Vagabondaggi partenopei - Sant'Angelo d'Ischia
Verso l'estrema parte dell'isola d'Ischia, in un trionfo di vegetazioni, tra le sfumature di verde che variano da una collina all'altra a seconda delle macchie di frutteti, di viti o di forre che coprono i declivi, ecco la piccola chiesetta di Sant'Angelo d'Ischia, che dà nome al pittoresco casale. Un isolotto avanzato ed unito alla terraferma da una specie di piccolo istmo. Fu piazzaforte al tempo delle guerre aragonesi ed angioine. Della regia torre eretta per custodia delle coste e crollata per esplosione di bombarde nella battaglia tra la flotta anglo-sicula ed il presidio reale, al tempo dell'occupazione francese, non restano che miserevoli ruderi. Malinconia dei ricordi.
Dell'isola di Ischia, dalla parte più meridionale alla estrema punta occidentale di Forio, quella di Sant'Angelo è la insenatura più pittoresca, più luminosa, più densa di vicende vulcaniche, che ne rendono il suolo addirittura un'unica sorgente viva di acque minerali e di caverne naturali per i bagni. Che se ne siano giovati i Romani antichissimi, e ancora prima di essi gli Etruschi e i Greci, non è dubbio. E' di poco più di un cinquantennio l'episodio di alcuni pescatori di Succivo - una valle racchiusa tra i casali e le campagne di Panza e Serrara Fontana - i quali, sedotti dal "tesoro" promesso in sogno ad uno stagnino del luogo, e scavando nella sabbia, rinvennero, se non la ricchezza, alcune monete di bronzo di epoca romano-etrusca, documento di un'antichissima vita civile su queste spiagge.
Si stende Sant'Angelo alle pendici del promontorio e si inerpica e si fraziona in collinette, come minuscoli casolari su di un presepe. Vita contemplativa e patriarcale quella dei Santangiolesi, la quale trova una mistica rispondenza nella mentalità e nello spirito degli isolani e dei villeggianti tedeschi - quasi unici stranieri - i quali, scoperta la bellezza dell'isola, le rimangono da anni fedeli. Una grande pace è nell'aria. Solitudine. Silenzio. Niente ufficio postale, niente ufficio telegrafonico. Le notizie urgenti "all'armatore", all'isolano o al forestiero, si fermano a Serrara Fontana, piccolo Comune lontanissimo sulla montagna. Dalla scorciatoia mal tracciata ed irta di masse di lava, di ciottoli e di asperità del terreno una vecchietta, mummificata dagli anni, reca il messaggio fin giù a Sant'Angelo e ritorna, infaticabile, per lo stesso ripido sentiero e con venti soldi, mancia fissa, ravvolti gelosamente in una nocca della logora sottoveste. Nessun piano regolatore per il gruppo di casette e di viuzze di Sant'Angelo: si cammina alla meglio fra gomene e utensili da pesca, tra un odore di salmastro e di alghe, tra "gozzi" tirati a secco e reti distese. In un'antica casamatta è lo spaccio dei tabacchi, dove si accede attraverso le molte arcate sulle quali poggia il basso fabbricato. Il retrobottega è adibito a sala da ballo, dalla quale, per un'intercapedine, si accede alla botteguzza del barbiere.
Sole e silenzio. Nelle lunghe sere d'inverno, al mormorio del mare, che carezza il lido con un fruscio come di foglie smosse da un venticello estivo, si alterna il ritmo rauco di un fox trott: è il grammofono del tabaccaio che offre uno svago agli studenti forestieri, raccolti intorno ad un tavolo, con i volti arrossati dalla birra, immobili, muti ed assorti. Poco più di trecento abitanti conta il Comune di Sant'Angelo; un piccolo popolo di pescatori così estraneo alla vita del mondo, così lieto d'esserci. Ogni isolano ha nell'anima un'istintiva tendenza alla pittura: nelle loro casette bianche, linde, che hanno uno spiccato carattere orientale, non manca mai un dipinto ad olio - fatica particolare del pescatore - riproducente una vela, lo scoglio di Sant'Angelo, una nave da carico in partenza per Tunisi, verso la costa, cioè, dove ogni santangiolese traffica il vino delle sue terre. La grande goletta dalla ricca velatura troverà al ritorno tutto pronto per essere tirata a secco sulla spiaggia della piccola baia. Ecco l'argano con cui la ciurma, per mezzo di una gomena e di un ingranaggio a catena, farà scivolare dolcemente sulle "falanghe" unte di sego il grande scafo per trarlo dal mare all'asciutto sull'arena della spiaggia, dove attenderà il momento di riprender la rotta con un nuovo carico, asciugando frattanto la carena al buon sole, mentre i ragazzi giuocheranno alla sua vasta ombra.
