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La festa agli scogli di S. Anna
Impressioni formato cartolina

La penombra della Baia di Cartaromana, dominata dal Castello profilato di luci, dal perimetro degli scogli sottostanti, dalla scoscesa di Soronzano e dalla Cattedrale delle colline di Campagnano, dava il benvenuto ad una folla cosmopolita e distinta che assembrava il pontile, il muraglione fino agli ultimi scogli del Castelletto, per la festa di S. Anna.
Si festeggiava il cinquantenario, onore ai Giusto, ai Patalano, a Nerone, a Funiciello, a Federico De Angelis ed a tutti gli innominati che in questi anni si son dati artistiche battaglie evocando rostri, fauna, mitologia, e Ischia negli aspetti più scenografici.
Non c'è ad Ischia e forse ben oltre i suoi confini "festa" più viva ed interessante, costituita dall'ambiente in cui si svolge.
Come ogni anno le barche sfilano in un mare argento scuro, i cui riverberi accompagnano le sagome ora veloci, ora opulente e vivaci.
I soggetti del cinquantenario come "Ischia nel mondo", "L'apertura della bocca del porto d'Ischia", “Ischia
Ponte" costituivano degne rappresentanti di quelle che seguivano.
Ma lo spettacolo più incisivo e fantasmagorico è dopo la sfilata.
L'incendio del "Castello' ogni anno diverso costituisce la finezza più elegante ed attesa della "festa".
Il fuoco ad effetto rosso che evidenzia i maschi bastioni e le sagome più importanti. La luce che staglia con
ombre proprie e portate gli elementi architettonici più salienti. Le strutture che acquistano tutta la loro importanza plastica e costruttiva in una nuova realtà di giorno sconosciuta anche agli osservatori più attenti.
Quest'anno l'effetto era ancora più particolare, le architetture terminali avvolte nella nebbia del fumo si allungavano nell'infinito, ondeggiando in una danza di canne d'organo. La cupola dell'Immacolata acquistava nuova vita con l'interno illuminato e le finestre che accompagnavano il tamburo (ma non c'era all'interno Vittoria Colonna che sposava il d'Avalos) e Michelangelo dalla sua torre, con regia cinquecentesca e possente, guidava gli inni dell'amore che attraverso le note de "l'Exodus" dava ancora più anima, arte e universalità alla rappresentazione della festa. Mentre gli ultimi effetti abbandonavano il Castello, quest'anno c'era la novità dei fuochi dal pontone a ridosso degli scogli di Sant'Anna.
Indovinata realizzazione, come se sgorgassero dalle fauci di un vulcano con cratere aperto nel mare nero, hanno mostrato una nuova fantasia e tecnologia e dalle terrazze di "Villa Antonio" si ammirava un fondo marino inedito di cromature.
Gli scogli con le alghe si compiacevano di essere scoperti, quando dormivano, e tra essi una lampara che con due pescatori tra tanta festa cercava il domani.
Luigi De Angelis