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IL PAESE SI ALLARGA
Una delle conseguenze della divisione dell’Isola in sei autonome
realtà amministrative, non superata, peraltro, da sei piani regolatori
coordinati al posto di un unico piano intercomunale come logica avrebbe
richiesto, è quella di voler mettere all’interno di ciascuna
di tali realtà tutto quanto concorra a rendere il più
possibile completa la relativa autonomia. Ovviamente, per fare questo,
non potendosi allargare i confini, si cerca di utilizzare più
intensamente gli spazi, dandosi così l’impressione di allargare
il territorio.
Così una zona da sempre destinata all’agricoltura viene,
innanzitutto, collegata al centro abitato attraverso un sistema viario
e poi via via trasformata essa stessa in centro abitato. Con tutti i
problemi che una simile trasformazione comporta. Primo fra tutti quello
di liberare gradatamente il nuovo centro abitativo da ogni residua precedente
utilizzazione propria delle zone periferiche e non destinate ad essere
abitata.
Il processo è stato lungo e non è ancora terminato e non
ha mancato di determinare un contenzioso tra gli abitanti del nuovo
insediamento e lo stesso ente Comune, che non aveva la possibilità
di provvedere con la necessaria tempestività a soluzioni alternative
per le esigenze della collettività per le quali, prima che la
zona fosse trasformata in centro abitativo, la stessa offriva adeguata
soluzione. Il riferimento è alle operazioni di stazionamento
e di travaso dei rifiuti solidi urbani. In un territorio così
limitato come quello di Lacco Ameno non è certo facile trovare
tante zone che abbiano i requisiti necessari per un uso del genere,
zone, cioè, accessibili e, al tempo stesso, adeguatamente distanti
da centri abitanti. E il contenzioso non ha mancato di avere uno strascico
giuridico che vede paradossalmente coinvolti l’amministratore
che ha voluto e consentito l’insediamento di una cooperativa edile
e i soci che di tale insediamento hanno usufruito.
Da rilevare che la stessa caratteristica di zona periferica e limitrofa
al Comune di Forio ha costituito motivo di contenzioso anche con quel
Comune in due precise occasioni, una riguardante l’insediamento
di un megaimpianto di depurazione e una, più recente, attinente
alla scelta dell’ubicazione di un impianto di compattazione dei
rifiuti solidi urbani.
È da chiarire subito che sia l’un impianto che l’altro
non dovevano sorgere in territorio di Lacco Ameno, bensì in quello
di Forio, ma in zona tanto distante dai centri abitati di Forio e così
vicina al nuovo centro abitato di Lacco Ameno, da suscitare le giuste
protestazioni degli amministratori di quest’ultimo Comune.
A questo punto è interessante fare la storia di quest’inevitabile
contenzioso.
Per la verità, il contenzioso per il depuratore interessò
praticamente tutta l’Isola.
La Regione Campania, nell’ambito di un più ampio progetto
per il disinquinamento del Golfo di Napoli, ottenne dalla Cassa per
il Mezzogiorno il finanziamento per la realizzazione dell’impianto
fognario e relativo sistema di disinquinamento nell’Isola d’Ischia.
Siamo a metà degli anni settanta, dopo una epidemia di colera.
L’appalto concorso per la realizzazione dell’opera fu aggiudicato
al consorzio di imprese Adedicla.
La filosofia dell’impianto era basata su alcuni punti essenziali.
L’Isola sarebbe stata divisa in due versanti principali, uno,
al lato di Forio, e uno, al lato di Barano.
Una condotta in partenza da Ischia avrebbe raggiunto, in galleria, una
zona lungo la costa occidentale di Forio e un’altra, iniziando
da una località di Barano, sarebbe arrivata ai Maronti. Ai due
terminali sarebbero stati realizzati gli impianti di depurazione, dai
quali le acque già trattate sarebbero state allontanate dalla
costa a mezzo di condotta sottomarina fino a raggiungere fondali adeguati
alla neutralizzazione di eventuale residuo potenziale inquinante. Alla
condotta fognaria principale si sarebbero collegati tutti i rami secondari
a servire le zone interne di tutta l’Isola o a caduta o a mezzo
d’impianti di sollevamento.
