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La vicenda Castello-residence

Un patrimonio storico e culturale che lo Stato e gli enti pubblici non hanno saputo riconoscere, coltivare e valorizzare, permettendo l’intervento di operatori privati. Troppo tardi e soltanto su spinta esterna ci si è accorti del macroscopico errore, assumendo delle iniziative.
Il Castello Aragonese si trova sempre al centro di un vasto interesse.
A promuovere questa continua attenzione non sono tanto elementi storici ed ambientali, quanto le incertezze sulla sua definitiva destinazione e le relative vicende giudiziarie.
In altre circostanze potrebbe far piacere un costante intervento divulgativo, ma qui si verifica il caso che ogni successiva informazione presenta aspetti poco confortanti di una impropria utilizzazione del monumento ischitano. Alla base di tutto ciò sussiste la solita diversità di posizioni: all'indifferenza o almeno all'intempestività dei pubblici poteri circa la salvaguardia dei valori tradizionali e culturali, anche con l'acquisizione al patrimonio comune di certe strutture, fa riscontro il pronto intervento dell'iniziativa privata, con prospettive di restauro e di conservazione, ma nello stesso tempo di ovvio sfruttamento.
Il Castello d'Ischia fu venduto dal Demanio, il 1912, dopo che l'Amministrazione del Comune di Ischia, seb­bene sollecitata dalla Soprintendenza ai Monumenti ad acquistare lo storico castello e non permettere che andasse nelle mani di un privato, se ne disinteressò senza avanzare alcuna e benché minima richiesta all'Intendenza di Finanza.
Il Castello d'Ischia veniva ceduto per sole lire 25.000 da pagarsi in dieci annualità senza interessi; in data 20 ottobre 1913 venivano venduti anche i fertili terreni del Castello per lire 18.000, pagabili in 4 anni. A distanza di un anno, il Comune di Ischia, in riparazione dell'errore commesso, tentò di far dichiarare monumento nazionale lo storico castello (Pietro Monti - Ischia, archeologia e storia, Tip. F.lli Porzio, Napoli 1980).
Con una delibera di Giunta (8.6.1914) si conferì incarico al Prof. Stanislao Erasmo Mariotti, Re­gio Ispettore dei Monumenti, "perchè studiasse e riferisse sulla importanza storica del Castello di Ischia e sulla necessità e possibilità di farlo dichiarare monumento nazionale".
Il Prof. Mariotti, a conclusione della sua monografia, così scriveva: Il Castello d'Ischia tutto intero è ben degno di essere dichiarato Monumento Nazionale e posto, sotto l'egida della legge, al riparo di ulteriori deterioramenti o di inopportune trasformazioni, contrastanti con la natura e con la storia dell'imponente edificio (agosto 1914).
In data 28 novembre 1914 il Consiglio comunale di Ischia, presieduto dal sindaco Cav. Uff. Alfonso Perrazzo, deliberava a pieni voti di “tributare al Prof. Mariotti l'espressione viva e profonda dei sensi di riconoscenza e gratitudine della Città per l'opera intelligente ed affettuosa, con cui ha menato a termine il suo poderoso lavoro; di pubblicare a spese della civica amministrazione la dotta monografia, in duecento esem­plari, offrendone cento in dono all'autore e distribuendo gli altri cento all'Archivio, alle Autorità ed alle famiglie cospicue della Città e dell'Isola, perché si ricordi e si diffonda la gloria dell'insigne nostro Monumento; di riservare gli ulteriori provvedimenti opportuni, perché si consegua lo scopo di far dichiarare Monumento Nazionale lo storico Castello”.
Soltanto il 1960 però il Ministero della pubbli­ca Istruzione dichiara il Castello d'Ischia "complesso monumentale di eccezionale interesse storico e artistico, perché conserva nelle sue strutture elementi architettonici delle varie epoche, da quelle del periodo greco a quello medievale, rinascimentali, barocche e risorgimentali”.
Di conseguenza la costruzione viene sottoposta a tutte le disposizioni di tutela della legge n.1089 dell'I. 6.1939.
Il 1968 altra vendita: la parte alta e terminale è acquistata dalla società "Castello d'Ischia" che ottiene anche l'approvazio­ne di un progetto di restauro e di consolidamento.
Ancora una volta il Comune di Ischia sollecita il Ministero della P.I., perché venga esercitato il diritto di prelazione nell'acquisto della parte messa in vendita e perché si proceda all'esproprio, trattandosi di un bene di notevole importanza storica, sia sul piano locale che su quello regionale e nazionale.
