| |
MALCOVATI, RIZZOLI, MARZOTTO
Alcuni momenti ben precisi rappresentano la chiave di
lettura dell’inizio della nuova èra del turismo a Ischia.
La nostra Isola è ricca di storia e di bellezze naturali, ma
l’attenzione di chi ha dato il via alla sua valorizzazione fu
incentrata sulle qualità terapeutiche delle acque termo-minerali.
Per focalizzare la ripresa e lo sviluppo sul piano scientifico delle
attività termali, è necessario fare alcuni nomi: Malcovati,
Rizzoli, Marzotto.
Prima che approdassero ad Ischia questi tre personaggi, ci fu un altro
fugace tentativo di porre l’attività termale sul piano
industriale, operato da un giovane finanziere, anche lui del Nord, l’ingegnere
Campisi, la cui opera, tuttavia, si limitò all’acquisto
di alcune proprietà, successivamente cedute a chi aveva idee
più chiare sulle possibilità di sviluppo dell’Isola.
Parlare di Malcovati, Rizzoli, Marzotto e del loro interesse per Ischia
meriterebbe una trattazione a parte.
Si cercherà di ricordare i tratti salienti del loro impegno.
Il professore Piero Malcovati, nato e laureato a Pavia, fu un luminare
della ricerca medica, specificamente dedito agli studi di crenoterapia
ginecologica. Nel 1941, durante il servizio militare, aveva rintracciato
nella biblioteca dei Gerolomini alcune pubblicazioni sulle terme partenopee,
tra cui un incunabolo del XV secolo del medico napoletano Elisio, che
trattava della terapia termale.
Tra diffidenze, consensi e perplessità, svolse una relazione
su «le cure termali in ginecologia» nel XXVII Congresso
dell’associazione medica italiana di idroclimatologia.
Occorreva focalizzare l’azione specifica di alcuni tipi di acque
sul tratto genitale. Salsomaggiore, Abano, Ischia avrebbero rappresentato
per lui veri centri di studio.
Nell’atrio delle terme Regina Isabella a Lacco Ameno una lapide
ricorda l’opera di Malcovati.
«A queste terme secolari Piero Malcovati ginecologo e idrologo
insigne, con umana generosità e scientifica sapienza, diede nuovo
impulso e fiorente vita».
Ma come fu che ad Ischia Malcovati passò dall’impegno di
ricercatore a quello di realizzatore?
Agli inizi degli anni cinquanta vi fu a Casamicciola la giornata conclusiva
del predetto congresso di idroclimatologia. Tra i partecipanti vi era
appunto il professor Malcovati.
A conclusione dei lavori ebbi il piacere di accompagnare i congressisti
in una visita alle strutture pressoché cadenti delle terme Regina
Isabella, di cui era proprietaria e concessionaria la famiglia Mastrolillo,
e delle terme Santa Restituta annesse all’omonimo albergo della
famiglia dell’avvocato Capasso.
Le terme avevano la loro storia secolare e Malcovati la conosceva bene
e proprio nel campo d’applicazione dei suoi studi di crenoterapia
ginecologica, anche se in questo settore, accanto ai credibili riferimenti
scientifici, ne circolavano di più concreti.
Intuito l’interesse dello studioso e convinto che fosse quella
che ci si presentava un’occasione da non farsi sfuggire per la
valorizzazione di Lacco, mi preoccupai di porre in essere tutte le iniziative
che l’amministrazione comunale potesse assumere per secondare
l’intervento di chi, a sua volta, aveva capito di poter sviluppare
un serio programma di valorizzazione delle terme e dell’ambiente.
E l’impegno si dipanò su due fronti, quello di Milano,
dove il professor Malcovati doveva trovare i capitali da investire,
e quello di Lacco Ameno, dove bisognava facilitare la disponibilità
delle strutture e delle concessioni su cui i capitali potessero essere
impegnati.
A pensare oggi, che viviamo nella società del profitto, alla
temerarietà delle mie iniziative di allora, mi viene da tremare.
Non potendo costringere i proprietari neghittosi a vendere, l’amministrazione
comunale fece leva sulle concessioni minerarie.
Il Comune promosse interventi ultimativi da parte dell’Ufficio
provinciale di cave e miniere di Napoli sui due concessionari con minaccia
di revoca delle concessioni, che allora erano perpetue.
Ci fu un curioso incidente procedurale che poteva costarmi caro.
