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La Storia di Giuseppe d'Ascia
e le espressioni su Lacco Ameno

1868 - l'amministrazione comunale di Lacco Ameno definisce "libricciattolo" la storia di Giuseppe d'Ascia

La pubblicazione della Storia dell'isola d’Ischia di Giuseppe D'Ascia suscitò non poche polemiche nell'ambito del Comune di Lacco Ameno a causa di "espressioni oltraggianti pei cittadini di questo Comune", come si evince dagli atti consiliari riguardanti due sedute specifiche: del 31 ottobre 1868 e dell'8 novembre 1868, in cui il civico consesso si pronunziò in modo duro nei riguardi dell'opera storica.
Al riguardo riportiamo il testo delle deliberazioni.

Seduta del 31 ottobre 1868
( Omissis I
Il consigliere Monti Nicola, ottenuta la parola, ha preso a dire che era indignatissimo per aver letto in una storia, stampata per cura di un tal Giuseppe d'Ascia, espressioni oltraggianti pei cittadini di questo Comune, precisamente alle pagine 405 e 406.
Il Presidente ha osservato al propinante che egli aveva letto diverse storie di quest'isola d'Ischia scritte da uomini autorevoli, e perciò non aveva creduto leggere anche quella di D'Ascia. Opina però essere im­provvido il divenire ad una discussione senza essere prima maturamente studiata la proposta, per quindi profondamente discuterla e coscienziosamente deliberarla; epperò dichiarando sciolta la seduta, propo­ne mettersi la discussione e la deliberazione in materia all'ordine del giorno per trattarsi nella prossima seduta.