La proposta non ottiene opportuna e giusta considerazione, cadendo nel vuoto.
Soltanto l'inizio dei lavori provoca i primi interrogativi e le prime perplessità sull'effettiva destinazione del Maschio, soprattutto dietro gli interventi della stampa e delle associazioni per la tutela della natura.
Il 1973 è l'anno in cui più incisivi si fanno gli attacchi contro i provvedimenti che permettono opere, le cui finalità sono interpretate in modo spesso contrastante.
Il Giornale d’Ischia (anno III n.11 - mar­zo 1973) esce con questo titolo: Il Ministero della P.I., la Soprintendenza ai Monu­menti e il Comune di Ischia hanno dato il via alla più colossale speculazione turistica nella nostra isola - Le mine sul Castello - La Castello d'Ischia Spa intende realizzare un enorme complesso turistico restaurando il "maschio" del castello aragonese. I lavori sono iniziati con lo scavo di una galleria nella roccia.
Ad una domanda del direttore Franco Conte, uno dei proprietari precisa:
Lo Stato, lo Stato... Lo Stato è soltanto buono a caricarmi di tasse. Poteva esercitare il diritto di prelazione sulla parte venduta da mio fratello e non lo ha fatto. Poteva restaurare e non lo ha fatto. Lo Stato... fa andare in rovina le opere di Giotto, figurati se si preoccupa del Castello d'Ischia.
L'Espresso (n.10 dell'11marzo 1973):
Coi soldi dello Stato trapanano l'isolotto, forano gallerie e pozzi verticali per i montacarichi e gli ascensori. Il castello d'Ischia è infatti destinato a diventare un complesso di mini appartamenti con servizi per un turismo di grande élite. Sono già arrivate le prime prenotazioni. Sarà indubbiamente gradevole, per i futuri inquilini del castello, raggiungere in ascensore dopo il bagno una camera da letto con la moquette, ricavata dalle stesse pietre dove languirono Poerio, Nisco, Settembrini.
Smentite Sul Mattino del 2 giungo 1973 sono pubblicate due lettere del soprintendente ai monumenti della Campania e dell'amministratore della società.
L'approvazione, concessa il 29.11.1969, era pienamente giustificata - scrive il primo - dal fatto che le opere previste riflettevano lavori di restauro indispensabili e indifferibili per salvare dalla totale distruzione quanto rimaneva dello storico edificio, che era in condizioni tali che lo stesso ministero P.I. non ritenne opportuno esercitare il diritto di prelazione in occasione dell'alienazione di una parte di esso dal proprietario Matterà alla società Castello d'Ischia.
Nel Maschio del castello - aggiunge il secon­do - non si trasformano le strutture preesistenti, non si creerà un albergo, come è chiaramente accertabile dal progetto in cantiere e come è stato più volte comunicato per iscritto alla Soprintendenza: si restaurano invece a scopo abitativo strutture in parte dirute, per evitarne la perdita totale, e sono previste anche manifestazioni d'arte, di cultura, congressi e convegni in tutta la zona dell'isolotto.
Contro il Mattino che aveva avanzato ipotesi relative a speculazioni alberghiere sul castello interviene anche l'Unità (1.6.1973) con un articolo intitolato Restauro per salvare il Castello d’Ischia - nell'isola straziata dal cemento per responsabilità democristiana si evita una volta tanto di mandare in rovina un monumento - Smentite tutte le insinuazioni de "Il Mattino":
Ai nostri lettori riferiamo che, mesi addietro, ci siamo informati presso la Soprintendenza sui lavori in corso presso il castello d'Ischia, ricevendo tutte le informazioni. Le quali, caso eccezionale per Ischia, sono estremamente interessanti e confortanti. (...) E' la prima volta che un gruppo di professionisti acquista parte del castello con l'intento di portare a termine un corretto restauro, che mai lo Stato avrebbe potuto tempestivamente eseguire, dati i tempi che corrono per le opere d'arte e i monumenti in regime democristiano.