Piccolo porto raccolto nella sua primitiva mentalità, senza contatti, senza traffici nemmeno col resto dell'isola occidentale, piccolo popolo ospitale, sognatore, spirituale, come tutte le creature del mare purificatore, ché ogni Santangiolese vive un terzo dell'anno sulla sua nave a vela, lungo i mari della Tunisia e della Spagna, in quelle lente navigazioni che ricordano i viaggi interminabili dei marinai sorrentini del primo ottocento; un popolo non ancora per buona ventura scoperto dalla folla borghese delle grandi città, ignorato dai turisti e soltanto noto ad una breve colonia di Tedeschi. Non è molti anni che uno di essi, un giovane ed agiato studente, non resistette alla poesia del chiaro di luna di una notte di autunno e nel linguaggio internazionale dell'amore aprì il suo cuore ad una piccola e bionda e bella figliuola di pescatore, e la sposò. Ma la ragazza, dopo che ebbe girato le più vaste città del mondo, istruendosi e raffinandosi con sorprendente rapidità, cedette alla nostalgia dell'umile sua spiaggetta e le si intristirono i begli occhi e le si appassirono le guance. Quando, dalle bocche di Procida sul mare d'Ischia, al suo sguardo ansioso apparve la costa natia di Sant'Angelo, fu vinta da una crisi di singhiozzi e di scoppi di risa nervosi, che preoccuparono non poco il flemmatico ma tenero sposo tedesco. Ella, ora, dirige una piccola "Pensione per forestieri", l'unica che esiste nell'isolotto.
Per lo stretto burrone che sbocca sulla spiaggia dei Maronti, si giunge a Cava Oscura. Nella contrada aperta nella montagna dalle antiche eruzioni vulcaniche si riproduce lo spettacolo delle trogloditiche abitazioni degli uomini preistorici: le pareti della roccia sono forate da grotte e da celle e da vasche minerali, dove l'acqua con calorie graduali a seconda delle sorgenti, arriva, in qualcuna, fino a 80 gradi R.
A fior di sabbia si cuoce un uovo sodo in meno di un minuto. Sotto le tende improvvisate i forestieri prendono il bagno, meno per bisogno salutare che per svago mattutino. Il sole infiamma, disinfetta e purifica tutto; il mare raccoglie nel fondo o porta lontano nella corrente ogni detrito. A S. Angelo non esistono mosche...
Nonostante l'immensa e varia massa d'acqua minerale che bolle nel sottosuolo e l'attraversa , l'affiora, s'incanala, risale sorgenti, si raffredda e diventa potabile, l'isola d'Ischia è priva di acquedotti. Non da sempre però: incuria o terremoti seppellirono spesso avanzi di tubi di terracotta innestati tra loro con raccordi di piombo, di cui l'ultima scoperta ne fa risalire l'esistenza al tempo della dominazione francese. Comunque, è di ieri la notizia che si è dato inizio all'attuazione di un progetto per dotare l'isola di un acquedotto diviso in cinque condutture. Avrà il suo acquedotto anche l'estremo casale di Sant'Angelo? Chissà. I trecento pescatori di questo luminoso angolo di mare ignorano perfino l'avvenimento che ora commuove tutta l'isola: essi bevono soddisfatti alle antiche fonti le loro acque montanine e vivono un'ermetica vita di serenità, di solitudine e di poesia.
Nella notte senza luna, dalle pinete odorose di resina, dove tacciono, ormai, le cicale ubriache d'aria e di luce, par che al largo del mare d'Ischia un gruppo di stelle sia caduto sulla linea d'acqua ed affiori negli ultimi sprazzi di luce azzurra.
Qualche voce... qualche richiamo: sono i pescatori di Sant'Angelo che raccolgono le reti e le "masse" al chiarore delle "lampare", insidie luminose che si accendono sotto la prua dei "gozzi" da pesca.
A poco a poco le barche rientrano nella rada addormentata dell'isolotto e le stelle par che si spengano ad una ad una dinanzi all'alba imminente.
(da Le Vie d'Italia n. 2/1937)
Ernesto Murolo