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MANIFESTAZIONI, PREMI...
Già adesso, tuttavia, l’intelligente attività
del Conte Camerini ha realizzato, nel rinomato complesso «Negombo»,
una struttura per manifestazioni all’aperto, capace di ospitare
migliaia di spettatori richiamati dalla risonanza degli artisti che
vi si esibiscono e sicuri di trovare, tra l’altro, ampi parcheggi
che nulla tolgono alla bellezza dei luoghi.
Tra le manifestazioni d’interesse generale, si ricorda la riproposizione,
il 16 maggio di ogni anno, dello sbarco di Santa Restituta con una suggestiva
sequenza di quadri scenici a mare e lungo le pendici delle colline circostanti,
e la serata conclusiva del Premio internazionale di giornalismo.
Fino a quando ha resistito, al volger degli eventi, a San Montano ha
trovato la più idonea ospitalità la serata finale di un
altro premio internazionale, quello dedicato agli autori cinematografici
e intitolato ad Angelo Rizzoli. Questo premio, ideato e organizzato
dall’indimenticabile presidente dell’Ente Provinciale per
il Turismo, l’avvocato Luigi Torino, ha raggiunto ben quindici
edizioni prima di scomparire, per cui vale la pena ricordarne gli aspetti
più significativi.
La prima edizione del premio nell’ottobre 1972, in coincidenza
con la manifestazione per l’intitolazione ad Angelo Rizzoli del
Corso principale di Lacco Ameno.
Oltre che al Negombo, le varie edizioni del Premio hanno avuto svolgimento
nei due locali cinematografici, l’attuale cine-teatro Europeo
e L’Isolaverde, oggi trasformato in supermercato, ma anche in
più ampi spazi, sotto tendoni attrezzati per l’occasione.
Un anno il teatro-tenda è stato sistemato sulla pista dell’
Eliporto, un altro anno nell’ambito del complesso di Villa Arbusto,
nella zona poi adibita a campi da tennis e nella quale sorgerà
presto se, come si spera, si supereranno difficoltà di carattere
ambientale, una struttura polifunzionale anche a completamento del Museo
archeologico di imminente apertura.
Ricordo che quella edizione del Premio creò non pochi disagi
all’organizzazione, perché un’improvvisa tempesta
con vento fortissimo e pioggia danneggiò la struttura del teatro-tenda,
fin quasi a distruggerla.
Il comune denominatore di tutte le edizioni del Premio fu la risonanza
che l’iniziativa ha sempre avuto sulla stampa per la partecipazione
di autorevoli rappresentanti dei mass-media e per la destinazione del
Premio stesso ad illustri personalità del mondo cinematografico.
Né la premiazione è sempre avvenuta senza suscitare critiche
e vere contestazioni, che hanno dato da fare alle varie Giurie, sempre
di altissimo livello di rappresentatività.
Il Premio è riuscito ad imporsi come iniziativa di notevole rilevanza
culturale.
Ricordo l’anno in cui, mentre si facevano gli ultimi preparativi
per la serata conclusiva e si svolgevano dibattiti sul momento che la
difficile attività cinematografica viveva, in Piazza Santa Restituta
si dava vita ad un’imponente manifestazione di protesta, guidata
dal regista del film «L’Udienza» (Marco Ferreri).
Altra edizione movimentata fu quella in cui gli autori del film premiato
si rifiutarono di ritirare il Premio del pubblico, consistente in un
Fungo d’argento, offerto dal Comune, per divergenze sulla valutazione
della Giuria nell’assegnamento del Premio principale.
Già, perché i premi erano due, uno assegnato dalla Giuria
e un altro attribuito dagli spettatori, per i quali venivano proiettati
i film in concorso nelle varie sale cinematografiche dell’Isola.
Il Fungo d’argento, riproduzione artistica dello scoglio emblema
di Lacco Ameno, rare volte è stato sostituito da altro premio
pur sempre di valore.
E venne poi anche il buio per questa importante iniziativa.