Alcuni sbocchi di emergenza erano previsti in varie zone costiere, tra
cui uno a Casamicciola di fronte al Pio Monte della Misericordia, e
uno a Lacco Ameno lungo il corso. L’importo di tutto il progetto
raggiungeva cifre astronomiche, anche se l’entità precisa
ebbe più volte a variare.
Mentre si dava inizio ai lavori in galleria nella zona di Porto d’Ischia,
sotto la statale per Casamicciola, e si realizzavano vari tratti interni
all’abitato dei diversi centri urbani, incominciava una lunga
diatriba con manifestazioni di protesta sostenuta dagli stessi amministratori
circa l’ubicazione degli impianti di depurazione, specie quello
al versante occidentale dell’Isola.
Una prima ipotesi che lo prevedeva nella zona di Citara fu scartata
a furor di popolo.
Stessa sorte ebbe l’ipotesi di localizzazione nelle vicinanze
del campo sportivo.
Una certa congruenza di accettazione si ebbe, invece, per l’ubicazione
nei cosiddetti canali di Mezzavia, dove l’impianto sarebbe stato
sistemato a circa settanta metri sotto il livello del piano di campagna,
in modo da consentire il convogliamento dei liquami per caduta. Ma anche
questa soluzione era frutto di un compromesso, per cui, appena se ne
presentò l’occasione, si cercò di farla cadere.
Difatti, è vero che la località cade entro i confini amministrativi
di Forio, ma trovasi a distanza notevole dagli agglomerati urbani di
quel Comune, se si escludono poche ville accessibili dal lato di Cavallaro,
ma molto vicine a tale zona sono le abitazioni della periferia di Lacco
Ameno, compresa la località dove stava per sorgere il rione della
167, che ha dato inizio a questo discorso. Il Comune di Lacco Ameno
non poteva protestare più di tanto, però il Consiglio
comunale pose tante condizioni da avere sempre un certo potere di controllo
sulla gestione dell’impianto. In effetti, la località in
cui doveva sorgere l’impianto dal lato di Forio è accessibile
solo a mezzo di mulattiere, non suscettibili di ampliamento senza il
consenso del Comune di Lacco Ameno col quale confinano, mentre l’unica
strada rotabile di accesso poteva solo essere realizzata in prosieguo
di altra strada di assoluta pertinenza di Lacco Ameno. Di tal che, ogni
eventuale vero discorso della zona di superficie, pur connesso al funzionamento
dell’impianto sotterraneo, quali accumuli e trasferimenti di fanghi
od altri, poteva essere condizionato da ordinanze del Comune di Lacco
Ameno.
Presto, tuttavia, l’intero progetto del sistema fognario fallì
e di tutta l’operazione rimasero soltanto alcuni importanti tratti
di fogne realizzate all’interno dei centri abitati e, quel che
più conta per Lacco, l’impianto che nel frattempo era stato
finanziato a parte dalla Regione in quanto poteva poi essere inserito
nel sistema principale come impianto di emergenza. Tale impianto, tuttavia,
è ancora incompleto, perché mancante di apparecchiatura
di depurazione. È, difatti, limitato ad una vasca di accumulo
e ad una condotta sottomarina per l’allontanamento dei liquami
dalla costa.
