CRESCITA ECONOMICA E SOCIALE DI LACCO AMENO


Noi, intanto, possiamo riprendere il discorso interrotto da questa lunga digressione.
Il paese cresceva, anche dal punto di vista economico e sociale. Ma insieme alla crescita economica e sociale e accanto all’evidente disordine di carattere urbanistico, non si può non registrare una razionalizzazione ed integrazione del sistema viario.
Si è già accennato alla interessante strada di collegamento della zona rivierasca con le colline di Pannella e Fango, la via provinciale Lacco-Fango, realizzata con i fondi della Cassa per il Mezzogiorno, e la via nuova Montevico per raggiungere il Cimitero.
Altra via di notevole importanza, realizzata direttamente dal Comune fu quella che dalla Lacco-Fango raggiunge la zona della 167.
Ma l’arteria, anch’essa provinciale, che ha determinato una svolta significativa nel traffico urbano di Lacco Ameno, è stata la via di Circumvallazione, che, partendo dalla Lacco-Fango nel tratto in cui questa s’incrocia con Via Rosario, si collega con la statale per Forio di fronte alle Stufe di San Lorenzo.
È questa l’opera che ha sottratto Lacco dall’infelice situazione di essere soltanto una strada di collegamento tra Casamicciola e Forio, costretto a subire tutto il traffico da e per Porto d’Ischia. Veicoli di tutte le cilindrate, compresi pullman e camion, dovevano necessariamente attraversare tutta la fascia costiera di Lacco.
Né fu facile individuare il tracciato giusto per la nuova arteria. Vi era innanzitutto da rispettare due incroci da realizzare a livello: quello con la via Pannella Vecchia e quello con la via Mezzavia.
Questi due incroci condizionarono, ovviamente, le pendenze della Circumvallazione, il cui tracciato necessariamente alterna tratti pianeggianti a tratti a notevole pendenza. Ne è venuta fuori una strada ad andamento alquanto difficile, ma che solo chi non considera le esigenze di rispettare il raccordo con le arterie esistenti può criticare. Sta di fatto che trattasi pur sempre di una strada appena all’esterno e in alcuni tratti addiritttura interna all’abitato, per cui non poteva mai essere strada a scorrimento veloce.
Ma è stata questa opera a consentire alla comunità lacchese di programmare la vita cittadina con le tradizionali manifestazioni, civili e religiose, disimpegnandosi completamente dalle esigenze di collegamento con il resto dell’Isola, sia verso Forio che verso Ischia. La chiusura al traffico di via Roma e Corso Angelo Rizzoli è possibile solo perché vi è, dalla fine degli anni sessanta, la via di Circumvallazione.
Interessante cogliere particolari momenti di integrazione tra una forma nuova di turismo che diventa industria e una realtà locale fatta di tradizioni e di piccoli personaggi di cui già oggi forse hanno perduto memoria.
Si è già avuto modo di notare come l’attività di un termalismo rinato e il funzionamento di alberghi di lusso, dopo un breve periodo di presenza di personale specializzato importato, hanno posto la gioventù locale al contatto con mestieri nuovi e con gente proveniente da tutto il mondo. E la crescita della professionalità ha presto elevato il tenore di vita delle famiglie, se si considera che in ogni nucleo familiare le persone occupate erano quasi pari al numero dei suoi componenti, almeno a partire dagli adoloscenti, sia pure per alcuni mesi all’anno. Ovviamente, accanto al progresso economico, si registrava quello culturale, sia a livello di scuola media che di diploma e, presto, anche di laurea.
Interessante appare, tuttavia, cogliere alcuni momenti di una transizione che non è avvenuta certamente con un taglio netto con il passato. E a tale scopo potrebbe essere emblenatico il riferimento a taluni personaggi che hanno rappresentato un’epoca che via via cedeva il passo al nuovo in un’evoluzione non priva di contraddizioni.
Lo stesso custode delle terme per anni inattive, prima, cioè, che venissero trasformate in moderni luoghi di cura, indossò sotto la nuova gestione una divisa e sviluppò tutte le sue innate qualità di gentilezza che ne fecero un personaggio capace di ben figurare con ospiti e personalità del bel mondo che affluivano nei nuovi complessi.
Era Domenico Scotti, sempre pronto a ricevere con un sorriso e un rispettoso ossequio e a far da guida e cicerone all’occorrenza, sostenuto da una preparazione di base acquisita sul campo. Era lui che conosceva gli spostamenti dei dirigenti della società che gestiva le terme e dello stesso Rizzoli, quando era a Lacco.
Era diventato egli stesso un’istituzione.
Se questo avveniva nell’ambito delle Terme della Regina Isabella, dal lato dell’albergo omonimo si trovava un altro personaggio emblematico, Pasquale Acampora. Anche lui con la sua divisa, non tanto di portiere, quanto di addetto al necessario collegamento tra gli ospiti, che arrivavano nella piazzetta antistante l’albergo con i pullmini o con le loro lussuose macchine, che egli stesso si preoccupava di sistemare nell’autorimessa, o con taxi, e il personale della reception. Anche di Pasquale il tratto caratteristico era la gentilezza, che metteva a proprio agio chiunque avesse a che fare con lui.
E l’uno e l’altro rappresentano la personificazione di un’evoluzione non legata certamente solo alla divisa, ma alla capacità di adeguamento al nuovo ruolo.
Senza spostarci troppo dalla località in cui operavano Domenico e Pasquale, troviamo un altro personaggio che da pescatore a sacrestano era poi diventato guida ricercata per la visita agli scavi di Santa Restituta.
