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I porti di Casamicciola e Forio

Nei secoli il porto è stato sempre una «benedizione del cielo», poiché è risaputa la sua primaria funzione negli scambi commerciali, fonte di vita e di sviluppo in vari settori economici collaterali.
Si definiscono fortunate, insomma, quelle città che posseggono un porto, soprat­tutto quando questo si presenta veramente funzionale.
Il porto, poi, ai giorni nostri, è diventato anche premessa di sviluppo turistico, in  riferimento sia alle operazioni  di  imbarco e sbarco, sia alla nautica da diporto.
Per quel che riguarda l'isola d'Ischia il discorso «porti» non sembra interessare molto, in quanto nel cuore degli isolani, sui dépliants turistici e negli interessi degli armatori, c'era  e c'è, purtroppo,  ancora il solo porto di Ischia, di borbonica memoria.
Questa struttura fino agli anni cinquanta riusciva a contenere il traffico da e per Napoli e Pozzuoli, essendo l'armamento privato poco consistente; oggi, però, all'inizio degli anni ottanta, dopo un periodo di smoderata crescita dell'armamento privato, il porto del capoluogo non regge più il viavai marittimo; ed il problema non è soltanto dei mesi estivi.
Si verificano scene in cui è possibile notare che tre navi sono in partenza ed altrettante in arrivo, sicché il traffico si blocca per decine di minuti; addirittura, alcune volte, le varie navi in movimento fanno a gara a chi esce o entra prima, con notevoli pericoli per i passeggeri.
Comunque la realtà è quella che è; il decentramento nei porti di Casamicciola e Forio, oggi, si rende più che necessario, anche dopo l'entrata in funzione delle due nuove mastodontiche navi della Caremar, a nostro avviso  buone  solo fuori dai  porti.
In alternativa a quello di Ischia, il porto di Casamicciola ha goduto di un decennio florido: dal 1968 al 1978 la favolosa (per tenuta del mare, per velocità e per facilità di manovre) M.n Casamicciola Terme I della L.N. Michelangelo ha collegato la cittadina termale con Pozzuoli attraverso corse che avevano inizio alle ore due per termi­nare alle venti: erano gli anni del boom turistico isolano e Casamicciola, grazie anche al  suo  porto, vedeva rifiorire il suo  turismo e la  sua vita economica.
Dopo la fusione della L.N. Michelangelo con gli altri armatori liberi, la M.n Casamicciola Terme I è stata dirottata ad Ischia e le uniche due corse rimaste da e per Pozzuoli, giorno dopo giorno, sono state praticamente spostate nel porto del capoluogo isolano.
Anche la Caremar, fin dall'entrata in funzione della Sibilla, ha dirottato ad Ischia l'unica corsa da e per Napoli che Casamicciola ancora vantava di avere. Pensando che un tempo la Span era tenuta a compiere la traversata sino a Forio, pur senza esigenze e richieste da parte di passeggeri, si giunge alla conclusione che la costru­zione di una valida struttura portuale ha contribuito ad annullare piuttosto che ad incrementare determinati aspetti positivi. Il fatto è che la Caremar non ha mai «amato» Casamicciola, sì, che, all'epoca dell'unico collegamento, bastava un filo di vento per autorizzare i comandanti ad entrare «trionfalmente» nel porto di Ischia anziché proseguire per   Casamicciola.
... ed oggi il porto di Casamicciola agonizza. Anche se gli amministratori di que­sta cittadina parlano di nuovi lotti di lavori per un ulteriore rafforzamento della struttura, noi siamo scettici sulla volontà politica di dare spazio ad un discorso rivoluzio­nario dei collegamenti  marittimi.
Ed   in  quest'ultima  prospettiva  occorre  coinvolgere  anche il  porto di Forio, centro isolano rimasto per troppo tempo isolato via mare; solo nel 1979 la Alilauro ha istituito una serie di corse con aliscafi diretti a Napoli, peraltro limitata al periodo estivo.
In fase di istruttoria quello di Forio era indicaco come «il porto di maggiori dimensioni e capacità dell'isola, potendosi sviluppare per disposizioni planimetriche dalla costa come porto commerciale e turistico» (F. Tiscione - Il Porto di Forio nell'opuscolo «Forio 1966»).
È sul discorso commerciale, oltre che turistico, che bisogna puntare decisamente. L'amministrazione foriana sembra più convinta di quella di Casamicciola sulla necessità di assicurare un pronto funzionamento a strutture che vanno mangiandosi fior di miliardi. Si cerca anche di aprire nuove prospettive per quanto concerne i collegamenti con la terraferma; è recente infatti la richiesta di intraprendere servizi marittimi Forio-Formia, al fine di agevolare coloro che provengono dal Nord o dall'estero ed inoltre per offrire ulteriori indirizzi alle escursioni. In proposito il Ministero competente ha confermato la disponibilità di tener presente tale ipotesi nell'esame del secondo piano quinqunnale relativo alla legge 19-5-1975 n. 169.
Quale fortuna in definitiva attende l'indicazione di una maggiore e più continua utilizzazione dei porti di Casamicciola e Forio?
Sulla carta entrambi dovrebbero essere funzionanti in un breve lasso di anni. Mai, però, come in questo momento suona a puntino il proverbio: «tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare».
I porti di Casamicciola e Forio devono decollare, se non si vuole vedere affo­gato il porto di  Ischia.
«Nel 1957 esisteva un solo traghetto, nel 1966 sono in funzione 12 traghetti, cifra destinata  ancora  a  salire. Ecco la necessità impellente di decentrare il traffico commerciale, almeno per il 60 per cento, sui porti di Casamicciola e Forio» (opuscolo citato).
Tanto veniva scritto quattordici anni fa, ma oggi è possibile constatare che i lavori non sono stati conclusi e che il richiesto decentramento è rimasto discorso poco ascoltato,  nonostante   l'accentuarsi di certi problemi.
Saranno più produttivi i prossimi anni?


Giuseppe Amalfitano