| Francesco
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La celebrità de' rimedi naturali dell'Isola d'Ischia da secoli
confirmata colla continuata esperienza, vi ha prodotto il concorso de'
Forestieri sin dalle più rimote parti dell'Europa (come si è
veduto fin a questi tempi) non solo per il bisogno dei rimedi, che per
la curiosità della storia naturale. Per guidare ed agevolar questi,
ho epilogate qui a comun vantaggio le più importanti notizie di
questa materia; le quali fin dal fine del 1798 furono dirette al torchio,
e tirati allora alcuni fogli, ne fu interotta la continuazione per l'improvviso
accidente dell'anarchia. La disposizione dunque di questo assunto è
divisa in due brevissime parti, per non tediare il passaggiero lettore.
2. Il suo circuito girando le punte sopra i seni di mare è di circa 18 miglia 18 miglia: ma tolte queste non è più di 15, non avendo in lunghezza da levante a ponente se non circa cinque miglia, e tre sole altre in larghezza da tramontana a mezzodì. 3. Nella circonferenza contien: varii seni di mare fatti da istmi, punte e promontorii di lave. I più belli sono dalla parte di tramontana, la quale ha la costa littorale più bassa della meridionale. Il più specioso seno di mare è quello tra la punta di Perrone circa due miglia distante dalla città, e quella del promontorio di Monte di Vico nella Terra del Lacco, largo circa due miglia e continente il littorale delle due adiacenti terre di Casamice a levante e del Lacco a ponente. Nel principio di questo seno di mare dopo la punta di Perrone evvi il sito dell'antico bagno detto della Scrofa, famoso per l'artritide, podagra e nefritide; al presente è occupato dal mare e da i scogli della lava crollati dalla costa, tra quali osservasi soltanto la fumarola del vapore. Nel littorale del Lacco vi sono altri due antichi bagni anche occupati dal mare circa un tiro di pietra l'uno distante dall'altro, cioè di Mezzavia e del Capitello, de i quali si servivano per guarire la scabie. 4. Sono da notarsi nella circonferenza due istmi, de i quali uno artificiale: quattro promontorii: due gran spettacoli di lave: ed un lago. L'istmo artificiale è quello del Castello d'Ischia, fatto da un alto cono di lava troncato transversalmente verso scirocco, di circa due terzi di miglio di circuito, situato dentro del mare a levante della città, e congiunto colla medesima per un ben lungo molo di fabrica che forma l'istmo artificiale, nella cui eminente sommità di tramontana fu fabricata la fortezza dal Re Alfonso di Aragona in sito inespugnabile, come si vede; e nella parte declive di mezzodì evvi la Cattedrale coll'antico palazzo vescovile, un monistero di clausura ed altre particolari abitazioni. Vi esistono ancora cinque parrocchie, inclusa la cattedrale, ma con pochissimi filiani: sono però una sufficiente prova dell'antica numerosa popolazione, ed infatti osservanvisi ancora vestigii di vetusti edificii. Vi si sale per un cammino di una grotta artefatta a scarpello nel masso della lava, circa 12 piedi di larga, 20 alta e 500 lunga. Avanti l'ingresso evvi un quartiere dela guarnigione con laterali batterie a fior di acqua, e con altre a i rampari. Dal piede della grotta sin sopra la fortezza vi è una salita di circa due terzi di miglio alta. Al presente la guarnigione che ascende al numero di 120 uomini, è tutta di volontari dell'istessa isola, ad eccezione del solo Governatore della piazza. 5. Il suddetto istmo forma due seni di mare adiacenti alla città, uno a levante tra esso e la punta di mare del monte di Campagnano detta della Pisciazza, di circa mezzo miglio largo, nel cui littorale arenoso era l'antico bagno di Cartaromana celebratissimo per le affezioni muriatiche: oggi non si distingue la sua antica sorgiva, ma tutta la suddetta spiaggia abbonda di acqua termominerale di natura muriatica. L'altro seno di mare è da ponente tra il suddetto istmo e la punta dell'arena delle Cremate, largo circa due terzi di miglio, ov'è una bella spiaggia arenosa che forma la marina della città. 6. L'altro istmo è nella costa meridionale dell'isola, fatto da un cono di lava, di terra lapillosa o sia puzzolana di color di ossido di ferro giallo, più piccolo dell'antecedente, nomato S. Angelo da una cappella di quello titolo: è congiunto coll'isola con un banco di arena quarzosa che forma un molo circa 100 piedi largo e 300 lungo. Evvi nella sommità una regia torre con grossa artiglieria per custodia della costa. 