Fu quando il nome di qualche esponente della famiglia Rizzoli fu implicato
tra gli appartenenti alla Pidue. Si pensò, con una decisione
che rispondeva più ad una valutazione emozionale che ad un criterio
razionale, di oscurare il nome stesso di Rizzoli e chiamare il Premio
con la denominazione di Premio Ischia per autori cinematografici. E
l’edizione vide anche la rinunzia alla partecipazione di Enzo
Biagi, giustificata da motivi di salute.
Nel dare il saluto alla sera di premiazione cercai di recuperare la
continuità del Premio, innanzitutto plaudendo al coraggio degli
organizzatori che non si erano fatti travolgere completamente dall’ondata
di condanna nei confronti di chiunque fosse sfiorato dal sospetto di
connessione con la P2, fino ad annullare l’edizione del Premio,
e poi attribuendo alla nuova denominazione il significato di una storicizzazione
del nome di Rizzoli nel riferimento all’isola d’Ischia.
Il premio è poi finito forse nella crisi generale del cinema
italiano e di ogni iniziativa di riconoscimento che non avesse raggiunto
una stabile capacità di coinvolgimento a livello internazionale.
La seconda e la terza edizione del Premio, quelle, cioè, relative
al 1973 e al 1974, si svolsero nello stesso anno, nel giugno 1974. Riprendo
una nota di cronaca di un settimanale dell’epoca:
« Ludwig di Luchino Visconti e Amarcord di Federico
Fellini sono ripettivamente i vincitori delle edizioni del 1973 e 1974
del Premio per autori cinematografici Angelo Rizzoli.
Il Premio del Comune di Lacco Ameno che prevedeva la votazione del pubblico
che ha assitito alla proiezione dei film entrati in finale è
andato a La Villeggiatura di Marco Leo per il 1973 e ad Amarcord per
il 1974. Il Premio Rizzoli, che nella prima edizione fu assegnato a
Marco Ferreri, un regista anticonformista, nella seconda e terza edizione,
svoltesi contemporaneamente dal 14 al 16 giugno, è andato invece
a due mostri sacri del cinema italiano, Visconti e Fellini. Le decisioni
delle due Giurie non sono state unanimi. La Villeggiatura di Leto e
Il Portiere di notte della Cavani, presente insieme a tanti altri esponenti
alla tre giorni cinematografica sono stati i concorrenti più
pericolosi per i vincitori. Liliana Cavani, nella fase della premiazione,
quando i premiati sono saliti sul palco insieme alla Marina, che rappresentava
il marito, ed a Franco Brusati, autore di Pane e cioccolata, ha mostrato
chiaramente di non gradire la decisione della Giuria presieduta da Leone
Piccioni.
La Cavani si aspettava la vittoria, e forse non a torto, dal momento
che i critici presenti nella Giuria ed in particolare Grazzini avevano
chiaramente spiegato le ragioni del loro voto favorevole a Il portiere
di notte. È invece prevalso il nome Fellini, come il giorno prima
era prevalso il nome Visconti. Ogni manifestazione del genere crea scontenti
e discussioni. E ciò non è un male.
Indubbiamente il Premio Rizzoli, dopo un avvio incerto, sta prendendo
corpo. Il livello dei film in gara, fin dalla prima edizione, è
stato altissimo. Le Giurie selezionatrici hanno svolto un buon lavoro
scegliendo la terna finalista tra una rosa di ottanta film.
La cinematografia italiana produce molta zavorra, ma quasi ogni anno
è in grado di presentare capolavori. Ed il Premio Rizzoli è
stato in grado di presentare sei ottimi film. L’innovazione più
valida ci è sembrata quella di dare la possibilità al
pubblico di assistere ai film gratuitamente. Il pubblico ha risposto
bene anche nella votazione, dimostrando una sensibilità, in particolare
con l’assegnazione del Premio a La Villeggiatura, del tutto imprevista.
Forse ciò dipende dal fatto che gli ischitani, che hanno nel
cinema l’unico motivo di svago, sono bene preparati in questo
settore.
