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Casamicciola
Un complesso da valorizzare

Il complesso termale del Pio Monte della Misericordia è stato inserito nelle zone di recupero di cui agli artt. 27 e 28 della legge 457 del 5.8.79: delibera di Giunta n. 64 del 17.2.82 e successiva ratifica del Consiglio comunale n. 485 del 15.10.82.
- È superfluo dilungarsi nell'esposizione di ciò che il complesso termale Pio Monte della Misericordia ha rappresentato per Casamicciola dalle sue lontane origini fino alle epoche più recenti, segnando ed accompagnando uno sviluppo turistico-termale che ha fatto della nostra cittadina per lunghi decenni il centro termale per antonomasia dell'isola d'Ischia. Da qualche anno tale preminenza del nostro Comune sembra essersi affievolita e ciò anche per la mancanza di slancio a questa antichissima attività.
L'importanza del complesso termale del Pio Monte della Misericordia, che si estende su circa 20.000 mq per oltre 60.000 mc di fabbrica, è notevole per il futuro sviluppo di Casamicciola.
Tale importanza, oltre che nella particolare dimensione della struttura, risiede nella centralità che essa occupa nel paese e nella destinazione stessa dell'immobile, caratteristiche queste che si armonizzano perfettamente con l'assetto del circostante territorio. Non a caso, proprio in considerazione di tali caratteristiche, la scelta di piano per la zona dove oggi è ubicato il complesso del Pio Monte, sancisce la volontà del Comune di una riconferma della destinazione che tale struttura da sempre ha avuto.
È chiara quindi la volontà del Comune di Casamicciola Terme di realizzare in quella zona un insediamento alberghiero termale di carattere pubblico cosi come sancito dal piano regolatore adottato con delibera consiliare n. 6 del 7.9.74 che in quella zona classifica F6, cioè: insediamenti albeghiero-termali di natura pubblica.
Tanto premesso, in considerazione dello stato di degrado in cui versa il complesso, della lunga inattività cui è costretto e della immagine certamente non lusinghiera che tale struttura dà della cittadina, anche in considerazione degli ulteriori elementi di precarietà statica provocati nelle strutture dal terremoto del novembre 1980, appare non differibile la necessità di intervenire sul complesso della fabbrica del Pio Monte per avviare un processo di recupero del patrimonio edilizio esistente.
La possibilità operativa per poter concretamente addivenire al cennato recupero della struttura va individuata nelle opportunità offerte dalla legge 457 del 5.8.78, che per le particolari articolazioni di intervento, per le agevolazioni consentite e per il preminente e rilevante interesse pubblico che gli interventi nell'ambito delle aree rappresentano, può garantire la preservazione delle destinazioni e l'armonico inserimento della struttura nel contesto urbanistico circostante. –
(dalla Relazione dell'assessore ai Lavori Pubblici, dott. Lorenzo Mennella, allegata alla delibera n. 64)

Dal dibattito consiliare del 15.10.82 emerge che per la DC il complesso in argomento deve essere destinato solamente ad attività termalistica con esclusione di quella alberghiera.
Questa la posizione dei democristiani:
- Se non ci sono altre recondite aspirazioni alla base della delibera di Giunta Municipale n. 64 del 17.2.82, la maggioranza non dovrebbe trovare difficoltà a lasciarla cadere, ritirandola, revocandola autonomamente in Giunta o bocciandone la ratifica in questa Sede. Se l'obiettivo rimane quello previsto dal P.R.G., cioè la realizzazione di una struttura sanitaria termale pubblica, non si può non rendersi conto che il Piano di recupero non ha alcuna relazione con essa e che la imminente approvazione del P.R.G. offre l'unico strumento, giuridicamente corretto, per conseguire il risultato. Se poi l'Amministrazione ritiene di bruciare le tappe senza attendere l'approvazione del P.R.G., la strada da seguire è completamente diversa. Come ha fatto per il Parco, per il quale ha fatto predisporre un progetto per la sua trasformazione in zone di verde attrezzato, mediante l'esproprio del sito, usando la procedura prevista dalla legge 3.1.1978 n. 1, così faccia per l'intero com plesso del Pio Monte della Misericordia; il che avrebbe già dovuto fare, non potendosi ipotizzare una separazione tra il Complesso e il suo Parco. In vista dell'alto valore di pubblico interesse dell'attrezzatura ed il suo funzionamento, in considerazione del lungo stato di abbandono in cui è stato lasciato dall'Ente proprietario, il quale non garantisce più il perseguimento di quelle finalità, si faccia predisporre un progetto di ristrutturazione e di esproprio globale, che , approvato e dichiarato di pubblica utilità di urgente ed indifferibile realizzazione ai sensi della legge 3.1.78 n.l e della legge regionale n.51/78 rappresenti titolo giuridico perfettamente idoneo a trasferire la proprietà al Comune ed a realizzare il disegno di uso termale pubblico che l'Amministrazione ha tracciato con l'adozione del P.R.G. -
(Dal verbale della seduta consiliare del 15.10.82 n.485)

La fondazione del complesso termale "Monte della Misericordia" risale al 1604.
" .... sorse il pensiero di fondare a Casamicciola un ospizio nel quale anche i tanti poveri che non erano in grado di venire a proprie spese ai miracolosi bagni dell' isola potessero godere il beneficio delle acque termali. Era il 19 gennaio 1604, allorché Carlo Caracciolo, come governatore dell'opera degli infermi, fece tale proposta e si incaricò Cesare Sersale di studiare sul posto tutte le relative circostanze; accompagnato da Carlo Caracciolo, da medici, architetti e muratori, questi si recò ad Ischia, dove la Commissione si convinse che il posto migliore per una tale costruzione fosse un terreno di fronte alle sorgenti del Gurgitello, situato sotto una certa Casa Barbieri.
La Consulta consentì a questo progetto e stabilì così il posto di questo importante stabilimento che poi il terremoto ridusse ad un cumulo di rovine".
Ricostituito anche con il contributo del Comune, il Pio Monte ha negli ultimi tempi conosciuto un periodo di abbandono e di decadimento progressivo.
Sfuggito alla legge 382 e relativo decreto di attuazione n. 616 del 24.7.1977 (scioglimento degli istituti di assistenza e beneficenza), il notevole complesso deve comunque trovare una sua giusta valorizzazione in un futuro prossimo. Non si può lasciare in mezzo al paese una struttura del genere inattiva.