Francesco De Siano
Brevi e succinte notizie di storia naturale e civile dell’isola d’Ischia
Per servire di guida, e comodo ai Viaggiatori, ed a quei che debbono fare uso delle acque, e fumarole di detta isola
1801 (Ristampa nelle Edizioni de La Rassegna d’Ischia, 1994)

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Parte II
Notizie d'istoria civile dell'isola d'Ischia


La celebrità de I rimedi naturali di questa isola per tanti secoli sperimentati mirabili in alcuni morbi cronici non altrimenti superabili, ne ha reso anche celebre il nome, onde la medesima poter esigere una memoria delle sue antiche e moderne colonie.


Cap. I -
Delle prime colonie dell'Isola d'Ischia

1. - Non vi ha dubbio, che gli Eretriesi ed i Calcidesi dell'isola d'Eubea oggi Negroponte nell'Arcipelago, siano stati i primi abitatori dell'Isola d'Ischia, secondo ciò che riferisce Strabone nel lib. V, pag. 248 dell'edizione di Amsterdam dell'anno 1707. La prima colonia fu degli Eretriesi condotta da Ippocle Cumeo (1); la seconda de' Calcidesi condotta da Megastene di Calcide. Tutte due queste colonie non vi si fermarono gran tempo; perché oltre una sedizione tra di loro insorta, per cui i Calcidesi se ne andarono i primi: indi poco dopo anche gli Eretriesi l'abbandonarono atterriti da i continui terremoti ed eruzioni vulcaniche frequenti nell'isola (2), malgrado la fertilità del suolo e le miniere d'oro scovertivi al dir dello stesso Strabone.

2. - Non ci costa con chiarezza dalla cronologia l'epoca delle due greche colonie: ma si può argire essere stata molto avanti l'età di Omero, il quale fu il primo scrittore, che avesse nominato questa isola Arime, vers. 781 e segg. nel lib. II dell'Iliade (3). Non potea essergli nota, se non fosse stata antecedentemente scoverta da i Tirreni, poi dai Greci. Omero fiorì nel principio del trentesimo secondo secolo del Mondo, vale a dire 800 anni avanti l'èra presente, e cento anni circa avanti l'istituzione delle Olimpiadi.

3. - Dopo che le suddette colonie greche abbandonarono l'isola d'Ischia se ne passarono sul vicino Continente, ove nuovamente unite insieme edificarono Cuma: come dopo gli antichi riferisce il Biondo seguendo Tito Livio (l. VIII c. 22, decad. I edit. Drakenbotch Amstelod. 173-8) della Istoria romana nel tenore seguente: "I Cumani ebbero la loro origine da Calcide di Eubea" (l. Holstenio dimostra di Eolia) che "portatisi colla loro armata in Italia ebbero gran potere e valore nelle spiagge di quel mare ch'essi abitano, avendo primieramente fatto impeto nell'isola Enaria o Pitecusa; di poi ebbero ardire di trasportare le loro abitazioni e forze nella Terra ferma"; così anche Strabone, Plinio e Dionisio d'Alicarnasso: dunque s'inferisce, ch'essendo Cuma, secondo Pomponio Mela e Cornelio Tacito la prima città d'Italia edificata o piuttosto ripopolata dalle Colonie greche, che abitarono prima l'isola d'Ischia, questa dové risultar la prima ad essere da essi dopo i Tirreni occupata tra tutte queste contrade.

