Acqua di Sinagalla
Proseguendo più addentro del Vallone, alla cui destra giace l’acqua
del Tamburro vi viene di fronte un gran getto d’acqua che cade da
sopra un rialto, e si appella acqua di Sinagalla, ne’ cui dintorni
si osserva rosseggiare la sostanza carnea di Cimbernt.
Nel I. di Settembre dell’anno 1821, essendo io tuttavia studente
in medicina, ed in villeggiatura nel Lacco d’Ischia mia patria,
assistei ad alcuni sperimenti che fece il Cav. Vulpes su quest’acqua,
e di quella del Tamburro, ed il resultato fu del tenor seguente. La temperatura
dell’atmosfera nel vano della valle di Sinagalla, sospeso il termom.
di R. all’altezza della mano segnava nella scala gradi .. 19 e mezzo.
Si applicò un tubo in faccia al cavo della rupe, dal quale sortivano
i vapori che per mezzo di un’imbuto di cristallo si raccoglievano,
e si facevano gocciolare in un altro recipiente di cristallo, e col pesa-liguori
segnava zero, val quanto dire che non vi erano gas. Difatti avendo adattato
l’estremità del tubo nell’apparecchio a mercurio, niun
gas si è sviluppato, anzi il mercurio facendo resistenza al liquido
che veniva, l’ha obbligato a ritornare indietro, e se n’è
riempita la palla, ed indi tutta la base. L’apparecchio è
stato applicato dalle ore nove, sino alle dieci e mezzo antimeridiane.
Saggiata l’acqua di Sinagalla con quella di calce ha prodotto intorbidamento,
locchè indicava esservi sotto carbonato di soda. Provata coll’acido
solforico, si è eccitata una leggiera effervescenza, segno della
combinazione della soda coll’acido solforico. Inoltre si è
verificato che tutta la crosta salina attaccata alle pareti della rupe,
al di sotto dell’uscita dell’acqua, non è altro che
lo stesso sotto carbonato di soda, che vi esiste abbondantemente. Finalmente
si pose il term. nel foro, donde sorte l’acqua del Tamburro, e questo
nella scala segnava g. 56. L’acqua raccolta in un vaso di creta,
messo al di sotto marcava g. 44 di calore, indi si fé gocciolare
in un recipiente di cristallo, ed esplorata nuovamente portava la temperatura
di g. 28.
Nel terreno soprastante allo speco dell’acqua del Tamburro, ed a
quella di Sinagalla, dove la detta sostanza carnea vi ha vegetato, e l’acqua
vi è scorsa al di sopra, si trova questa trasmutata in pseudo-zoo-fito,
e quella ai lati della buca esposta ai vapori dell’acqua si vede
ingiallita, ed appassita.
La sostanza crassa e compatta chiamata carnea da Cimbernt, che si ravvisa
sotto la cascata dell’acqua di Sinagalla, e del Tamburro, la quale
veramente è cosa degna di ammirazione fra le bizzarrie de’
prodotti della natura, non è altro che la marcanzia di Linneo,
pianta della famiglia de’ muschi ridotta in tale stato dalle acque
suddette che vi strisciano per sopra, e che non la fanno organizzare nel
tipo suo ordinario, come quella che vegeta e giace lungo la rupe esente
dall’inaffiamento delle acque medesime: di vantaggio, essendo carica
di ossido di ferro, impregnandosi d’acqua, acquista tanto il color
rosso, quanto la consistenza carnea. Non sono dunque i vapori al dir dello
stesso Cimbernt che la riducono in tale stato carnoso, perché in
questa ipotesi si dovrebbe piuttosto rinvenire al di sopra delle sorgenti,
e non già al di sotto, perché i vapori si portano sempre
in alto, e mai in basso, cioè verso la terra. Bisogna quindi conchiudere,
che l’opinione di Cimbernt è del tutto illusoria e non contiene
niente di reale.
Si prese in ultimo un pezzettino di detta marcanzia, s’immerse nell’acido
prussico, indi vi si versò l’acido solforico ed immantinente
si trasmutò la soluzione intera in colore azzurro; chiara ed evidente
pruova della presenza del ferro, che si deve trovare nel terreno adiacente
all’acqua in qualità di ossido.
Peccato che queste acque nessuno le impiega per uso medicinale; Jasolino
molto l’encomia, ed assicura di aver curato coll’acqua di
Sinagalla una piaga marciosa all’utero, e molte altre persone affette
da pertinace
sciatica, tanto che gli diede il nome di Acqua della Sciatica. L’abbondanza
de’ sali a base di soda, che vi si contiene, ben volentieri assicura
le salutari virtù terapeutiche di sopra esposte, potendosi inoltre
impiegare in tutti quei mali sostenuti da spasmo muscolare e stato convulsivo
de’ nervi motori; non che per uso interno a tenui riprese riesce
ottima a ravvivare la digestione, e ad ovviare al collapso delle pareti
dello stomaco, col lentore dell’elaborazione del succo gastrico;
e confermandosi sempre più la presenza del ferro con altre accurate
analisi, potrebbero essere molto più efficaci dell’acqua
ferrata in Napoli nella strada S. Lucia, e le due in Castellamare dette
sulfurea ferrata, ed acqua ferrata nuova, che nella stagione calda menano
tanto rumore nello smercio di esse. L’indifferenza di quei naturali
per le tre acque della Colata, Tamburro, e Sinagalla a metterle in vedute
medicinali è derivata dalla vicina ed abbondante sorgiva di Gurgitello,
ma queste altre potrebbero essere sue succedanee, come lo erano presso
gli antichi, che se ne avvalevano con vantaggio negli esposti malori;
tanto di più ch’essendo di pubblico demanio gl’infermi
bisognosi ben volentieri, se ne potrebbero gratuitamente servire, senza
dispendiarsi (dicchè lo più delle volte ne sono impossibilitati)
per avere quella di Gurgitello ch’è di proprietà privata.
Tutte queste acque minerali, che scaturiscono in quel grande vallone si
riuniscono tratto tratto insieme, percorrendo un sentiero tortuoso e trasversale,
dividendo l’ospedale del monte della Misericordia dal casamento
soprapposto alla sorgiva dell’acqua di Gurgitello, rimanendo a sinistra
l’uno, ed a dritta l’altro, formando all’aria aperta
un perenne ruscello, che va a sgorgare nel mare, che in tempi passati
animava un mulino a macina, e che nella stagione estiva viene immensamente
aumentato dal vuotamento di quelle acque sopraccariche d’impurità
che si depongono dai bagnanti nelle conserve e vasche, tanto negli stabilimenti
privati del bagno dell’Occhio e Gurgitello, quanto nel detto grandioso
ospedale del Monte della Misericordia, da cui s’inonda l’atmosfera
di quella cupa valle di gas perniciosi e deleterî, che depauperando
la massa dell’aria colla loro preponderanza sull’ossigeno,
ch’è la parte vitale, la rendono alquanto disadatta alla
respirazione, ed in conseguenza nociva all’economia della vita;
tanto di più che in quello scosceso vallone poco agisce il soffio
della ventilazione, da dissipare quel torrente di gas acido carbonico
libero che si sprigiona da tutte quelle acque minerali, che si potrebbero
ben volentieri far incanalare per garantire quei vicini abitanti dalle
sue triste conseguenze. Circostanza che non sfuggì all’occhio
penetrante e vigile del Dott. de Siano, che non obbliò accennarla
nel suo opuscoletto e severamente statuita da Ippocrate, parlando delle
qualità dell’aria nociva e salubre, e specialmente delle
esalazioni gassiformi.
|