Lo Stato non ha esercitato al momento della vendita - e lo poteva - il diritto di prelazione, non intendendo acquistare quindi il cadtello: è da considerarsi una fortuna che non sia finito nelle mani di qualche gestore di night o di albergatore. Nel castello hanno sempre abitato, in condizioni piuttosto precarie, persone cui piaceva star lì: pittori, letterati, artisti. E il castello stava andando in malora in più punti, per cui era ed è necessa­rio un restauro conservativo quale quello in corso, che manterrà in loco, perfino, dovunque è possibile, l'intonaco di alcuni secoli or sono. Le trasformazioni interne sono limitate e comunque del tutto funzionali a rendere parzialmente abitabili parti del castello che possono essere per questo utilizzate; esso inoltre verrà reso, da posto accessibile solo a costo di una lunga e defatigante inerpicata lungo centinaia di scaloni, in luogo utilizzabile per manifestazioni collettive culturali che investiranno l'intero isolotto. Secondo il progetto insomma, si tratta di uno di quei restauri di estremo interesse, tesi a salvaguardare, rendendolo vivo, un monumento. Vi si potrà discutere, dissentire, ma non certo si può attribuire al restauro scopi nascosti o la intenzione di realizzare mille posti letto (chissà dove poi, visto lo spazio a disposizione!).
Anche il Mondo (29 marzo 1973) si interessa della questione e così titola un servizio di Franco Conte e Giuseppe Mazzella:
Minacciato   il castello d'Ischia - Ascensori nella roccia e restauro del Maschio  per un progetto turistico alberghiero.
Su Ischia Oggi (n.7 del 16/30 apule 1973) l'arch. Ezio De Felice, rispondendo alla domanda circa la possibile utilizzazione alberghiera, precisa:
Non è nei nostri programmi, assolutamente no. E' opportuno notare però che nessuna legge lo vieterebbe. In molti castelli, in Italia e all'estero, ciò è stato possibile e, frequentemente, con ottimi risultati. Ciò che conta è che gli edifici monumentali del passato vengano usati ad evitare l'abbandono, la ruina di ogni cosa, come purtroppo è accaduto per quasi tutta la parte alta, ove attualmente noi stiamo eseguendo restauri statici.
"Residence"
La vicenda si fa più chiara a distanza di qualche anno, quando il Fondo Mondiale per la Natura (WWF : World Wildlife Fund) richiama l'attenzio­ne degli organi responsabili e prospetta la realizza­zione di 35 appartamenti nel castello, ad onta delle divulgate intenzioni di semplice intervento a scopo conservativo, ed utilizzando una licenza edilizia "per le opere di assicurazione statica, di consolidamento stativo e parziale ripristino del maschio del castello".
Si vedano all'uopo il Mattino del 12.9.1976 ( Nel castello aragonese d'Ischia realizzati già 35 appartamenti); il Roma del 31.1.1977 (Il castel­lo diventa "residence" privato - fornite dal WWF le prove dell'abusivismo edilizio ai danni dello storico monumento).
Come mai lo Stato si è sempre rifiutato di espropriare il castello, che costituisce monumento di eccezionale interesse? Come mai sono passate facilmente tante autorizzazioni? Che cosa hanno fatto i Comuni isolani, e in modo particolare quello di Ischia, per evitare il disinteresse in alto e salvaguardare tanta testimonianza di storia? Perché soltan­to un certo scalpore pubblicistico e di denunce hanno proposto e fatto avvertire, in notevole ritardo, la necessità di vederci chiaro e di intervenire?
Interrogativi, questi, destinati a restare tali, come si si è verificato in tutto il settore edilizio ed urbanistico isolano, in cui spesso ha agito come elemento giustificativo la prospettiva di collaterali (ma in alcuni casi provvisori) vantaggi per l'occupazione locale.
Nonostante i continui richiami alla realtà di certi aspetti isolani in trasformazione o in depauperamento, si è sempre andato avanti, a vantaggio di pochi, e cioè i più facoltosi. La vicenda "Castello" continua intanto a svilupparsi in modo incerto e contrastante nelle sue effettive finalità.
Ischia Mondo (1-15 luglio 1977 n.35-anno VI) titola la prima pagina a difesa dei recenti lavori :
Gli isolani indignati per le assurde manovre del Fondo Mondiale per la Natura che non si documenta - vile campagna diffamatoria al danni del castello aragonese che risorge - Grotteschi interventi di altri nostalgici disinformati per denigrare un'opera altamente qualitativa e riconosciuta con motivazioni di encomio dal Ministero P I. e dalla Soprintendenza ai Monumenti.
Noi, prima di impegnarci in questa azione di difesa del restauro che si sta realizzando sul Castello d'Ischia, abbiamo seguito, molto scrupolosamente, la strada della documentazione ed ancor più, lo abbiamo fatto, prima di varare questo numero speciale ove presentiamo in un servizio abbastanza circostanziato l'immagine fotografica di ciò che sono state le reali trasformazioni operate all'interno e all'esterno dello storico maniero, riportando tutta una serie di autorizzazioni con motivazioni di encomio conferite alla Castello d'Ischia Spa da tutti gli enti preposti e qualificati che sovrintendono con mandato dello Stato alla conservazione ed alla restaurazione di edifici storici e monumentali come il Castello d'Ischia. (...)