4. - Esiste ancora un monumento delle suddette Colonie greche, ed è il loro Nume, che gli Eretriesi (o Eolici) fuggiti forse in fretta quando abbandonarono l'isola spaventati dai continui terremoti, non ebbero tempo d'imbarcare. Questo è un simulacro bipalmare di marmo bianco fra tanti che dovean rappresentare Ercole: da qualche tempo è stato scavato nella Terra del Lacco alle adiacenze della Marina, trasportato quindi nella vicina chiesa, e situato ivi in un cantone accosto alla porta a sostenere col capo il vaso dell'acqua benedetta: è tutto roso e malconcio, e dalla inelegante figura conoscesi la sua antichità (o piuttosto il cattivo stile dell'artefice), essendo la parte inferiore del suo busto nello stile egizio tutta un pezzo, cioè senza apertura delle gambe; val a dire che sarebbe avanti l'età di Dedalo, il quale fu il primo che aprì e distinse le gambe de i simulacri.

5. - E perché molti sono stati gli Ercoli, uopo è individuare qui, qual di loro sia stato in venerazione dagli Antichi. Cicerone nel lib. III de natura Deor. n. 16 distingue sei di questo nome. Il primo fu quello che altercò con Apollo pel tripode. Il secondo nacque dal Nilo, che vogliono avesse scritte le lettere frigie. Il terzo nacque da i Dattili Idei, e soprassiede all'inferno. Il quarto fu figlio di Giove e di Asteria, sorella di Latona, il quale si venerava in Tiro, la cui figlia era Cartagine. Il quinto fu nelle Indie, altrimenti chiamato Belo. Il sesto finalmente fu Tebano nato terzogenito di Giove e di Alcmena sua concubina; il quale per forza e valore fu creduto degno del culto de i Dei. Costui è il nostro Ercole venerato da i Greci, e specialmente dagli Euboici per il gran numero degli allegorici prodigj, de i quali convien qui commemorare alcuni più famosi che il fecero degno dopo la supposta morte di esser preso da essi in tutelare (5).

6. - Le prodigiose azioni di Ercole incominciarono sin dall'infanzia e dalla cuna, in cui uccise i due serpenti immessigli da Giunone, deludendol'implacabile di lei odio che in ogni conto cercava distruggerlo, perché nato da Alcmena, druda di Giove suo marito: ancora fanciullo, ma valido e robusto deflorò in una sola notte tutte le cinqanta figlie di Tespio, dalle quali ricevé altrettanti figli, da lui poi chiamati Tespidi; adulto oppresse colla clava e col fuoco l'Idra di Lerna dic ento teste, che pullulava serpi; soffogò nella selva Nemea un leone d'inusitata grandezza, e tolta la pelle se ne fece un tabarro (6) della cui insegna edella clava va fregiata il nostro simulacro: vinse Pirechnio re di Eubea ilquale continuamente affliggeva i Beozj colla guerra; uccise Euriso, e distrussela città di questo nome, perché avea mancato alla promessa di dargli Jole sua figlia in moglie, che ottenne per forza e condusse in Eubea, ove malis artibus di Deianira altra sua moglie, per attirarlo al suo amore, gl'intinse la veste col sangue del cenaturo Nesso, per cui inciampò in una rabie e bruciossi vivo in un rogo; così terminando la sua gloriosa vita, per la quale meritò di esser collocato nel ruolo de' Dei; e dagli Euboici, presso de i quali morì, fu preso in tutelare, il cui simulacro seco portarono colle colonie nell'isola d'Ischia, ivi erigendogli tempio ed altare; di cui se ne savarono nel Lacco i frammenti che per poca cura furono dispersi, restando solo sin oggi il suo simulacro logoro e negletto.

7. - Erodoto scrisse ch'Ercole fu uno de' dodici Dei degli Egizi: ma Macrobio nel lib. IV de i saturnali cap. XX, asserisce ch'Ercole sia il Sole, come lo dimostra il nome greco Eracles composto da Eras aeris e kleios gloria; ed infatti qual gloria maggiore nell'aria della luce del sole? Le dodici forze maggiori di Ercole che gli Egizj tenevano per tanti Dei, nonsignificano altroche i dodici segni del Zodiaco, che il Sole percorre in ogni anno, i dodici mesi e quindi i dodici lavori della campagna. I Greci, secondo Erodoto, hanno attribuito questo nome al figlio di Anfitrione: certamentetutti coloro che hanno ecceduto in forze sono stati insigniti di un tal nome; locché corrisponde all'idea del nostro Ercole, nume degli Euboici, al dir di qualche scrittore, che veneravano come un protettore delle forze. (7)

