Bettina
ovvero l'arte attraverso l'obiettivo fotografico
"Isola verde" : antologia fotografica di Ischia degli anni '30 e '40 - L'Europa degli spaventapasseri : 107 fotografie scattate in 30 anni.
Bettina di Zurigo: così la conoscono e così si fa chiamare una donna che da tanto frequenta la nostra isola; sguardo vivace ed interessante, due occhi che sanno guardare tutto ciò che la circonda.
Figlia di madre fotografa, lei stessa fotografa di fama internazionale.
Bettina è di origine bulgara; nata a Monaco di Baviera, vive attualmente a Zurigo dove ha il suo studio; dirige una galleria d'arte e possiede una notevole collezione di quadri e sculture con opere di Hartung, De Chirico, Max Ernst, Bill, Nicholson, Picasso, Le Jaonanc. Ha fotografato ed intervistato nella sua lunga carriera i nomi più prestigiosi del mondo dell'arte e della cultura: lo scultore e pittore svizzero Alberto Giacometti, lo scultore cubista francese Henri Laurens (amico di Braque), lo scultore russo Ossip Zadkine ed inoltre la pittrice francese Marie Lau-rencin (amica di Apollinare); da Hans Hartung a Salvador Dalì; da Ignazio Silone al pittore Godorin; ancora Le Corbusier, Noitra, Glarner, Bill e molti altri sono passati dinanzi al suo obiettivo.
Di recente è ritornata a Forio ed abbiamo avuto modo di incontrarla nello studio di Luigi Coppa.
Il suo primo ricordo d'Ischia si perde, lontano, nell'anno 1935.
«Ho nel mio archivio oltre mille fotografie dell'isola d'Ischia, gran parte delle quali fatte negli anni '30 e '40; di tutto questo materiale ho presentato una antologia fotografica dal titolo "Isola verde", per l'editore Glassen di Zurigo; libro pubblicato nel 1966 ed oggi esaurito».
A che cosa sta lavorando attualmente? Perché non ripropone le bellissime fotografie scattate sulla nostra isola negli anni paleo-turistici?
«Ci penserò, forse pubblicherò un nuovo libro fotografico sulla vostra bella e cara isola, ma per il momento mi interesso di "spaventapasseri” - si dice così? - La mia ultima, in ordine di tempo, fatica sono appunto 107 fotografie di spaventapasseri scattate in tutta Europa nell'arco di tempo di 30 anni».
Dunque Bettina ha girato l'Europa degli spaventapasseri, l'ha fotografata e ne ha ricavato un libro; la prefazione è della stessa Bettina, segue un testo illustrativo del famoso zoologo prof. Heini Hediger e poi c'è la poesia di Martin Steiner; Benteli di Berna è l'editore.
Ma perché proprio gli spaventapasseri - Vogelscheuchen?
«Ho trovato nell'Europa degli spaventapasseri un ricco ed interessante materiale documentario; le vestigia di una civiltà contadina comunque destinata a scomparire in certi suoi aspetti e manifestazioni.
Oggi si parla di congegni elettronici ad ultrasuoni per tener lontano gli uccelli, topi ed altri animali predatori in modo che non possano danneggiare le colture. Gli spaventapasseri, queste costruzioni, invenzioni, creazioni, rappresentano in termini di realizzazione, un intento primitivo ed efficace di tutelare la terra, i suoi frutti.
La loro funzionalità, oltre che nell'aspetto antropomorfo, è negli svolazzi, nei rumori più o meno strani provocati dalla forza del vento.
La smisurata distesa di grano bionda ed indifesa, un mare di fatica che si piega sotto le sferzate del vento, che cede alla grandine dannosa, che teme, ancora giovane, le gelate notturne e la voracità di certi animali, sembra trovare un punto di riferimento tutorio nel pupazzo che sta lì a vegliare più in alto, su tutto. Al di là dell'immagine volutamente animistica è risaputo che gli spaventapasseri in questo senso "funzionano”».
Le fotografie passano veloci, simpaticamente, dinanzi agli occhi; scelte fra tante a presentarci vecchi pastrani imbacuccati, impermeabili sdruciti ed innevati; qualcuno più sofisticato porta un cilindro a chiudere l'estremità superiore del palo. Un ombrello ruota come una ventola, sembra aggredire, vorace falcone, i predatori affamati che per avventura si aggirino tra i campi.
Ce n’è uno che addirittura emette strani suoni anemofonici, lamenti di upupa per occhi di civetta.
Si scende verso il sud, gli spaventapasseri si spogliano, perdono i loro indumenti pesanti; è tutto uno svolazzo di stoffe leggere, cotonine comunque dai colori solari si muovono per una danza sulle onde gravide di mais. Il copricapo si alleggerisce in una paglia simile ad un pezzo di gruviera strappata dalla testa paziente di un quadrupede; i pantaloni, salsicciotti penduli chiazzati di grasso, raggiungono lo scopo antropomorfo, deterrente.
Clochards vivono in simbiosi con la natura; più vestiti a nord, più liberi e sciolti nel sud.
La grande arte di Bettina, il suo magico obiettivo si è soffermato per un momento lungo trenta anni su una pratica antica, dove Priapo ha lasciato il posto ai più vestiti e castigati spaventapasseri. La poesia continua . . .
Pietro Paolo Zivelli