L’altro motivo di contenzioso con il vicino Comune di Forio, sempre
dal lato della zona della 167, riguarda la localizzazione di un impianto
di compattazione dei rifiuti solidi urbani. Dopo aver rinunziato a realizzare
un impianto d’incenerimento dei rifiuti solidi urbani, per valutazioni
di carattere sanitario e finanziario, i Comuni dell’Isola hanno
ottenuto dalla regione il finanziamento per l’installazione di
due impianti di compattazione. Non si discute qui delle caratteristiche
di tale sistema, tutto ciò che si produce in fatto di rifiuti
solidi viene, per effetto della compattazione, ridotto di volume, ma
non si trasforma, e il peso resta pressoché invariato. Resta
irrisolto il problema dello smaltimento e, quindi, la necessità
di trasferire in continente ciò che è stato compattato.
Il problema che con immediatezza si poneva era quello dell’ubicazione
degli impianti. Per il primo, cioè, quello che doveva servire
il Comune d’Ischia e Barano, la scelta fu semplice e pressoché
obbligata. L’impianto andava ubicato nella zona dell’Arenella,
già destinata da anni a sversamento o travaso dei rifiuti solidi
del Comune d’Ischia. Il secondo, da servire per tutto il resto
dell’Isola, era destinato nel territorio di Casamicciola-Terme,
lungo la strada che mena al Cretaio.
Mentre per il primo si poteva subito dare attuazione al progetto, per
il secondo le proteste degli amministratori di Casamicciola non si fecero
attendere. Ed erano proteste giuste. Non era plausibile che un territorio
dalle dimensioni limitate, come quello di Casamicciola, dovesse «ospitare»
i rifiuti, tra l’altro, di un Comune, come quello di Forio, che
ha un’estensione territoriale la più grande di tutti gli
altri Comuni, Ischia compresa. Al più Casamicciola si diceva
disponibile all’ubicazione di un impianto da servire per Casamicciola
stessa e per Lacco Ameno.
Bisognava, quindi, reperire altra località per l’impianto
riguardnte Forio e il resto dell’Isola. E ancora una volta gli
amministratori di Forio salomonicamente indicavano località di
pertinenza di quel Comune, periferiche rispetto al suo centro abitato,
ma vicinissime all’abitato di Lacco Ameno. E precisamente la zona
era quella quasi contermine con il nuovo insediamento della 167, le
cosiddette case della cooperativa. Ovvie furono, a questo punto, le
proteste di Lacco Ameno. E ancora una volta l’amministrazione
comunale di Lacco dovette far presente che mai avrebbe consentito l’accesso
a quelle zone attraverso le strade di sua pertinenza.
Potrebbe sembrare una prova d’inammissibile ricatto campanilistico,
ma così non è, se si pensa che Forio ha immense distese
di suolo, adeguatamente distanti da tutti i centri abitati, indipendentemente
dai confini amministartivi. E fu così che il secondo impianto
non si costruì, anzi neanche si progettò.
Siamo arrivati a narrare queste vicende, partendo dalla più intensiva
utilizzazione del limitato territorio di Lacco Ameno. E in quale altra
direzione si poteva estendere il piccolo Comune per dare una risposta
alle esigenze legate allo sviluppo della popolazione, che, in pochi
decenni, è cresciuta di oltre duemila abitanti? Eppure la fantasia
di certi urbanisti non ha limiti.
Ma prima è il caso di riportare una costatazione che, quasi a
mo’ di barzelletta, circolava negli anni ottanta.
Quando si facevano i calcoli per le previsioni di crescita della popolazione
per dimensionare il Piano regolatore generale, si ebbe la sorpresa che,
proiettando sul tempo di validità di tale strumento urbanistico
l’andamento demografico verificatosi negli ultimi anni, il tasso
di crescita per Lacco Ameno era in proporzione pressoché doppio
rispetto a quello degli altri Comuni dell’Isola. Fu così
che si annotò scherzosamente che le donne di Lacco partorivano
due volte all’anno.