Cap. II - Della terza colonia dell'Isola d'Ischia


8. - Alle suddette due prime colonie di Eretriesi, od Eolj e Calcidesi, dopo molti secoli succedé la terza di Siracusani, Greci della Sicilia, diretta da quel tiranno Gerone: la quale avendo incominciata la fabbrica di un muro o sia fortezza, siccome riferisce il sopracitato Strabone, spaventata anch'essa da i continui terremoti ed eruzioni vulcaniche, se ne fuggì similmente come le antecedenti, senza sapersi ove si ritirò dopo la partenza dall'isola.

9. - Di questa colonia persiste tuttavia un singolar monumento consistente in una iscrizione greca scolpita nella faccia spianata (a guisa di molte tirrene, e romane vetuste) di un grosso pezzo di lava basaltica impura e di color nero, sito nel lato declive di levante della punta del descritto promontorio di Monte di Vico, al di sotto della regia torre. Di tale iscrizione il commentario verrà qui annesso al fine.

10. - L'epoca di questa terza colonia corrisponde all'anno 513 di Roma, in cui regnò Gerone di Siracusa, vioè 241 anni avanti l'era presente. Quindi non dee recar meraviglia se non ravvivansi sin oggi più vestigj dell'antico muro, o sia fortezza. Si può arguire che vi fossero prima della costruzione della presente regia torre fatta fabbricare dal re Alfonso di Aragona circa la metà del decimo quinto secolo, forse su i vestigj dell'antica fortezza.

11. - Si può anche arguire dal sito dello scoglio di lava ov'è scolpita l'iscrizione, che il monte sia molto cresciuto colle ulteriori eruzioni vulcaniche, o piuttosto diminuite coll'annuo scolo delle piogge per anti secoli; mentre il sito del detto scoglio è più basso della metà del lato del promontorio; e facilmente dovea esser così, per aver fatta la detta iscrizione in quel pezzo di lava impura, che allora forse era all'orlo del piano del monte, altrimenti dovendola fare in tanta distanza l'avrebbero fatta più giù nella faccia di un grosso basalte in tavola che vi è in una più bella situazione, ed avrebbe fatta una più degna veduta.

Cap. III - De' nomi greci ancora superstiti nell'Isola d'Ischia


12. - Sul principio questa isola fu conosciuta da i Greci sotto il nome di Enaria, derivante da Aineias o sia Enea troiano, forse per la stazione che il medesimo vi fece quando vi passò colle sue navi dopo la presa di Troia, che accadde negli anni del Mondo 2818, dirigendosi al Lazio, ove giunse sette anni dopo, cioè circa 422 avanti la fondazione di Roma, e 1275 avanti l'èra presente. (1)

13. - Fu anche denominata Pithecousa Pythecusa dalla parola greca putus pythos significante dolium, ziro vaso grande, o sia l'isola de i vasi di vino, suo prodotto, non di olio, ove non prospera l'ulivo; e tale antichissima fabrica de i vasi di argilla che sia d'allora vi fioriva, ancor vi dura. Così Plinio lib. III cap. 6, sett. 12 histor. naturalis (2) dice esser tutta una favola l'opinione di alcuni difar derivare questo nome di pitecos o pitex, kos Pithecos, Simia, cioè dagli abitanti trasformati in simie da Giove sdegnato per la loro malvagità, come da Strabone la cui narrazione da Suida è riferita nella seguente maniera. "Erano in detta isola due fratelli denominati Candolo ed Atlante, sceleratissimi inventori di ogni malvagità, e perciò soprannominati Cetcopi da certi animali, che col movimento delal coda fanno mille lusinghe ed inganni; nome dato da i Greci ai truffatori ed ingannatori, com'eran costoro. La mira di questi era d'ingannare tutti i forestieri che lì capitavano; ed avendo finalmente tentato di usare le loro male arti contro l'istesso Giove, il medesimo sdegnato li trasformò in simie". Parimenti Ovidio seguendo questa opinione cantò nelle Metamorfosi lib. XIV, v. 89 a 90:

