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La chiesa del Purgatorio di Forio
compie 250 anni (1743-1993)

  Nell'ampio "mantello screziato di chiese" del panorama foriano, spicca, come già nella tela di Filippo Hackert (1789 - Palazzo Reale di Caserta), la Chiesetta del Purgatorio o di S. Michele, che sorge in località Scentone lungo la statale 270. Essa attira subito l'interesse del turista per la forma singolare della facciata di uno stile tutto proprio, che costituisce la maggiore attrattiva di questo monumento, modesto nella sua mole, ma certamente importante nell'architettura ischitana. La lapide marmorea posta sull'architrave, compendiandone un po' la storia, dice:
       Quos purgans ignis cruciat his ferre levamen
       exoptans Agnellus d'Ascia usque parare
       Templum quos haec rura tenent hanc extulit aedem
       tortisque a flamma electis purgante dicavit
       A. D. 1742
                                 (1)
L'atto ufficiale di fondazione di questa chiesa è una pergamena del Vicario Capitolare di Ischia, Daniele Morgioni, datata febbraio 1743, per cui fra qualche mese compie 250 anni (2).
La cronistoria della fondazione della chiesa da parte di Aniello d'Ascia del fu Bernardino ci viene così descritta dall'atto di dotazione della chiesa che il d'Ascia fa rogare dal notaio Giovan Carlo Milone di Forio il 15 maggio 1742, in presenza anche di suo figlio, il sacerdote D. Giovanni, che vuole designare a rettore della stessa. Il notaio, tra l'altro, attesta che il predetto Aniello d'Ascia "da più tempo per sua devotione che ha nutrita nel suo cuore verso la Santissima Vergine di Santa Maria delle Grazie, dell'Anime Sante del Purgatorio, dalle quali s'è visto mirabilmente di continuo assistito in molte sue urgenze, e verso l'Arcangelo S. Michele, suo speciale Avvocato e Protettore, ha disposto di volere erigere da fondamenta, fabricare e costruire una chiesa seu cappella, e quella poi eretta, costrutta e fabricata, e provvista di tutti l'utensili sacri atti a potersi celebrare li divini officij; dotarla di una competente annualità dei suoi effetti; per la quale causa sin dalli 20 maggio del passato anno per istrumento di permutatione per mano mia col Reverendo D. Giacinto Sacchetta ne procurò il sito e l'ottenne nel luogo detto lo Scentone, pertinenze di detta terra di Forio per essere sito opportuno e comodo per li molti habitanti convicini. Et immediatamente con supplica data alla Reverenda Corte Vescovile di quest'isola si ottenne la beneditione del sito e la licenza della di lei costruttione, auta prima il consenso del Reverendo Parroco della chiesa di S. Sebastiano, nel di cui distretto, e giurisdittione viene compreso detto sito; e conseguentemente ne principiò la fabrica, di modo che al presente si ritrova eretta sino a voltarsi la e spera di bene totalmente compirla e renderla atta a celebrare li Divini Officij; e per ponere in esequttione la sua volontà prima di terminarla ha voluto procedere alla sua dotazione e fondatione del jus patronato imperpetuum d'esso Aniello e dei suoi descendenti" (3).
La dote che Aniello costituisce in favore della chiesa ascende a 33 ducati annui, per un capitale di ducati 400 e mezzo nei quali sono incluse le seguenti "annualità":
- ducati 4 e mezzo per capitale di 50 ducati da Giovanni Schioppa;
- ducati 4 e mezzo per capitale di 50 ducati da Girolamo d'Ambra;
- ducati 4 e mezzo per capitale di 50 ducati da Lorenzo Castaldo del fu Giacinto;
- ducati 9 per capitale di 100 ducati da Silvestro Amitrano;
- ducati 6 per capitale di 75 ducati da D. Liborio Castaldi;
- ducati 6 per capitale di 75 ducati da Maddalena Nicola e D. Loreto Castaldi del fu Giuseppe.