In effetti la crescita della popolazione era stata determinata, da un
lato, da un notevole flusso d’immigrazione, legato al fatto che
il piccolo Comune anticipò gli altri nello sviluppo turistico,
favorendovi, così, trasferimenti dagli altri Comuni, anche in
seguito a maggiori possibilità di occupazione, cosa che, ovviamente,
cessò allorché lo sviluppo turistico si livellò
in quasi tutti gli altri centri; dall’altro lato, dalla presenza
del reparto maternità dell’ospedale, che faceva affluire
nel registro delle nascite di Lacco Ameno i nati di quasi tutta l’Isola,
questo era un aumento assolutamente fittizio.
Ma torniamo alla fantasia di certi urbanisti.
Ci fu un architetto tedesco, di cui non ricordo il nome, il quale, oltre
a proporre al Comune una strutturazione della Piazza principale, assolutamente
diversa da quella che essa ha attualmente, suggerì, ovviamente
senza essere ascoltato neanche per curiosità, di sottrarre spazio
al mare a vantaggio del litorale. Il tratto di mare da lui preso in
considerazione era quello a ponente del Fungo, ed in parte anche a levante,
almeno fino all’attuale Piazza Girardi.
A parte questo ricordo, del quale, ripeto, non ho elementi perché
chi legge abbia a dare credito, mi sovviene una considerazione che ebbi
modo di fare in occasione dell’occupazione da parte del Comune
dell’importante complesso di Villa Arbusto.
Anche allora, dinanzi ad una folta rappresentanza di cittadini, ebbi
a sottolineare che da quel giorno il paese si era ampliato. Ma ciò
avveniva non tanto perché si aggiungeva al territorio comunale
una nuova superficie, quanto perché quel nuovo spazio, di circa
quindicimila metri quadrati, fino ad allora sottratto anche alla visita
dei cittadini, in quanto recintato da tutti i lati, veniva aperto alla
libera fruizione di chiunque vi volesse accedere. Ed inoltre, dalle
bellissime terrazze del complesso si schiudeva allo sguardo attonito
del visitatore un panorama unico che abbracciava, quasi senza soluzione
di continuità, la parte rivierasca del paese con la collina di
Monte Vico e il litorale di Casamicciola, con a valle l’ampia
distesa del mare, oltre il quale era possibile scorgere o, almeno, immaginare
la costa dalla Domiziana con i Campi Flegrei e con l’Isola di
Procida e Vivara.
Era ed è una veduta d’insieme che sottrae Lacco Ameno dai
ristretti limiti territoriali, che ne fanno il più piccolo Comune
dell’Isola quanto a superficie.Tanto piccolo che, allorché
si presentò la possibilità di realizzare dal suo litorale
la stazione di partenza di una funivia per l’Epomeo, l’idea
si scontrò con la ristrettezza dei confini, per cui non fu possibile
realizzarla, anche perché gli amministratori dei Comuni confinanti
si opposero all’ attraversamento del rispettivo territorio.
Non so se fu un bene o un male.
Lo racconto per la storia.
In particolare, ad opporsi fu il Comune di Casamicciola, anche perché
era intenzione dell’amministrazione di quel Comune di realizzare
un’analoga struttura con partenza dal Bosco della Maddalena.
Ma l’iniziativa degli amministratori di Casamicciola, che rientrava
in un più ampio contesto di utilizzazione di tutto il «Bosco»,
per una serie di infrastrutture turistiche, si arenò insieme
a tutto il progetto «Bosco della Maddalena» per la fiera
opposizione di un gruppo di cittadini di quel Comune, i quali ebbero
ragione, allorché poterono dimostrare che il Comune non poteva
in alcun modo disporre di un bene di inestimabile valore ambientale,
che, pur essendo demanio comunale, era gravato dai cosiddetti usi civici
che non potevano essere in alcun modo superati.
Chi volesse saperne di più potrebbe compulsare gli atti presso
il Comune di Casamicciola e certamente potrebbe leggersi un’interessante
pagina della storia amministrativa di quel Comune con tutti i risvolti
anche giudiziari, relativi alla complessa vicenda di un progetto mai
realizzato.
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