Due domande ai sindaci di Ischia e Lacco Ameno
* ENZO MAZZELLA (sindaco di Ischia)
Sindaco: un «mestiere» difficile ?
E chi potrebbe dire diversamente?
Amministrare la cosa pubblica è non solo difficile ma impegnativo, soprattutto con l'importanza che va assumendo, con il decentramento amministrativo, il Comune.
Basti pensare alle moltissime funzioni che prima erano svolte dall'Autorità di Pubblica Sicurezza (rilascio di licenze ed altro) ed ora sono di competenza dei Comuni.
Adeguare le strutture pubbliche, già limitate, alle nuove funzioni importa del tempo; nel frattempo bisogna operare lo stesso per non paralizzare la vita del paese.
Io ho cercato di responsabilizzare in questo gravoso compito sia i funzionari che i miei collaboratori, dando loro tutta la autonomia possibile nei settori loro affidati. Ma le più gravose decisioni sono, però, ancora per il sindaco e decidere il più delle volte è difficile.
Momenti più significativi dell'amministrazione 1975/80
Innanzitutto l'adozione del piano regolatore che, nelle sue linee programmatiche, garantisce uno sviluppo equilibrato del territorio puntando alla realizzazione di impianti e servizi adeguati alla necessità e alla funzione che il Comune di Ischia svolge all'interno dell'area napoletana e della Regione Campania.
In questo ambito sono state potenziate ed ammodernate le Antiche Terme Comunali, una struttura pubblica che ha permesso di compensare il fortissimo sviluppo del termalismo privato.
L'esproprio delle pinete, altro momento significativo dell'Amministrazione da me presieduta che ha permesso al Comune di Ischia l'acquisizione di ampi spazi verdi, di aree libere, tale da consentire un contatto intenso del visitatore con le risorse ambientali esistenti nel nostro territorio.
Così come l'acquisizione della Torre di Michelangelo, in una delle posizioni più suggestive del Comune di Ischia, permetterà di offrire agli ospiti un centro di cultura, una sala per concerti ed un auditorium.
In previsione del decongestionamento del centro abitato, in parte già attuato, l'amministrazione comunale ha già sistemato in aree periferiche degli spazi attrezzati a parcheggio.
Tutto l’impianto di illuminazione pubblica è stato ammodernato od in fase di ultimazione, non è stata trascurata alcuna arteria del Comune.
Altro momento significativo l'inizio dei lavori che sono in corso per il nuovo assetto delle scogliere di protezione all'abitato lungo la spiaggia di San Pietro che dovrebbero permettere, tra l'altro, il recupero di buona parte del litorale di Ischia.
* Vincenzo Mennella (sindaco di Lacco Ameno)
Sindaco: un «mestiere» difficile ?
Diciamo complesso e delicato !
II sindaco deve sapere stare tra la legge e il cittadino, tra la burocrazia e l'urgenza dei problemi, tra il consiglio e il consigliere, tra la giunta e l'assessore. Il sindaco è innanzitutto un amministratore, ma non può dimenticare di essere un politico.
Come amministratore rappresenta l'ente che sta alla base della organizzazione dello Stato, il Comune. Ma il Comune non deve essere solo considerato un insieme di uffici da far funzionare per il meglio, bensì anche il «momento» in cui le esigenze della collettività locale si misurano con quelle più ampie della società e con quelle più direttamente riferite al singolo cittadino. E il sindaco deve in ogni circostanza secondare questa verifica e adoperarsi perché il cittadino si ritrovi convinto, anche se non sempre soddisfatto.
Il sindaco non ha il diritto di ignorare il problema del quale il suo amministrato gli chieda una spiegazione. Può, tutt'al più, riservarsi di rispondere dopo aver consultato l'ufficio. Anche se, il più delle volte, è lo stesso funzionario che dice al cittadino: «parliamone al sindaco». Non perché il sindaco possa quello che il funzionario non può; ma perché tra la legge e il cittadino è giusto che ci sia in talune circostanze colui il quale ancora per tradizione viene chiamato il primo cittadino. Ciò non vuol dire che il funzionario non sia un cittadino, specie quando esso sa impersonare la legge con tutta la umanità di cui è portatore nel suo ufficio. Né vuol dire che il sindaco può ignorare la legge. Si tratta di angolatura.
Il sindaco non può dire soltanto che una determinata richiesta non può essere accolta. Deve discutere con il cittadino, il quale non deve mai uscire dall'ufficio del sindaco sbattendo la porta. Anche se questo, purtroppo, qualche volta, capita. Dalla intensità del rammarico che il sindaco prova in quei casi, si misura la realtà del suo essere primo cittadino. E dalla capacità di inquadrare il problema e rimuovere, se possibile, gli ostacoli che ne condizionano la soluzione, si misura la incisività della presenza del sindaco nel rapporto con il cittadino. Il quale vuole con il sindaco anche criticare la legge, perché vede nel sindaco l'espressione più vicina dell'autorità dello Stato: direi che i vari poteri dello Stato trovano un riferimento emblematico nel sindaco che discute con il cittadino.
Crescono i compiti del Comune, cresce la complessità del «mestiere» di sindaco. E il decentramento li ha veramente moltiplicati i compiti del Comune!