 


.................................... Orbataque praeside pinus
Inarimen Prochytamque legit, sterilique locatas
Colle Pithecusas habitantum nomine dictas.

Il nome di Inarime di cui Ovidio si serve, come anche Virgilio, Aeneid. lib. IX v. 718:

 


Tum sonitu Prochyta alta tremit, durumque cubile
Inarime Jovis imperiis imposta Tiphoeo....


deriva da quello di Arime di Omero lib. II dell'Iliade, verso 783 su citato. L'origine più naturale sembra venir dalla voce Arimos del vecchio Tirreno o Etrusco che significava Simia (Strabone, lib. 13 pag. 626) e quindi appartenente a Pithecusa da pitecos.

14. - Il nome d'Ischia deriva dal greco iscus Ischys, robur, fortitudo; o da isciros Ischyros, potens; ma più ragionevolmente dal primo, preso dalla figura del luogo che rappresenta una fortezza, sita ove è stata continuata la fabrica del Castello d'Ischia, secondo saviamente riflette il Volaterrano; e non già da iscis coxendix, lumbus, dalla figura dell'osso del cossendice, che troppo lontano dal vero han creduto rappresentato da quel luogo. Meglio sarebbe derivarlo da iscas, carica, fico secco, la di cui specie è tanto delicata nell'isola (3), come anche l'uva e gli altri frutti.

15. - Oltre de i soprannotati nomi greci dell'isola in generale, ve ne sono benanche finora de i particolari luoghi dela costa di tramontana, cioè delle Terre di Casamice, del Lacco e di Forio, i quali furono abitati dalle prime colonie greche. Primieramente la denominazione di Casamice, corrottamente detta Casamicciola, è un nome grecolatino composto dalla parola greca Mice e dall parola latina Casa aggiunta posteriormente alla prima che vale abitazione. Mukes, muketos dice il greco quel che il latino dice Fungus fungi, il fungo. Fu così denominato questo luogo dalla quantità de i funghi, che producea e tuttora produce la falda dell'Epomeo, in cui è situata detta popolazione.

16. - Vi sono alcuni altri luoghi della suddetta Terra, che ritengono ancora un retaggio delle greche popolazioni, come appunto Negroponte ch'è una collina, appendice della falda dell'Epomeo adiacente a quella di Ombrasco del n. 69 della prima parte, oggi nominata la Trista, ed infatti è una trista abitazione, perché poco vede il sole, specialmente in tempo d'inverno, essendo sotto al monte che l'adombra a mezzodì. Il nome di Negroponte deriva dall'isola di tal nome, o sia Eubea de' primi tempi, dond'erano gli Eretriesi e Calcidesi: vedi il n. 1 di questa parte. Vi è ancora quello di Casacumana, perché forse fu l'abitazione del Governo Cumeo, o sia di Cuma di Eubea, conduttore della prima colonia degli Eretriesi (vedi il n. 1 di questa parte) ch'è un piano nelle adiacenze di Taborre e della stufa di Cacciotto sopra il littorale, ove sono delli bei casini ornati di graziose prospettive, sì della falda dell'Epomeo e vicine collinette, che di tutto il cratere di mare sino al Lacco; che fanno la più bella abitazione della terra di Casamice. Se il nome di Buceto parte dell'Epomeo sopra Negroponte derivi dal greco o no vedi il n. 19 della prima parte.