Seduta dell'8 novembre 1868
L'anno milleottocentosessantotto, il giorno otto del mese di novembre, nella sala delle adunanze municipali di Lacco Ameno, si è riunito il Consiglio Comunale in seduta ordinaria autunnale, giusta l'appuntamento preso nella seduta precedente, in persone dei Signori:
1) Piro Ambrogio sindaco presidente - 2) Buonocore Raffaele - 3) Monti Domenico - 4) Monti Nicola - 5) Napolione Vincenzo - 6) Pascale Sal Vatore - 7) Piro Carlo - 8) Taliercio Michele.
Assenti i Signori: Buonocore Mattia - De Siano Filippo Antonio - Mennella Carmine - Monti Antonio - Monti Francesco - Patalano Giuseppe - Taliercio Antonio.
Trovandosi il Consiglio legalmente costituito, il sindaco presidente ha dichiarata aperta la seduta e, giusta la proposta fissata nel precedente ordine del giorno, si è devenuto alla discussione e deliberazione in fatto della storia di quest'isola d'Ischia, compilata e stampata non ha guari da Giuseppe D'Ascia di Forio.
Il sindaco presidente ha invitato il consigliere Monti Nicola a riprendere la parola e a svolgere il suo parere circa le parole offensive contenute nella detta Storia, compilata dal D'Ascia Giuseppe di Forio. Il Monti ha risposto che, avendo l'onorevole presidente letta la Storia in parola, potrà benissimo illuminare il consiglio in proposito. Il sindaco presidente vi ha assentito colla innata affabilità e condiscendenza.
Dopo aver lette le pagine 405 e 406 della citata Storia ha soggiunto che la grave offesa fatta a questa buona popolazione ed onorevoli consiglieri comunali questa volta lo faceva uscire dalla consueta moderazione, riserbo e prudenza. La Storia in discorso, per la quale si è voluto menare tanto scalpore, è una copia imperfetta di altre cultissime scritte da uomini sommi e ben informati di tutte le opportune notizie. Essa è riuscita confusa, perché si è copiato un brano da uno storico ed un altro da altri; e in ciò vi si è aggiunto poco, o vi scorgi una grossolana ignoranza di statistica e di disposizioni più ovvie,o un mendacio che all'autore è piaciuto consacrarvi per un fine particolare, recondito e misterioso!
Infatti, alla pagina 405 si dice che la popolazione di questo Comune ascende a 1426 anime, mentre dal registro di popolazione risulta invece che il numero degli abitanti ascende alla cifra di 1623. Non pare possibile che l'autore che è dello stesso mandamento abbia potuto ignorare il vero numero degli abitanti risultante dalla statistica!
Alla pagina 406 poi il D'Ascia discorre del prezzo dell'estaglio che si ritrae dallo affitto della tonnaia, menzionando dispacci i quali o non esistono o sono tutto l'opposto. Ciò si è fatto con animo deliberato di creare diritti in altri Comuni pei quali ha particolare interesse.
Inoltre il nostro famoso storico definisce i cittadini di questo Comune sputasentenze, e dà consigli nientemeno che al Real Governo, perciocché osa dire che questo Comune, attesa la sua piccolezza e scarso numero degli abitanti (che esso D'Ascia con sfacciato mendacio maliziosamente e perfidamente ha ridotto ed impicciolito) meriterebbe essere aggregato ad altro Comune, mentre ai sensi dell'art.14 della Legge comunale e provinciale del 20 marzo 1865, per darsi luogo all'aggregazione di un Comune ad un altro fa d'uopo concorrervi le seguenti condizioni: 1 ) che la popolazione sia inferiore a 1500 abitanti; 2) che mancassero ad un Comune i mezzi sufficienti per sostenere le spese obbligatorie.
Nella specie mancano amendue le prefate condizioni, poiché la popolazione ascende a 1623 abitanti, e questo Comu­ne non scorgesi aggravato di balzelli, come gli altri Comuni limitrofi. Arrogi che, con tutta la minoranza dei dazi esistenti in questo Comune in relazione agli altri, non solo questo erario comunale non ha mai subito veri deficit, ma per l'opposto ha annualmente presentati dei residui, i quali uniti insieme hanno data una qualche non piccola somma, che si crede bene utilizzarla in favore di questo Tesoro Comunale, impiegandola sul Gran Libro del Debito Pubblico dello Stato; e ciò oltre all'essersi sostenute varie spese per opere pubbliche.
In quanto alla gratuita calunnia, bas­sa accusa ed atroce ingiuria, di essere i consiglieri municipali ligi, bisognosi ed analfabeti, non merita neppure l'onore di una risposta; e quel fango che il D'Ascia ha cercato gittare su questo onesto Consiglio, non potendo arrivarvi menomamente, cade invece sul suo volto medesimo, e meritamente lo copre. Si, sarebbe una viltà e degradazione il rispondere ad accuse ed insinuazioni che con disprezzo si respingono.
Solo si fa osservare che a mente dell'art. 26 della Legge amministrativa di sopra menzionata, gli analfabeti non sono né elettori né eleggibili quando resti nel Comune un numero di elettori doppio di quello dei consiglieri; e gli elettori aniministrativi di questo Comune ascendono al numero di 84, ed i politici a 58; e da ciò risulta chiaramente l'altro mostruoso mendacio del D'Ascia, quando ha voluto creare e dare a conoscere che tutti gli abitanti di questo Cmune sono miseri, poiché se gli elettori così politici come amministrativi debbono avere un congruo censo, non vuol dire mai che un popolo di 1623 anime sia miserabile quando tra esso, tolti i ragazzi, le donne, ed i veramente analfabeti, ha potuto contare 84 elettori amministrativi e 58 politici.
La principale ed essenziale prerogativa di uno storico è quella di essere fedele e veridico, e del suo scritto, perchè possa meritarsi il nome di una storia, non deve contenere alcun periodo, alcuna proposi­zione od anche alcuna sola parola da cui potesse trasparire che lo scrittore ve l'abbia potuto consacrare per qualche di lui privato fine di calunnia e di vile vendetta.
Ora dai sopra esposti fatti, evidentemente risulta che non solo il nostro storico D'Ascia è indegno di siffatto nome, ma ancora che quel suo libricciattolo non si debba chiamare una storia, dovendosi piuttosto e più meritamente caratterizzare quegli per un bugiardo calunniatore, e questo per un libello famoso, contenente mendaci e calunnie gittate fra mezzo ad una accozzaglia di altrettanti brani storici copiati da altri autori, per quante quel libricciattolo possa offrire notizie vere.
Il Sindaco, dopo d'aver siffattamente arringato, ha conchiuso questa essere la risposta da doversi rendere al famoso storico D'Ascia, e alla di lui mal appellata Storia; e quindi ha proposto che il presente verbale di deliberazione consiliare, unitamente all'altro della precedente tornata del 31 p.p. mese di ottobre, sia stampata e gli sia data la massima pubblicità.
I consiglieri adunati nel presente consesso, in seguito di tale portata e proposta, in segno di approvazione, si sono tutti alzati come un sol uomo, facendo reiterati e grandi applausi, e ringraziando tutti concordemente il sindaco presidente per aver esattamente interpretata la volontà e desiderio del Consi­glio e di tutta la cittadinanza, colla proposta che è stata freneticamente acclamata.
Ristabiltasi la calma nel consiglio, il sindaco presidente ha messa ia voti la proposta su menzionata e per appello nominale è stata unanimemente approvata.
Al che han fatto seguito tempestosi applausi, portandosi da' consiglieri il sindaco in trionfo dal Palazzo Municipale alla sua abitazione.

Il  testo   del   D'Ascia
Questo Comune, atteso la sua piccolezza, e il difetto assoluto di personalità, meriterebbe d'essere aggregato ad altro Comune, altrimenti sarà sempre il governo amministrativo di Lacco Ameno un governo pericoloso: in una parola, un governo o il più dispotico che si possa immaginare, o lo più bistrattato e malversato, perché composto il ceto degli elettori amministrativi, non che la classe de' Consiglieri Municipali, di reali o presunti uomini ligi, bisognosi, analfabeti: costoro dovrebbero o potrebbero essere rimorchiati e soggetti: dipendenti e mancipi di quel troppo, troppo scarso numero di ricchi e benestanti, i quali, o per forza o per necessità, dovranno sempre occupare le prime cariche, ed il governo amministrativo locale, atteso l'influenza e la prepotenza, che spiegar possono sui soggetti elettori, e poco sufficienti consiglieri.
Bisognerebbe che il Governo prendesse in considerazione lo stato eccezionale di questo Comune e vi riparasse, se fusse possibile, per togliere una buona, e onesta laboriosa popolazione da un doppio temibile male, o di aver un capo dell'amministrazione bisognoso, o prepotente.