Willy Maywald
L’uomo di Kleve e di Dior
Un lunedì di settembre "in quella piazzetta dilettosa del Caffè Internazionale a Forio" incontro Willy Maywald per una chiacchierata confidenziale davanti ad una tazza di caffè.
L'ho conosciuto, presentatomi da Luigi Coppa, nel salottino-galleria, curato ed accogliente, della Libreria Mattera; Maywald vi espone le sue foto (una piccolissima parte, come egli stesso dice), perché anche a Forio ha incontrato gente interessata alla fotografia d'arte e, a veder la partecipata serata in suo onore, direi che molti sono "les amateurs des photos artistiques”, nostrani ed ospiti.
W. Maywald frequenta regolarmente l'isola d'Ischia dal 1950, ma a Forio è arrivato solo nel '52. Della sua prima puntata ad Ischia Porto ricorda un giro dell'isola in carrozzella con un cavallo impennacchiato e pieno di campanellini ed un cocchiere mezzo insonnolito ed "un
petit peu hivre" che di tanto in tanto, voltandosi indietro, diceva: - Bello! Bello!? - a sottolineare i punti più suggestivi dell'itinerario.
Maywald si ferma a Porto per quindici giorni, poi si trasferisce a Forio ed è qui che puntualmente ritorna per le sue vacanze.
Forio è l'unico posto che ancora conserva, beninteso in settembre, la tranquillità e la semplicità di
anni addietro, la freschezza di una pelle acqua e sapone, mentre Porto è piena di belletto, imborghesita e troppo convenzionale.
Capri poi è diventata impossibile con quel via vai di gente che deve visitarla ad ogni costo, una sorta di carosello, Vedi Capri e poi muori! Nest-ce pas? Non è certo più l'isola che ho frequentato affascinato negli anni '50. –
Maywald è nato a Kleve nel Basso Reno il 1907 e risiede a Parigi dal 1931. La Francia, Parigi sono indissolubilmente legate alla vita di quest'uomo, al suo successo.
Come dicevo prima, è da tempo che ho smesso di fotografare "moda"; ora faccio il turista e fotografo quello che mi piace fotografare e stampo i vecchi film, visto che le mie foto sono oggi richieste.
Il Centro culturale parigino Georges Pompidou nel 1901 acquistò 150 foto e mi presentò alla mostra
Paris-Paris, nella quale fu apprezzata l’arte francese che va dal 1937 al 1957.
Da allora si sono succedute altre mostre, soprattutto negli Stati Uniti; ricordo che a Filadelfia il gallerista Paul Cava vendette 20 foto già prima dell'apertura ufficiale della mostra. A New York, presso l’International Center of Photography, feci una esposizione sulla moda degli anni '50 ed anche in quell'occasione furono vendute subito una diecina di foto.
Quanto prendi per una foto, visto che qui da noi questo tipo di mercato non è troppo diffuso? Mi incuriosisce sapere che valore commerciale l'acquirente mette alla parete, quando compra un Maywald.
Permettimi una piccola digressione nel risponderti. Negli USA la fotografia, inventata nel 1939 in
Francia, è riconosciuta da lungo tempo come fatto artistico e viene enormemente commercializzata; c’è un vero e proprio mercato della foto artistica per cui ti sarà facile capire quale giro di denaro si sviluppa intorno all'argomento. Oggi pagare centomila marchi per un originale degli inizi dell'arte fotografica non è poi cosa rara.
Le mie foto non sono su questi prezzi, beninteso, ma diciamo che per una copia oggi chiedo fino a 400 dollari.
Nel 1931 Maywald era a Parigi, frequentava il Café du Dôme, un punto di riferimento e di incontro per artisti ed intellettuali, uomini di prestigio internazionale, come egli stesso ricorda.
Il primo giorno che misi piede al Café du Dôme ho visto delle persone, il secondo giorno le ho conosciute, il terzo eravamo diventati amici. Venga da noi - mi dicevano - per fare delle foto; ed i nomi
erano Da Silva, Braque, Picasso, Kokoscha, Chagall, Mirò, Matisse, Utrillo, Leger, Le Corbusier.
Alcuni di questi grandi artisti incontrerà ancora in un reportage, pubblicato da Vogue "Le Paradis des artistes", da lui preparato sulla Costa Azzurra.
Ancora prima della guerra lo troviamo a Montparnasse, diventata già dal 1910 la patria di elezione di tanti intellettuali ed uomini di cultura, la sala di attesa per la gloria, dove geni ancora sconosciuti trascorrevano il tempo con vino rosso e assenzio o animate discussioni.
