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Il catechismo della Chiesa Cattolica

  Il 7 dicembre 1992, Giovanni Paolo II, alla presenza di rappresentanti dell'episcopato di ogni parte del mondo, ha consegnato nella persona di cinque vescovi, una coppia di sposi, due giovani e due bambini, il Catechismo della Chiesa Cattolica (CCC). Esso apporterà un contributo molto importante all'opera di rinnovamento dell'intera vita ecclesiale e costituisce un servizio che il Successore di Pietro vuole rendere alla santa Chiesa Cattolica, di sostenere e confermare la fede di tutti i credenti in Cristo e di rafforzare i legami dell'unità nella fede apostolica.
La promulgazione del CCC costituisce un evento importante della Chiesa in questo ultimo decennio del secolo XX (1).
  Il Catechismo ha dietro di sé una storia assai lunga. La parola catechismo fu usata per la prima volta dall'arcivescovo di York, Tkoreby, che pubblicò The Lay Folks Catechism, le verità essenziali della fede e della morale cristiana da insegnare al popolo. Il primo a scrivere nel 1529 un Piccolo Catechismo dei rudimentali fondamenti della fede e poi un Grande Catechismo, è Lutero per dare aiuto ai predicatori incaricati di insegnare la fede cristiana al popolo. Anche in campo cattolico nascono catechismi: i più noti sono quelli redatti tra il 1555 e il 1560 da S. Pietro Canisio, dapprima in latino e poi in tedesco. Ne derivarono tre catechismi: il Catechismus maior, destinato agli universitari, nei collegi, che si contrapponeva al Grande Catechismo di Lutero; il Catechismus minimus, destinato ai bambini; e il Catechismus parvus catholicorum per gli studenti delle classi inferiori. Tanto quelli di Lutero che quelli di Canisio incontrarono una notevole accoglienza. Il secondo ebbe circa 500 edizioni e fu tradotto in circa 25 lingue.
Ma il catechismo che più stretto rapporto con quello di Giovanni Paolo II è quello del Concilio di Trento (1545-1563). davanti alla vasta ignoranza della fede nelle file del popolo fu imposto ai parroci che "almeno nelle domeniche e nelle feste" dovevano insegnare ai fanciulli gli elementi essenziali della fede.
Esso non doveva prendere il posto della Bibbia e della Tradizione; doveva trattare i capitoli tradizionali: Credo, sacramenti, Comandamenti e Padre Nostro, senza polemizzare.
In realtà il Concilio di Trento (16 aprile 1546) prescrisse che si compilasse un catechismo contenente soltanto i punti fondamenatli della fede e che fosse opera del Concilio stesso; solo più tardi fu nominata una Commissione per redigerlo. Ma non fu fatto, in quanto si aveva fretta di chiudere il Concilio, che affidò il compito di redigerlo al papa Pio IV . A tal fine fu costituita una Commissione di teologi sotto la direzione di S. Carlo Borromeo. I lavori durarono fino al 1566, quando Pio V ordinò la stampa del Catechismus ad Parochos, detto poi Catechismus Romanus.
  Ci sono molte somiglianze tra il Catechismus Romanus e il CCC. Tutti e due vengono dopo un concilio ecumenico; pur non essendo opera delle rispettive assemblee, ne riflettono la dottrina. Entrambi hanno la stessa struttura quadripartita (quattro parti): Credo, Sacramenti, Comandamenti, Padre Nostro. Evidentemente la trattazione delle singole parti è molto diversa, poiché il CCC usufruisce dell'immenso apporto teologico di oltre quattro secoli di vita della Chiesa e soprattutto del lavoro di aggiornamento e di approfondimento e correzione di alcune tendenze compiuto dal Vaticano II. L'identità dello schema generale mostra che la Chiesa innova sempre nella fedeltà alla tradizione, anzitutto alla Tradizione Apostolica.
E' chiaro che il CCC non si rifà solo al catechismus ad Parochos e alla tradizione catechetica fiorita in tutte le nazioni europee in cui compaiono nomi di illustri catecheti; ricordiamo il Catechismo Cattolico delle diocesi della Germania (1953) e il Catechismo Cattolico degli adulti (1985). In Francia comparvero i Catechismi di J. B. Bossuet, C. Fleury, J. Olier, e altri tra le due guerre. Per l'Italia vanno menzionati i nomi di San Roberto Bellarmino, di S. Alfonso M. dei Liguori, di S. Giovanni Bosco e soprattutto il Catechismo di Pio X (1912). Solo dopo il 1970 si ebbero catechismi destinati alle diverse fasce di età: dei bambini, dei fanciulli, dei ragazzi, dei giovani, degli adulti.
Il CCC non ha inteso abolirli né dichiararli sorpassati, ma, conservandone la loro validità, ha integrato le carenze di precisione circa la dottrina della Chiesa e completato i punti essenziali riguardanti la fede. In realtà il CCC non si rivolge al passato, ma al futuro e vuole costituire un freno alla creatività catechistica.
Papa Giovanni Paolo II, facendo sua la richiesta del catechismo unico nella Relazione finale (II, B, 4) del Sinodo dei Vescovi dell'ottobre 1985, il 10 luglio 1986 decise di costituire una Commissione di cardinali e di vescovi con l'incarico di preparare un progetto di catechismo universale. I lavori sono durati fino al 30 aprile 1992, quando si è giunti alla definizione del CCC. I progetti sono stati corretti e ricorretti, consultati da tutto l'episcopato, dalle Università cattoliche, dalle facoltà teologiche e da numerose persone competenti nelle varie discipline teologiche. Si può affermare che il CCC è un'opera collegiale. Giustamente ha affermato Giovanni Paolo II nella costituzione Depositum fidei: "Si ha ragione di affermare che questo catechismo è il frutto di una collaborazione di tutto l'episcopato della Chiesa Cattolica".