17. - L'etimologia del Lacco potrebbe derivar dal greco Laas in latino lapis, nel plurale greco lakke, vale a dire nell'italiano pietre, o sia luogo petroso: ed infatti tutto il territorio del Lacco era pieno di grossi massi di tufo bianco, de i quali non ostante che se ne siano rotti in gran quantità per uso di fabrica, pure ancora ne soperchiano: uno specialmente è mirabile per la figura di fungo ben grande situato dentro al mare poco distante dal lido, che serve di ormeggio e riparo a i bastimenti; e che i Genovesi, che vi praticano, chiamano assolutamente questo scoglio il Lacco, nome assai espressivo per la denominazione del luogo. Può benanche derivare dalla parola greca Lakkos denotante fossa, lacus, precipizio: e infatti la concavità o fossato dell'Epomeo corrisponde direttamente al Lacco, e la vista quasi perpendicolare della più alta cima del medesimo rassomiglia a un precipizio o serie di straripevoli casmi, che si è in parte rinovati in questo anno 1798.

18. - Da i monumenti greci commemorati n. 4 e n. 9 sembra che la sede principale delle colonie greche sia stato il Lacco, come situato nel mezzo dell'isola, con una ben larga e spaziosa marina più atta per il commercio e la più sicura di tutte le altre per l'ormeggio e ricovero de' bastimenti; ed anche perché la parte la più bella ed amena di tutte le altre per le vistosissime prospettive tutte terminate sotto gli occhi da ogn'intorno dirimpetto al continente, e alla bella corona degli Apennini (4).

19. - Il nome di Forio deriva dal greco foros, foros, in latino ferax, in italiano ferace, fertile: denominazione data a questo luogo, perché a differenza degli altri luoghi dell'isola più fertile, per essere il territorio più esteso nel piano con delle basse collinette; e perciò più atto alla cultura e più fertile. Né di ciò si può dubitare, essendo anche tale sino al presente; motivo per cui detta Terra sembra una città che contiene la più numerosa popolazione dell'isola; moltiplicandosi questa ne i luoghi fertili per il maggior concorso degli abitanti; la popolazione è ben situata tutta unita sopra una lingua di terra e sopra due spaziosi seni di mare, uno da levante tra essa e la Punta del caruso di Zaro; e l'altro da ponente tra essa e il Promontorio dell'Imperatore: non le mancano buone rade con numerosa navigazione, ed un porto cominciato che per l'industria e valore di quelle genti in mare meriterebbe di esser presto finito. Il giudizio di quella diligente popolazione dovcrebbe accelerarne l'impresa, e D. Erasmo Maltese il più savio ed umano fra quei cittadini darvi l'utlima spinta.

20. - La parte meridionale dell'isola sembra non esser mai stata conosciuta o abitata da i Greci, perché facea e tuttavia fa una vista orrida sul dorso dell'Epomeo, la cui salita è altissima ed alpestre; e perciò non vi si trovano voci greche se non le citate di Forio, Citara o Cithera (5) e qualche altra. Il sito di Panza è delizioso; ha servito altre volte di amena villa ai nostri Sovrani Aragonesi. Anche la regione di Campagnano è amenissima.


Cap. IV -
Della quarta colonia dell'Isola d'Ischia


21. - Dopo che quest'isola restò in qualche maniera cheta da i terremoti e da i vulcani, vi concorsero ad abitarla i Napolitani, a i quali poi fu tolta per forza di armi da i Romani, siccome da Strabone nel luogo citato n. 1. Tal Geografo dice che i Napolitani possedeano anche l'isola di Capri, ed avendo perduta questa d'Ischia, lor fu poi da Augusto restituita in cambio di quella di Capri; e Svetonio (in Augustum, c; XXII, p. 221 edit. Bassani 1787) ne dà per ragione, che tanto si rallegrò di aver veduto i rami abattuti e languenti a terra di una vecchissima elce rinvigorirsi alla sua venuta, onde volle stabilire nell'isola una villa o luogo di delizie, resa poi più ampia ed eternamente infame dalle tiranniche lascivie di Tiberio.