E' venuto il momento di vedere risorgere a nuova vita il Castello, attraverso una seria programmazione che prevede anche l'abitabilità di caratteristici residence con alcune sale adibite a museo o per conferenze e convegni.  (...)
Non vi sarà nessun albergo o altre attività in contrasto con i principi artistici e culturali dei realizzatori della rinascita del Castello. La faccenda degli appartamenti è soltanto un punto di presa, al quale cercano di attaccarsi i nemici del Castello d'Ischia, per denigrare l'opera coraggiosa di una società, che oltre ad avvalersi del consenso delle autorità, gode del largo appoggio di tutti gli ischitani, per la prima volta posti di fronte ad un fatto con­creto.
Demolire?
Il 5 ottobre 1977 il pretore d'Ischia dispone la chiusura del cantiere e l'11 ottobre il Comune di Ischia ordina la completa demolizione del manufatto realizzato.
L'arch. Ezio De Felice dichiara su Ischia Oggi (anno VIII - n.9):
Sono veramente avvilito e spaventato per quello che sta succedendo - Incredibile! - Dopo i sigilli dell'autorità giudiziaria, il Comune d'Ischia ci ordina di demolire. Il no­stro è un restauro con utilizzazione degli ambienti preesistenti. Rifacciamo, restauriamo, evitiamo che crolli tutto. I ritrovamenti di fatti antichi, di fortificazioni nelle torri e fuori, tutto un materiale pregevolissimo, archeologicamente, è stato inviato al Comune e alla Soprintendenza ai Monumenti. Abbiamo rimesso in piedi ambienti fatiscenti, rifacendo il tutto senza modifiche. Ci debbono dire che cosa dobbiamo farne.
Il pretore dott. Mario Parente dà incarico all'architetto Roberto Pane di realizzare un rapporto preciso e dettagliato su eventuali difformità edilizie. Qualche anno addietro si é già avuta una perizia, risultando tutto in regola.
Intanto le vicende giudiziarie si infittiscono. Si allargano le accuse: concorso in falso ideologico, interesse privato, truffa aggravata ai danni dello Stato; le responsabilità tirano in causa anche la Soprintendenza ai Beni architettonici ed ambientali per il rilascio di alcune autorizzazioni; contro la società Castello d'Ischia si costituiscono parte civile il Comune d'Ischia, la Regione, il Fondo Mondiale per la Natura.
Mario Forgione sul Roma del 24 marzo 1979 ripresenta nelle sue varie fasi la vicenda definita tutta "italiana" e così prosegue:
Difformità iniziale e abusivismo successivo: questa la situazione come si presenta oggi. I lavori edilizi hanno consentito, col pretesto di un restauro, che è stato disatteso in pieno, un'operazione di privatizzazione che la Soprintendenza ha avallato rinunciando alla sua funzione di tutela e di controllo. Una omissione che ha consentito, di fatto, la speculazione.
L'intervento della magistratura ha interrotto questa farsa, il sostituto procuratore della Repubblica di Napoli, dottor Italo Orman ni, ha valutato la gravità della vicenda, per la quale ha notificato avvisi di reato per concorso in falso ideologico, interesse privato e truffa aggravata ai danni dello Stato, a carico dell'architetto De Felice, amministratore della "Castello d'Ischia", dell'architetto Aldo Grillo, Soprintendente ai Beni architettonici, e del dottor Gianmarco Iacopitti, funzionario della stessa Soprintendenza. (...)
Ciò che conta non è tanto l'eventuale con­danna degli imputati, quanto l'immediato sequestro delle costruzioni finora realizzate, ai sensi della Legge 28 gennaio 1977 n. 10, più nota come Legge Bucalossi. Il sequestro e la destinazione ad uso pubblico sono i veri obiettivi da raggiungere. Un altro momento decisivo è in programma per il 6 maggio prossimo, allorché sulla vicenda do­vranno pronunciarsi i giudici dell'ottava sezione del tribunale penale di Napoli.
Rincresce constatare che "l'oltraggioso disegno speculativo, in parte già attuato, ha avuto - scrive il consigliere Farina nel rinvio a giudizio – come ideatori e partecipi collaboratori,eminenti personalità nel campo del restauro monumentale e le stesse autorità che avrebbero dovuto tutelare beni di siffatta importanza".