Come si è accennato, il Catechismo ha una struttura quadripartita; rifacendosi al catechismus ad Parochos, il CCC si articola in quattro parti che, secondo l'antichissima tradizione della Chiesa, corrispondono al Credo, ai Sacramenti, al Decalogo e al Padre Nostro. Il cristiano, infatti, crede in Dio-Trinità rivelatosi e comunicatosi agli uomini nella persona di Gesù Cristo e nella sua opera che è la Chiesa; celebra il mistero di Dio nella Liturgia e ne riceve la grazia nei sacramenti; vive da figlio di Dio in Cristo e nello Spirito osservando i dieci Comandamenti; prega il Padre che è nei cieli, chiedendo che "venga il Suo Regno" e vivendo nell'attesa della vita eterna.
La persona di Gesù Cristo è il filo che lega le quattro parti dando al CCC un carattere fortemente cristocentrico: Cristo è al centro della fede, in quanto ci rivela il Padre, comunica lo Spirito Santo e, con la sua incarnazione, morte e resurrezione, porta la salvezza agli uomini raccolti nella Chiesa, essendone Capo e Signore; Cristo è presente come mediatore nella celebrazione eucaristica e agisce nei sacramenti; Cristo vive nel cristiano ed è modello e maestro dei figli di Dio; cristo infine prega nel cristiano e col cristiano e lo santifica.
Professando la fede in Gesù di Nazaret, Figlio eterno di Dio fatto uomo, il CCC ci conduce alla fede in Lui (n. 425): perciò "al centro della catechesi noi troviamo essenzialmente una persona: quella di Gesù di Nazaret (n. 426).
Dopo aver esposto la fede della Chiesa nello Spirito santo, il CCC osserva che "l'articolo di fede sulla Chiesa dipende interamente dagli articoli riguardanti Gesù Cristo", poiché "la Chiesa non ha altra luce che quella di Cristo", così come "dipende anche interamente da quello sullo Spirito Santo", poiché "la Chiesa è il luogo dove fiorisce lo Spirito" (n. 748).

  La pubblicazione del CCC è stato un evento straordinario e illuminante in questo nostro tempo di declino dei valori morali ed essenziali all'avventura dell'uomo sulla terra che cerca di aggrapparsi alle uniche cose che sembrano consistenti: la ricchezza, il piacere, il successo: felicità che passano e su cui grava continuamente la minaccia della sofferenza e della morte. Papa Giovanni Paolo II, con la pubblicazione del CCC, ha voluto offrire all'umanità di oggi, perché vinca l'incertezza e lo scetticismo, valori e certezze che danno senso alla vita; valori e certezze assolutamente validi e consistenti, perché non fondati su filosofie umane, fragili e mutevoli, ma fermi su Dio onnipotente, che è la Roccia che non muta, e su Gesù Cristo, nel quale Dio ha parlato agli uomini ed è venuto personalmente incontro ad essi per renderli partecipi del Suo Regno e della felicità infinita.
Pertanto accogliamo, studiamo il CCC; esso è luce destinata ad illuminare il cammino aspro e oscuro della nostra vita, a dirci non solo quello che dobbiamo credere e come dobbiamo amare, ma anche quello che possiamo sperare, al di là delle futili e stupide cose che sperimentiamo nella vita di ogni giorno.

1) Leggendo e annotando da "La Civiltà Cattolica" n. 3421, gennaio 1993.
Sac. Pietro Monti