22. - Della residenza de i Romani nell'Isola d'Ischia esiste ancora un monumento nella Terra del Lacco, consistente in una iscrizione sepolcrale di una urna di marmo bianco, scavata molti anni fa nella collina dell'Arbusto e da lì trasportata alla vicina chiesa de i Carmelitani, e collocata nella cappella di S. Restituta a sinistra dietro la porta per uso di fonte dell'acqua benedetta. Il commentario di tale iscrizione sta qui annesso al fine, dopo quello del monumento greco n. 9.

23. - Molti altri antichi monumenti sono stati scoperti nel territorio del Lacco, i quali confermano l'idea del n. 18 che la medesima terra sia stata la sede principale non solo delle prime Colonie tirrene e greche, ma benanche delle posteriori napolitane e romane. Tali monumenti sono una quantità di antichi sepolcri del gentilesimo, specialmente nella Valle di S. Montano e sue adiacenze. Son fatti alcuni di tufo bianco lavorato e la maggior parte di tegole, ciascuno capace di un sol cadavere, che vi si è ritrovato visibile alla prima apertura, e ridotto subito al contatto dell'aria in cenere ed ossa; ciascuno con una lucerna a capo, ed alcuni anche con un coltello a guisa di quello di caccia situato a fianco, e qualche moneta di rame coll'impronto di Augusto di maniera, che questo luogo della detta di S. Montano, ov'è il gran numero di questi sepolcri ordinatamente situati, sembra essere stato destinato per un cimitero sacro (5). Nella palude avanti l'atrio della Chiesa de i Carmelitani si son scavate in vari tempi quantità di lucerne di finissima creta fatte a guisa di quelle de i candelieri di metallo (6). Nel promontorio di Monte di Vico, oltre lo scavo di quantità di rottami di vasi e tegole solite impiegarsi ne i tetti delle abitazioni, vi si son anche ritrovate delle grotte intonacate a guisa di cisterne di olio, o piuttosto di vino, anfore, e ziri.

24. - Altri monumenti antichi sono stati scavati in Cumano situato nelle adiacenze di Testaccio, consistenti in statue di marmo bianco, che furono trasportate al Museo di Portici, come mi è stato riferito, ma che non ho vedute. Due ne furono scavate nelle adiacenze di Nitroli, rappresentanti una donna colla chioma scarmigliata, ed una serva con una conca di acqua in atto di lavarle la testa; anche queste trasportate al detto Museo. La scoperta di queste ultime nelle vicinanze di Nitroli accenna un simbolo della celebrità di quell'acqua.


Cap. V -
Delle nuove colonie dell'Isola d'Ischia

25. - Ognun crederebbe, che i presenti abitatori di questa isola siano discendenti della quarta colonia di Napolitani commemorata da Strabone; ma non si ritrova fatta menzione né presso lui né di altri istorici, se questa avesse o no continuata la sua dimora, o pure avesse avuto l'istesso fato delle antecedenti colonie greche. Il certo si è però che i presenti abitatori son tutti posteri recenti venturieridel Cratere di Napoli e sue adiacenze, come si può rilevare da i cognomidelle famiglie che si riscontrano gl'istessi che in quelle della Terraferma. Ma se la vogliamo discorrere secondo i fatti dell'Istoria, la vicina Terraferma non conosce altri primi abitatori di quelli della Tirrenia (?) e delle seguenti già descritte colonie greche, n. 3. Ma cresciuta, e moltiplicata la popolazione della Terraferma e chetata l'isola da terremoti, ritornarono in vari tempi i discendenti de i primi abitatori.

