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Turismo e termalismo

In un convegno svoltosi a Saturnia(GR) sulle prospettive del termalismo italiano, è stata prospettata l'esigenza che "attorno all'oppidum va creato un pomerium termale".
Con il termine "pomerio" si indicava in epoca romana lo spazio di terreno, lungo le mura della città, all'interno e all'esterno, dove non era lecito né fabbricare, né abitare, né arare; la citata espressione comporta quindi la necessità di stendere una sorta di cordone sanitario attorno ai centri termali.
"Il soggiorno curativo in un ambiente termale, oltre al preciso obiettivo terapeutico, deve avere un significativo interesse nel cosiddetto 'recupero psico-somatico di base', largamente necessario, ai nostri giorni, a chi è sottoposto alla stressante 'routine' quotidiana della vita cittadina" (prof. Massimo Mancioli).
Nel servizio del Corriere dela Sera sul convegno di Saturnia si legge: "Che sia il momento adatto per procedere a un rilancio del termalismo italiano è stato sottolineato da più relatori; la terapia farmacologica è in crisi: le malattie provocate da abuso o da cattivo uso dei farmaci hanno raggiunto livelli drammatici. Si riscoprono le terapie naturali e, fra queste, l'idrologia è una delle più antiche pratiche mediche. Ma l'idrologia moderna non può fare a meno dell'ecologia, anzi è da considerarsi come un capitolo dell'ecologia, perché per curare certe malattie non è sufficiente sottoporsi agli effetti benefici delle acque termali, è necessario anche garantire l'esistenza di condizioni ambientali necessarie a un successo della cura. Queste condizioni sono essenzialmente tre: aria incontaminata, acque sane, quiete pubblica. Spetta ai politici ora raccogliere l'appello degli scienziati e tradurlo in provvedimenti concreti” (Franco Foresta Martin).
Se consideriamo la situazione dell'isola d'Ischia, ci accorgiamo che si è verificato e si verifica il procedimento opposto: in quella che era effettivamente una terra tranquilla, incontaminata, si sono sempre più insinuati i mali delle moderne città: speculazione edilizia con conseguente scomparsa di aspetti naturali; traffico intenso, sia lungo i tratti viari di collegamento intercomunale, sia nelle strade interne; rumorosità e scarso rispetto della quiete pubblica.
Il boom del turismo da diporto ha fatto trascurare la difesa di prerogative e di condizioni collaterali in località interessata anche al turismo per cura. L'isola d'Ischia si è così lanciata prepotentemente verso una sola direzione nelle sue scelte.
Per anni è stato trascurato il problema dell'enorme afflusso di macchine, anzi ha prevalso spesso una considerazione positiva del fenomeno. E ciò ha forse indotto a dare ai trasporti marittimi una caratterizzazione appunto specifica e concorrenziale per quanto riguarda la capacità di "immagazzinare" veicoli di qualsiasi portata.
Sussiste oggi una certa volontà di porre freni adeguati, ma con quante possibilità di trovare attuazione, viste le premesse?
Ci si deve comunque chiedere se sia con­veniente (e il problema investe tutti i set­tori e responsabilità generali) adattarsi ancora allo sfruttamento di fenomeni conformi ad una certa moda e quindi incerti nella durata, evitando di intervenire e di qualificare gli indirizzi secondo le prerogative del paese, oppure se è tempo di passare ad una vera e propria programmazione, rinunciando anche à qualche vantaggio immediato.
A tale impegno richiamano non solo le perplessità sulla stagione turistica appena avviata, ma anche la constatazione che elementi precipui dell'isola d'Ischia sono stati e sono il termalismo e il climatismo.
Vero è che ci troviamo di fronte a due figure spesso trascurate, per dare maggiore spazio ad un tipo di turismo più appariscente, ma la stessa circostanza che si va facendo strada la necessità di proporre nella loro funzione certi valori ambientali comporta la condanna della politica per lungo tempo perseguita. E ciò in una costante, molte volte verificata: soltanto la pressione degli aspetti negativi ha portato e porta alla disamina dei relativi problemi (altrimenti dimenticati e resi inesistenti con una adeguata dialettica) e al tentativo di avviare possibili (ma difficili a questo punto, e quindi lente) soluzioni.
Lo stesso discorso su eventuali crisi turistiche è stato non di rado avanzato, ma le cifre e la realtà hanno in varie occasioni voluto dare ragione ai meno allarmisti, con buona pace di coloro che maggiormente erano chiamati in causa per lo scarso apporto alla situazione turistica.
L'isola d'Ischia "ha tenuto", nonostante carenze e disorganizzazione in alcuni settori, in un periodo in cui anche altre circostanze favorivano il grande bisogno di movi­mento e di spostamento della gente.
Oggi ci si deve convincere che, per sopravvivere, occorre accattivarsi simpatie e preferenze, soprattutto perché la domanda comincia a divenire meno incisiva e più esigente, a mezzo di una giusta ed opportuna azione a vantaggio delle risorse che costituiscono patrimonio di una località turistica e termale.

