Lacco Ameno vuole il suo porto
Il Consiglio comunale ha approvato il relativo progetto
La progettazione tecnico-esecutiva è stata redatta dagli ingegneri P. Petrelli e M. Tiscione – Favorevole la DC, contrari PCI e PSI nel civico consesso – Molte incertezze sono presenti circa la realizzazione di questa opera e la sua aderenza con la realtà paesistica
di Raffaele Castagna
«Il porto turistico rappresenta il momento più qualificante dell'amm.ne. Stiamo scrivendo una pagina di storia, nella pienezza dei tempi, cioè valutando la necessità reale della comunità» (ll Mattino dell'11.9.1981): cosi l'assessore Luigi Monti si è espresso in merito all'opera di recente approvata dal Consiglio comunale di Lacco Ameno e per la quale già è intervenuto un primo finanziamento di lire 800 milioni, ex lege 31.10.78 n.51, a fronte di una spesa preventivata in circa 15 miliardi (con tempi lunghi di attuazione quale cifra sarà necessaria?).
Il discorso su questa realizzazione fu introdotto dopo la violenta mareggiata dell'1/2 gennaio 1979, per la protezione del naviglio da pesca e da diporto. Due aspetti cominciarono peraltro a provocare incertezze e interrogativi: la presentazione di immediate e particolaristiche ricette solutrici, la vaghezza di fare le cose in grande. Venne subito fuori un certo progetto e parve anche chiaro (le future indicazioni lo confermeranno) che si voleva accettare senz'altro un dialogo, ma solo nella prospettiva di assicurarsi consensi e.... incenso.
Altri disegni e plastici faranno in seguito la loro comparsa nelle sale comunali.
Si può concordare sul fatto che si vada a scrivere una pagina determinante (in senso positivo o negativo?) per il paese; esattamente tale notevole valutazione avrebbe dovuto convincere gli amministratori democristiani sulla necessità (e convenienza) di un più continuo e sentito contatto con la popolazione, al di là di semplici ed effimere dichiarazioni e di riunioni frettolosamente convocate. Durante la fase preparatoria sono venute meno le "buone intenzioni" manifestate in qualche occasione, preferendo evidentemente imporre certe scelte. Con delibera n.2 del 29.1.81 la G.M. conferiva agli ingegneri Petrelli e Tiscione l'incarico della progettazione tecnico-esecutiva del porto turistico e peschereccio, annotando l'esigenza che «i progettisti acquisiscano il parere di marittimi e pescatori locali sull'opera, prima della stesura definitiva degli atti tecnici progettuali esecutivi».
Ci permettiamo avanzare dubbi sull'effettiva acquisizione dei relativi pareri. La stessa amm.ne, in tutto l'arco della progettazione e delle delibere adottate (ovviamente) dalla GM, non ha mai sentito il bisogno (o il dovere) di avvicinare gente locale, pescatori e marittimi in primo luogo, di portare l'argomento in consiglio comunale, di valutare le varie ragioni ed esigenze in una sede meno ristretta, come d'altra parte era stato ritenuto necessario dagli stessi esponenti della maggioranza democristiana. Soltanto quando i tempi stringevano e le scadenze incalzavano, si ricorreva ad un'assemblea pubblica (5 settembre '81) e veniva convocato il consiglio comunale (13 settembre '81): ci si rendeva conto direttamente che le decisioni erano state assunte ormai e che al più potevano passare alcune promesse di ulteriore studio per qualche aspetto dell'opera.
Come rappresentanti eletti da una larga maggioranza del paese, i democristiani hanno forse considerato adeguato assumere tutte le responsabilità nelle varie fasi, dalla nomina dei tecnici ai successivi atti. Che oggi si tenda ad investire nell'ambito consultivo, se non decisionale, sempre più persone conta poco per la DC locale.
L'amm.ne, approvandone il relativo progetto, ritiene naturalmente che Lacco Ameno abbia bisogno di una struttura che definisce "approdo turistico" (intestazione delibera n.51) e su questa esigenza riesce facile trovare consensi. I dubbi si presentano quando si considerano le effettive realizzazioni che intendono avviare, poco rispondenti alla realtà del paese ed utopistiche nei costi e nei tempi, specialmente volgendo lo sguardo ai casi dei porti di Casamicciola e di Forio.
La fascia costiera è destinata a subire una notevole trasformazione, per quanto concerne gli aspetti paesaggistici: l'infezione di cemento che ha già invaso Montevico, la collina della Fundera, aggredirà anche il mare con moli e scogliere.
Il Fungo stesso, caratteristico scoglio capitato là, forse a guardia di un paese "ameno", perderà la sua solitudine e si confonderà tra le nuove strutture.
Il riferimento turistico (favorire certe correnti) non ha grande peso: e questa affermazione non va presa affatto come un paradosso, se si considera preliminarmente quale tipo di turismo occorra cogliere e incrementare con opere e servizi adeguati.