Aniello d'Ascia stabilisce inoltre che il diritto di patronato sulla chiesa deve essere riservato ai suoi successori in linea maschile o, mancando questa, in linea femminile, i quali dovranno designare anche il Cappellano. Quale primo cappellano designa suo figlio Giovanni. Nella nomina dei futuri cappellani della chiesa  debbono essere preferiti ed avere la precedenza sugli altri, i sacerdoti descendenti di Aniello che siano forniti di laurea Dottorale o in Sacra Teologia. Il Cappellano è tenuto a celebrare 3 messe cantate, con i primi e secondi vespri, nei seguenti giorni: il 2 novembre, commemorazione dei defunti "quale vuole esso Aniello, che sia la principale festività della detta chiesa colla castellana in mezzo d'essa chiesa e con tutta l'alta cerimonia solita farsi d'officiatura in detto giorno, anche con dispensare qualche piccola carità a poveri, se a detti cappellani parerà".
Le altre messe solenni debbono essere celebrate il 2 luglio, festa della Madonna delle Grazie, in suffragio di Aniello, e il 29 settembre, festa di S. Michele, in suffragio di D. Giovanni e Pietro Paolo d'Ascia, figli di Aniello. Inoltre il cappellano deve celebrare altre centoventi messe, secondo le intenzioni del fondatore, ogni domenica e festa di precetto, nelle feste della Madonna e nei giorni  stabiliti dallo stesso cappellano (4).
I pochi documenti esistenti nella chiesa non fanno alcun riferimento al progettista, al direttore dei lavori e alle maestranze che hanno realizzato la costruzione della chiesa.
Il terremoto del 28 luglio 1883 danneggiò la cupola per cui rimase per alcuni anni chiusa al culto (5).
Altri lavori di restauro sono stati eseguiti in tempi piuttosto recenti.
L'aspetto più interessante di questa chiesa è quello architettonico. La costruzione è preceduta da un sagrato quadrato, circondato da sedili di pietra e sopraelevato di alcuni gradini rispetto al livello stradale. La facciata è delimitata da due pilastri laterali, sporgenti come contrafforti, ed è divisa in due ordini senza alcun ornamneto di stucco e con semplici cornici.
"Al centro del campo superiore il riquadro circondato da una semplice sporgenza" (6) presenta un pannello maiolicato riproducente la pala dell'altare (7). Nella parte inferiore della facciata si aprono due nicchie lateralmente al portale di pietra lavica grigia (8).
La facciata laterale si presenta lineare, eccezion fatta per la risvolta dei pilastri con le cornici relative . "La cupola di forma sferica poggia su un breve tamburo". Al posto "del cupolino, al centro della cupola, si vede un piccolo cilindro sormontato da un toro su cui poggiano alcune tegole (9). L'interno, ad una sola navata, presenta la volta a botte con lunetta e fascioni ed è decorata molto sobriamente con stucchi a riquadri, mentre la cupola si presenta senza tamburo e poggia su pennacchi sferici.
Presenta un solo altare completamente rifatto in seguito agli ultimi lavori di sistemazione, sul quale pende una grande tela raffigurante la Madonna delle Grazie, S. Giovanni Battista, S. Michele e le Anime Purganti attribuita ad Alfonso Di Spigna (10). "Sia nel gruppo della Vergine col Bambino, sia in quello con S. Michele e le Anime Purganti si riscontrano i connotati consueti della pittura dispignana" (11). La Madonna presenta lo stesso atteggiamento di quella della chiesa di S. Francesco Saverio al Cuotto datata 1741 (12), anche se con l'inversione del Bambino che, dal ginocchio destro, passa su quello sinistro. E come a S. Vito, anche qui le vesti della Madonna "sono di un bianco grigio ricoperte da un manto azzurro pallidissimo e drappeggiano con musicali curve la bella persona adagiata nelle nubi" (13). Si presenta, inoltre, distaccata dalla scena, come già al Cuotto e qualche anno dopo nella pala dell'altare maggiore nella Basilica di S. Vito firmata e datata 1745. S. Michele e le Anime Purganti formano un gruppo a sé che, nella parte inferiore, richiama le Anime Purganti che Paolo De Matteis aveva dipinto nel 1710 nella Madonna delle Grazie della Collegiata dello Spirito Santo d'Ischia. La composizione presenta una schiera di Angeli e Cherubini che, con il gruppo della Madonna e il Bambino, costituiscono forse la parte più valida dell'opera. La tela non reca data né firma, ma si può supporre che sia stata realizzata contemporaneamente alla chiesa e quindi intorno al 1742-43.