Forte della diffida dell’ufficio di cui sopra, promossi una delibera
consiliare con cui si mettevano in mora i concessionari ad ottemperare
a quanto disposto da quell’ufficio con una seria ripresa dello
sfruttamento o a farsi da parte per facilitare l’iniziativa di
chi aveva programmi chiari e mezzi finanziari per realizzare ciò.
Senonché, mentre la diffida per i Mastrolillo, concessionari
delle terme Regina Isabella, era già pervenuta al Comune alla
data di assunzione della delibera consiliare, quella, analoga, per i
Capasso, pur essendomi stata annunziata negli stessi termini, pervenne
dopo quella data, ma nelle more della stesura materiale dell’atto
deliberativo. Tuttavia, nell’intento di affrettare la conclusione
della vertenza, che mirava a costringere gli interessati a fare largo
a chi voleva investire idee e capitali, inclusi nell’unica delibera
anche il riferimento alla diffida per la concessione dei Capasso.
L’avvocato Capasso, accortosi del falso ideologico in cui ero
ingenuamente caduto, mi fece sapere che era intenzionato a denunciarmi
se il Consiglio non avesse revocato la delibera per la parte che lo
riguardava. Non potevo fare altrimenti e così feci, ma nella
stessa seduta in cui il Consiglio prendeva atto dell’errore e
revocava la delibera, la riproponevo tale e quale senza, ovviamente,
la discrepanza delle date.
E così la pratica si metteva sul binario giusto.
Malcovati, intanto, si dava da fare a Milano. E racconto un episodio
piuttosto curioso, così come lo appresi all’epoca.
Il professore aveva in cura la moglie di Angelo Rizzoli, la signora
Anna. Chiese a Rizzoli di volerlo incontrare per qualcosa d’importante.
Il commendatore, appena lo vide, gli disse più o meno: «Avanti,
fa presto e dimmi tutto».
Malcovati senza mezzi termini rispose: «Mi servono cento milioni
da investire a Ischia per la valorizzazione di quelle terme».
Rizzoli, che probabilmnte non sapeva neanche dove si trovasse Ischia,
disse rassicurato: «Quello che mi dici è niente di fronte
a quello che temevo, perché mi aspettavo che mi dessi una cattiva
notizia sulla salute di mia moglie!»
Da quel momento si mobilitano avvocati, ingegneri, architetti, imprese.
Rizzoli aveva trovato un nuovo filone della sua fervida attività
di industriale.
Detto per inciso, quando il figlio Andrea, che di Ischia continuò
ad ignorare l’esistenza, si recò negli Stati Uniti ad inaugurare
la biblioteca Rizzoli, si sentì dire, così riferiva agli
amici: «Ah! lei è Rizzoli, quello che ha valorizzato Ischia».
Paradosso di una situazione! La valorizzazione di Ischia viene da Milano.
La nuova Ischia arriva in America senza più passare per Milano.
Ma non bastò la lezione «americana» per Andrea Rizzoli.
Ischia, proprio non era nei suoi interessi, tant’è che,
appena divenne erede del patrimonio che il padre Angelo aveva costituito
a Lacco Ameno, lo ipotecò per acquistare il Corriere della Sera.
Operazione che il padre aveva sempre rifiutato di prendere in considerazione,
al punto da progettare un nuovo quotidiano che del grande giornale di
via Solferino potesse diventare emulo. Ma anche questo progetto, di
cui pure aveva definito i particolari, non fu portato a compimento,
forse perché capì in tempo che non bastava alla nuova
impresa l’assistenza della sua buona stella, che gli faceva ripetere
che egli era un uomo scandalosamente fortunato, al punto che se si accostava
ad un muro per un suo bisogno fisiologico, in quel punto nasceva una
rosa.
Né maggiore fu l’amore per quanto il Commenda aveva realizzato
ad Ischia nel nipote Angelo junior, del quale egli, non so se perché
ne fosse convinto o per accentuare la disistima per il figlio Andrea,
soleva dire che avrebbe voluto averlo come figlio. L’abbiamo visto
a Lacco Ameno qualche volta in più in occasione del premio Rizzoli,
anche perché tra i premiati vi è stata, in qualche edizione,
la allora sua moglie Eleonora Giorgi.
Superata la fase milanese dell’iniziativa di Angelo Rizzoli senior
nel campo turistico, le vicende per dare concretezza si svolgeranno
tutte ad Ischia. E non mancarono i momenti di difficoltà.