Il futuro di Lacco Ameno, come dell'intera isola, è ormai legato in scarsissima misura (brevi periodi della stagione balneare) alle scelte dei nababbi e della gente snob. Il turismo di massa, italiano e straniero, rappresenta la nuova vocazione che negli ultimi tempi ha permesso di rendere più ampio e sostenuto il periodo utile di apertura degli alberghi e dì lavoro per gli occupati nel settore diretto e nelle attività complementari.
Costruire un porto turistico, che deve servire appena un mese e mezzo, avendo identiche strutture a minima distanza, costituisce un elemento negativo per l’amministrazione, il cui impegno potrebbe essere indirizzato verso strutture più rispondenti alle esigenze dei pescatori (e da questi suggerite) e del paese, così come verso la soluzione di altri urgenti problemi.
In proposito si deve sperare che non trovi ulteriori e specifici intoppi il completamento della rete fognante, da qualche anno ferma al Capitello con due scarichi proprio all'ingresso della cittadina, e destinata a proseguiro sino alla "rotonda", punto scelto come ubicazione del depuratore e successivo convogliamento delle acque in zona lontana dalla costa.
A determinate incertezze non è serio cercare di rispondere con frasi "storiche" oppure con facile candore (vogliamo spendere 15 miliardi e si fanno tanti problemi). Occorre valutare tutto un complesso di circostanze nell'ambito della realtà non solo comunale, ma anche isolana; il che - osiamo dire - non è stato fatto dovutamente.
Non è possibile prescindere da problemi di salvaguardia delle coste e degli aspetti paesaggistici, realizzando porti a brevissima distanza l'uno dall'altro non è ipotizzabile racchiudere tutta la "marina" di Lacco Ameno e la "litoranea" con moli, scogliere e quanto concerne altre strutture portuali.
Avveniristico (e privo di tracce nella progettazione generale) sembra poi l'atteggiamento dell'assessore Monti, quando parla di "eliminazione" del pontile attuale oppure di "scogliere protettive dell'abitato portate fuori".
In una intervista pubblicata su "Il Giornale nuovo" (14 ottobre 1981), Giorgio Adreani, presidente dell'Ucina - associazione delle industrie nautiche - e della Consornautica, ha sostenuto la necessità di realizzare infrastrutture alternative ai porti turistici, e cioè "spiagge attrezzate, scivoli, punti di ormeggio,... In altre parole, la struttura giusta al posto e al tempo giusti".
L'intervista cosi prosegue:
Vuol dire, in sostanza, che lei non crede al futuro dei porti turistici?
«Dal punto di vista funzionale, l'infrastruttura portuale rappresenta indubbiamente l'ottimo. Ma se non si ha disposizione una massa di capitali praticamente illimitata e se non si può prescindere da problemi di salvaguardia e protezione delle coste, come si può pensare di risolvere il problema della nautica solo in questo modo? Se oggi volessimo assicurare posti ormeggio a tutte le 400 mila imbarcazioni del nostro parco barche e si programmassero mediamente porti da 600 barche ciascuno, avremmo bisogno globalmente di 667 porti. E 667 porti significano un porto ogni 12 chilometri di costa. Pensa che sia realizzabile tutto questo?»
Invece, col vostro piano.... «Sarebbe bellissimo poter assicurare l’ormeggio in porto anche al sandolino, ma questo purtroppo non avviene neanche a Miami, che si può considerare la Mecca della nautica. Noi siamo convinti che l'intero problema si possa risolvere solo con un sistema poliedrico di infrastrutture nautiche destinate ad integrarsi e convivere insieme. Accanto ai porti turistici, quelli esistenti e quelli che si potranno costruire, occorrono infrastrutture più modeste, economicamente accessibili e che incidano pochissimo sull'economia del territorio. Strutture semplici, agili, quasi degli ostelli del diporto nautico, dotati di una gamma funzionale di servizi, in grado di essere realizzata in tempi brevi e con poca spesa. Nessuna megastruttura quindi, nessuna colata di cemento, nessuna ferita al paesaggio...».
Un progetto che rimarrà sulla carta....
«La nostra insistenza in materia ci ha portato tanto avanti da lasciarci sperare, senza esagerato ottimismo, che tra non molto si potrà parlare di una vera e propria fase operativa. C'è anche un altro aspetto da tener presente: la realizzazione di una spiaggia attrezzata compete all'ente locale periferico. Questo significa
che non c'è bisogno dei lunghi iter burocratici che richiede invece la costruzione di un porto turistico. Essenzialità e rapidità, quindi, sono le due nostre parole d'ordine».