E’ sempre lui, il sindaco, che firma tutti gli atti. E' ovvio che qui la figura del sindaco si spersonalizza, coinvolgendo quella dei suoi delegati alle varie branche dell'amministrazione. Ma l'assessore, anche lui, può sempre dire «parliamone al sindaco!».
«Mestiere» difficile? si domanda. Dipende da come uno lo disimpegna. E dipende anche dalla dimensione del Comune. Nelle grandi città il sindaco rischia di essere anonimo. A meno che non sappia legare la sua azione a scelte storicamente significative. E' difficile che la sua presenza incida nella cronaca. Ma io sto parlando del sindaco di un piccolo Comune dai grandi problemi.
Certo il sindaco non può essere sempre aggiornato in tutti i settori della vita amministrativa, sì da rendersi conto di tutti gli atti che firma; ma deve «saperli» leggere e capire. Giova ricordare, tra l'altro, che non c'è più la garanzia amministrativa. Ma c'è di più. Il sindaco, a mio avviso, deve saper dare il suo tono all'ufficio.
Nella «burocrazia» - intesa questa nel senso nobile e costruttivo - del Comune, deve trasparire la personalità del sindaco. E questo il funzionario intelligente lo capisce subito e fa di tutto per creare sintonie. Parlo anche della forma. E' la dimestichezza tra burocrazia e amministratore che, nel rispetto dei ruoli, facilita la necessaria sintonia. Che senso avrebbe apporre una firma in calce ad una lettera predisposta dall'ufficio, il cui tono il sindaco non userebbe mai se dovesse lui scrivere tale lettera?
E allora?! Anche questo fa parte della delicatezza del «mestiere ».
La delicateza diventa ancor più evidente quando la «burocrazia» comunale è rappresentata da uffici, ai quali la legge attribuisce una diversa autonomia. Mi riferisco all'ufficio di polizia giudiziaria e all'ufficio sanitario. Qui tutto dipende dalla «dimensione» del funzionario.
L'argomento è ghiotto, ma il discorso sarebbe lungo, né si può affrontare per esemplificazione. Basti, quindi, averlo accennato. Tutto quanto sopra attiene, per così dire, all'aspetto psicologico di questo «mestiere». C'è poi quello sostanziale, quello più propriamente culturale e politico. Ma questo investe tutta l'amministrazione e tutto il consiglio. Basti solo dire che il sindaco, che voglia essere presente al suo impegno, deve saper essere motore e coordinatore.
Il disimpegno del consigliere menoma certamente la funzione del consiglio; una fase di «stanca» di un assessore può rallentare una branca dell'attività dell'amministrazione; un allentamento dell'impegno del sindaco rischia di mettere in crisi tutta l'attività del Comune.
Non so se sia più delicato l'aspetto del «mestiere» che riguarda la promozione o quello che attiene al coordinamento. So per certo che l'uno e l'altro si basano su di una premessa comune, la presenza costante e una notevole carica di ottimismo che consenta di superare le tante difficoltà del «mestiere».
Momenti più significativi, dell'amministrazione 1975/80
Mi piace incominciare dalle strutture: la inaugurazione della nuova sede municipale, che rappresenta un vero modello di funzionalità. La ristrutturazione e la riqualificazione degli uffici per l'adeguamento alle numerose nuove incombenze conseguenti al decentramento amministrativo che va assumendo sempre maggiore concretezza. La partecipazione responsabile nella realizzazione e attivazione di strumenti consortili per la soluzione di problemi di interesse isolano. Il contributo costante anche di iniziative nella definizione di argomenti che hanno via via interessato e appassionato la opinione pubblica, sia comunale che isolana. La disponibilità a tutte le iniziative di carattere culturale, folcloristico, sportivo e sociale, cui hanno dato vita benemeriti cittadini, giovani e meno giovani. L'istituzione di una biblioteca comunale. L'apertura di una galleria d'arte comunale.
La iniziativa ferma e convinta per la realizzazione di un museo archeologico e di un parco attrezzato, mediante l'acquisizione al patrimonio pubblico dell'importante complesso di Villa Arbusto.
La posizione decisa nei confronti degli organi regionali per l'assurdo ritardo nella soluzione del problema del Piano regolatore, unica vera causa del persistere di un residuo di abusivismo nel campo edilizio, limitato per lo più a piccoli interventi che lo strumento urbanistico potrebbe facilmente legittimare.
La impostazione di un serio programma di edilizia economica convenzionata e sovvenzionata, che vedrà concreta attuazione nei prossimi mesi. La progettazione di un porto turistico e peschereccio, già in parte finanziato.
Un momento assai significativo della vita cittadina desta l'attenzione preoccupata dell'amministrazione che scade e non potrà non costituire motivo di uguale preoccupazione per quella che sarà eletta. Mi riferisco all'evidente mutamento di certe situazioni aziendali nel campo dell'attività turistica.
Lacco Ameno seppe dire sì alla lungimirante azione valorizzatrice di Angelo Rizzoli e secondò l'iniziativa di ogni altro operatore turistico. E fu la fortuna della cittadina.
Oggi si deve vigilare acché la disintegrazione di certe situazioni finanziarie non comporti deprezzamento o diversa utilizzazione di quelle strutture alberghiere e termali che hanno costituito e costituiscono fonte di lavoro per tanta parte della popolazione.