Non posso nascondere il mio darmi da fare per facilitare contatti e
superare contrasti con le piccole e grandi realtà locali, dall’acquisto
per via bonaria di proprietà, anche immobiliari, indispensabili
alla realizzazione del programma di Rizzoli, come tutte le piccole vecchie
abitazioni che insistevano nelle vicinanze delle terme e dell’albergo,
all’acquisizione forzata di una villa sempre nelle adiacenze dell’albergo
Regina Isabella.
Molti cittadini ricordano ancora le condizioni del tratto di strada
che immetteva in Piazza Santa Restituta. Mancava qualsiasi accenno di
marciapiedi e la strada era stretta, né si poteva allargare senza
demolire le costruzioni che prospettavano su detto tratto di strada.
Il che, oltretutto, non consentiva che gli ospiti degli alberghi, realizzati
da Rizzoli in Piazza, fossero invogliati a immettersi nel centro litorale
del paese, per cui non venivano sollecitate iniziative di miglioramento
e il resto del paese, che non fosse la piazza degli alberghi, veniva
tagliato fuori dall’interesse degli ospiti. Questi, uscendo dagli
alberghi, salivano in taxi e si dirigevano verso Ischia, che rappresentava
la parte più mondana dell’Isola.
Ma una vicenda che forse pochi conoscono vale la pena richiamare.
Rizzoli aveva una visione unitaria dello sviluppo e del Comune di Lacco
Ameno e dell’Isola d’Ischia. Riuscì, innanzitutto,
a coinvolgere nell’avventura isolana l’interesse di politici
di livello nazionale.
Era amico, tra gli altri, di Nenni, dal tempo in cui erano stati martinit
insieme, di Vanoni e di Campilli.
Con questi personaggi studiò un piano, di cui, ovviamente, fui
messo a parte, che prevedeva la demolizione di tutto il più grosso
agglomerato del paese, il rione che sta alle spalle del municipio e
della chiesa di Santa Restituta e si estende fino alla parte orientale
della collina di Monte Vico, per realizzare sul suolo di risulta un
albergo che degradasse dalla collina fino alla Piazza.
Tutte le strutture abitative demolite sarebbero state ricostruite nell’ampio
spazio al lato sud della Piazza, dove c’erano le cosiddette paludi,
una vasta area di oltre cinquantamila metri quadrati. Un sostegno finanziario
sarebbe stato assicurato dallo Stato, per cui il rione sarebbe stato
bonificato senza aggravio dei cittadini.
A questo punto, però, si ebbe la coalizione di quei cittadini
che, in mezzo a tante baracche, avevano nel rione una casetta in muratura,
i quali, avendo individuato in me un sostenitore dell’iniziativa
di Rizzoli, non solo fecero un movimento di ostruzione al progetto,
ma mi votarono contro nelle elezioni del 1952, determinando la mia sconfitta,
anche se con un solo voto di scarto nei confronti di una lista civica
di destra, che è sempre stata caratterizzata da un’ottica
di conservazione.
E Rizzoli, allora, cambiò programma. L’albergo che avrebbe
voluto realizzare al posto del Rione fu costruito nella zona dove voleva
trasferire il Rione e sulla quale, anche con l’aiuto dell’amministrazione,
aveva intanto ottenuto la concessione mineraria per la costruzione delle
terme. Trattasi dell’attuale albergo terme La Reginella con tutto
quello che vi gravita attorno: cinema, campi da tennis, case per dipendenti,
banca, fangaie, autorimessa, in tempi successivi trasformata in sala
congressi.
A livello isolano, il progetto Rizzoli era ancora più ambizioso.
Non era ancora sbarcato ad Ischia l’altro grande industriale del
Nord, Gaetano Marzotto.
Rizzoli, trovandosi di fronte ad un’isola tutta da organizzare,
aveva ipotizzato una programmazione del suo sviluppo da affidare a una
società mista, anticipando di decenni questa forma di gestione
del territorio. La società avrebbe avuto un capitale di due miliardi
e mezzo, enorme per quell’epoca. Di esso, due miliardi l’avrebbero
messi il privato e cinquecento milioni lo Stato. La programmazione prevedeva
uno sviluppo coordinato di tutto il territorio isolano, in modo da rispettare
le vocazioni ambientali delle singole località, evitando una
dannosa proliferazione di strutture tra loro uguali, non ragionevolmente
distribuite sul territorio. Non dappertutto alberghi, terme, strutture
ricreative, cinema e quant’altro potesse immaginarsi per fare
dell’Isola un’unica grande stazione turistica, dove si potesse
trovare di tutto per un soggiorno a misura di tutte le categorie. L’investimento
sarebbe stato condizionato da un limite all’utile che non poteva
superare il quattro per cento. Ogni rendimento superiore sarebbe stato
reinvestito per lo sviluppo del programma. Anche quest’ipotesi
si arenò, perché, nel frattempo, la presenza ad Ischia
di Marzotto determinò una sorta di bipolarismo che si risolverà
solo con il dividersi il campo d’influenza. Marzotto a Ischia
e Rizzoli a Lacco Ameno, con un qualche marginale riferimento a Casamicciola
e tentativi infruttuosi in quel di Barano.