La carriera di Maywald, fotografo di moda, che lo porterà molto lontano nel tempo e nel prestigio, inizia il 1935; allora fotografava solo cappelli e cominciò alla grande con una proposta di assunzione da parte della rivista americana Vogue. Ma l'America resterà ancora per molto tempo una chimera per W. Maywald.
Invece che in America, approdai sulla "paglia" e precisamente in un campo di concentramento francese. Poiché non volli andare alla Wermacht, dopo l'occupazione tedesca della Francia, andai in Svizzera.
Furono anni difficili che mi videro per una seconda volta finire in un lager.
Parla e si rabbuia in volto ricordando quegli anni non certo facili della sua vita, della sua esperienza maturata nella tragica realtà della guerra; riaffiorano alla memoria istantanee squallide e raccapriccianti e mi prega di dimenticarle in quanto andrò a scrivere.
La tenacia non ha mai abbandonato Maywald, come del resto la sua passione per la fotografia; anche durante il secondo conflitto mondiale, nelle "ore d'aria", vive di fotografia. Nel 1946 ritornò a Parigi e vi fu accolto non come tedesco ma come W. Maywald. - Per noi voi siete Monsieur Maywald, il resto non conta - così gli si rivolse un funzionario dell'ufficio politico della polizia parigina.
Mi racconta, comunicandomi l'emotività del momento, come sia stato felice nel ritrovare a guerra finita la sua Rolley, custodita in una casella postale della stazione. Il destino? Certamente un segno premonitore, un invito a continuare, visto che il suo apparecchio fotografico era uscito indenne dal conflitto mondiale.
Appena dopo la guerra collabora con André Bloch per "Arte d'oggi" ed alla rivista "Architettura d'oggi".
Fotografò Picasso per la prima volta (ci tiene a sottolinearlo) con una macchina fotografica-giocattolo, di quelle che si regalano ai bambini e, nonostante la pochezza dell'apparecchio, ottenne risultati più che soddisfacenti.
Lo sguardo gli brilla di orgoglio nel ricordo, mi accorgo dai suoi occhi celesti; tutta la storia della moda degli ultimi 50 anni è passata davanti ai suoi occhi, attraverso il suo obiettivo; capelli di un bianco 'serico', mani lunghe, curate, sguardo attento, pieno di curiosità nell'osservare; piacevole la conversazione, scorrevole nel francese "roulant", ricercato e pronto a rendere ancora più simpatico l'incontro.
Maywald tiene anche conferenze, come di recente per una sua esposizione all'istituto di moda di Huston (USA) seguita da ben 2000 allievi.
Anche il Palazzo Ducale di Genova ha ospitato una sua esposizione alcuni mesi.
Non pensavo mai che la fotografia mi avrebbe dato tanto successo, che la gente comprasse le mie foto pagandole 400 dollari per copia.
Sono ormai lontani gli anni in cui Maywald fotografava le collezioni di Dior; incominciò nel 1946 e le ha fotografate tutte sino al 1965.
Sempre nel campo della moda ha lavorato per Jacques Path, Jacques Heim, Jean Desses, Jacques Griffe e Madame Crès, vale a dire per i più prestigiosi ed intelligenti creatori di moda. Pubblicati i suoi servizi su riviste come Harper's Bazaar, Feminin, Film und Frau, Elegante Welt ed ancora Stern e Life.
Poi Maywald, non fotografando più sfilate di moda, si è riposato fotografando quello che gli è piaciuto fotografare; si riposa riscoprendo e ristampando i suoi vecchi film, la sua "polvere di stelle" ricca di gente che conta nel mondo dell'arte, della cultura, del cinema.
Alcune di queste foto sono state esposte nella Galleria di Vito Matterà, a Forio:
Vivien Leigh (1946) - Picasso (1947) – Utrillo (1947) - Braunner (1947) - Chagall (1948) - Braque (1948) - Vieira da Silva (1948) - Gerard Philippe (1950) - Valeska Gert (1950) - Jean Louis Barrault (1951) - Marcel Marceau (1952) - Jonesco (1952) -Fath (1952) - Jean Marais (1953) - Otto Dix (1966) e pensare che tutta la sua produzione antecedente alla guerra è andata distrutta durante i bombardamenti.
Alza le spalle. - Chi avrebbe mai pensato trentanni fa che un giorno (oggi) cose del genere sarebbero state tanto richieste? –
In dicembre sarà ancora in America dove il "Fashion Institute of Technology" allestisce una mostra mobile delle sue foto.
E la prossima estate? - domando.
<- Ci sarò - mi risponde.
Si parlava di una grossa mostra delle sue foto a Forio.
Pietro Paolo Zivelli