26. - Non si può né tampoco negare che nel principio del IV secolo approdò in questa isola dall'Africa il corpo della padrona e tutelare della medesima la Vergine e Martire S. Restituta, che sola in una barchetta giunse esangue nel lido del piccolo seno di mare di S. Montano descritto n. 11 della I p. che chiamavano le ripe; le quali sono di arena, come ancora esistono; ove fu ricevuto e trasportato nel luogo, ove al presente è la sua chiesa e convento insieme de i Padri Carmelitani alla falda meridionale del già notato Monte di Vico n. 8, p. I; ma non vi è tradizione di sì antiche famiglie, le quali si dee credere che siano spente; ed infatti le più antiche che vi son oggi e che vantano la prima cittadinanza non oltrepassano colla loro antichità il tempo degli Aragonesi. Alfonso di Aragona venne in Napoli nel 1435, e poco dopo edificò la nota fortezza del Castello d'Ischia, e vi lasciò molti Spagnoli e Catalani, che seco avea condotti, come da Giannantonio Summonte lib. V dell'Istoria di Napoli. Questi sono, come ho detto sopra, che vantano il nome di primi cittadini con i loro cognomi spagnoli. Si deve inoltre credere, che durante l'ultima eruzione vulcanica delle Cremate nel 1301, regnando in Napoli Carlo II di Angiò, come si è detto n. 44 I p., se ne fossero pur fuggiti quei pochi abitatori, che vi erano.

28. - La presente abitazione dell'isola d'Ischia è cresciuta a dismisura del luogo, perché in quindici miglia di circuito, di cui circa il terzo è incolto tra le lave e il monte Epomeo, contiene circa 24 mila abitanti, che non hanno altro prodotto fuor del vino, di cui produce circa 50 mila botti. L'incolto sarebbe a proposito per la piantagione di olive (?), ma questa non si è promossa, attesa l'insufficienza delle facoltà, richiedendo molta spesa e molto tempo per il fruttato. Manca la pastura per difetto di pascoli, perché poca erba nasce tra le lave ed il rapillo. La semina di soli legumi è pochissima in alcuni luoghi.Tutto si attende da fuori, specialmente il grano, di cui fa un gran consumo fin a 80 mila tomola, che compra e riduce in farina nella Torre dell'Annunciata. Il solo commercio del vino per Genova, e per la spiaggia romana tiene occupata parte della popolazione, altra parte la coltura, e piccol altra la pesca. La Città è divenuta più opulenta da poco tempo per aver introdotto il commercio con la sardegna con i Felluconi, che portano delle telerie, e riportano dei formaggi di quel paese per Napoli. Nella sola Terra e marina di Casamice vi è il traffico dell'argilla, come si è detto nel numero 38 della prima parte.

29. - Il governo civile dell'isola un tempo dipendeva dalla sola Città, ed allora tutte le Terre, che formano la popolazione della medesima, erano suoi casali, ma poi essendo cresciuta la popolazione, come si è veduto di sopra, si è diviso in tre terzi, cioè in quello della Città, suoi subborghi e casali di Campagnano, e Piano del bagno adiacente al Lago, che forma in ogni anno due Eletti, uno civile, e l'altro del popolo. Il secondo, ch'è il più esteso, è formato dalle Terre di Casamice e del Lacco dala parte di Tramontana, e da quelle di Barano, Moropano, Testaccio, Fontano, e serrano dalla meridionale; le quali formano alternativamente in ogni anno un Sindaco generale detto del terzo, e due Deputati annuali in ciascuna di esse Terre. Il terzo governo è quello della Terra di Forio, che forma in ognianno un Sindaco e quattro deputati. Questi governi sono tutti subordinati alla sopraintendenza di un Capo-Ruota della Real camera di S. Chiara, che al presente è l'Illustre Signor Marchese di Acerno D. Girolamo Mascaro,alla cui disposizione si depositano le rendite dell'isola consistenti negli estagli delle Tonnaie. Il governo politico è di un Regio Governadore e Giudice; e lo spirituale di un Vescovo, ambi residenti nella Città.

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