L'Isola d'Ischia L’isola d’Ischia, chiamata dagli
antichi col nome di Enaria e di Pitecusa, dista da quella
di Procida dalla parte occidentale 3 miglia, 6 da Cuma
punto più prossimo del continente, e 18 da Napoli; è
situata lungo la linea del mar Tirreno, di fronte all’esterminata
vista delle alte montagne degli Appennini, la quale riguardata sotto l’aspetto
geologico ripete certamente la sua esistenza da una produzione vulcanica...
Dessa rappresenta allo sguardo dello spettatore il quadro più magnifico
e sorprendente sotto il doppio punto di vista: da una parte si osserva
che la natura fa pompa di una vigorosa vegetazione per lo più in
vigne, il cui pregevole prodotto, diunita a diverse altre piccole industrie,
alimenta e sostiene la sua popolazione di circa 25 mila anime, messa su
di una ristretta superficie non più di 18 miglia di circonferenza,
6 di lunghezza, e 4 di diametro, la quale si calcola per approssimazione
a due terzi coltivati, ed uno incolto, e quindi si diminuisce sotto quest’ultimo
punto di vista a 12 miglia in circuito il suolo produttivo. Dall’altra
parte poi il perpetuo e non interrotto lavorio, con cui le acque piovane
che scendono dalla sommità dell’Epomeo, ch’è
la montagna più elevata dell’isola, filtrando per le viscere
della terra, vengono riscaldate dal calore sotterraneo, e si mineralizzano.
Oltre a ciò, la provvidenza ha profuso in essa tante altre svariate
forme sotto l’impero delle stesse leggi regolatrici dell’universo,
per acchetare sempre più la tranquilla dimora de’ suoi abitatori
sopra un terreno vomitato dal fuoco divoratore; e che gli sgorghi di queste
calde acque, ed effluvi vaporosi, mentre tuttodì si convertono
in tante fonti di vita per l’egra umanità, servono di perenne
veicolo alla forza espansiva del sotterraneo calorico per trasmetterlo
e farlo sparpagliare nelle colonne aeree del vortice atmosferico, per
così impedire la esplosione di nuove eruzioni del fluido primitivo
sottoposto al complesso generale della massa Epomea, continuamente commossa
dall’igneo elemento. Sono dunque le sorgive delle acque minerali,
e getti vaporosi, i mezzi tutelari che hanno fatto cessare quelle continue
commozioni terrestri, che solevano precedere alle tante eruzioni vulcaniche
che formano que’ diversi promontori di ammasso di luridi scogli,
e di amene colline che si elevano qua e là, fra piani e vallate
con dolce declivio a guisa di un vero anfiteatro fino alla sommità
dell’Epomeo, ed a quelle bocche ignivome che spaventavano (al dir
di Strabone) gli Eretresi e Calcidesi pervenuti dall’isola di Eubea
nell’Arcipelago, tenuti per i primi abitatori greci dell’isola
d’Ischia, i quali fuggirono nella vicina Cuma, come parte più
prossima del continente. |