A Barano l’attenzione di Rizzoli era rivolta allo sfruttamento
dell’Olmitello e di Nitroli, ma non si crearono le condizioni
per poter realizzare alcun che di concreto. A Casamicciola, località
storica del termalismo isolano, Rizzoli poté solo mettere piede
a Piazza Bagni con l’acquisto e l’ ammodernamento delle
Terme Manzi con relativo albergo, mentre nessun programma di più
ampio respiro poté attuare, perché la miriade di piccoli
stabilimenti termali, per lo più a conduzione familiare, rendeva
arduo ogni tentativo di sostituirsi ai vecchi proprietari, con la loro
clientela tradizionale, per impostare un serio discorso unitario di
adeguamento delle strutture.
Adeguamento che è avvenuto solo in seguito, ma molto lentamente
e senza superare quel frazionismo secolare che non ha mai consentito
un vero rilancio di Casamicciola come stazione turistica, anche se,
a giusta ragione, i suoi amministratori, verso la fine degli anni cinquanta,
ne hanno mutato il nome in Casamicciola Terme.
L’ubicazione stessa della parte più interessante delle
sorgenti termali e dei relativi piccoli stabilimenti, la zona della
Rita, non consentiva un conveniente sviluppo delle strutture ricettive,
al punto che più volte si tentò, senza farne oggetto di
programmazione finalizzata, di trasformare in alveo-strada il cosiddetto
«letto di lava» che dalla Rita fa defluire a valle, fino
al mare, non solo le acque meteoriche, ma anche tutte le acque fangose
degli stabilimenti.
Ciò avrebbe significato separare l’attività termale
dall’attività ricettiva, che si sarebbe sviluppata a valle
nel comune di Lacco Ameno.
Successivamente, a iniziativa d’imprenditori locali, si sono realizzate,
oltre a tante piccole pensioni, notevoli complessi alberghieri con terme
e piscine nella parte soprastante la Rita, mentre il letto di lava continua
a sversare le sue acque, sempre più cariche di codifecali, lungo
la litoranea che da Lacco mena a Casamicciola in località Sombrero.
Senza apprezzabili risultati, all’epoca del colera del 1973, si
cercò di realizzare un sistema di drenaggio e di clorazione delle
acque allo sbocco del letto di lava, che resta ancora oggi motivo di
preoccupazione per gli amministratori di Lacco e di contenzioso con
quelli di Casamicciola Terme
Per tornare alla ripartizione della sfera d’interesse fra i due
industriali del Nord, sbarcati all’Isola con i loro capitali e
le loro idee, giova ricordare che, per stornare l’attenzione di
Rizzoli dal comune di Ischia, il Conte Marzotto, con i suggerimenti
di sagaci amministratori di quel Comune, tra i quali va certamente annoverato
il commendatore Vincenzo Telese, antesignano autoctono dell’attività
turistica d’Ischia, cominciò ad acquistare alcune zonette
di terreno a Lacco Ameno, in posizione strategica rispetto ai programmi
di Rizzoli. Quest’ultimo fu così costretto a recuperare
dal primo quanto aveva, quasi provocatoriamente, acquisito, e d’allora
ognuno si è tenuto nel proprio ambito di programmazione.
Certo, non c’è paragone tra quanto ha sviluppato Marzotto
a Ischia e quanto ha realizzato Rizzoli a Lacco Ameno. Ma Marzotto aveva
un intento ben preciso e a quello si è fermato, quello, cioè,
d’inserire Ischia nella catena dei suoi Jolly. Ed è bastato
quel programma per dare a Porto d’Ischia l’abbrivio ad uno
sviluppo qualificato, legato all’iniziativa di molti imprenditori
locali, anche se, accanto alle strutture ricettive, a Ischia, prima
che altrove, si sono sviluppate tutte quelle attività collaterali,
che hanno concorso a fare dell’Isola una rinomata stazione turistica.
SU
|