7. Tra il suddetto istmo e la punta di Succellaro da levante evvi un seno di mare di circa due miglia largo continente il littorale meridionale dell'isola sotto la parte convessa dell'Epomeo, detto de i Maronti, tutto arenoso ed abbondante di acqua termominerale di natura muriatica, della più alta graduazione, cioè sin alli 80 di Réaumur, specialmente quella detta delle Petrelle, o dell'Aratro, perché lo drizza, o lo curva come si vuole dalla parte di S. Angiolo. Sopra di questa spiaggia dentro di un vallone sorge la famosa acqua dell'Olmitello; e dall'alto dell'istesso vallone l'altra antichissima di Nitroli. A levante della punta di Succellaro o sia del monte Testaccio eravi l'antico bagno di Succellaro, celebratissimo un tempo contro qualunque difetto e vizio della vescica, per il tenesmo per bruciore dell'ano. Lo chiamarono di Succellaro da succo, perché credevano che fosse la quinta essenza delle acque medicinali dell'isola; oggi non se ne può osservare nemmeno la natura per essere stato occupato dal mare tra i scogli di lava. 8. De i promontorii il più grande si è quello di Monte di Vico nella Terra del Lacco, molto alto da mezzodì e più basso verso tramontana, il cui lato di levante è lungo in mare circa un terzo miglio, e termina in una punta più bassa, su di cui evvi una regia torre ben armata con cannoni di grosso calibro per custodia del littorale. Questo promontorio fa la più bella e pittoresca prospettiva del paese. Ha circa un miglio di circuito. Il suo basamento dalla parte di mare è di lava dura; e dalla parte di terra per lo più è puzzolana lapillosa bianca e tufo, ed al di sopra è terra sabbiosa e lapillosa, ov'è tutto cultivato di vigne. Negli opposti lati de i littorali scorrono nel mare dalla sua falda i due famosi bagni di S. Restituta a levante e di S. Montano a ponente. 9. L'altro promontorio più alto ma più piccolo dell'antecedente è quello dell'Imperatore, situato circa due miglia al di là della Terra di Forio a ponente della spiaggia arenosa di Citara, ove poco distante dal detto promontorio è il famoso bagno di Citara. Il basamento di questo promontorio dalla parte di mare è di lava dura; il di più è di puzzolana lapillosa bianca ed ocracea, o sia tinta dall'ossido di ferro rosso, di cui son tinte benanche buona parte delle lave dalla parte di mare; ove ha dei grossi scogli di lava siti nel mare, tra quali uno è denominato la nave, ed un altro lo schiavo. 10. Gli altri due piccoli promontorii sono uno nelle adiacenze del lago d'Ischia denominato S. Pietro a Pantanello col basamento di lava dalla parte di mare, e di tufo e puzzolana di colore bigio da terra. L'altro è nella costa di scirocco tra il monte di Campagnano e i monti del Testaccio, nominato S. Pancrazio; il cui masso è tutto di puzzolana bianca sottile e lapillosa. 11. I due grandi spettacoli di lava sono quelli delle Cremate e di Zaro. Il primo è adiacente a ponente della città di circa un miglio e mezzo di circuito, di cui diremo nel n. 144 del cap. IV. L'altro è separato dal promontorio di Monte di Vico per un piccolo seno di mare detto di S. Montano, fatto dal lato di ponente del detto promontorio e dalla punta dell'anzidette lave di Zaro nominata la Cornacchia, su di cui evvi una mezza torre. L'estensione delle lave di Zaro è di circa un miglio quadrato; il cui lato di tramontana è sin 200 piedi dentro il mare. Nell'interno formano delle colline e de i coni molto più alti nella circonferenza. A levante congiungonsi colle colline di lave di S. Lorenzo, ov'è la famosa stufa di questo nome. Il masso di Zaro è di varie specie di lave, delle quali diremo al cap. IV di questa parte, e tra esse lave vi è qualche coltura di vigne, ma la maggior parte è boscosa. il lato di mare ch'è tra due punte, cioè della Cornacchia da levante e Capo Caruso da ponente, è orrido e non vi nascono nemmeno erbe. 12. Tutte le aiacenze del scirocco di Zaro e S. Lorenzo sono anche spettacoli di lave, tra le quali vi è la lunga collina de' Caccavelli divisa dalle lave di Zaro per una piccola valle detta di Cavallaro, che sembra un cratere rotto da levante e ponente per il passaggio della strada pubblica, che conduce a Forio, ch'è da qua circa un miglio e mezzo distante a ponente, vers'ove i Caccavelli terminano con un alto e tronco cono chiamato Marecoco. 