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Cronaca della visita dell'arcivescovo Guglielmo Sanfelice di Napoli ai terremotati dell'isola d’Ischia


Guglielmo Sanfelice (dei Duchi di Acquavella), figlio di Giuseppe e di Giovanna De Martino (dei Baroni di Montegiordano), nacque ad Aversa nel 1834 e morì a Napoli nel 1897.
Il 21 luglio 1878 fu consacrato Arcivescovo della Chiesa Metropolitana di Napoli, nella Basilica romana S. Maria in Campitelli. Il 26 marzo il vescovo Mons. Frungillo, suo procuratore speciale, a nome del neo Arcivescovo prese possesso della Cattedra Napoletana.
Nel 1884 venne nominato Cardinale (il 21 marzo nel Concistoro segreto e il 27 marzo nel Concistoro pubblico). Nel 1881 Mons. Sanfelice aprì una pubblica sottoscrizione a favore dei danneggiati dal terremoto che il 4 marzo di quell'anno investì l'Isola d'Ischia. Promosse messe di suffragio per i morti e la celebra­zione di un funerale nella Chiesa di Montesanto a Napoli il 23 marzo 1881.
Il 28 luglio 1883 un terribile terremoto, ben più letale del precedente, provocò lutti e danni ingenti nell'Isola d'Ischia, specie nel Comune di Casamicciola Terme.
La mattina del 29 luglio 1883 cominciarono a giungere a Napoli i primi feriti: gli uomini furono ricoverati presso l'Ospedale dei Pellegrini e le donne presso l'Ospedale degli Incurabili.
Mons. Sanfelice accorse ai Pellegrini per portare assistenza e conforto ai feriti e vi si trattenne per tutta la mattinata (dalle ore 8.30 alle 13). Passò successivamente agli Incurabili dove si fermò per circa mezz'ora.
Nel pomeriggio l'Arcivescovo Sanfelice telegrafo al parroco di Procida, affinché inviasse sacerdoti volontari nell'Isola d'Ischia, per prestare assistenza ai terremotati. Da Napoli partirono subito due sacer­doti: Ernesto Angiulli e Vincenzo d'Apreda.
Il giorno 30 luglio 1883, verso le ore 4.30 , l'Arcivescovo Sanfelice si imbarcò su un piroscafo spe­ciale alla volta di Casamicciola. Vi giunse alle ore 7.00, ricevuto dalle Autorità e dai superstiti. Suo primo atto fu quello di visitare la parrocchia rimasta miracolosamente in piedi, dove erano adagiati dei morti che il Presule benedisse.
Pregò il direttore del Genio Civile, Ettore Capacelatro, affinchè procedesse con sollecitudine ad estrarre dalle macerie della sua abitazione il Vescovo Carlo Mennella, dando disposizioni ai sacerdoti di Procida per le esequie. Poi visitò tutta Casamicciola coperta di macerie, ovunque portando soccorsi e conforto. L'Arcivescovo era accampagnato dal sacerdote conte Gennaro Granito di Belmonte, che si unì a coloro che scavavano, salvando una ragazza che stava per morire soffocata sotto le macerie.
Alle ore 13 Mons. Sanfelice ripartì per Napoli. La sera si recò nuovamente a far visita ai feriti ricoverati negli Ospedali dei Pellegrini e del Borgo di Loreto.
Il primo agosto diramò una sua lunga lettera pastorale, invocando la solidarietà umana e cristiana per i terremotati ischitani.
Fra le innumerevoli elargizioni di denaro e di generi di prima necessità, fu promotore di una sottoscrizione aperta dalla Curia Vescovile di Napoli per l'acquisto di abiti per ecclesiastici che ne erano rimasti privi a causa del terremoto.
Il 4 agosto visitò l'Ospedale "Lina Ravascheri" di Napoli, dove erano ricoverate diverse ragazze ferite. Subito dopo si recò all'Ospedale Pellegrini, dove concesse una intervista al corrispondente del quotidiano "Times" di Londra.
Il 6 agosto ritornò all'Isola d'Ischia col piroscafo "Tifeo", messo a sua disposizione dalla "Società Insulare di Navigazione". Lo accompagnarono i sacerdoti, conte Gennaro Granito di Belmonte e Davide Albertario, giornalista dello "Osservatorio Cattolico"di Milano.
Si recò a Forio d'Ischia, dove fu accolto dal Sindaco, dal consigliere provinciale Giuseppe Maltese e da altre Autorità civili militari ed ecclesiastiche. Incontrò i componenti della Croce Rossa che erano a Forio e le benefattrici duchessa Teresa Ravaschieri Fieschi e la signora Oscar Meuricoffre.
Visitò la Chiesa di S. Maria di Loreto a Forio, il cui campanile era crollato sulla volta, arrecando ingenti danni. Fece una breve sosta nel Palazzo Milone, quasi attiguo alla Chiesa di S. Vito, chiesa madre di Forio.
Ispezionò ogni casa diroccata della contrada Monterone, la più colpita dal sisma nel Comune di Forio. Nei pochi spazi pubblici non coperti dalle macerie vi erano vecchi donne e bambini che piangevano e si disperavano, i quali, nel vedere il Presule, ne erano talmente colpiti dal fascino, che gli correvano incontro ad abbracciarlo pur non sapendo chi fosse.
Alle ore 16 salì a bordo del vapore che lo avrebbe riaccompagnato a Napoli.
Fra gli atti di generosità dell'Arcivescovo è da evidenziare l'iniziativa di far costruire, a sua cura e spese, a Lacco Ameno, una baracca da adibire provvisoriamente al culto, e di elargire un fondo di lire 50.000 (approssimativamente 50 milioni di oggi) per la ricostruzione della Chiesa di S. Restituta. sempre a Lacco Ameno.
Il 28 gennaio 1884, il Municipio di Casamicciola gli conferiva la cittadinanza onoraria per i suoi alti meriti umanitari. Il Sindaco della cittadina ischitana, cav. Giuseppe Dombrè, glielo comunicava immediatamente a mezzo telegramma.
Il 18 febbraio 1884 elargiva un ennesimo contributo: lire 10.000 per la riattazione della Chiesa di S. Sebastiano a Forio ( opera del famoso architetto Ferdinando Fuga), semidistrutta dal terremoto del 28 luglio 1883. Mi sono limitato alla cronistoria delle opere di Mons. Sanfelice a favore dell'Isola d'Ischia. Se si volesse parlare del suo instancabile apostolato, ci vorrebbero fiumi d'inchiostro e penne come pennelli di un pittore, specie per descrivere gli interventi di bontà e di solidarietà umana.
Ma, secondo me, il maggior merito storico del Sanfelice, sia sociale che religioso, è di aver fatto cadere, nel napoletano, col suo apostolato pregno di opere umanitarie, molte pregiudiziali nei confronti della Chiesa cattolica e della Religione, frutto delle tensioni politiche precedenti e successive all'Unità d'Italia e a Roma capitale. Specie nella considerazione che il comportamento poco tollerante del suo predecessore aveva pericolosamente contribuito alla identificazione della Chiesa con lo Stato Borbonico e con la conservazione reazionaria.

Molti non sanno che Via Guglielmo Sanfelice di Casamicciola Terme porta il nome di questo grande arcivescovo e cardinale: piccolo ma immortale segno della gratitudine ischitana.

Nino d'Ambra