più o meno prolungamento della durata nel bagno, e
non già passare empiricamente da una all’altra acqua, sorprendendo
la natura nel suo benefico lavorio.
10. La temperatura del bagno dev’essere modellata alla propria sensibilità,
ch’è il termometro di guida per ciascuno; nella ferma persuasione
che il bagno minerale conviene un poco più del tiepido, e deve
essere mantenuto in tale stato per tutta la durata in esso, colla rifosa
dalla parte inferiore di nuov’acqua calda a seconda del bisogno:
mentre se questo è molto caldo, corruga i pori, e spasmodizza le
boccucce de’ vasi assorbenti sottocutanei da non permettere l’assorbimento
delle sostanze saline; come pure succede se il bagno è freddo,
la pelle si ristringe e si aggrinza, i pori si chiudono, il corpo non
depone quei principî resi disadatti agli usi della vita, ed in conseguenza
non ne ritira de’ nuovi, onde mantenersi quel fisiologico giusto
equilibrio tra’ solidi e fluidi, in che consiste lo stato di sana
salute.
11. In caso che l’individuo fosse affetto da malattia locale, ch’esigesse
1’uso della doccia, questa deve precedere al bagno, incominciandone
la pratica con una doccia a pioggia detta comunemente a spugna, ed accrescerne
in prosieguo l’altezza, o pure passarla a cannello con un getto
d’acqua di maggior colonna, la di cui durata debbesi gradatamente
aumentare sinché si può soffrire colla parte malata. La
temperatura dell’acqua per la doccia dev’essere un poco più
calda di quella del bagno, altrimenti non si ottiene la risoluzione del
male che si brama; tanto di più che col contatto coll’aria
aperta, più facilmente perde calorico, e si raffredda.
12. In tutti i giorni di placido tempo si possono fare delle ilari passeggiate
a piedi, ed essendo deboli, sopra de’ somari, o pure in sedia portatile,
che non ne mancano ne’ Comuni di Lacco e Casamicciola, onde attivare
la digestione, ed animare lo sviluppo del calor vitale, rimanendo in casa
quando il tempo è cattivo, e nelle giornate di passeggio bisogna
ritornare a casa prima dell’avemaria, per la ragione che i bagni
minerali ammolliscono la cute, dilatano i pori, ed attivano immensamente
la traspirazione, la quale col fresco della sera si può facilmente
alterare, e così farne susseguire un costipo.
13. Dopo compiuta la cura de’ bagni, ed in seguito di altri due
o tre giorni, si può restituire in seno di sua casa, dove conviene
che si meni una vita sobria e tranquilla, senz’affatto ricorrere
ad altre cure, giacché quelle linee di guarigione ottenute, sia
che sono marcabili, sia invisibili, progrediscono innanzi gradatamente,
e ciò per effetto di un continuato stimolo che seguitano a spiegare
sull’organismo le diverse combinazioni saline intromesse nel corpo
durante l’uso de’ sopraddetti bagni; e quindi bisogna attendere
il colmo del risultato, fra la pace della propria famiglia, nel corso
del venturo inverno, tempo in cui le aure fresche contribuiscono a rianimare
la forza elastica di quelle parti del corpo che alterate nella tessitura
organica, deviarono dal libero esercizio delle funzioni destinate dalla
natura ad uno scambievole accordo, per indi ritornare nello stato di primiera
salute.
14. Le stufe sono indicate dopo terminata la cura de’ bagni, ma
mai immediatamente, almeno dopo passata una settimana, onde restino ben
immedesimati nel corpo gl’infusi principi, altrimenti coll’applicazione
del caldo vapore potrebbero di nuovo dissiparsi, ed indi rimanere distrutte
le speranze di guarigione.
Le stufe possonsi prendere in generale, ed in particolare, per quelle
generali il numero non deve passare 4, al contrario il corpo resta molto
affievolito; le particolari si possono moltiplicare quante volte il bisogno
lo richiede. Ritornando dalla stufa, conviene che si usi la massima cautela
per custodirsi dall’azione dell’aria esterna, quindi occorre
che si restituisca in casa in portantina chiusa, essendo questo il miglior
mezzo da ritenersi, come comunemente praticano le persone alquanto agiate.
15. Le stufe non si possono continuare in tutti i giorni, ma uno sì,
e l’altro no, acciocché la macchina possa risorgere dal languore
precedente per la gran perdita di traspirabile; dovendo restare in casa
per tutta la giornata che se n’è fatto uso. La durata in
ultimo nella stufa è da 10 minuti fino a mezz’ora al maximum,
da prolungarsi il riposo in letto dopo di essa sino al totale rassettamento,
colla scomparsa del rossore al volto, e del calore per la pelle.
16. In quanto alle arene termali di S. Restituta, bisogna praticare l’istesso
itinerario proposto per le stufe, colla differenza, che queste si possono
prendere anche se non vi abbiano preceduti i bagni, il di cui numero si
può ripetere più a lungo delle stufe, poiché vengono
le arene applicate sopra gli arti superiori, o inferiori a tenore della
varietà de’ casi, senza ingombrare il tronco; in conseguenza
non interessando il generale, si possono impunemente moltiplicare per
poter vincere, in caso di bisogno, degli ostinati ed annosi malori.
17. Bisogna assolutamente evitare gli spropositi, e gli eccessi di qualsivoglia
specie. Il vitto dev’essere semplice e frugale, e non già
intingolato, astenendosi di mangiare fritture, ragout, pasticcerie, piatti
dolci di qualunque natura, ec. ec., perché questi soffogano la
digestione, aggravando le libere oscillazioni dello stomaco, da infuire
nel sistema organico per così impedire la buona riuscita de’
bagni. Il vino dev’esser temperato, come ancora fanno male le bevande
troppo gelide in tempo che il corpo è estuante per la forza del
calore estivo, e de’ bagni minerali.
18. È controindicata la pratica di qualche moderno autore delle
bagnature fresche sia sul volto, come nella testa, tanto durante il bagno,
quanto nel pieno della stufa, e delle arene; poiché si viene a
storzare in tal modo il corso del sangue sulle parti esterne del volto,
e della testa, obbligandolo a rifluire con maggior impeto nelle parti
interne da produrre un afflusso cerebrale, con forti cefalalgie, ed ancbe
de’ colpi apoplettici, come disgraziatamente qualche volta si è
verificato.
19. Qualunque sinistro avvenimento sorgesse nel corso della cura, da indisporre
1’individuo, immantinente si deve far alto dalla continuazione del
bagno, giusta i precetti del lodato gran vecchio di Coo, trasmessi alla
posterità come i più inconcussi canoni della medicina pratica,
per indi ripigliarlo dopo che si è pienamente rimesso; perché
i bagni minerali sono assolutamente contraddetti colle malattie acute.
Lo sconcerto fisico sospende l’azione de’ vasi assorbenti,
ed il bagno in quistione ingombra la trasudazione cutanea da impedire
all’infermo lo scioglimento del morbo, onde potersi ristabilire
al più presto.
20. Avvalendosi alla pur fine gl’infermi a buon’ora di questi
principî da me esposti, e che sono figli della ragione, e dell’esperienza
confermata da secoli che sono î principali cardini, sopra de’
quali è appoggiata tutta la medicina, saranno più che certi,
che col divino aiuto, ne otterranno la desiata guarigione, ed io posso
conchiudere quest’ultimo articolo con quell’aureo verso di
Orazio, Epistola II, pag. 424.
Quo semel est imbuta recens, servabit odorem testa diu.
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