13. A greco e levante de i Caccavelli sono le lave dell'arbusto molto più basse, tra le quali sono due belli boschetti col casino del Duca d'Atri, fabbricato tra il masso della lava di cui tiene un bel cono sulla collina a mezzodì, in parte in decomposizione che rappresenta un paesetto pittoresco. Nel giardino artefatto anche nel masso della lava, evvi tra gl'interstizi di essa una fumarola accmodata per uso di stufa, ma non è in pratica, attesa la vicinanza di quella di S. Lorenzo. Tra gli spiragli di questa fumarola vi ho veduto albergare impunemente le lucertole. L'arbusto è in buona parte cultivato a vigne tra le lave, e produce de i bei frutti specialmente nel giardino del suddetto Duca d'Atri. 14. Resta finalmente da osservare nella circonferenza dell'isola il lago d'Ischia, il quale ha la figura di un cratere di circa un mezzo miglio di circuito, situato e chiuso da levante dal piccolo promontorio di S. Pietro a Pantanello descritto n. 10, da ponente dalla costa di lave di S. Alessandro, e dalla parte di mare da un banco di arena circa 50 piedi largo. E' abbondante di pesci, e da molti anni è stato dalla città affittato al Re che suole venirvi a fare la pesca, risedendo nel vicino casino del fu protomedico Buonocore, situato su di una collina adiacente a mezzodì, tra la cui falda e il detto lago appena vi passa la strada pubblica, al di cui lembo sul littorale del lago sgorga la famosa acqua del bagno di Fontana d'Ischia termominerale di natura muriatica, con altra accanto poco differente del bagno detto di Fornello. La suddetta pubblica strada è quella che di recente è stata fatta carrozzabile fino a Forio, segnatadi sei miglia, incluse però le curvature. 15. uesta isola forma la base nell'interno quasi in tutta la sua esensione del monte Epomeo, il quale incomincia dalle pertinenze di levante della bella terra di Casamice, restando dietro da tal parte il territorio della città coi suoi distretti e casali, e termina nelle adiacenze della terra di Forio, e propriamente nel suo casale di Panza; descrivendo nel cammino una curva rientrante in se stessa verso tramontana e convessa da mezzodì; la cui estensione è di circa tre miglia e mezzo, alzandosi gradatamente per due terzi della sua estensione da levante fino alla sua cima alta circa 1800 piedi, ove forma una duplicatura più bassa da tramontana, detta Catreca. Adiacente a ponente dell'alta cima evvene un'altra, ov'è l'Eremo di S. Nicola colla sua chiesa e dormitorio cavato nel masso di un tufo bianco. Nella rientrante falda di tramontana si contiene l'abitazione della Terra di Casamice, e più a ponente sul littorale quella della Terra del Lacco. Molte altre abitazioni sono su la falda convessa meridionale, cioè di Serrano, Fontana, Moropano, Barano, Testaccio, componenti tutte insieme colle antecedenti della città e suoi casali posti a levante, e colla Terra di Forio e suo Casale di Panza a ponente, la popolazione dic irca ventiquattromila abitanti. 16. Si debbono notare nell'Epomeo il Monte Taborre, la stufa di Cacciutto, Buceto o bocceto: le piazze della Pera e Catreca. Catreca è un bel cono di lava nel principio di levante dell'Epomeo, e fa un'appendice a i monti del Cretaro che han la direzione da tramontana a mezzodì. Nelle sue adiacenze vi è molto ossido di ferro rosso. 17. La stufa di Cacciutto è poco appresso di Taborre situata nella falda sterile del monte del Cretaro, così nomata dal cognome dell'antico padrone. E' poco usitata per esser troppo alta di graduazione, giungendo fin al grado 50 del termometro di Réaumur. Per altro sarebbe la migliore essendo l'unica dell'isola che col vapore sublima sali, e propriamente del muriato di ammoniaca che si gitta nelle adiacenze de i spiragli, e forma colla terra che c'incontra una incrostazione salina che facilmente si può separare. Ha un sapore acre, piccante, urinoso e nauseoso; a segno che fa rivoltar lo stomaco. Avanti la camera vi sono tra le lave altre fumarole; e tra i spiragli di queste si sente un perenne suono di tamburo da guerra. 18. Il Cretaro è lo spazio superiore dopo la prima salita diagonale, che l'Epomeo fa da Taborre di circa mezzo miglio lunga. Questo nome è corrotto da cratere: perché quivi, oltre gli altri, ve n'è uno da levante tutto intero e ben grande di circa due terzi di miglio di circuito, ove il monte ha de' rami a levante sino alle pertinenze del lago d'Ischia. Tutta questa parte de' monti del Cretaro è boscosa. Lo spazio intermedio è un piano cultivato a vigne ed arbustato, ov'è un bel casino con una cappella da vicino. Il masso de' monti del Cretaro è di lave dure e di rottami di esse, di puzzolana lapillosa nera, e di ossido di ferro rosso, scorie e smalti vulcanici neri, e quantità di pomici bianche e nere.