Ricerca e divulgazione

Al fine di avviare un discorso nuovo, bisogna riconsiderare l'importanza del settore termo-climatico nell'economia turistica isolana, non dimenticando che Ischia ha per molto tempo visto circoscritta intorno al nucleo delle sue attrattive originarie (fattori di efficacia curativa) la suggestione diretta ad orientare e a determinare le reazioni individuali e collettive.
Valutato anche il fatto che oggi è inconcepibile pensare ad un turismo per cura che non tenga conto del turismo da diporto, è indispensabile riuscire a contemperare le due esigenze con opportuni accorgimenti, isolando i centri termali e costituendo attorno ad essi delle oasi di silenzio.
In forma sempre più adeguata e proporzionata occorre favorire ed incrementare gli studi in materia termalistica e climatica, allo scopo di continuare una tradizione antica di ricerca, di valutazione e di divulgazione. Un servizio sistematico, volto al perseguimento di queste finalità, presuppone la creazione di moderne attrezzature, di cui si trova traccia negli scritti di autorevoli ricercatori e studiosi, sotto forma di richieste, ma ancora in attesa di effettivo sviluppo.
Il cliente ha bisogno di informazioni realistiche e non di semplici slogan; specialmente colui che ha bisogno di cure; la propaganda deve essere quindi basata su dati precisi e condotta con rigorosa serietà.
Parlando dell'importanza dello studio del clima, anzi dei climi dell'isola d'Ischia, il prof. Piero Malcovati così scriveva in un articolo apparso su Lettera da Ischia (anno primo n. 1 - 1957):
Il turista e più ancora il paziente reumatico che vengono ad Ischia in gennaio attirati dal poetico ed efficace slogan "il sole passa l'inverno ad Ischia" e vi trovano invece la tramontana o quei piovaschi ventosi che tutti conosciamo (e che io personalmente amo moltissimo), diventano degli at­tivisti negativi della stazione climatica. Meglio dare loro notizie esatte, dati climatologici positivi, perché scelgano tempestivamente a ragion veduta il tempo e il luogo del loro soggiorno.
Auguriamoci prossimo il giorno in cui lo slogan di Ischia termo-climatica sarà: "un soggiorno per ogni stagione, un clima per ogni malato".
Nell'occasione il prof. Malcovati presen­tava la necessità di studiare, per ogni versante dell'isola e per ogni località residenziale, le caratteristiche peculiari.
Studio che avrà un interesse non solo scientifico,ma anche pratico, sia per pianificare le stagioni climatiche più idonee alle singole località, sia per uno studio più approfondito dei problemi geofisici e biologici dei terreni, dal punto di vista dell'agricoltura, della frutticoltura (che dovrebbe avere ben più largo sviluppo sull'isola), del rimboschimento e così via.
Non basterà più parlare di clima isolano: d'ora innanzi bisognerà parlare con termini meno generici e più scientifici. Ciò vale soprattutto per la tanto auspicata stagione invernale.             
I fattori climatico-ambientali e del luogo di cura e del subterritorio circostante - scrive il prof. Massimo Mancioli - hanno una importanza notevole ai fini del buon esito del trattamento termale, sicché occorre ristrutturare e valorizzare al massimo l'Osservatorio di Casamicciola Terme e creare inoltre in tutto il territorio isolano delle piccole postazioni meteorologiche, così da poter rilevare obiettivamente le varie componenti del nostro clima.
Non si può non annotare con una certa stupefazione come negli ultimissimi tempi propugnare la ricostruzione dell'Osservatorio di Casamicciola Terme sia stato considerato addirittura lesivo degli interessi turistici dell'isola, a causa del richiamo di alcuni aspetti relativi alle aree sismiche.
E' tempo di agire ormai, di far sentire la presenza "isolana" nella salvaguardia degli elementi che costituirono e rappresentano le basi della notorietà di Ischia nel mondo; fattori originari, come le acque miracolose e la natura paesaggistica, ma anche fattori derivati, come la notevole capacità ricettiva.
La definizione di "Isola dell'eterna giovinezza" non è sufficiente da sola a valorizzare le inesauribili ricchezze di Ischia, se manca il suffragio costante e fondato delle ragioni di una fama millenaria e delle qualità terapeutiche.

Raffaele Castagna