Era Cristoforo Pascale. Anche per lui bastava il nome di battesimo. Era Cristoforo e, se lo si voleva inserire nel contesto familiare, non valeva riferire il cognome, che non tutti forse conoscevano, ma era più significativo aggiungere « ‘u véscov», cioè, «del vescovo».
È stato per decenni l’assistente di Don Pietro Monti, autore degli scavi di Santa Restituta, colui che, col suo saper fare, non solo ha portato alla luce interessantissime pagine di storia paleocristiana, esposte nel Museo e descritte in frequenti opere apprezzate da studiosi e dilettanti, ma che era stimato dal mondo che gravitava intorno a Rizzoli, al punto che il Commenda, non so se per fare a lui un complimento o perché non era in adeguata dimestichezza con chi rappresentava il paese, qualche volta diceva che avrebbe preferito avere Don Pietro come sindaco.
Per spiegare una tale considerazione, che certamente non mi offende, ci vorrebbe tutta una dissertazione che ci porterebbe lontano.
Ma torniamo a Cristoforo, assistente di Don Pietro.
Non aveva una vera divisa, ma portava scritto sulla maglietta «Scavi di Santa Restituta». Era amico di tutti i personaggi che frequentavano gli alberghi di lusso e il Santuario; era particolarmente bravo nel far da guida ai visitatori del museo ed era orgoglioso di spiegare come la differenza di classe tra gli uomini è sempre esistita, come si evinceva dal corredo funebre rinvenuto nelle varie tombe, e di chiosare, secondo la «livella» di Totò, che tutto ciò, oggi come da sempre, veniva superato dalla morte che tutti ci accomuna. Particolarmente nota la sua capacità di accogliere con inchini e baciamani le signore e l’ostentazione della sua amicizia con autorevoli politici. Conosceva bene la famiglia di Andreotti e non era raro che si partiva da Lacco con una «spasella» di pesce appena pescato per recapitarla personalmente a Casa Andreotti a Roma.
Non vorrei venir meno al proposito di evitare la citazione di molti nomi. Ma come si può fare a meno di ricordare la figura di Innocenzo Pignatelli, che del suo lignaggio principesco aveva conservato la peculiarità comune a tutti i nobili, comportamento sempre distinto ed ossequioso, anche quando sono costretti a ruoli che mai, nelle epoche di splendore della casata, avrebbero immaginato di impersonare.
Il suo, tuttavia, era un ruolo di tutto rispetto, giacché, con la sua presenza e anche con la sua attività, rappresentava un personaggio emblematico nel mondo che gravitava intorno a Rizzoli. Gli bastava un solo cerino per tutta la giornata per accendere la prima sigaretta, perché tutte le altre erano legate tra loro come una catena, in quanto quella che si era consumata serviva ad accendere la successiva.
Non deve essere stata facile la sua dimestichezza con il Commenda, il quale se ne faceva l’orpello nelle pubbliche relazioni, ma non esitava a farne oggetto di qualche rimbrotto in cui emergeva la differenza di classe. Il principe rispondeva sempre con un atteggiamento di condiscendenza, che si leggeva più che nelle sue parole nel classico mezzo inchino, seguito dall’immancabile «va bene», «ma certamente!». Eppure Pignatelli rendeva molto a Rizzoli e alla sua industria, perchè era colui che ne curava i rapporti col mondo esterno, a cominciare da quello più vicino e, cioè, la collettività di Lacco. Era presente nei comitati insieme ai cittadini per la festa patronale o per le iniziative di tipo folkloristico. Fece parte dell’amministrazione comunale in qualità di assessore. Insostituibile curatore dell’etichetta nei rapporti tra Rizzoli e le illustri personalità che ne frequentavano le aziende.
Ma chi di Rizzoli e del suo impero lacchese conosceva tutto e tutto dirigeva era l’ingegner Santi, forte della sua preparazione specifica nel campo del termalismo, che rimaneva sempre il centro dell’attività economica della Lacco AmenoTerme.
Intanto passavano gli anni! Il piccolo, grande mondo che ruotava tra gli alberghi di lusso, le rinnovate e rinomate terme e la Villa Arbusto, sede rappresentanza per ricevimenti particolari, pareva non dovesse conoscere declino, e, invece, la società esterna già si preparava a grandi mutamenti. A cominciare dall’Isola d’Ischia, dove si moltiplicavano le iniziative che via via portarono a diverse migliaia il numero dei posti letto e tutte le strutture ricettive erano fornite anche di terme.
Fu allora che, preoccupato che presto o tardi Lacco Ameno, con le sue attrezzature di lusso e la clientela disposta a pagare costi adeguati al trattamento, potesse essere colto dalla volubilità della moda, prospettai a Rizzoli, con una lettera ufficiale del Comune, l’opportunità di aprire le sue aziende termali alle convenzioni mutualistiche, in modo da assicurarne la fruizione alla borghesia, sia per un fatto sociale che per evidenti motivi economici. Rizzoli rispose con gentilezza nella forma, ma che, tuttavia, lasciava trasparire un certo fastidio, perché, dall’interno della sua oasi, quasi non riusciva a percepire il mutamento che stava coinvolgendo la società. O, forse, cercava di rimuovere l’idea di una simile evenienza.
Ricordo che, tra l’altro, alla mia considerazione che con il passar della moda, che pure durava ancora perché legata alla martellante propaganda sui suoi settimanali, potessero le sue aziende soffrire la concorrenza di chi si andava assicurando una più vasta utenza, osservò che le sue strutture erano salde e tali da sopravvivere alla sua stessa guida, giacché egli non aveva mutuato una lira né dallo Stato né da istituti di credito.
Certo non fu in ciò buon profeta a considerare come poi sono andate le cose.

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