19. Dal Cretaro in appresso l'Epomeo sembra essere molto più antico
e vecchio, donde s'innalza con una salita gibba verso mezzodì,
circa mezzo miglio lunga sin a Buceto, o sia docceto, perché vi
doccia da una ripa argillosa l'acqua di questo nome, la quale con aquedotti
è stata trasportata sino alla ccittà situata a levante circa
due miglia e mezzo distante. 20. Resta a dire delle piazze della Pera e di Catreca. Il primo luogo è un piano nella faccia settentrionale dell'Epomeo nella direzione della terra di Casamice, ove una volta fu la fabrica del solfato di allume, di cui sinora esistono ancora i vestigii. Questo luogo sembra essere il fondo di un bacino o cratere dalla figura del lato meridionale denominato il getto; il lato settentrionale ha dovuto crollare sopra se stess. Il masso di questa parte è di terra argillosa bianca insipida. 21. Catreca è una duplicatura dell'Epomeo, ove forma una più bassa cima sotto quella di S. Nicola, il cui masso è di lava dura nell'interno, la cui superficie è in decomposizione, e da qualche tempo ha incominciato a crollare, come in fatti la sera del14 Dicembre 1797 ad ore 4,30 in 5 crollò in due lati assai declivi con danno notabile delle sottoposte vigne del territorio di Casamice. In Catreca si riscontra della terra argillosa bianca simile a quella delle piazze della Pera, stimata di essere stata antecedente alluminosa; ma al presente è priva dell'acido solforico, forse consunto perché esposta alle piogge; allo intorno però vi si osservano de' rottami di pietre bianche alluminose, dure e schistose, che si attaccano bene alla lingua e vi lasciano un sapore stittico. 22. A ponente di Catreca evvi una fumarola nominata del Fasano, situata tra gl'interstizi di lave; nelle adiacenze de i spiragli è tinta di ossido di ferro rosso. Altre simili fumarole s'incontrano nella falda del monte nella direzione di Catreca, nel luogo detto di Frassi e in Montecito; delle quali vi è tradizione essersene fatto uso di stufa medicinale ne i tempi remoti; ma al presente il sentiero scabroso ed inaccessbile ne ha impedita la continuazione; anche in queste adiacenze si osserva dell'ossido di ferro rosso. 23. Il masso in generale dell'Epomeo è vario, cioè di lave dure le due punte del Cretaro, e di quella sopra il territorio di Forio; così è anche l'interno di Catreca, e la discesa del monte verso Forio sopra la Falanca a ponente di Catreca, che forma un lato perpendicolare ed alto, tutto di lava dura. Il meditallio è di terra argillosa e di scogli di tufo bianco, de i quali abonda tutta la faccia setentrionale. La parte meridionale è tutta di terra argillosa, sterile circa il lembo superiore, e culta in basso di viti e di falci, che anche sono di un gran fruttato a quei abitanti, specialmente di Fontano che li vendono a tutta l'isola per torte della puta delle viti. 24. La prospettiva dell'Epomeo non l'istessa a tutti gli abitatori dell'isola, perché siccome si è antecedentemente osservato, che la faccia meridionale è convessa e gibba, formando un dorso molto alto, largo verso scirocco e con grossi valloni a mezzo dì, ove la faccia è schiacciata e sterile nella cima del monte; ne siegue che la prospettiva di questa parte è molto ingrata, tanto più perché non ha un declivio regolare sino alla falda. Non così è la prospettiva della faccia settentrionale, la quale è rientrante in se stessa, e regolarmente declive, tutta vestita di piante verdeggianti di castagneti e vigneti, ad eccezione del solo lembo superiore, e della duplicatura di Catreca avanti S. Nicola; di maniera che la prospettiva è assai bella agli abitatori del Lacco e Casamice, specialmente nelle stagioni verdi; ma non a quelli della Città e della terra di Forio, che sono fuori dell'estensione del monte. Hanno però questi la prospettiva delle belle e culte colline appendici dell'Epomeo, molto gradatamente regolarmente situate. 25. Dall'Epomeo hanno origine la maggior parte delle acque termominerali dell'isola, delle quali la medesima tanto abonda nell'interno ed anche littorale, delle quali diremo nel cap. V. E quantunque il centro dell'acqua sia sempre la base della terra a livello del mare, pure nell'Epomeo ne scaturisce dal mezzo del monte, com'è quella di Nitroli termominerale di natura acalina. Di più le fumarole che sono evaporazioni delle termali, ne confirmano l'esistenza in tale altezza: tali sono le fumarole del Fasano (vedi il n. 22) e quelle di Testaccio anche sono in altezza di circa 200 piedi sul livello del mare. |