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Estate 1982

Sorprese piacevoli e sconfortevoli hanno caratterizzato il lungo periodo estivo, tenendo desta l'attenzione di tutti.
Folle festanti sono scese in piazza per le vittorie dell' Italia ai mondiali di calcio, mentre già si avvertiva una stagione turistica positiva, con favorevoli prospettive di lavoro per gli operatori del settore e di ossigeno per l'economia nazionale.
Anche la politica si lasciava coinvolgere nel generale entusiasmo e, come non mai, i suoi rappresentanti si trovarono più vicini alla cittadinanza.
Attimi indimenticabili, ma brevi come le varie manifestazioni della vita!
E la realtà ci portava ben presto alle esigenze quotidiane, alle difficoltà economiche, al deficit del privato e del pubblico bilancio; il clima di vacanze e di allegra partecipazione alle vicende sportive veniva peraltro considerato il più idoneo per imporre ai cittadini nuovi oneri fiscali; atmosfera generalmente pesante sotto tale aspetto prendeva a circolare anche per il futuro (il solito autunno caldo).
In prosieguo di tempo otteneva conferma 'l’annata buona" dello sport italiano con ulteriori e felici vittorie mondiali. All'ondata straniera affluita nelle nostre regioni faceva riscontro un notevole "movimento" di parte indigena, sicché per la prima volta si è avvertito il disagio dell'eccessivo afflusso verso città rinomate, stazioni turistiche di grande richiamo, musei e strutture pubbliche. Non sono mancate le proposte di limitare il numero dei turisti o di disciplinarlo nel tempo, soprattutto allo scopo di proteggere e difendere determinate caratteristiche ambientali, i tesori artistici delle località maggiormente esposte.
Il concetto stesso di vacanze dovrebbe essere riportato alla sua naturale origine e interpretazione: periodo cioè di distensione, di riscoperta della semplicità, del riposo, del silenzio, della natura, della tolleranza; vivere con meno comfort, forse, ma almeno lontano dai malesseri della vita urbana: traffico, code, rumori, inquinamento, preoccupazioni di orari.
Se, però, in senso generico il discorso appare proprio e giustificabile, non si può dire che riscontri consensi sul piano dell'accettabilità particolare e personale. L'uso incondizionato della macchina, la fretta, l’assuefazione alla vita che certa moda ha codificato, costituiscono conquiste, alle quali nessuno ritiene di poter o dover rinunciare.
Certi fenomeni di inquinamento, di fastidio hanno inoltre ben salde radici, come si rileva sulla nostra stessa isola.
Nonostante un gran parlare, discutere e condannare nell'ambito politico e culturale, prosegue la distruzione del verde, del paesaggio, della natura, in nome di un progresso che fra qualche anno potrà diventare premessa di regresso. Vengono meno infatti le condizioni originarie che fanno di Ischia la meta ambita dai turisti di tutto il mondo; diventano intollerabili le difficoltà legate alla funzionalità di servizi essenziali, come acqua, smaltimento dei rifiuti liquidi e solidi, mare pulito, spiagge tranquille, salubrità dell'aria.
Stonato e contraddittorio si presenta il fatto che, mentre cresce l'offerta di posti letto per il turismo, molti non possono costruirsi una casa decente, perché quel verde della propria campagna deve fare da supporto al vivere di coloro che, in virtù dell'arroganza del dio denaro, hanno potuto molto realizzare, molto distruggere.
Su uno sfondo del genere trova risonanza il prossimo completamento del cammino burocratico riguardante il piano regolatore di alcuni Comuni isolani. Detti piani invero avrebbero dovuto "regolare' la crescita edilizia negli anni ormai trascorsi e non in quelli a venire.
L'estate 1982 ha inoltre spinto le amministrazioni comunali verso organici programmi di manifestazioni culturali, sportive e folcloristiche, incontrando una disposizione non sempre favorevole nei vari gruppi politici o nell'opinione pubblica. L'esempio delle grandi città ha contagiato i piccoli centri, per quanto riguarda sia gli enti promotori sia il dibattito scaturito sulla bontà di questa nuova scelta.
Una conseguenza più evidente è l'assenza degli stessi amministratori nella realtà dei problemi specifici di ciascun paese.
Come appagamento personale e garanzia di successo, i "primi piani" in televisione o comunque in qualsiasi manifestazione sono più appetiti (è umano!).
Raffaele Castagna