L'antica cantoria e un organo di legno dipinto sono scomparsi di recente.
Nella vecchia sacrestia, rifatta negli anni '60, vi era un "banco" di noce del 700 per la custodia degli arredi sacri, tra i quali ancora si conservano una splendida pianeta di broccato rosso dell'epoca e una pisside d'argento finemente cesellata.
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1) Agnello d'Ascia bramando arrecare sollievo fino ad edificare un tempio a quelli che il fuoco brucia purificandoli, costruì questa chiesa a beneficio di quelli che posseggono questi campi, e la dedicò alle anime torturate e liberate dalla fiamma purificatrice nell'anno del Signore 1742.
2) Il primicerio Daniele Morgioni  U. J. D. fu eletto vicario capitolare quando il vescovo Nicola Antonio Schiaffinati, a causa della sua infermità, lasciò la diocesi alla fine del 1742 o ai primi del 1743.
La pergamena originale è esposta nella sacrestia della chiesa. Misura cm 79 x 55 e si presenta sbiadita in alcuni righi. Inoltre, nella datazione, al posto del giorno, vi è uno spazio vuoto per cui il documento si presenta privo del giorno di emissione.

3) Archivio di Stato di Napoli, fondo Notai sec. XVIII scheda 28 del notaio Giovan Domenico Milone di Forio protocollo n. 42 f. 151-164,  v. atto del 15 maggio 1742.
4) Ibidem. In una relazione sullo stato della chiesa, presentata al parroco di S. Sebastiano di Forio Anselmo Milone il 18 luglio 1810 dal cappellano D. Aniello d'Ascia (Archivio Diocesano d'Ischia, Lettere varie del 1810), si afferma che la rendita annua della chiesa è di ducati 44 e grana 50, mentre i "pesi" ascendono a D. 50 e grana 10 per cui "lo stipendio non è più di grana venti, come fu tassato dal fondatore, ma è l'incirca grana undeci per chiascheduna messa".
5) Archivio Diocesano d'Ischia, Atti della Visita Pastorale di Gennaro Portanova 1886-82 f. 149: "La cappella del Purgatorio allo Scentone tutta lesionata pel terremoto, è chiusa pel pericolo, non si è riaperta, vi è il sussidio ricevuto dal Prefetto ecc. si vorrebbe accomodare, ma mancano i mezzi. Gli obblighi delle messe non soddisfatti dal tremuoto".
6) F. G. Salvati - Architettura dell'Isola d'Ischia, Napoli 1951 p. 12.
7) E' stato realizzato alcuni anni fa dalla ditta Taki Calise.
8) Queste due nicchie si presentano in parte riempite da una parete lineare, supporto di altri due pannelli maiolicati raffiguranti i Santi Vito e Francesco di Paola della stessa ditta Taki di Forio.
9) F. G. Salvati, op. cit. p. 12 - F. Sardella: Architettura di Ischia, S. Giovanni in Persiceto, 1985 pp. 158/59.
10) G. Alparone: Francesco Cicino ed altri appunti storico-artistici, Napoli 1969 p. 39.
11) E. Persico Rolando: Dipinti dal XVI al XVIII secolo nelle chiese d'Ischia, Napoli 1991 p. 90.
12) G. Alparone: Ricerche su Alfonso Di Spigna in Ricerche Contributi e Memorie, atti del Centro di Studi su l'isola d'Ischia, vol. II, Napoli 1984 pp. 26-27; Alfonso Di Spigna pittore della malinconia in AA. VV.  - Artisti dell'Isola d'Ischia, Napoli 1982 p. 44.
13) G. Alparone - Alfonso Di Spigna cit. p. 25.
14) In effetti la somma del capitale ascende a ducati 400. Si tratta di un errore dell'amanuense che ha scritto il testo del documento.
Agostino Di Lustro