POSTFAZIONE

Non appena ebbi fra le mani il manoscritto, sprofondai nella lettura delle duecento cartelle, con interesse sempre più crescente e provai, alla fine, una sensazione d’incompiuto, la stessa, penso, che proverà il lettore, dimenticando, come io lo dimenticai, che queste pagine rappresentano il primo abbozzo di un’opera di più vasto respiro che la morte ha interrotto.
Sensazione d’incompiuto nel senso che la nostra curiosità intellettuale rimane delusa, soprattutto quando si pensa che quasi tutti gli avvenimenti di un periodo così importante per la nostra Isola, si sarebbero potuto stagliare in quella luce che l’autore riversa su quelli che ha potuto compiutamente presentare e analizzare.
L’autore stesso, d’altronde, più volte fa notare che si tratta di un abbozzo: «[...] questo mio lavoro che, iniziato tra una folla di idee, non so ancora dove mi porti» (pag. 9). Nel corso della redazione, poi, si accorge che spesso anticipa avvenimenti, per cui ripete quasi a sé stesso: «Torniamo a dare ordine cronologico e seriale al nostro racconto. Partiamo daccapo» (pag.15); «E torniamo daccapo» (pag.17).
Ma se non fosse lui stesso a farcelo notare, lo stile fluente, che lo caratterizzava, trasporta il lettore, il quale lo segue con vivo interesse pure in quei paragrafi in cui parla da amministratore, qualche volta anche in tono piuttosto didattico, con riferimenti precisi a leggi e deliberazioni, onde singolarizzare ciò che fu fatto o si sarebbe potuto fare.
È la storia di Lacco Ameno e, di riflesso, di tutta l’isola díIschia, la storia di una rinascita, di una crescita economica e sociale, che, pur presente nella memoria collettiva isolana, non sempre, tuttavia, è ben collocata nel tempo e nello spazio e, soprattutto, in quelle remore che pesavano e facevano ostacolo, che Mennella mette in risalto là dove gli è stato concesso un’analisi compiuta.
Lascio al lettore scoprire di quel periodo i fermenti, le lotte, le prese di posizioni, le speranze e le delusioni, come Vincenzo Mennella ce le narra.
Vorrei, tuttavia, evidenziare due momenti particolari di tristezza, sentimento che trapela specialmente in due punti della narrazione. Per essere più preciso, definirei questi momenti tristezza singola, il primo, tristezza collettiva, il secondo.
Mi spiego.
Dopo aver riportato l’articolo di Saverio Barbati su Lacco Ameno degli anni ‘50 e su l’allegra brigata, Mennella conclude: «Avevo anch’io più o meno la vostra età, ma non ero della vostra allegra brigata » (pag. 11) Mi sembra quasi un sospiro di chi è tutto preso da ben altre preoccupazioni.
Il momento di tristezza in senso collettivo, lo intravedo nella storia dei pini di piazza Santa Restituta: «Qui si ebbe il primo incontro traumatico tra due mentalità o, meglio, tra la visione localistica fortemente condizionata da una finanza di piccolo centro e la programmazione di ampio respiro di un industriale» (pag. 46); «Capii, allora, che si era su due lunghezze d’onda assolutamente diverse e mai l’amministrazione avrebbe potuto dare una valida collaborazione in campi come quello nel quale avevamo fallito» (pag. 47). Attimi di sconforto trapelano anche in molti altri momenti in cui l’autore si rende conto che alcune opere si sarebbero potuto iniziare e completare se non fossero sorti interessi campanalistici o di parte.
Ma li scoprirà il lettore stesso. Come scoprirà che il curatore, d’accordo con Luciana e Mimmo, ha creduto opportuno non intervenire in alcun punto e di pubblicarlo come era stato lasciato, pur potendolo strutturare sulla base di alcune indicazioni lasciate. I ripensamenti, tuttavia, di Mennella su un possibile indice, rilevabili da diverse indicazioni con non poche cancellazioni e ripristini, hanno fatto dare la preferenza alla stesura lasciata, pur considerata un primo abbozzo.
É logico che, per gli argomenti trattati, altri avranno visione e spiegazione diverse, ma non bisogna dimenticare che Vincenzo Mennella fu uno dei principali protagonisti di un lungo periodo di storia non solo di Lacco Ameno, che non si limita, inoltre, a ricordi personali, ma la sua è una storia comprovata e documentata.
Qualunque sia il giudizio critico che si voglia portare su questa sua opera e sul suo operato, bisogna tener presente che, nonostante tutto quello che ci divise insieme, la nostra, quella di Lacco Ameno e forse di tutta l’Isola, anche grazie a lui, fu una meravigliosa primavera.


Giovanni Castagna

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