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L’ENTE PER LA VALORIZZAZIONE DELL’ISOLA D’ISCHIA
Occorreva, intanto, a Lacco come nelle altre località
dell’ Isola, assicurare una più adeguata disponibilità
di acqua, non tanto per dissetarsi, quanto per gli usi generali. Non
bastava per questi usi l’acqua raccolta nelle cisterne private
durante i periodi di pioggia, in quanto era cominciata l’espansione
edilizia e le nuove abitazioni non sempre erano fornite di depositi
per accumulo d’acqua.
Comincia così l’approvigionamento di acqua via mare, a
mezzo di bettoline.
Il primo impegno dell’EVI, Ente per la Valorizzazione dell’Isola
d’Ischia, di cui è opportuno, in seguito, parlare più
diffusamente, fu quello di attrezzare sull’Isola depositi pubblici
capaci di immagazzinare l’acqua che arrivava dal continente.
È ancora lontana la posa della condotta sottomarina.
Lacco Ameno fu tra le località in cui l’approvigionamento
via mare era facilitato dalla vicinanza degli agglomerati urbani alla
costa. Furono ripristinati e resi igienicamente sicuri vecchi depositi
esistenti nei vari rioni, alcuni dei quali poterono essere collegati
con apposite tubazioni direttamente con i punti di attracco delle bettoline,
evitando così di stendere ogni volta centinaia di metri di «manichette»
lungo le strade dalla costa ai depositi.
L’acqua veniva attinta dai depositi a mezzo di pompe sommerse,
la cui manutenzione era affidata all’EVI.
Sulla situazione idrica di tutta l’Isola si rimanda ad una relazione
molto dettagliata fatta al Centro Studi sull’Isola d’Ischia
da Mario Caccioppoli, geometra dell’EVI, e riprodotta negli atti
del Centro.
È questa l’epoca in cui sorge una fiorente attività,
che, ancora oggi in cui arrivano dal continente oltre ventimila metri
cubi di acqua al giorno a mezzo delle condotte sottomarine, è
presente sull’Isola, quella della distribuzione di acqua a mezzo
autobotti. Anche quest’attività è inizialmente legata
all’EVI, per poi diventare autonoma. Essa impegnava piccoli operatori,
alcuni dei quali, lavorando senza rispamiarsi, hanno realizzato una
vera fortuna. Emblematica la figura di Raffaele Buono, l’antesignano
dei trasportatori di acqua, prima per conto dell’EVI e poi per
conto proprio. Diventò presto Don Raffaele, senza riferimenti
denigratori, ed era tanto ricercato da doversi spesso negare al telefono,
perché non poteva soddisfare tutte le richieste di operatori
alberghieri e singoli cittadini, pur avendo un discreto parco di autobotti.
È il caso, a questo punto, di dire qualcosa in più sull’EVI,
Ente per la Valorizzazione dell isola d’Ischia.
Fu istituito con la legge n.1450 del 22-7-39, modificato con la legge
n. 678 del 6-6-1952, che ne prorogava la validità per un ventennio.
La modifica sostanziale si basava sulla nuova realtà amministrativa,
legata alla ricostituzione dei sei Comuni dell’Isola, in sostituzione
del Comune unico esistente all’epoca dell’istituzione dell’Ente
autonomo.
Nel 1953 fu data all’EVI la prima amministrazione ordinaria. Fino
a quell’anno l’EVI era sempre stato amministrato da un commissario.
L’importanza di un ente autonomo sovracomunale sta nei compiti
ad esso attribuiti, che non cambiarono la nuova legge e che l’EVI
ha sempre svolto con buoni risultati sia pur tra notevoli difficoltà,
legate all’esigenza di contemperare le istanze delle ricostruite
realtà comunali con l’ottica di una programmazione unitaria
per l’intera Isola d’Ischia.
Nel primo periodo di vita, che può essere racchiuso tra l’anno
della sua istituzione fino agli inizi degli anni cinquanta, l’attività
dell’EVI fu rivolta all’impostazione di piani paesistici
e regolatori, per una qualificazione territoriale dell’Isola e
la creazione di un centro direzionale che presiedesse allo studio organico
per la soluzione di alcuni problemi di rilevanza fondamentale per lo
sviluppo dell’Isola.
Il secondo periodo di attività coincide, all’incirca, con
gli anni cinquanta ed è caratterizzato da un’azione prevalentemente
promozionale.
Dall’inizio sessanta in poi si sviluppa l’aspetto più
propriamente esecutivo dell’attività dell’EVI.
Non è il caso di riandare nei particolari compiti specifici e
interventi operativi. Ma è significativo sottolineare come l’intuizione
del legislatore sia stata veramente felice nell’istituzione di
un ente sopracomunale che esaltasse e, al tempo stesso, coordinasse
le istanze delle diverse realtà locali, informandole alla necessaria
convergenza delle varie spinte locali nell’interesse generale
dell’Isola.
Purtroppo, bisogna prendere atto che, allorché anche la proroga
dell’EVI venne a scadere nel 1972, le forze politiche isolane
non seppero trovare la necessaria intesa nell’affermare l’esigenza
per un ulteriore rinnovo, sia pure con adeguata ristrutturazione di
un ente che, anticipando i tempi della 142/90, assicurasse alla nostra
Isola uno strumento amministrativo capace di garantire il superamento
di contrasti strumentali e dannosi tra le posizioni dei vari Comuni
per la soluzione di problemi d’interesse generale.
Da notare che l’Isola aveva, nel frattempo, perduto l’omogeneità
politica incentrata nella D.C. che, nel bene e nel male, aveva assicurato
una interlocuzione pressoché univoca presso gli organi governativi,
specie a livello nazionale.
Si era a tale convergenza sostituito un bipolarismo politico, che, in
apparenza, doveva essere motivo di crescita democratica, ma che, nella
sostanza, si ridusse ad una spartizione che finì con l’accentuare
la divaricazione tra le posizioni anche amministrative a tutto scapito
di soluzioni unitarie per molti problemi che ancora oggi risultano irrisolti.
Fu in quel periodo che si accentuano i confini tra i vari Comuni, facendo
fare all’Isola dei passi indietro, nonostante l’ormai irreversibile
sviluppo sul piano turistico.
Lo «sforzo» massimo che la politica isolana seppe fare,
alla scadenza della proroga della legge istitutiva dell’EVI, fu
quello di dar vita a un consorzio tra i sei Comuni per la gestione dell’acquedotto,
che nel frattempo era stato costruito, e delle fogne ancora in corso
di realizzazione, consorzio denominato CAFI dalla sua ragione sociale,
con la redazione di uno statuto, che ancora oggi resiste alle tante
e contraddittorie istanze di modifica, e ad un’Azienda di Cura,
Soggiorno e Turismo, con competenza nel settore più specificamente
turistico.
Anche quest’ultimo organismo ha continuato a vivere tutte le contraddizioni
di una politica isolana, ancora troppo legata ad una municipalità
esasperata, che ne hanno condizionato la pur lodevole attività.
Ci fermiamo qui con i riferimenti all’EVI e agli organismi che
ne derivarono, perché i particolari si possono trovare nel racconto
più generale delle vicende dei decenni successivi.
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