Se un suggerimento possiamo dare agli organizzatori (l’Ente provinciale
per il Turismo, attraverso il suo presidente Torino, si è dimostrato
soddisfatto della manifestazione), è quello di tener presente
proprio questo fatto per cui, per la prossima edizione, bisognerebbe
allargare la partecipazione popolare [...] Il cinema è una forma
di spettacolo popolare. Se riparte da questa premessa, ogni forma di
manifestazione che voglia evidenziarne i valori, dovrà svolgersi
tra il vento pubblico. La parte mondana può essere riservata
agli addetti ai lavori ed ai loro amici. Sarebbe perciò opportuno
trasferire il dibattito della Giuria sui film finalisti dalla platea
ristretta e distratta del cinema Europeo ad una platea più ampia
e sensibile. Se il Premio Rizzoli verrà mantenuto nel solo ambiente
borghese presente alle serate della premiazione (molti dei presenti
non avevano visto nessun film in gara) non sarà difficile prevederne
una fine monotona. In definitiva dobbiamo, perciò, riconoscere
che esistono le premesse per dare al Premio Rizzoli una risonanza maggiore
di quella avuta fino ad ora. Il bilancio di quest’anno è
positivo non solo per la qualità dei film in gara e per i personaggi
che vi sono stati coinvolti, ma soprattutto perché la manifestazione
ha fornito delle valide indicazioni che serviranno da base per un suo
miglioramento definitivo [...].
Ogni anno il Premio ha prodotto un notevole dossier
di stampa con cronache e commenti dei maggiori giornali italiani. Era
ciò che dava maggiore soddisfazione all’avvocato Luigi
Torino.
Ho ritenuto opportuno riprodurre la cronaca di cui avanti, perché
è dovuta alla redazione di un settimanale locale, Il Giornale
d’Ischia, diretto dal bravo Franco Conte, immaturamente scomparso
di lì a pochi anni.Oltre alla cronaca riprodotta, il settimanale,
riporta nello stesso numero, una significativa intervista con l’avvocato
Torino sotto il titolo Una manifestazione che onora Ischia e un’intelligente
nota polemica dello stesso direttore Franco Conte informata a La vittoria
dei mostri sacri. Il numero del settimanale è il diciannovesimo
dell’anno IV.
Non si può chiudere la storia del Premio per autori cinematografici
italiani, senza ricordare che, nel programmare tutto quanto concorresse
a fare di Lacco Ameno una moderna e completa stazione turistica, Rizzoli
non poteva trascurare, come già accennato, la costruzione di
un cine-teatro, ma quel che più conta è il riferimento
all’uso che di tale struttura seppe fare, facendovi affluire le
più illustri personalità del mondo dello spettacolo e
facendovi rappresentare, talvolta in anteprima, la più importante
produzione della sua casa cinematografica. La presenza di Rizzoli e
la propaganda che egli faceva di Ischia sui suoi settimanali contribuirono
certamente a rendere ancor più familiare l’Isola ad artisti
di altissimo livello, sì che non era raro veder passeggiare per
Lacco Ameno gente che all’epoca facevano la copertina delle riviste
più lette in Italia e nel mondo.
Rimanendo nel campo cinematografico, mi piace ricordare due episodi,
apparentemente banali, anche se non legati direttamente a Rizzoli.
Si girava una scena del Corsaro dell’Isola verde.
Il protagonista doveva fare un tuffo dal «cuppello» del
Fungo. Ovviamente si cercò una controfigura tra i giovani di
Lacco abituati a tuffarsi da quel trampolino naturale. La scelta cadde
su Salvatore, soprannominato «scellerato». La prova andò
bene, la ripresa riuscì al primo ciak. E quando Salvatore dal
Fungo arrivò a nuoto sulla spiaggia, il regista, soddisfatto,
si congratulò gridando «bravo scellerato!». Al che
Salvatore, pago sì del complimento, ma ancor più interessato
alla ricompensa, rispose «E mòllati ‘e poppa!»,
che in gergo significava «dàmmi la ricompensa».
L’altro episodio che denota la mentalità dei personaggi
di un certo mondo, mi vide direttamente coinvolto.
Ero nel mio ufficio al Comune, dove mi aveva chiesto un appuntamento
Burt Lancaster, che doveva accompagnare una coppia di giovani per la
celebrazione del matrimonio per delega da parte del Comune di residenza.
