Forio : mille contrasti
Addentrarsi in Forio, scoprirla strada per strada, vicolo per vicolo, significa dimenticare la visione d'assieme che si ha ammirandola dall'alto. La diversa configurazione del suo territorio confonde l'impressione d'un adagiarsi in un riposo secolare, distratto soltanto da riverberi di albe e di tramonti.
Nello sfolgorio il sole disegna chiaroscuri e tutto sembra scorrere facile, con un piacere di vita, attenuato e sommerso in "un mescolar delle ombre e delle luci". Ma non è monotonia. È soltanto forza di saper conservare immutate, immutabili, antiche forme per uno spirito moderno. E sulle distese d'ulivi nuovi fremiti affondano radici nelle tradizioni, fertili zolle per tanti richiami a sconfinati orizzonti.
Se ogni paese ha un suo colore che resta vivo nel ricordo, come gli occhi d'una bella donna, Forio ha le sfumature dei suoi tramonti: gradazioni del verde, del turchino, dell'opale di fuoco, del grigio, con tutte le trasparenze d'uno smeraldo. Sembra quasi coperta da un velo di vibrazioni colorate, che si rifrangono per le strade e si dissolvono nei vicoli.
Il crepuscolo verde delle campagne e delle colline discende nei vicoli, già sera, per arrestarsi al Soccorso, quasi titubanza, sospiro al rosso d'un vicino tramonto in una cornice d' arcobaleni, donde un raggio verde si slancia per il tuo slancio d’eterno.
Vi sono zone che sembrano disegnare una piega amara e luoghi che disegnano un sorriso per respingere ogni motivo di cruccio. Momenti in cui l'orgia di luce e di colore esalta e glorifica la vita; momenti in cui il passato sembra pesare come una pena, si da dare l'impressione che tutto si risolva in nostalgia. Ogni pietra un ricordo, un simulacro. E t'arrestano tante cappelle votive, altari tremanti in prece di morenti.
Lungo i corsi il progresso sorride dalle boutiques e dai night-clubs; nei vicoli l'irruente passionalità d'una folla ancora semplice; àncore sulla spiaggia con l'antico retaggio di pene e di sofferenze, zappa e piccone nel casolare ai confini delle campagne ricantano un antico stornello, che fa da sottofondo al lavoro dei giorni. E nella cantina il colono ripete il gesto sacerdotale dei padri, brindando alla sua terra, al proprio io con il bicchiere ricolmo della stessa chimera. E quando ti sembra che sotto questo sole non vi sia posto o, per meglio dire, non è possibile immaginare scenari più armoniosi, più piacevolmente accoglienti, ecco d'un tratto un'arida zona che strapiomba sul mare, ma non affoga. Poi d'un tratto il romanticismo d'una spiaggia, il mistero d'una grotta, il silenzio d'una gola ti rende pensoso, sperduto ad ogni rumore con un richiamo d'infinito, che non arresta la barriera dell'oscuro.
E l'incanto delle notti è impareggiabile!
T'allontani dalla solitudine del Soccorso per inoltrarti nella solitudine delle strade e dei vicoli con nello sguardo la visione d'un gioco semplice e smaliziato d'un comparire e scomparire di tante luci, E i sentimenti più profondi in quel momento sono quelli dell'amore e dell morte. Ti sembra di amare tutto l'universo nella vertigine d'un nulla e quelle croci sulla terrazza ti fanno pensare alla morte con pacata, nostalgica rassegnazione in una infinita dolcezza. Due sentimenti: amore e morte. E Forio si estende nella notte dal tempio di Venere in Citara all'antica necropoli di San Montano: di baie tanto diverse, ma unite da una nota di malinconia nei musicali sussurri di brezza e di mare. E nella notte indovini una vita serena, ordunata, riposante, eppur tanto nobile. Mentre da punta Imperatore il faro, nel suo continuo giro par che vegli un riposante silenzio di un chiarore offuscato da polvere di luci; la fontana nella piazza canta la sua canzone uguale, accordandola alle voci più sommesse di tante fontanine nei cortili delle case, riempiendo la notte di delicata frescura.
In questo riposo di gitana dagli occhi cupi e densi di mistero, Forio par che ti spinga a dare una forma al commosso groviglio di sensazioni che l'animo perturba, a dare un nome od un colore ad ogni fantasia, quasi un fremito che invita alle inconsce regioni dell'arte.
Giovanni Castagna