Il dibattito consiliare
Dalla delibera n. 51 del Consiglio Comunale di Lacco Ameno estrapoliamo alcuni passi per offrire ai lettori la possibilità di conoscere le posizioni assunte dai tre gruppi politici presenti nel civico consesso (DC - PCI - PSI ).
Luigi Monti, assessore ai Lavori Pubblici (DC):
(...) La costruzione di un porto turistico con attrezzature qualificate trova giustificazione dall'assoluta mancanza lungo la costa isolana di una attrezzatura del genere che possa dare ricovero e fornire prestazioni di servizi adeguati ad un traffico nautico da diporto che negli ultimi anni va assumendo grande dimensione. Noi sappiamo che sull'isola le strutture esistenti sono oltre che sature non adatte né finalizzate al discorso che ci interessa. La ubicazione di questa opera è stata attentamente vagliata e confortata da pareri tecnici qualificati. (...)
Esaminando con attenzione la nostra costa si è andato ad ubicare la struttura portuale nella zona di levante quasi sul confine del nostro territorio. Cercate di immaginare dal promontorio di Montevico all'Albergo Villa Svizzera una continuità di spiaggia con palmizi, con la eliminazione dell'attuale pontile, con le scogliere protettive dell'abitato portate fuori e con l'ubicazione del porto turistico nella zona di levante; allora sì che potremmo definirci stazione balneare con requisiti validi da far affluire puntualmente le presenze necessarie per un incremento turistico.
Francesco Taliercio, consigliere PCI:
Noi comunisti esprimiamo la nostra decisa protesta contro l'ennesimo atto di forza posto in essere dall'amministrazione; anche questa volta si è messo Consiglio comunale e popolazione di fronte al fatto compiuto. Col solito metodo dispotico ed antidemocratico, senza confronto, senza dibattito, nel chiuso l'amministrazione ha dato l’incarico a tecnici senza fare alcun discorso preliminare. Ed oggi lo impone al Consiglio comunale.
Tanto per quanto concerne l'aspetto politico. Per quanto riguarda l'aspetto tecnico al progetto facciamo due tipi di considerazioni.
1) Il progetto presentato è il progetto di un'opera isolata che non trova aggancio alcuno con la realtà del paese e con le molteplici esigenze di questo.
2) L'opera non si inserisce in modo armonioso e proporzionale nella realtà paesaggistica del nostro piccolo Comune. Essa non è stata fatta precedere da uno studio dettagliato delle possibili alterazioni che potranno subire gli equilibri naturali delle correnti, delle coste, etc…, a causa della realizzazione di strutture che si estendono per centinaia di metri lungo la costa.
L'amministrazione non può dare nessuna garanzia per i costi e per i tempi che sicuramente saranno imprevedibili a causa dei trasporti, degli aumenti continui, del taglio alla spesa pubblica, della svalutazione. Con tutto ciò l'amministrazione, per tempi e costi, si è abbandonata alla promessa facile, mentre nessun impegno chiaro e preciso ha preso per il miglioramento in tempi brevi delle precarie e fatiscenti strutture che Lacco Ameno attualmente dispone.
Tommaso Patalano, consigliere PSI
Non è possibile continuare con le politiche di campanile (un porto per ogni campanile), ma è necessario aprire un dibattito nei Comuni dell'isola per approfondire il problema delle destinazioni dei porti lungo la costa, la effettiva necessità del proliferare di queste attrezzature, nell'ambito di un progetto globale di riequilibrio e di programmazione turistica, sulla base delle effettive vocazioni del territorio, tenendo conto delle necessità delle popolazioni insediate e delle compatibilità del territorio, le cui caratteristiche di bellezze paesistiche uniche al mondo devono essere salvaguardate nella loro integrità, se non vogliamo degradare l'isola ad una costa squallida ed improduttiva come il litorale domiziano che c'è di fronte. (...)
Il progetto presentato risulta sovradimensionato per le esigenze della nostra città, e l'enorme impegno di spesa necessario per la sua realizzazione lascia molte ombre sulla effettiva volontà dell'amministrazione di realizzare l'opera o almeno sulla volontà di realizzare l'opera con interven ti e gestione pubblica.
Un'altra preoccupazione lascia perplessi, ed è l'aspetto paesistico. Noi sappiamo che ci sarà un riempimento di oltre tre ettari ed un bacino di oltre quattro ettari. Cioè resteranno occupati sette ettari di mare, e mi pare inconcepibile. Via Roma, la Statale non saranno più strade panoramiche: la Statale passerà tra una serie di manufatti, parcheggi coperti, zone di mare interrate, pontile alto oltre quattro metri.
La realizzazione di questo porto arrecherà un danno notevole al tratto di costa, alle visuali panoramiche, alle viste fino alla terraferma, aspetti che non possiamo alterare, dato che Lacco ha un breve tratto di costa che non può essere sprecata. Questi aspetti sono essenziali per il turismo.