L’incontro fu molto cordiale, ma, quando lessi la delega, feci
presente all’attore e agli sposi, oltre che al numeroso seguito,
che il delegato era il sindaco d’Ischia e non quello di Lacco
Ameno. Evidentemente mortificato per l’equivoco, Burt Lancaster
voleva rimediare a suo modo. Prese così una manciata di banconote
e voleva darmela. E rimase ancora più deluso, quando gli dissi
che nulla era dovuto né a me né all’ufficio.
E, a proposito di banconote, mi sovviene di un altro episodio, questo,
però, raccontatomi.
Si sa che a Lacco Ameno, come nel resto dell’Isola, i vigili urbani
non sono persone che hanno studiato «da vigili», ma, per
lo più, cittadini che già facevano un altro mestiere,
o, al più, giovani che hanno smesso di studiare dopo la licenza
media o, nel migliore dei casi, dopo un diploma di scuola media superiore.
Tra i vigili di Lacco Ameno è stato per lunghi anni in servizio
Mario, che per mestiere faceva prima il barbiere e, anche quando, dopo
aver preso la licenza media in un corso serale e dopo aver raggiunto
il grado di vice comandante o comandante facente funzioni del corpo
dei vigili urbani, era sempre individuato come Mario il barbiere. E
il mestiere di barbiere, oltre che di suonatore di clarinetto e di fotografo,
ha continuato a fare anche quando è entrato nel corpo della polizia
municipale. Del resto, non poteva accontentarsi dello stipendio di vigile
per mandare avanti la sua numerosa prole, frutto di più «covate».
E così si trova a fare anche il barbiere di Rizzoli.
Naturalmente nelle lussuose stanze del Regina Isabella. E qui, un giorno,
dopo aver preparato la barba del Commenda e iniziata la rasatura, avendo
necessità di pulire il rasoio e non trovando a portata di mano
della carta, vede, ammucchiate non so dove, un bel mazzetto di banconote
da diecimila lire.
Ne prende una e la usa come carta per depositarvi il sapone, non senza
averne prima ricevuto consenso dal commendatore, il quale, non solo
si disse consenziente all’operazione, ma lo autorizzò anche
ad usarne altre se era necessario. Naturalmente a Mario non sembrava
vero e già pensava alla fase successiva, allorché avrebbe,
come in effetti avvenne, pulite ed asciugate le banconote per ripristinarne
a suo vantaggio l’uso normale. È una nota di colore che
Mario racconta volentieri, assumendosene tutta la responsabilità
circa la veridicità.
Di qui a pensare, però, che Rizzoli fosse sempre così
incurante del denaro, il passo è lungo. Specie quando si trattava
di somme rilevanti.
Mi sovviene di quando cercammo di coinvolgerlo nel sostegno alla squadra
di calcio che avevamo messo su tra Lacco e Forio col nome di Ischiaterme.
Tale squadra giocava nel campo di Forio, anch’esso chiamato Ischiaterme,
perché realizzato con un contributo di dieci milioni che Rizzoli
aveva elargito con l’impegno da parte del comune di Forio che
su quel campo potessero giocare anche i giovani di Lacco Ameno, dal
momento che a Lacco non esisteva ancora campo sportivo.
Della società sportiva Ischiaterme era presidente il Dottor Aniello
Regine, molto ben voluto sia dalla popolazione di Forio che da quella
di Lacco Ameno. Ne facevano parte, tra gli altri, il sindaco di Forio,
avvocato Mazzella, alla cui fattività si dovette che il contributo
di Rizzoli si concretizzasse nella realizzazione di un regolare campo,
che già allora faceva il paio con il primo campo di Ischia Porto,
e il sindaco di Lacco Ameno. Per la gestione del campionato non bastavano
mai soldi. E il presidente mi chiese di interessare Rizzoli, facendogli
sapere che per risanare il bilancio occorrevano due milioni e mezzo.
Una bella cifra per quel tempo. Dopo molte esitazioni, trovai il coraggio
di avanzare la richiesta a Rizzoli, il quale, pur avendo a cuore le
sorti dell’iniziativa per la quale non aveva esitato a far venire
la squadra del Milan a giocare a Forio, in occasione dell’inaugurazione
del nuovo campo, alle mie insistenze per ottenere l’ulteriore
aiuto, mentre mi consegnava l’assegno, che io regolarmente girai
al presidente, mi faceva sapere che egli non avrebbe più voluto
avere a che fare con la squadra di calcio e che, per non esserne più
coinvolto, avremmo fatto bene a cambiar nome sia alla squadra che allo
stesso campo di gioco.
Certo, per quegli anni, realizzare un campo di gioco regolamentare era
quasi realizzare un sogno per i giovani. Precedentemente, ogni spazio
libero da eccessivi ingombri era un campo per potersi esercitare. Così
si ricordano gli incontri strapaesani sulla piazza del Soccorso a Forio,
con le continue litigate con il proprietario di un terreno limitrofo,
il maresciallo Battaglia, ogni volta che una palla calciata male andava
a finire in quel terreno. O quelli che si svolgevano in Piazza Santa
Restituta, nella quale era già un problema di geometria saper
posizionare le due porte in modo da sfruttare il più possibile
le dimensioni irregolari della piazza.
Ancora prima, era stato possibile assistere a qualche partita che si
svolgeva nel giardino dell’albergo Santa Restituta dell’avvocato
Capasso, un rettangolo pressoché regolare, ma di dimensioni molto
piccole. Vari tentativi furono fatti e furono, per la verità,
molto concreti, per realizzare un terreno di gioco nella piana di San
Montano, là dove ora sorge uno dei parcheggi del Negombo. Fu
un’impresa non facile, resa possibile dall’impegno di molti
giovani volenterosi che, a forza di braccia, riuscirono a realizzare
uno spiazzo che si avvicinava molto ad un campo sportivo. Era, tuttavia,
un terreno aperto che, ovviamente, non consentiva una benché
minima realizzazione d’incasso per far fronte alle spese di miglioramento
della struttura, oltre che a qualche rimborso spese per i primi giocatori
che venivano da fuori. Varrebbe la pena ricordare alcuni benemeriti
dell’iniziativa, ma c’è il pericolo di dimenticarne
tanti, per cui è meglio soprassedere.
Maturava, intanto, l’idea di creare una vera struttura. E si facevano
progetti, si prendevano misure. Ma l’impresa non era facile.
Ampi spazi non esistevano a Lacco Ameno. E qualche terreno che si prestava
non era di proprietari accessibili a trattative bonarie. E poi, chi
ci dava i soldi? E venne l’idea di «inventarlo» lo
spazio. Armati di tacheometri e di tanta fantasia ci si arrampicava
sulle sponde della cosiddetta Cava Pannella e si traguardavano le distanze,
interessati a trasformare il suolo tra una sponda e l’altra in
una zona pianeggiante, capace di contenere sia il terreno di gioco che
qualche tribuna per lo spettacolo. E ci pensò il Comune, al quale
non pareva vero di risolvere due problemi con la stessa operazione.
Aprire nel vallone una discarica sia per materiali di risulta che per
il deposito rifiuti solidi urbani, fu un’operazione molto semplice.
Se oggi si andasse a trivellare il terreno di gioco del campo sportivo,
di recente intitolato a Vincenzo Patalano, uno dei più tenaci
sostenitori della soluzione individuata, già si potrebbe trovare
il petrolio. Che ruolo importante aveva in quei tempi l’arte d’inventare
la soluzione dei problemi! Ovviamente ci fu sempre il concorso dell’amministrazione
che, tra l’altro, si assunse l’onere di estinguere il mutuo
contratto con il Credito sportivo che concesse i soldi necessari alla
costruzione del campo, che da allora ha visto già molte generazioni
di ragazzi cimentarsi nello sport più popolare anche a Lacco
Ameno.
E fu, oltre tutto, anche l’occasione per una certa diversa utilizzazione
di una zona del paese fino ad allora impervia.
A monte di tale zona, con accesso provvisorio realizzato ai lati del
terreno di gioco, si è presto individuata una località
che, anche in seguito a precise scelte del Piano Regolatore, è
stata col tempo destinata ad un importante insediamento di costruzioni
a cura di una cooperativa edilizia. La località successivamente
è stata meglio collegata al resto del paese a mezzo di una nuova
arteria, alla quale non è stato ancora dato un nome.
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